sabato
14 Marzo 2026

Nuova legge nazionale per la montagna, l’assessore regionale promette più risorse per tamponare i tagli

Il Parlamento italiano a settembre 2025 ha approvato una legge, su proposta del ministro leghista Roberto Calderoli (Affari regionali e Autonomie), per valorizzare le montagne. L’intento è il contrasto allo spopolamento attraverso agevolazioni economiche di vario tipo e un migliore accesso ai servizi essenziali. La legge mira a riorganizzare lo scenario definito da una norma degli anni Cinquanta e poi ritoccato da interventi legislativi successivi.

Un decreto ministeriale in discussione definirà i nuovi criteri di classificazione tenendo conto di altitudini e pendenze. Secondo la prima stesura, l’effetto principale della legge Calderoli, contestato da molte parti del centrosinistra locale e regionale, sarà una drastica riduzione dei territori destinatari degli incentivi: attualmente oltre 4.500 Comuni italiani sono classificati montani (su quasi 8mila).

Sono tre i comuni della provincia di Ravenna potenzialmente coinvolti: Brisighella, Riolo Terme e Casola Valsenio. Le certezze, al momento, riguardano solo Casola: dovrebbe mantenere lo status di Comune montano come è stato finora. Per gli altri due municipi, invece, c’è meno chiarezza. Il Pd lancia l’allarme perché non saranno più montani (in coro con i due sindaci, di cui uno di centrodestra). Fdi risponde che Brisighella e Riolo non sono mai stati classificati come montani. La divergenza deriva dall’esistenza anche di una legge regionale dell’Emilia-Romagna per le montagne con un suo elenco di Comuni montani diverso dall’elenco dello Stato.

Nel suo intervento al consiglio regionale del 18 febbraio, l’assessore della Regione Emilia-Romagna alla Montagna e alle aree interne, Davide Baruffi, ha rimarcato la volontà di procedere a un riordino della legge regionale, per contrastare gli effetti del nuovo impianto normativo e per garantire che la perimetrazione dei comuni montani resti inclusiva. La promessa è di aumentare le risorse regionali per i Comuni che rimarranno esclusi dai fondi nazionali. Con i voti della sola maggioranza di centrosinistra, l’assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna il 18 febbraio ha approvato la risoluzione di Pd, Avs, Civici e M5s in merito al futuro della montagna. Respinta, invece, la risoluzione di Fdi che invitava viale Aldo Moro a prendere posizione pubblica a favore del disegno di legge nazionale del governo.

La Regione fa sapere che in Emilia-Romagna i comuni montani erano 99, numero che si conferma con alcune variazioni in ingresso e in uscita. Restano esclusi i comuni di Varano De’ Melegari a Parma, Monte San Pietro, Sasso Marconi, Marzabotto, Borgo Tossignano, Casalfiumanese e Fontanelice a Bologna; Mercato Saraceno e Sogliano al Rubicone a Forlì-Cesena, mentre acquisiscono lo status di comune montano Alta Val Tidone, Piozzano, Travo, Gropparello, Lugagnano Val d’Arda e Vernasca a Piacenza; Langhirano a Parma; Modigliana e Civitella di Romagna a Forlì-Cesena.

Abbiamo inviato alcune domande all’ufficio stampa della Regione. Ha risposto l’assessore Baruffi.

Nuova legge per la montagna (131/2025). È già in vigore a tutti gli effetti e può già incidere sul territorio? Se no, cosa manca?
«La legge si attua attraverso una serie di decreti. Il primo, di cui si è discusso fino ad oggi, aveva il compito di riclassificare i comuni e, concretamente, ha “tagliato” il numero dei comuni montani, in particolare dell’Appennino. L’effetto è quello di far perdere a questi comuni risorse del fondo nazionale montagna e una serie di benefici – dall’agricoltura al lavoro, dai servizi al regime fiscale e contributivo – di cui hanno sempre goduto. Sono in tutto 9 i Comuni emiliano-romagnoli che improvvisamente hanno scoperto di non essere più montani».

Rispetto al 5 febbraio quando non c’è stata intesa nella Conferenza delle Regioni, a oggi sono stati fatti passi avanti in qualche direzione?
«Il 5 febbraio l’Emilia-Romagna, come più volte preannunciato nelle settimane precedenti, si è espressa contro l’intesa sul provvedimento che va a riclassificare i comuni montani. Il lavoro svolto da alcune Regioni, a partire dalla nostra, ha comunque permesso di limitare i danni: la prima formulazione del decreto escludeva ben 50 Comuni dell’Emilia-Romagna, da Piacenza a Rimini, tra cui Casola Valsenio nel Ravennate. Nella versione finale, il taglio si riduce a 9 comuni. Ciò non toglie che ogni territorio è importante e la Regione tenderà una mano a quelli penalizzati dallo Stato».

In un commento dei giorni scorsi alla legge, lei ha detto che la montagna ha partorito un topolino. Cosa non la convince di questa legge?
«Per mesi si è discusso di rivedere i criteri di montanità, con l’intento di cancellare dalla mappa nazionale almeno 1.200 comuni montani. Alla fine, il risultato è che ne escono 346. Per questo il Governo non ha realizzato il suo obiettivo né noi abbiamo realizzato il nostro. C’è poi un nuovo problema con cui dovremo fare i conti a breve, col secondo decreto attuativo che il Governo dovrà emanare: è previsto che solo una parte dei comuni montani beneficeranno delle misure di sostegno previste in termini di scuola, sanità, lavoro, fiscalità. Dovrà dunque essere stilata una seconda lista di comuni, ancor più ristretta di quella appena approvata: chi è dentro potrà accedere a nuovi benefici, chi resterà fuori niente. All’atto pratico si continuerà a dividere i comuni alimentando nuove divisioni e nuove esclusioni. Io penso al contrario che tutta la montagna avrebbe bisogno di un sostegno. La verità è che il Governo non ha messo un euro in più e quindi non c’è nulla da distribuire».

Diversi commentatori hanno criticato i criteri che definiscono “chi è montano e chi no”. Se oggi ci si basa ancora sulle definizioni di 70 anni fa, è giunto il tempo di un aggiornamento che tenga conto del cambiamento della società e del territorio?
«Ragionare solo in termini di altimetria e pendenza, come prevedeva la legge, è fuori dal tempo e dagli approcci che negli ultimi si erano affermati, ad esempio con la Strategia per le aree interne. Purtroppo, però, la nuova legge ci porta a fare un salto all’indietro, guardando al passato.  Certo che si poteva innovare, ma bisognava muoversi diversamente: ad esempio, non considerare solo parametri legati alla morfologia e all’orografia, ma ponderando anche le variabili demografiche, economiche e sociali, che sono le più importanti. Avevamo anche proposto di definire alcuni criteri e indirizzi nazionali, per poi affidare alle regioni il compito della classificazione. È  impossibile avere criteri omogenei per classificare la montagna in Valle d’Aosta e in Umbria, in Alto Adige e in Sardegna».

Oltre alle leggi statali per la montagna, l’Emilia-Romagna ha le sue leggi regionali per la montagna. Il principio di fondo per entrambe è sempre lo stesso, cioè il sostegno dei territori montani? 
«La legge regionale dell’Emilia-Romagna individua anzitutto 121 Comuni montani, rispetto al decreto Calderoli che ne identifica solo 99. È chiaro che si parte da definizioni diverse, animate da logiche e obiettivi differenti. Se lo Stato punta a limitare il riconoscimento della montanità, la Regione usa un approccio inclusivo perché l’obiettivo è attuare politiche integrate, capaci di favorire la coesione territoriale e tenere insieme le terre alte, le colline e la valle. Nessun territorio è forte, se è da solo. E anche i servizi, a maggior ragione nei comuni più piccoli di montagna, vanno organizzati insieme, evitando duplicazioni, ripetizioni di costi e massimizzando la cooperazione. Questo è l’approccio dell’Emilia-Romagna».

Di quali agevolazioni/aiuti/sostegni/contributi può godere un Comune montano nel complesso unendo Regione e Stato?
«I benefici sono diversi. Alcuni riguardano direttamente i Comuni. In Emilia-Romagna, la Regione aggiunge alle risorse del fondo nazionale quelle del fondo regionale, e questo è un grande beneficio per manutenere le strade e fare interventi contro il dissesto. Inoltre, la Regione riconosce priorità nell’assegnazione dei contributi per opere pubbliche ai Comuni montani, così come a chi in Appennino svolge la propria attività economica, in particolare agricola. Aggiungiamo poi misure specifiche per i servizi, a partire dai nidi d’infanzia al trasporto scolastico. Lo Stato, viceversa, ha sempre riconosciuto benefici fiscali e contributivi per le imprese in montagna, per l’agricoltura; così come concede criteri agevolati per l’organizzazione dei servizi, ad esempio per la formazione delle classi, o per la presenza di servizi come le poste».

Leggo da alcune parti che si parla di 200 milioni di fondi dallo Stato da ripartire tra i Comuni. È questa la cifra inserita nella nuova legge? Che destinazione avrebbe?  
«Purtroppo, i numeri sono cambiati, in riduzione. Nel 2026, il Fondo per lo sviluppo della montagna italiana potrà contare solo su 73 milioni messi a disposizione dallo Stato: circa due terzi in meno delle risorse inizialmente individuate, pari a 200 milioni. Un dato eclatante, che si tradurrà in meno cantieri di manutenzione delle strade nel territorio della montagna a cui queste risorse sono destinate».

Ci sono state due edizioni del bando con contributi per famiglie/giovani disposti a trasferirsi in Appennino. Come è andata? Ci sarà un terzo bando?
«I bandi del 2020 e 2022 hanno permesso di liquidare oltre 12 milioni a favore di 460 famiglie che hanno deciso di stabilirsi nell’appennino emiliano-romagnolo. Per la provincia di Ravenna, a 26 nuclei è stato liquidato un contributo complessivo di 750 mila euro. Il ripopolamento è un elemento strategico per il futuro delle terre più alte. Tanti sono i fattori che possono sostenerlo e il bando già svolto è tra questi, ma ce ne sono tanti altri. Fondamentali, a mio avviso, sono i servizi resi alla popolazione: per trasferirsi in montagna, serve trovare sul posto scuole, servizi pubblici e infrastrutture adeguati. Sono questi i temi al centro dell’agenda della Regione. Di concerto con le associazioni dei comuni abbiamo scelto di incrementare le risorse sui servizi e gli investimenti, in questa fase, ma non escludo che per il futuro possa ripresentarsi questa priorità, lo decideremo insieme».

Nuovi arredi nel reparto di terapia intensiva dell’ospedale di Ravenna

Sono state rinnovate la sala d’attesa e la sala colloqui per i parenti dei pazienti ricoverati al reparto di terapia intensiva polivalente del presidio ospedaliero di Ravenna. Grazie alla donazione della Bcc ravennate forlivese e imolese è stato possibile acquistare arredi comodi per creare spazi confortevoli e umanizzare la qualità dell’accoglienza.

Nella giornata di ieri, 23 febbraio, si è svolta la cerimonia di ringraziamento alla presenza di medici e responsabili della banca.

Volley A2, il tour de force della Consar Ravenna si apre con Sorrento

Dopo la pausa forzata dedicata alla finale di Coppa Italia di A2, la Consar Porto Robur Costa Ravenna torna in campo per il rush finale della regular season. L’ultimo mese di gare che anticipa l’arrivo dei playoff si apre domenica 1 marzo alle 16, quando al Pala de Andrè arriva Romeo Sorrento.

Nella spaccatissima classifica (tra la sesta e la settima ci sono 8 lunghezze di distacco), i campani sono attualmente dentro ai playoff, ma lontani solo due punti dalla zona retrocessione. Sarà quindi una partita importante per gli ospiti quanto per la Consar Ravenna, reduce dalla sconfitta esterna sul campo di Lagonero. Nel conclusivo e fitto mese di marzo (7 partite da disputare in 29 giorni) la squadra di Coach Valentini dovrà difendere la terza piazza, volgendo comunque un occhio in alto verso Pineto, distante appena 3 lunghezze e fresco vincitore della Coppa Italia.

I giallorossi festeggiano nuovamente l’assistente allenatore Saverio di Lascio, che dopo l’argento mondiale conquistato con la Nazionale under 21 (in cui ha ben figurato anche il giovane Zlatanov), proseguirà il suo percorso nella Nazionale giovanile nello staff di Vincenzo Fanizza. Di Lascio sarà infatti protagonista con la selezione under 22 che prenderà parte ai Giochi del Mediterraneo in programma a Taranto dal 21 agosto al 3 settembre.

Frontale sulla Dismano, muore una donna di 46 anni

Una donna di 46 anni, Annalisa Soldati, è morta in seguito a un violento scontro frontale tra due auto avvenuto ieri sera (23 febbraio) in via Dismano, nella zona di Ponte Nuovo, alle porte di Ravenna. L’impatto, avvenuto intorno alle 20, ha coinvolto una Kia guidata dalla vittima e una Ford Focus che procedeva in senso opposto.

Le condizioni della 46enne sono apparse subito gravissime: estratta dalle lamiere dai vigili del fuoco, è stata trasportata in codice rosso al trauma center dell’ospedale Bufalini di Cesena, dove è stata sottoposta a un intervento chirurgico d’urgenza. Nonostante i tentativi dei medici, è deceduta poco dopo il ricovero a causa delle gravi lesioni riportate. La donna, residente nel Ravennate, era madre di due figli.

Ferite ma non in pericolo di vita le occupanti dell’altra vettura, una donna e la figlia minorenne, anch’esse soccorse dal personale del 118 e trasferite in ospedale per accertamenti.

Sul luogo dell’incidente sono intervenuti sanitari, vigili del fuoco e polizia locale, che ha chiuso al traffico il tratto di via Dismano per diverse ore per consentire i soccorsi e i rilievi. Restano ancora da chiarire le cause dello schianto: gli agenti stanno ricostruendo la dinamica, valutando l’eventuale invasione di corsia e altri elementi utili.

Duecento professori firmano un appello contro i questionari sui docenti di sinistra: «Azione squadrista»

Sono circa duecento i professori delle scuole superiori nella provincia di Ravenna che hanno firmato un “Appello alla cittadinanza e alle varie componenti della comunità educante” contro quella che viene definita una vera e propria “schedatura”. Si tratta della risposta ai volantini apparsi nelle scorse settimane davanti ad alcune scuole in cui il movimento giovanile Azione studentesca – riconducibile a Fratelli d’Italia – chiedeva di rispondere anonimamente a un questionario e di segnalare i docenti di sinistra che farebbero propaganda durante le lezioni.

«Il problema – spiegano i docenti in un comunicato inviato alla stampa – non è la propaganda, ma il comportamento dei docenti di un certo orientamento politico, i quali vengono indicati come sospetti e all’occorrenza da segnalare. Si presuppone quindi l’assenza del rispetto deontologico del lavoro di insegnante da parte di un gruppo politico specifico di docenti e si chiede di attivarsi per denunciare la situazione in nome di una pretesa libertà di parola, contro un’ipotetica censura omologante praticata dal corpo docente di sinistra». Secondo gli insegnanti firmatari, il questionario può portare alla «schedatura» di una parte del corpo docente: «un atto intimidatorio volto a criminalizzare la libertà di pensiero, senza la quale, nelle istituzioni educative, non può esserci la libertà di insegnamento. Se i docenti evitassero di esprimere le proprie riflessioni, a subire il danno più grande sarebbero gli studenti, che verrebbero limitati nella riflessione e nell’approfondimento».

«Quando poi questi atti intimidatori vengono da organizzazioni politiche che siedono nelle istituzioni, anche avallati da esponenti di primo piano della maggioranza – continua l’appello -, crediamo si tratti di vere e proprie azioni squadriste, volte a fare un deserto delle nostre coscienze per poi chiamarlo ‘pace’. Il progetto ci pare semplice: impedire la libertà di espressione, spingendo all’autocensura i docenti, che lavorano nell’istituzione che per prima dovrebbe difenderla».

I professori concludono con un appello rivolto ai ragazzi: «Chiediamo ai nostri studenti di valutare la gravità del questionario in oggetto e di continuare a confrontarsi con noi su ogni aspetto della loro educazione e sulle questioni della vita, come la nostra professione richiede. Esprimiamo solidarietà ai docenti delle scuole italiane che hanno subito questo attacco e chiediamo al Ministero dell’Istruzione e del Merito, ai nostri Dirigenti e alle Organizzazioni Sindacali di adire le vie legali per tutelare le libertà di pensiero, di espressione e di insegnamento sancite nella nostra Costituzione antifascista».

L’istituto Bucci al concorso di calcolo ad alte prestazioni con il supercomputer Leonardo

Tre studenti dell’Istituto tecnico e professionale Luigi Bucci di Faenza hanno partecipato al concorso di calcolo ad alte prestazioni “Usando Leonardo” che si è svolto il 23 febbraio al Tecnopolo Dama di Bologna. Grazie a questa opportunità i ragazzi hanno visto il loro programma informatico funzionare su Leonardo, uno dei computer più potenti al mondo. Si tratta di uno degli otto supercomputer pre-exascale che forma la rete di calcolo europea ad alte prestazioni EuroHPC.

Questi i nomi dei partecipanti: Arian Romeo, Cristian Memmi Elia Frassinetti guidati dal professor Samuele Cattabriga.

Il concorso è rivolto agli studenti del triennio delle scuole superiori e ha l’obiettivo di diffondere la consapevolezza sull’importanza delle competenze digitali in tutti i settori applicativi, dal pubblico al privato, con particolare riguardo alle tecnologie HPC (High Performance Computing).

Durante la prima parte della giornata i ragazzi hanno avuto modo di conoscere Leonardo in maniera più approfondita insieme ai docenti di Cineca, mentre nel pomeriggio le squadre sono entrate in competizione misurandosi nella scrittura del codice.
Gli studenti partecipanti si sono cimentati nella soluzione di due problemi che prevedevano programmazione in parallelo. A loro veniva richiesta una conoscenze di base di C++ e dei comandi di Linux.

Le prove sono state valutate sia in termini di qualità e completezza delle soluzioni presentate, sia per la velocità nell’elaborazione delle soluzioni.

Il concorso – promosso dall’Assemblea legislativa e realizzato in collaborazione con Cineca – nasce dalla consapevolezza di come calcolo ad alte prestazioni, big data e intelligenza artificiale saranno strumenti fondamentali per guidare e governare il cambiamento nei prossimi anni.

Manager lughese della Cmc in ospedale dopo lo scontro in auto con un elefante in Mozambico

Un grave e insolito incidente ha coinvolto Emanuele Cenni, 33enne manager della Cmc di Ravenna, rimasto seriamente ferito in Mozambico dopo uno scontro con un elefante nel Parco Nazionale di Maputo.

Originario di Villa San Martino (nel Lughese), Cenni lavora da tempo in Africa per il gruppo ravennate, impegnato in varie commesse nel Paese. L’incidente è avvenuto sabato sera, dopo le 19, mentre viaggiava a bordo di una Mitsubishi Pajero lungo la strada nazionale 1 che attraversa l’area protetta, dove il limite di velocità è di 50 km/h.

Per cause ancora da chiarire, il fuoristrada si è scontrato con un elefante di circa 4–5 tonnellate. L’impatto è stato molto violento e l’abitacolo del veicolo è rimasto quasi completamente distrutto. Cenni è stato soccorso da un’ambulanza arrivata dalla capitale e trasportato in un ospedale locale, dove è ricoverato in gravi condizioni, ma non in pericolo di vita. L’elefante, invece, si è allontanato senza riportare conseguenze rilevanti.

Fonti del Parco Nazionale di Maputo hanno sottolineato che non si tratta di un episodio isolato: dall’inizio dell’anno è il secondo incidente simile nella stessa zona. Le autorità del parco hanno quindi richiamato gli automobilisti alla massima prudenza e al rispetto del limite dei 50 km all’ora.

Al via il Festival di Sanremo di Laura Pausini: «Sento forte la presenza di Pippo Baudo». Il programma

«Quando abbiamo fatto le prove, sono andata nel punto esatto dove Pippo mi ha preso la mano nel 1993 con “La solitudine” ed è stato molto bello perché non mi dimenticherò mai». Lo ha detto Laura Pausini, 51 anni da Solarolo, superstar della musica pop mondiale, alla vigilia del suo primo Festival di Sanremo da conduttrice, al fianco di Carlo Conti, 33 anni dopo la vittoria all’Ariston che diede il via alla sua carriera.

«Non ci sono altri premi – ha continuato durante la conferenza stampa del giorno prima -, anche se a livello internazionale possono essere più importanti, per me non ce n’è nessuno come questo al festival nel 1993. Lo dico sempre anche all’estero perché vorrei che sapessero che qui in Italia esiste il vero festival della musica del nostro paese e che continua ad essere così importante, non solo qui. Negli anni non è sceso, ma ha fatto conoscere tanta nuova musica».

«Quando ci siamo visti a marzo scorso con Carlo Conti e mi ha chiesto della co-conduzione – ha ricordato la cantante – ho chiamato subito Pippo Baudo (morto poi in agosto, ndr) e gli ho detto che ero indecisa e impaurita e lui mi disse: “Ma stai ancora aspettando Laura? Sei pronta e te lo dico da un po”. Queste parole mi hanno molto emozionata. Io sento Carlo che è qui con me e che mi tiene la mano e sento forte la presenza di Pippo Baudo». «Questo invito – ha continuato Pausini – è venuto anche in un momento in cui mi sento più serena e più tranquilla, ringrazio Carlo di avere avuto fuducia in me. La proposta di condurre l’ho avuta anche 15 anni fa. Non mi sono sentita mai così. Non ho paura e sono emozionata». E ha aggiunto: «Sono pronta perché mi sento di doverlo fare, è l’ultimo festival di Carlo, è il primo senza Pippo ed è il mio primo nell’anno in cui dedico un disco intero alla musica italiana, tra cui canzoni di Sanremo, nato prima di questo invito a co-condurre».

Pausini ha parlato anche di haters sui social. «Su 4mila commenti ce ne sono 400 negativi, sono pochi ma fanno più rumore degli altri che invece sono positivi. Poi vedo anche che la gente che mi ferma per la strada, è un tipo di persona che magari non passa il suo tempo a commentare sui social, però mi viene davanti agli occhi ogni volta che canto in concerto. Non so, io mi sento amata in questo paese, non mi sento differente».
«Nel corso degli anni – dice – ho anche pensato, perché mi era stato suggerito quando ero più giovane, che crescendo avrei perso del pubblico. Invece ho notato che non è esattamente così. L’amore che ricevo in questo paese è veramente tanto. È chiaro che quando ci sono artisti, dei personaggi, che hanno un forte seguito, spesso generano polemiche. A volte succede a me, a volte succede ad altri. In Italia è vero che ci sono più persone che si sfogano sui social rispetto ad altri».

Il programma della prima serata

Durante la prima serata di martedì 24 febbraio si esibiranno tutti e 30 i “big” in gara. Il grande ospite musicale (oltre al ritorno di Olly, vincitore dell’ultima edizione) sarà Tiziano Ferro, mentre dalla nave da crociera davanti alla costa sanremese si esibirà tutte le sere Max Pezzali. Un ulteriore appuntamento live sarà in piazza Colombo (protagonista della prima serata sarà Gaia).

Ecco i trenta big in gara con le rispettive canzoni

  • Arisa con Magica favola
  • Bambole di Pezza con Resta con me
  • Chiello con Ti penso sempre
  • Dargen D’Amico con AI AI
  • Ditonellapiaga con Che fastidio!
  • Eddie Brock con Avvoltoi
  • Elettra Lamborghini con Voilà
  • Enrico Nigiotti con Ogni volta che non so volare
  • Ermal Meta con Stella stellina
  • Fedez & Marco Masini con Male necessario
  • Francesco Renga con Il meglio di me
  • Fulminacci con Stupida sfortuna
  • J-Ax con Italia Starter Pack
  • LDA & Aka7even con Poesie clandestine
  • Leo Gassmann con Naturale
  • Levante con Sei tu
  • Luchè con Labirinto
  • Malika Ayane con Animali notturni
  • Mara Sattei con Le cose che non sai di me
  • Maria Antonietta & Colombre con La felicità e basta
  • Michele Bravi con Prima o poi
  • Nayt con Prima che
  • Patty Pravo con Opera
  • Raf con Ora e per sempre
  • Sal Da Vinci con Per sempre sì
  • Samurai Jay con Ossessione
  • Sayf con Tu mi piaci tanto
  • Serena Brancale con Qui con me
  • Tommaso Paradiso con I romantici
  • Tredici Pietro con Uomo che cade

Il programma delle altre serate

Il festival proseguirà mercoledì e giovedì con i big che si divideranno, 15 una sera e 15 l’altra. Venerdì sarà invece la serata delle cover, mentre sabato è in programma il gran finale, con tutti e 30 i cantanti in gara che porteranno nuovamente sul palco la loro canzone, prima del verdetto.

 

Un mese di eventi in occasione della Giornata internazionale della donna

In occasione della Giornata internazionale della donna che si celebra l’8 marzo, Ravenna organizza per tutto il mese numerosi appuntamenti in città e provincia come occasione di riflessione e confronto.  

Le iniziative – rese possibili grazie a gruppi femminili, gruppi informali, associazioni e altre realtà cittadine – toccheranno numerosi argomenti declinati secondo varie forme culturali che spaziano dalla musica, all’arte, allo spettacolo, alla storia fino al benessere fisico e a occasioni di incontro e aggregazione sociale.

«Le politiche di genere – afferma Francesca Impellizzeri, assessora alle Politiche e cultura di genere – non sono un tema settoriale, ma attraversano ogni ambito dell’azione amministrativa. In occasione dell’8 marzo, il Comune di Ravenna propone un calendario di iniziative che mettono al centro i diritti, il lavoro, l’autonomia e il contrasto alla violenza. È attraverso la collaborazione tra istituzioni, associazioni e cittadinanza che possiamo generare quella sensibilità e consapevolezza capace di costruire nel tempo il cambiamento di cui abbiamo bisogno».

Il programma
Si comincia sabato 28 febbraio, alle 17, ai chiostri della biblioteca Oriani, con l’inaugurazione della mostra Presenti al nostro tempo. Pace, lavoro, diritti negli ottant’anni dell’UDI. Interverranno il sindaco Alessandro Barattoni, l’assessora alle Politiche e cultura di genere Francesca Impellizzeri e la curatrice della mostra Laura Orlandini.

Domenica 1 marzo, alle 14.30, nel museo Classis, si terrà Lusso e potere tra basiliche e domus, la visita guidata tematica con focus sulle sezioni del Museo Classis “Abitare e Pregare a Ravenna”. La durata prevista è di 30 minuti e il costo del biglietto ridotto è di 5 euro.
Alle 15.15 si svolgerà Nel viso di una donna: spettacolo di musica, poesia e fotografia. Brani di operetta e di opera alternati a lettura di poesie e a fotografie, a cura di Coro Lirico Airone di Cervia. L’ingresso è libero.

Lunedì 2 marzo, alle 20.30 nella sala Corelli del teatro Alighieri, Luce libera, concerto per pianoforte e flauto. Sul palco docenti e musicisti di Officina della Musica. Il ricavato andrà in beneficenza a Linea Rosa.

Giovedì 5 marzo, alle 19.30 nella sala Kojak di Porto Fuori, avrà luogo l’Apericena con musica e parole e flash mob Woman Life Freedom a cura degli alunni della scuola media Montanari e monologo “La donna pluriabitata” di e con Francesca Viola Mazzoni. Seguirà apericena e musica con Loris Ceroni e Antonella Nuti. Prenotazione obbligatoria ai numeri: 3315772884 – 3382165756.

Venerdì 6 marzo alle 9, in via Zirardini Open-Air Gallery sarà inaugurata Donne nell’Arte IV Edizione – la mostra a cielo aperto di donne nate o vissute a Ravenna che si sono distinte nel campo dell’arte. Interverranno l’assessore alle Politiche culturali Fabio Sbaraglia, l’assessora alle Politiche e cultura di genere Francesca Impellizzeri, Maria Grazia Marini, Valentina Cimatti, Rosetta Berardi, Serena Simoni, curatrici della mostra di Ravenna Tourism in collaborazione con la biblioteca Classense; la rassegna sarà visibile fino al 30 marzo.

SABATO 7 MARZO
dalle 8 alle 14,
in piazzetta Einaudi, si svolgerà la distribuzione delle mimose, a cura dell’UDI Ravenna APS;

alle 9, in piazza Del Popolo, si darà il via alla Pedalata della mimosa di 35 chilometri a Ravenna e dintorni;

alle 11.30, al Mercato coperto, inaugurazione della mostra fotografica Donne e motori… Non solo un affare maschile, curatrice Adriana Balzarini; la mostra resterà visitabile fino al 12 aprile;

dalle 15.30 alle 17.15 si svolgerà la seconda Camminata ludico-motoria tra le strade di Villanova promossa dal Comitato cittadino Villanova di Ravenna; il ritrovo è previsto alle 15.30, la partenza alle 15.45, l’arrivo alle 17.15; non è necessaria la prenotazione e al termine omaggio floreale. In caso di maltempo l’evento sarà annullato;

alle 16.30, nello Spazio PR2, è in programma Radici ribelli – Bellezza che resiste; incontro con l’artista Aminata Sow sul processo creativo e sul significato delle opere esposte e con le imprenditrici del brand di skin care Koblah su bellezza consapevole, filiera etica e identità culturale;

alle 21 alle Artificerie Almagià andrà in scena lo spettacolo teatrale Amiche, conclusivo del laboratorio di Teatro e Autobiografia, con la regia di Anita Guardigli e Carla Scala, a cura di Asja Lacis APS, in collaborazione con l’assessorato Politiche e cultura di genere.

DOMENICA 8 MARZO
Alle 9.30 al circolo Arci Edda Solaini di Ammonite E’ zir dla burdëla, una camminata ludico motoria per dire NO a discriminazioni e violenza sulle donne; distribuzione mimose a tutte le partecipanti. Partenza e arrivo presso il circolo, iscrizioni sul posto dalle 8.45. L’evento è a cura del gruppo Una panchina per Elisa, in collaborazione con Comitato cittadino di Ammonite;

alle 10, in viale Dei Mille a Marina di Ravenna avrà luogo l’inaugurazione della panchina rossa e il lancio del concorso di idee Diamo voce alla panchina rossa”; interverranno l’assessora alle Politiche e cultura di genere Francesca Impellizzeri, la presidente di Linea Rosa Alessandra Bagnara; 

alle 11.30, in viale Italia angolo destro ponte sul Lamone a Marina Romea, cerimonia di intitolazione pista ciclabile a Maria Assunta Novelli in cui interverrà il vicesindaco Eugenio Fusignani;

alle 15.30 nella ex scuola elementare in via Chiesa di San Marco 34, Il mondo variegato delle donne, letture in dialetto romagnolo. A seguire merenda conviviale e gara di torte “mimosa” con premiazione della torta più bella e più buona;

alle 15.30, nella sede del CISIM a Lido Adriano Festa della Donna con laboratori creativi, giochi, merenda a buffet con focus sulla nutrizione sana al femminile; a partire dalle 18 sarà disponibile un buffet per chi osserva il Ramadan. Evento a ingresso gratuito con offerta libera; per info: 3896697082, cisimlidoadriano@gmail.com

alle 15.30 nello Spazio PR2, Radici ribelli – Bellezza che resiste, la cura dei capelli afro come strumento di empowerment e contrasto alla discriminazione: incontro pubblico e intervento performativo di Tramariccia. Per tutto il pomeriggio stand gratuito di trucco e set fotografico;

alle 17.30, al centro sociale Il Portoncino: Educate, Obbedienti, Immortali. Quattro sorelle anziane si ritrovano. Una brillante lettura teatrale sul percorso di emancipazione femminile; a seguire apericena;  per info e prenotazioni: 3937737733.

Martedì 10 marzo dalle 9 alle 12 nell’I.P.S. Callegari Olivetti, Florence Nightingale & friends at school, si terrà una lezione partecipata in lingua inglese sull’assistenza infermieristica in tempo di guerra con la partecipazione dell’infermiere scolastico Francesco Piovaccari; a cura di CNAI Ravenna;

Lunedì 16 marzo alle 17.30, nella sala Spadolini della biblioteca Oriani avrà luogo Donne e partecipazione politica. Dalle lotte per il diritto di voto all’Assemblea Costituente. Una conferenza-incontro con la professoressa Fulvia Missiroli e il professor Michele Marchi sulla lunga lotta delle donne, dal diritto al voto fino alla partecipazione all’Assemblea Costituente;

Martedì 17 marzo alle 10 nella sala Spadolini della biblioteca Oriani, si terrà Lo sguardo del potere. Sovversive nei documenti degli archivi ravennati, presentazione di una ricerca negli archivi ravennati; a cura di UDI Ravenna APS, in collaborazione con Archivio di Stato di Ravenna;

Giovedì 19 marzo alle 18, al Mercato Coperto, Non son degna di te, la presentazione della quinta puntata del podcast sul tema della violenza psicologica;

Sabato 21 marzo alle 17, nella sala Spadolini della biblioteca Oriani si terrà la presentazione del libro La democrazia delle donne. I Gruppi di Difesa della Donna nella costruzione della Repubblica (1943-1945). Sarà presente l’autrice Laura Orlandini.

Il Ravenna nel clou della stagione: ad Arezzo per riaprire il campionato, ma sarà importante difendere anche il secondo posto

Al termine delle prossime tre partite sarà più chiaro l’obiettivo del Ravenna. Secondi in classifica nel girone B della Serie C a -7 dall’Arezzo (che ha però anche una partita in meno) e a +2 dall’Ascoli, i giallorossi affronteranno entrambe in trasferta nel giro di otto giorni, con in mezzo un turno infrasettimanale al Benelli (il 4 marzo dalle 20.30) contro la Pianese, sesta.

Come noto, a ottenere la promozione diretta in serie B saranno solo le prime classificate dei tre gironi di serie C. Difficile pensare realisticamente a un recupero sull’Arezzo, ma con una vittoria nello scontro diretto di domenica (1° marzo, calcio d’inizio ore 17.30) di certo il campionato sarebbe riaperto. In primis il Ravenna dovrà però cercare di difendere il prezioso secondo posto dall’assalto dell’ambizioso Ascoli (lo scontro diretto al Del Duca lunedì 9 marzo alle 20.30). Non si tratta solo di una questione di prestigio: il secondo posto garantisce infatti l’accesso direttamente alla seconda fase nazionale dei playoff che mettono in palio un’altra promozione al termine della stagione regolare. In pratica, le seconde in classifica dei tre gironi entreranno in scena direttamente ai quarti di finale, contendendo la serie B alle 5 squadre che “sopravviveranno” alla prima fase nazionale, dove entreranno in gioco invece le terze in classifica (in una rosa di dieci squadre con anche la detentrice della Coppa Italia e le sei vincitrici dei playoff dei gironi).

In estrema sintesi, il secondo posto porterebbe il Ravenna tra le 8 squadre che si giocheranno la serie B, con il terzo sarebbe invece solo una delle 13 in lizza.

Al momento i giallorossi possono permettersi di non pensare invece troppo alla possibilità di arrivare addirittura al quarto posto, avendo ben 16 punti di vantaggio sulla Ternana (che ha però una partita in meno). Comunque, per completezza di informazione, arrivare quarti vorrebbe dire affrontare anche la fase playoff del girone, a cui accedono le squadre dal quarto, appunto, al decimo posto (le quarte entreranno in gioco solo in un secondo momento).

Da segnalare infine anche l’altro scontro diretto tra le prime tre della classe, Arezzo-Ascoli, in programma alla 34esima (il 30 marzo) in Toscana. A quel punto (tra sei partite) la classifica sarà molto più chiara, così come gli obiettivi reali delle contendenti.

Grafica Scontri V7

Minacce di morte al padre per avere soldi, 27enne arrestato dopo un mese di ricerche

Un giostraio di 27 anni, residente nel Ravennate e domiciliato a Rimini, è stato arrestato dai carabinieri per aver violato il divieto di avvicinamento al padre minacciandolo di morte e pretendendo soldi. L’arresto è avvenuto il 18 febbraio, per un’ordinanza di aggravamento della misura cautelare, nelle campagne riminesi dopo oltre un mese di ricerche. Il giovane ora è in carcere a Rimini.

Attraverso la ricostruzione dei suoi spostamenti, le forze dell’ordine hanno circoscritto un’area dove poteva trovarsi il fuggitivo. Le ricerche dei carabinieri della stazione di Ravenna insieme alla sezione radiomobile del nucleo operativo della compagnia di Rimini si sono concluse con l’individuazione dell’uomo che risiedeva in una casa mobile in un’area difficilmente raggiungibile.

Evade dai domiciliari dopo un litigio con un parente, arrestato e portato in carcere

Un giovane italiano è stato arrestato dai carabinieri a Faenza per evasione dai domiciliari. Il ragazzo, accusato di reati contro il patrimonio e problemi di tossicodipendenza, si trovava agli arresti domiciliari a casa di un parente e alcune sere fa, a seguito di un acceso diverbio tra i due avvenuto, ha deciso di allontanarsi dall’abitazione e di gironzolare per le vie del centro.

I carabinieri hanno riscontrato la sua assenza durante i controlli di routine rintracciando l’uomo in breve tempo e procedendo all’arresto. Dopo aver trascorso la notte in cella di sicurezza nella caserma di Faenza, l’autorità giudiziaria ha disposto l’aggravamento della misura cautelare trasferendolo nel carcere di Ravenna.

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