venerdì
19 Giugno 2026

“Magliette gialle” in festa venerdì all’Almagià: 745 ragazzi e 100 tutor coinvolti

Venerdì 17 ottobre alle Artificerie Almagià, i 745 ragazzi e ragazze dai 14 ai 19 anni, coinvolti negli 88 laboratori proposti nello scorso periodo estivo sono invitati per la festa conclusiva delle “Magliette gialle” con il conseguente ritiro degli attestati, utili per il riconoscimento di crediti scolastici.

Dalle ore 20.30 sarà possibile condividere anche con famiglie e tutor alcuni momenti significativi dell’esperienza attraverso la visione di foto e filmati realizzati a documentazione delle attività svolte. Inoltre, una selezione di foto ripercorrerà virtualmente i laboratori svolti, con le magliette gialle che svolgono le loro attività. Durante la serata si assisterà all’esibizione live del gruppo dei partecipanti al laboratorio Oltreiconfini, curato dall’associazione Officina della Musica, con canzoni, danza e musica dal vivo. Chi lo desidera, all’ingresso, potrà ritirare pubblicazioni e opuscoli prodotti in alcuni laboratori.

«I numeri – afferma l’assessora al Decentramento Federica Moschini – raccontano da soli il successo del progetto Lavori in Comune, una grande iniziativa che coniuga formazione ed educazione civica dei giovanissimi, efficacia del volontariato attivo, valorizzazione della condivisione e della collaborazione finalizzate alla sensibilizzazione e alla cura delle relazioni sociali e del decoro urbano e ambientale e, non da ultimo, sostegno alle famiglie che lavorano durante l’estate e sono tranquille su dove sono e cosa fanno i loro figli e figlie. Insomma un progetto di cui andiamo molto fieri e che merita la bella festa conclusiva che ci accingiamo a celebrare».

Sono stati 88 i laboratori per 148 settimane totali di attività; 745 partecipanti e oltre 100 tutor a guidare i ragazzi nelle varie attività. Le attività svolte dai giovani volontari, le “magliette gialle”, si sono articolate in diverse aree tematiche come ambiente, arte, educazione, sicurezza, prevenzione e cittadinanza attiva. Tra gli interventi più significativi: la cura della fauna marina con Cestha, laboratori artistici (mosaico, ceramica, fumetto, stop motion), decorazione urbana (murales, panchine, giardini), supporto a eventi culturali e musei, produzione di materiali per neonati e case di riposo, creazione di giochi e riparazione di biciclette per minori in accoglienza.

I giovani volontari hanno inoltre riqualificato spazi pubblici, costruito una “little free library”, affiancato bambini nei centri estivi, partecipato a progetti inclusivi (lingua dei segni, podcast, performance artistiche), offerto informazioni turistiche e supporto alle persone fragili. Hanno collaborato con la Protezione Civile, realizzato contenuti contro le truffe e preso parte a percorsi di primo soccorso. Il progetto si è concluso con laboratori di canto, musica, ballo e DJ set in occasione di una serata all’Almagià.

“La Libreria dei Camaldolesi”: la Classense racconta tre secoli di sapere nella rinnovata aula magna

Giovedì 16 ottobre, alle 17.30, la biblioteca Classense inaugura La Libreria dei Camaldolesi a Ravenna. Dalla biblioteca monastica alla Classense”, un’importante mostra realizzata per celebrare la riapertura dell’aula magna avvenuta lo scorso aprile dopo un lungo intervento di restauro. L’esposizione illustra la storia della biblioteca dell’abbazia di Classe a partire dal trasferimento in città dopo la Battaglia di Ravenna del 1512 fino alla soppressione napoleonica del 1798 e alla conseguente municipalizzazione della biblioteca dei monaci camaldolesi.

L’esposizione racconta un lungo cammino di trasformazione, che attraversa tre secoli di storia ravennate, intrecciando spiritualità, architettura, erudizione e visione civica. All’interno dell’aula magna, sono esposti alcuni dei più prestigiosi volumi manoscritti e a stampa della collezione voluta nei primi decenni del Settecento dall’abate Pietro Canneti, come il noto Aristofane ravennate (X secolo) e la Naturalis historia di Plinio (1469), oltre a manoscritti donati all’abbazia di Classe nel secondo Settecento, tra i quali il celebre petrarchesco Canzoniere e i Trionfi (XV secolo), impreziosito da un disegno di Sandro Botticelli. Nel Corridoio Grande è raccontata la vita culturale del monastero prima e dopo lo spartiacque segnato dall’abate Pietro Canneti. Il percorso espositivo intende essere anche un invito a scoprire l’aula magna – che grazie alle sue ricche decorazioni e cicli di dipinti è considerata un gioiello tra le biblioteche barocche – e i capolavori camaldolesi ancora visibili nel complesso monumentale classense.

“La riapertura dell’aula magna della Classense e la mostra dedicata alla Libreria dei Camaldolesi segnano un momento di grande valore per Ravenna – dichiara l’assessore alle Politiche culturali, Fabio Sbaraglia -. Non si tratta solo di restituire alla città uno spazio di straordinaria bellezza, ma di rinnovare un legame profondo con la nostra storia culturale. La biblioteca dei camaldolesi, nata per custodire e diffondere il sapere, è oggi simbolo di una visione che continua: quella di una cultura viva, accessibile e condivisa. Con questa esposizione celebriamo il passato, ma soprattutto riaffermiamo la vocazione della Classense come luogo di studio, incontro e crescita civile per tutti”.

La direttrice della Classense, Silvia Masi afferma: “La mostra che sta per inaugurare ci permette di ripercorrere la storia di questi luoghi e della costituzione dell’inestimabile patrimonio che la biblioteca Classense mette oggi a disposizione anche attraverso la propria Digital Library affinché ne possa fruire il più ampio numero possibile di persone”.

La mostra sarà visitabile fino al 17 gennaio 2026 ed è previsto un ricco calendario di iniziative dedicate alle scuole e alle famiglie con bambine e bambini dai 9 agli 11 anni tra le quali ricordiamo “Copisti all’opera!”: un laboratorio di scrittura antica in cui i più giovani potranno sperimentare vari strumenti come il calamo, la penna d’oca e il pennino guidati dalle bibliotecarie della Classense (ingresso gratuito con prenotazione obbligatoria, tel. 0544.482112 lunedì 14-19, martedì-sabato 9-19).

Inoltre, sarà possibile visitare l’esposizione usufruendo della guida delle bibliotecarie che hanno curato la mostra nelle seguenti giornate: sabato 25 ottobre, 22 novembre, 20 dicembre, 3 e 17 gennaio sempre alle 11 oppure martedì 4 novembre e 9 dicembre alle 17 (ingresso gratuito con prenotazione obbligatoria, tel. 0544.482112 lunedì 14-19, martedì-sabato 9-19). Visite guidate in date diverse per gruppi di minimo 10 persone, a pagamento e su prenotazione.

Infine, in occasione della Notte d’Oro, sabato 18 ottobre, è prevista l’apertura serale straordinaria dalle 20 alle 23 della biblioteca e sarà possibile prendere parte a due visite guidate della durata di un’ora e trenta minuti con partenza alle 20.15 e alle 21.15 (su prenotazione tel. 0544.482112).

La mostra si articola su due spazi espositivi: 
Aula Magna: martedì-venerdì 11-13 e 15-18 • sabato 10-13 e 15-18
Corridoio Grande: lunedì 14-19 • martedì-sabato 9-19
Chiuso: domenica • 8, 25-27 dicembre 2025 • 1, 5, 6 gennaio 2026
24 e 31 dicembre chiusura anticipata alle ore 13

Ravenna-Arezzo, biglietti esauriti dopo poco più di due ore dall’avvio della prevendita

Tutto esaurito per la partita di domenica pomeriggio (calcio d’inizio ore 14.30) tra Ravenna e Arezzo, le due capolista del girone B del campionato di calcio di serie C.

I 2.300 tagliandi a disposizione (considerando i circa 2.700 abbonati e la capienza ridotta del Benelli che si aggira attorno ai 5mila posti) sono stati venduti in poco più di due ore dalla partenza della prevendita, fissata a mezzogiorno del 15 ottobre.

Dalla società fanno sapere che qualche biglietto potrebbe tornare in vendita nei prossimi giorni, nel caso qualche sponsor decida di non usufruire del proprio accredito. Ma non ci sono certezze.

Esordio negativo per la Consar Pietro Pezzi. Osimo passa al Pala Costa

Amara la prima casalinga della nuova formazione Consar Pietro Pezzi Ravenna nel girone D di serie B maschile: al PalaCosta la Nef Re Salmone Volley Libertas Osimo si impone senza difficoltà sulla Consar Pietro Pezzi Ravenna. I parziali 19-25, 19-25, 17-25, raccontano di una partita in cui i biancoblu sono apparsi superiori, con un Ferrini, trascinatore e top scorer.

Il Socjale presenta la prima parte della 36esima stagione: tra gli ospiti anche Enrico Ruggeri

Il Teatro Socjale di Piangipane annuncia la 36esima edizione della Stagione Invernale, con un cartellone di spettacoli musicali che spaziano tra rock, jazz e cantautorato. Alla programmazione di concerti, si aggiungono nel corso dell’anno gli spettacoli promossi da Ravenna Teatro, Ravenna Manifestazioni, ErosAnteros, Ravenna Jazz e Ravenna Festival, oltre che agli eventi privati o dedicati a scuole e associazioni, per un totale di circa 120 eventi fissati per il 2025. 

«Il teatro è sempre più al centro della vitalità e della cultura del territorio – commenta Tiziano Mazzoni, presidente del Circolo Arci Teatro Socjale -. per questo ringraziamo i volontari e gli sponsor che ci permettono di mantenere vivo questo luogo». Il Socjale infatti è nato nel oltre 100 anni fa per volontà e impegno dei braccianti della Cooperativa di Piangipane, e ancora è sostenuto dal lavoro incessante degli oltre 60 volontari che si occupano della gestione e manutenzione del teatro, oltre che alla preparazione dei celebri “cappelletti” del Socjale, serviti durante l’intervallo degli spettacoli.

La prima parte della stagione prenderà il via il 7 novembre, con “Tutto” di Eugenio Finardi, una performance che ripercorre la sua storia e i successi in versione acustica, accompagnata dalle chitarre e i cori Giuvazza Maggiore. Il secondo appuntamento, il 14 novembre, è con il rock e il boogie dei Black Ball Boogie. L’appuntamento di venerdì 21 sarà invece in ricordo di Ennio Morricone, con la performance di Alessandro De Rosa, compositore, direttore d’orchestra e biografo del Maestro. Si prosegue il 28 novembre con il sound irresistibile dei Funkorama, che per l’occasione saranno accompagnati alla chitarra da Aldo Betto Aldo Betto (noto per aver suonato, tra gli altri, con Savana Funk e Ghali) e alla voce e chitarra tra Jury Magliolo (che ha collaborato anche con Cesare Cremonini e Renato Zero). Il 5 dicembre il Socjale riscopre la sua vocazione primaria, quella del Jazz, con il live di Remo Anzovino. L’appuntamento più atteso di questa prima parte della stagione è invece quello con Enrico Ruggeri che domenica 7 ottobre ripercorrerà i suoi migliori successi accompagnato dai 24 elementi d’ Orchestra di archi e fiati, diretti da Dino Gnassi, oltre alla tradizionale rock band. Il 12 dicembre Kathya West (voce), Alberto Dipace (pianoforte), Danilo Gallo (contrabbasso) “destrutturano” in Pink Floyd, con “The last coat of pink”. Venerdì 19 si torna in Italia, con l’omaggio a due grandi cantautori e alla loro passione per gli Usa: Borderlobo, Ellade Bandini e Flaco Biondini presentano “De Andrè e Guccini: Genova, l’Emilia e il West”. La prima parte della stagione si chiude appena dopo le feste, venerdì 9 gennaio, con la Black Music di Nudha (Sara Zaccarelli) che alterna pezzi originali ai classici di Aretha, Sam Cooke e Ray Charles, fino al Soul più moderno di Amy Winehouse.

Fuori cartellone invece, l’evento speciale di sabato 8 novembre: il doppio concerto degli Inti-Illimani, storica band cilena si che esibirà alle 18.30 e alle 21.30. Si aggiungono poi le produzioni di Ravenna Teatro: fino a domenica 26, tutte le sere, andrà in scena lo spettacolo realizzato in collaborazione con Cgil, che invita i cittadini a mettere al centro la loro esperienza lavorativa. In programma anche tre appuntamenti con l’appuntamento con L’Europa non cade dal cielo, uno spettacolo sugli ultimi 80 anni di storia europea che ospiterà in uno degli incontri il professor Dastoli (domenica 14 dicembre alle 1, lunedì 15 alle 20 e mercoledì 16 alle 10, solo per le scuole). Nella prima parte di ottobre invece il teatro ha ospitato due appuntamenti di Gaza Ora, uno spettacolo sull’attualità della Palestina che ha permesso di devolvere fino ad oggi quasi 300 euro a Educaid a sostegno della popolazione palestinese.

«Questo è un periodo particolare per chi si muove nella cultura, dove spesso viene premiato chi crea consenso e tratta lo spettatore come consumatore – spiega Alessandro Argnani di Ravenna Teatro -. Noi, qui, facciamo cultura come la facevano 100 anni fa quei braccianti, portando avanti il valore dell’incontro con i cittadini. Penso ai ragazzini che abitano fuori dal centro storico e che hanno la fortuna di avere un teatro qui, alle giovani promesse ravennati, come Matteo Gatta o Lorenzo Carpinelli, che presto si presenteranno al teatro nazionale avendo fatto qui le prime esperienze».

Tutti i concerti della stagione avranno inizio alle 21.30, mentre le porte del teatro per la consueta convivialità apriranno alle 20.30. Gli spettacoli musicali saranno riservati ai soci del Circolo Arci, mentre quelli promossi da altri enti saranno aperti a tutti. È sempre consigliato l’acquisto del biglietto in prevendita, ma il biglietto può essere acquistato anche alla biglietteria del teatro. È disponibile anche un abbonamento a prezzo conveniente per la visione di tutti gli spettacoli. 

«Il Teatro Socjale è un luogo del cuore – conclude l’assessora Federica Moschini -. dove è possibile guardare al futuro, parlare al presente e ricordare le nostre radici».

Quando a teatro «la relazione con il lavoro illustra la salute della società»

Fino a domenica 26 ottobre (con pausa il 20) andrà in scena al Teatro Socjale di Piangipane Non siamo niente saremo tutto, spettacolo diretto da Alessandro Renda e prodotto da Zona K in coproduzione con Ravenna Teatro che si inserisce all’interno della nuova stagione di Al Socjale e nel Focus Lavoro che attraverserà le stagioni 25/26 di Ravenna Teatro. Del lavoro, che porta in scena tramite chiamata pubblica un coro di lavoratrici e lavoratori di Ravenna, ci parla il regista Alessandro Renda.
Qual è la genesi di Non siamo niente saremo tutto?
«Il progetto – il cui titolo è la traduzione letterale di un verso de L’internazionale scritto dal poeta e rivoluzionario Eugène Pottier 150 anni fa – nasce nel 2022 su indicazione e richiesta del teatro milanese Zona K, che aveva proposto a me e al dramaturg tedesco Jens Hillje di pensare a uno spettacolo che parlasse di lavoro. Era il periodo seguente alla pandemia, nel mondo del lavoro si respirava un’aria diversa, tanti, dappertutto, dopo l’esperienza del covid hanno messo fortemente in discussione la relazione tra il loro tempo di vita e quello del lavoro. Ci siamo avvicinati al progetto con l’idea di ascoltare direttamente quali erano le necessità delle lavoratrici e dei lavoratori, così abbiamo lanciato una prima chiamata pubblica a La Spezia e a Milano, per capire poi come muoverci. Non avevamo nessuna intenzione di raccontare una questione specifica che fosse indirizzata da noi, bensì capire quali erano le urgenze in campo. L’idea era quindi di aprire la chiamata a tutti i settori lavorativi, anche se, inizialmente, ci eravamo orientati verso i lavori di “cura” – scuola e sanità – perché pensavamo che fossero quelli maggiormente colpiti dalla pandemia. Poi però alle nostre chiamate si son presentati disoccupati, pensionati, informatici, operatori di call center, ristoratori, e tutti ci chiedevano se potevano rimanere pur non essendo lavoratori di quei due specifici settori».
Un segnale importante.
«Sì, a quel punto ho capito che l’esigenza di raccontarsi attraverso il lavoro era grande. Ciò che è immediatamente venuto fuori è tantissima solitudine; ognuno, anche nei posti in cui si lavora in squadra o quant’altro, si sente isolato. Da questa evidente percezione, con Jens abbiamo subito avviato un paragone con un romanzo un po’ particolare, ossia America, di Kafka, che in realtà come titolo originale aveva Il disperso e che parla di un giovane, Karl Rossmann, costretto a fuggire dall’Europa e a trasferirsi in America, dove si imbatte in una serie di peripezie su uno sfondo di manifestazioni e scioperi. È forse il romanzo di Kafka che più parla di lavoro e ci piaceva il titolo, Il disperso, perché sentivamo tante storie che erano proprio di “dispersi”. Quindi dal romanzo è subito scaturita una dinamica esistenziale».
In questi tre anni lo spettacolo si è poi evoluto.
«Sì, il progetto è cambiato nel tempo, è stato anche ad Aosta e Lecce, ci sono state altre chiamate, ora c’è anche un testo drammaturgico scritto da Riccardo Spagnulo, per arrivare a quello che stiamo portando in scena anche a Piangipane. Non è un vero e proprio spettacolo, ma più un esperimento sociologico per capire come, attraverso gli strumenti del teatro, le visioni che il teatro può aprire, si possa raccontare questo macro-mondo che è il lavoro, la nostra relazione con ciò che facciamo, che abbiamo fatto, che vorremmo fare, perché pensiamo che sia un punto di osservazione fondamentale per capire prima di tutto la nostra salute individuale e poi quella della società, della comunità in cui viviamo».
Qual è la struttura scenica del lavoro?
«In scena io sono una sorta di regista in campo dell’esperimento, una figura di narrazione del lavoro, e c’è un attore, Matteo Gatta, che è il corifeo delle lavoratrici e dei lavoratori nella chiamata della città in cui si fa il progetto. Sono questi ultimi che, dal vivo, ci porteranno le loro storie. Inoltre, partecipano anche i protagonisti delle chiamate precedenti, perché nello spettacolo c’è una parte video-documentaria importante, con interviste fatte in tutte le città. Poi il progetto prevede anche una specie di laboratorio non teatrale prima di andare in scena; non si chiede ai partecipanti di recitare una parte, però ci si prepara a capire come raccontarsi attraverso questa lente».
Questo affondo nel mondo del lavoro ha fatto emergere solo aspetti negativi o hai visto anche segnali di speranza?
«La situazione è nera per tanti aspetti. Pensiamo soprattutto al mondo giovanile, che è completamente disincantato, a ragione, nei riguardi del mondo del lavoro, avendo visto quanto le generazioni precedenti siano state sfruttate. C’è dunque tanto disagio, tuttavia anche tantissimi spiragli che lasciano intravedere come si possa cambiare il proprio lavoro tutti i giorni. Penso ad esempio (e Ravenna è parte in causa) a cosa hanno fatto i portuali in questo periodo, un fatto che ti racconta che, sì, il lavoro si può fare a testa bassa, col senso del dovere, senza riflettere, ma anche alzando invece la testa per chiedersi “ma cosa sto facendo? in che mondo sto vivendo?”».
Negli anni ’60 e ‘70 i sindacati avevano un grande potere, i diritti dei lavora- tori erano molto più protetti, poi cosa è andato storto?
«C’è un cambio strutturale che arriva alla metà degli anni ‘80, e ciò è chiarissimo anche dalle storie che ci raccontano i partecipanti allo spettacolo. Chi ha iniziato a lavorare prima della metà degli ‘80 ti parla di identificazione con il lavoro che faceva, e se non c’era il trasporto passionale c’era comunque la consapevolezza che era giusto farlo per vari motivi. Il lavoro per quelle persone era qualcosa di bello, di nutriente, ma poi è iniziato il declino, e lo senti nelle parole dei giovani di oggi, che ti parlano di stage non pagati, di due, tre lavori contemporaneamente solo per sopravvivere. Questo perché ha vinto un sistema neoliberista in ogni aspetto, e ogni tipo di attacco a quel modello è stato poi sconfitto proprio da chi doveva difendere certi diritti, la sinistra in primis; da Tony Blair a Renzi la sinistra ha completamente abbandonato certe battaglie. Ora siamo tutti consumatori, la scuola è un’azienda, gli ospedali sono un’azienda e le aziende devono fare dei numeri, le persone spariscono. Ciò che però racconta Non siamo niente saremo tutto è che anche dietro questi mondi che peggiorano a vista d’occhio c’è sempre il respiro dell’umano che rimane, ci sono persone – ad esempio nella sanità e nell’istruzione – che stanno sopperendo a mancanze strutturali facendo tutto quello che possono, perché ci credono».

Anche i sindacati contro il trasloco del Mordani: «Ridicolo. Ora serve un confronto vero»

Durissimo attacco dei sindacati, compatti (Cgil, Cisl, Uil e quello autonomo dei lavoratori della scuola Snals), contro il Comune di Ravenna per il caso delle scuole Damiano e Morelli. In estrema sintesi, il Comune ha deciso di spostare la media di via Ghiselli al posto delle elementari di via Morelli, che a loro volta si trasferiranno alla Guido Novello, insieme alle medie. Il tutto dal 2027. «Uno spostamento he se non fosse reale potrebbe anche cadere nel ridicolo e nel carnevalesco», attaccano i sindacati, contestando innanzitutto il fatto di aver saputo delle decisioni del Comune solo dai giornali.

A questo link la protesta di docenti e lavoratori del Mordani, che hanno esposto striscioni polemici sulla facciata della scuola.

«Incomprensibile per noi la scelta di ricollocazioni delle sedi così come è stata pensata – si legge nella nota congiunta -. Inesplicabile il fatto che si decida di fare “scomparire” dal suo luogo simbolo, dal centro città una scuola, anzi “la” scuola (il riferimento è al Mordani, ndr) che ha fatto la storia della scuola pubblica a Ravenna, la scuola che, voluta dall’amministrazione dell’epoca, è nata con l’intento di contrastare l’analfabetismo, la scuola baluardo e luogo della memoria, la scuola di Giorgio Gaudenzi e Fabrizio Matteucci, la scuola che ha costruito negli anni una rete di relazioni non solo pedagogiche ma anche culturali e sociali. Una scuola che negli anni passati è stata inserita in un percorso di valorizzazione da parte dell’amministrazione comunale a salvaguardia del patrimonio storico, culturale e pedagogico e che con il passare del tempo non ha visto interventi e politiche mirate e lungimiranti atte a garantirne la salvaguardia».

«Ancora una volta – continua la nota dei sindacati – ci ritroviamo a esprimere le nostre contrarietà su decisioni che non assicurano completamente e realmente la tenuta della qualità e dell’efficacia della rete scolastica».

Le organizzazioni sindacali incontreranno in assemblea i lavoratori e le lavoratrici della scuola Mordani nella giornata di giovedì 16 ottobre. «Serve un confronto partecipato evitando decisionismi che mettono in tensione la comunità educante. Per questo motivo le organizzazioni sindacali chiederanno di essere audite dalla commissione competente e dai gruppi consiliari».

Inaugura il secondo “concept store” di M11 in città. I titolari: «Vogliamo dare nuova energia al centro storico»

M11 raddoppia, con una nuova apertura sempre in via Matteotti. Nell’ottobre del 2024, infatti, i titolari del ristorante di Russi hanno inaugurato il loro primo punto vendita nel centro storico di Ravenna, un “concept store” dove è possibile scegliere tra moda, accessori, arredo e design. Da oggi, mercoledì 15 ottobre, lo store di via Matteotti 14 ospiterà solo abbigliamento e accessori donna, mentre la nuova sede di via Matteotti 18 si concentrerà invece su una proposta maschile.  L’inaugurazione è prevista oggi dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 19.30.

Lo shop di M11 prende il posto del negozio di moda per l’infanzia “Emily Dress” e prima della riapertura sono stati effettuati lavori di riallestimento e abbellimento degli ambienti. Seguendo la formula del “concept store”, ogni arredo del negozio è comunque in vendita.

«Abbiamo scelto di ampliarci per valorizzare al meglio la nostra offerta – commentano i titolari Daniele Vertemati e Danilo Pavone -. oltre che per dare una nuova energia al centro storico. L’idea è quella di creare un nuovo piccolo polo di attrazione per gli stessi ravennati, anche in vista delle prossime aperture che interesseranno la via».

Nelle prossime settimane infatti è in programma anche l’apertura della nuova sede della Gioielleria Errani al civico 7 di via Matteotti, che assorbirà il punto di rivendita ufficiale di Rolex.

Al via la prevendita per il big match Ravenna-Arezzo: l’obiettivo è il tutto esaurito

[+++AGGIORNAMENTO+++ I biglietti sono andati esauriti]

Apre alle 12 di oggi, mercoledì 15 ottobre, la prevendita dei biglietti per il big match di domenica 19 ottobre del Benelli, con il Ravenna che ospiterà l’Arezzo per una sfida tra le due capolista del girone B del campionato nazionale di calcio di serie C (calcio d’inizio ore 14.30).

Considerata la capienza ridotta a circa 5mila spettatori dello stadio ravennate e i 2.700 abbonati, è presumibile che i 1.700 circa biglietti rimasti per i ravennati (sono 627 infatti quelli a disposizione dei tifosi dell’Arezzo, solo per chi sarà in possesso della cosiddetta “fidelity card”) vadano esauriti in pochi giorni.

La prevendita sarà attiva on line su Vivaticket e nei tradizionali punti vendita fisici, tra cui quelli a Ravenna, che sono il bar tabacchi Revenge di via Aldo Bozzi e l’agenzia Desiderando Viaggiare di viale Brunelleschi, a cui si aggiungono, fuori città, anche Le Magie di Mezzano (Strada Bassa 18) e la tabaccheria Marimì di Lido Adriano (viale Virgilio 104).

Il prezzo è di 10 euro in curva e 18 in parterre, con possibilità anche a 26 e 36 euro in tribuna (e sconti per donne, over 65 e giovani, fino a 23 anni).

Anche dal centrosinistra critiche al “trasloco” del Mordani. «Aumenterà anche il traffico in piazza Caduti»

Anche dalla maggioranza di centrosinistra che governa il Comune di Ravenna si alza una voce contro il “trasloco” alla Guido Novello del Mordani, la storica scuola elementare del centro storico che, secondo i piani dell’Amministrazione, dal 2027 si trasformerà nella nuova sede della media Damiano, a sua volta costretta a lasciare via Ghiselli (il Comune non vuole rinnovare il contratto di affitto, a fronte di scuole sempre più vuote).

Eurpa Verde Ravenna (parte di Avs, in coalizione con Barattoni) in una nota inviata alla stampa – ammettendo che inizialmente aveva creduto potesse essere effettivamente la soluzione giusta – contesta la scelta dell’Amministrazione. «Rileviamo – si legge in un comunicato firmato da Valentina Croci e Francesco Ravaglia – come lo spostamento dei piccoli della primaria Mordani presso la scuola secondaria Guido Novello non sia esente dal generare disagi ad altre famiglie, che si sommeranno a quelli inevitabili della Damiano, ed è ciò che non avremmo certamente voluto accadesse. Per questo motivo esprimiamo i nostri dubbi sulla decisione di trasferire i bimbi della primaria Mordani nell’edificio che tutt’ora ospita la secondaria Guido Novello. Riteniamo che in tal modo si possa produrre, oltre che un forte disagio alle famiglie, anche un aggravio del congestionamento dell’area di piazza Caduti, del tutto priva di aree di sosta e che rischia perciò di trasformarsi in un tappeto di auto in sosta selvaggia. Non ci è chiara la ragione per cui non si sia optato per far confluire i piccoli studenti della primaria nelle aule inutilizzate di scuole come la Torre o la Camerani. Ciò avrebbe forse consentito un passaggio un po’ più agevole, mantenendo un uso omogeneo degli immobili e beneficiando dei servizi esistenti, senza concentrarsi esclusivamente sull’associazione degli edifici ad un Istituto Comprensivo piuttosto che un altro. Lavoreremo per provare a migliorare in questi punti la soluzione che verrà adottata. Contestualmente ci impegniamo per farci portavoce dei disagi delle famiglie e stimolare l’Amministrazione a predisporre tutte le misure opportune per incentivare modalità comode e sostenibili per il raggiungimento della nuova sede della scuola secondaria (piedibus, collegamenti ciclabili sicuri, nuove linee bus). Vigileremo inoltre attentamente sull’aumento di traffico nella zona di Piazza dei Caduti per la Libertà, già afflitta da frequenti congestioni per colpa di autovetture che impediscono l’ordinaria circolazione dei bus».

Europa Verde sottolinea poi come sarebbe stato compito della giunta precedente trovare per tempo una soluzione. «Ci stupiamo che non abbia preventivato una scadenza così imminente, la quale palesemente avrebbe provocato un vulnus all’integrità della realtà scolastica ravennate».

Il Comune fa arrabbiare anche il Mordani: «Lasciateci la nostra scuola. Modalità di comunicazione grave, ora faremo di tutto»

“Questa è la nostra scuola”, “Lasciateci la nostra scuola”. La protesta, a suon di striscioni, si è ora allargata anche sulla facciata della storica scuola elementare Mordani dell’omonima via del centro di Ravenna.

Piccolo riassunto delle puntate precedenti: dal 2027 la scuola media Damiano di via Ghiselli chiuderà i battenti in quanto scade il contratto di affitto e il Comune di Ravenna non ha intenzione di rinnovarlo, avendo già altre scuole che si stanno svuotando. Monta la protesta, per settimane, di genitori e docenti della Damiano, fino all’annuncio del 13 ottobre del Comune: le medie di via Ghiselli si trasferiranno al Mordani e le classi delle elementari a loro volta si trasferiranno alla Guido Novello, nello stesso stabile delle medie, con lo spazio sufficiente.

Una decisione che ha lasciato perplessi i genitori della Damiano (dalla elementare Ricci, dello stesso comprensivo, arrivare al Mordani in auto non è davvero così semplice) e che ha fatto montare ora la protesta anche al Mordani: in una lettera inviata alla stampa firmata dal personale docente e Ata e dai lavoratori di tutto il comprensivo Novello (di cui fa parte appunto la scuola di via Mordani) si parla della “cronaca di una morte annunciata” per quella che è la scuola primaria più antica della città «con il suo patrimonio storico, culturale, pedagogico, luogo della Memoria e di tante Memorie a essa legata».

Docenti e lavoratori ricordano la chiusura del parcheggio di piazza Kennedy che ha portato negli anni a una graduale e sempre più negativa flessione delle iscrizioni, accentuata «dalle difficoltà a raggiungere il Mordani – si legge nella lettera, con chiare accuse dirette alle precedenti Amministrazioni -, dalla mancanza di trasporto adeguato in prossimità dell’Istituto, dalla mancanza di pass temporanei Ztl che permettano di accedere e raggiungere più facilmente la scuola, dall’assenza di contestuali politiche istituzionali». A queste problematiche «si aggiungono un mancato piano di adeguato miglioramento della struttura scolastica – continua la lettera del Mordani -, la difficoltà delle famiglie a vivere in centro città per i costi elevati, la precarietà per le giovani generazioni e la conseguente denatalità, nonché politiche culturali e sociali che hanno da una parte facilitato giustamente alcune istanze della comunità, a discapito però di altre, in termini di accoglienza sul piano della socialità del centro storico». Fino ad arrivare a quella che viene descritta come «una forma di pregiudizio culturale che ha visto la nostra scuola poco appetibile da molte famiglie della città, con approccio di giudizi sempre più lontani da azioni di inclusione e integrazione che rispondono invece per noi docenti, alle richieste della complessità delle nostre società. Ciò richiede sicuramente per chi educa, la costruzione di un nuovo umanesimo che non si fermi ai luoghi comuni, ma che costruisca e adatti i propri interventi educativi ai contesti in cui ci si trova ad operare. Tale processo di azioni educative, è stato per lungo tempo il vero fulcro formativo umano e pedagogico in cui ha creduto l’indimenticato direttore didattico Giorgio Gaudenzi, sostenuto dall’allora sindaco Fabrizio Matteucci». Le lettera cita, tra le iniziative messe in campo negli anni, «la pietra d’ inciampo, il progetto Roberto Bachi, con il riconoscimento delle medaglie dei Presidenti della Repubblica, la Bandiera dei maestri primari con la storia di partecipazione alla cittadinanza attiva e consapevole, la partecipazione civica a tutte le iniziative celebrazioni istituzionali, la rigenerazione dell’archivio storico come patrimonio di alfabetizzazione della comunità ravennate, la costruzione della cultura musicale e corale come segno di democrazia artistica». Questo «è il patrimonio della nostra Scuola e di questa precisa struttura architettonica, dei cittadini e cittadine di Ravenna di oggi e del passato, che hanno commossi partecipato alle giornate Fai, abitando nuovamente il Mordani, con rinnovata emozione. Se la scuola è la base della società crediamo fortemente che il piano economico non debba azzerare quello della Memoria».

Dal Mordani dicono quindi di «non volersi rassegnare» alla decisione del Comune e che verrano intraprese «tutte le iniziative necessarie per difendere questo patrimonio. A noi appare grave la modalità con cui ci è stata comunicata la decisione, senza replica, senza aprire invece un vero confronto e dibattito con la comunità educante, sulle problematiche educative pedagogiche sociali che ci vedono attivi. Le soluzioni vanno certamente trovate di fronte alle problematiche, ma non possiamo pensare che noi educatori del plesso Mordani, ics Novello, siamo stati con tale modalità posti in contrapposizione ai colleghi del comprensivo Damiano che si trovano in realtà in posizione similare. La fretta spesso è cattiva consigliera, auspichiamo pertanto maggiore riflessione e confronto».

Intanto, sabato 18 ottobre è stato annunciato dalle 9.30 un open day in cortile. «Chiediamo alla cittadinanza di partecipare e sostenere le iniziative della nostra Scuola. Aspettiamo le famiglie le bambine e i bambini che frequenteranno la classe prima a settembre del 2026, sabato 18 ottobre Verrà presentato il nostro progetto educativo attraverso il valore dello sport con laboratori giochi e attività».

L’associazione di proprietari risponde ai sindacati: «Niente è stato fatto di nascosto, ma restiamo aperti al dialogo»

L’Associazione di Piccoli Proprietari Immobiliari Asppi Ravenna risponde alle accuse delle associazioni di inquilini Sunia, Sicet e Uniat (legate alle associazioni sindacali Cgil, Cisl e Uil) che hanno scelto di non firmare il rinnovo dei patti territoriali a canone concordato, ritenendo le nuove clausole e tariffe troppo penalizzanti per gli inquilini. Secondo i sindacati, i firmatari del patto (ovvero le associazioni di proprietari Ravenna Appe Confedelizia, Asppi, Uppi, Appc e Confabitare e da quelle di inquilini Assocasa e FederCasa Confsal) avrebbero agito in modo poco trasparente, impendendo la trattativa e presentandosi all’ultimo incontro stabilito “a cose fatte“. «Una modalità scorretta, che guarda all’interesse dei soli proprietari – commentano i rappresentanti di Sunia, Sicet e Uniat -. Come associazione a tutela degli affittuari, riteniamo inaccettabili questi aumenti e chiediamo la sospensione immediata degli accordi e la riapertura del tavolo di confronto».

L’associazione esclude qualsiasi scorrettezza o azione compiuta di nascosto: «In merito al comunicato stampa di Sunia, Sicet e Uniat ribadiamo che lo scorso 30 luglio, durante l’ultimo incontro in provincia insieme a Confabitare, Confedilizia, Uppi e Appc, abbiamo presentato in modo trasparente la nostra ultima bozza di accordo, dicendo chiaramente che non eravamo più intenzionati a proseguire una trattativa che non portava a nulla, invitando le parti a firmare la proposta – precisano da Asppi –. Alcune hanno firmato e altre no. Eravamo stati molto chiari con tutte le parti. Quindi siamo sorpresi delle dichiarazioni riguardanti il modo in cui si è arrivati alla firma degli accordi».

La nota evidenzia tuttavia una volontà di riapertura del dialogo, la possibilità di un riaggiornamento dei parametri: «Come proprietari stiamo riguardando alcuni dettagli negli accordi, valutando di depositare una eventuale integrazione. Restiamo a disposizione per riaprire il tavolo delle trattative con tutte parti. Invitiamo quindi chi non ha firmato a farlo, dopo di che potremo riaprire il tavolo della contrattazione».

Nei giorni scorsi, anche la presidente della provincia Valentina Palli e il sindaco Alessandro Barattoni sono intervenuti sulla questione, mostrandosi contrari alle modalità e alle decisioni stipulate nel contratto.

Riviste Reclam

Vedi tutte le riviste ->

Chiudi