Dopo il successo della primavera, Il Festival Internazionale dell’Aquilone torna dal 3 al 26 ottobre 2025 con “One Sky One World – Aquiloni per la Pace”, spin off autunnale che conclude la 45ª edizione del festival. Il cuore dell’iniziativa è la celebrazione dei 40 anni della Giornata Mondiale del Volo degli Aquiloni per la Pace, trasformando Cervia in un laboratorio di libertà, fratellanza e sostenibilità. La manifestazione si inserisce all’interno del nuovo Festival “Voci per la Pace. Percorso nei valori di comunità”, organizzato dal Comune di Cervia con il sostegno della Regione Emilia Romagna e la speciale partecipazione di ARTEVENTO. Un mese di appuntamenti pensati per stimolare riflessione, dialogo e partecipazione sui grandi temi della pace, dei diritti umani e dell’impegno collettivo.
Il weekend inizierà il 3 ottobre con l’apertura della grande mostra “Il Giro del Mondo in 80 Aquiloni” (visitabile fino al 26 ottobre) presso i Magazzini del Sale Torre, uno straordinario viaggio visivo attraverso le culture del mondo attraverso l’aquilone, simbolo universale di libertà. In programma anche laboratori di aquiloni e origami per adulti e bambini, che proseguiranno per tutto il mese. Il giorno seguente (4 ottobre) saràuna giornata all’insegna dell’impegno e della solidarietà: nel pomeriggio si svolgerà la Parata per la Pace, seguita in serata da una cena di solidarietà a favore della popolazione palestinese. Domenica 5 ottobre, gran finale del primo weekend con “One Sky One World – Volo degli Aquiloni per la Pace”, evento internazionale che vedrà la partecipazione di alcuni dei più importanti aquilonisti del mondo. La spiaggia di Cervia si trasformerà in uno spettacolo colorato e carico di significato, con decine di aquiloni lanciati contemporaneamente come gesto simbolico di pace e unità.
Il festival “Voci per la Pace” si estenderà per tutto il mese di ottobre con convegni, incontri, spettacoli, passeggiate, proiezioni e testimonianze organizzati in collaborazione con associazioni umanitarie e testimoni provenienti da zone di conflitto. Dal 12 al 19 ottobre, numerosi appuntamenti si svolgeranno nei suggestivi spazi dei Magazzini del Sale e in vari luoghi della città, grazie al coordinamento della giornalista Alessia Arcolaci. Il programma si arricchisce poi con le celebrazioni per l’81° anniversario della Liberazione di Cervia (22 ottobre 1944), ancora una volta con l’obiettivo di coinvolgere la cittadinanza in una riflessione collettiva sulle conseguenze dei conflitti e sull’importanza della pace.
Il Sindaco Mattia Missiroli e l’Assessora alla Pace Michela Brunelli sottolineano il valore del festival come momento di impegno civico e comunitario: «Abbiamo voluto fortemente organizzare questo Festival per ribadire l’impegno di Cervia su un tema fondamentale come la Pace. Due parole chiave guidano il nostro percorso: voci e comunità. Con questo festival vogliamo stimolare la cittadinanza a riflettere, ad alzare la voce contro l’indifferenza e a diventare portatori attivi di una cultura della pace».
Cervia teatro della multidisciplina (nuoto, ciclismo e corsa) del triathlon per la seconda volta in pochi giorni. Dopo il weekend dell’Iron Man, il 27 e 28 settembre tremila triatleti saranno alla ricerca del tricolore nell’ambito dei Campionati Italiani di Triathlon Sprint. Si accorciano però le distanze di gara: dalle lunghe e resilienti dell’Ironman, alle brevi, e frizzanti dello sprint. I partecipanti si sfideranno nei 750 m di nuoto, 20 km di ciclismo e 5 km di corsa.
Il programma gare, che ha come sede d’inizio e di fine il Fantini Club, prevede per sabato alle 8.40 la partenza della gara Elite femminile e alle 9.55 quella Elite maschile; alle 12.00 si svolgeranno entrambe le premiazioni. La giornata proseguirà poi con gli Age Group, gli amatori, con la partenza della prima batteria femminile alle 12.30. Alle 17.45 fissato l’orario di premiazione Age Group sulla finish line.
Domenica sarà la volta della Staffetta 2+2, l’ultimo e appassionante format diventato olimpico ai Giochi di Tokyo 2020 e ripetuto con successo a quelli di Parigi 2024 dove una disciplina individuale diventa di squadra (2 donne e 2 uomini), con partenza alle 8.30; alle 11.00 le premiazioni. Sempre nella giornata di domenica alle 11.45 la partenza della Coppa Crono, competizione che permette agli Age Group di formare squadre da 3 a 5 atleti e gareggiare insieme per tutto il percorso condividendo emozioni, fatica e divertimento; alle 17.00 la premiazione.
Così il Presidente della Federazione Italiana Triathlon Riccardo Giubilei: «Siamo orgogliosi di ritrovarci in Riviera Romagnola, al Fantini Club, non solo per incoronare i nuovi campioni italiani, ma anche per celebrare lo spirito di Comunità che unisce atleti, tecnici, organizzatori e tifosi. Cervia ha dimostrato più volte di essere la sede ideale: il contesto paesaggistico, la cura organizzativa e l’accoglienza ne fanno un’ambientazione perfetta per gare intense e spettacolo».
«Non so in quanti si sarebbero aspettati una partenza simile del Ravenna. Ho sempre saputo che i ragazzi erano in grado di fare partite di alto livello, ma non abbiamo fatto ancora nulla: preferisco essere in testa alla classifica a maggio». Sono queste le parole dell’allenatore del Ravenna Marco Marchionni, a 24 ore dalla partita contro la Ternana. L’incontro si terrà sabato 27 settembre (alle 15) in un Stadio Bruno Benelli che sta andando verso il sold out per la terza volta stagionale (alle 15 di oggi, venerdì, erano meno di 400 i biglietti ancora disponibili tra curva e parterre).
Ad attendere il Ravenna ci sarà la Ternana di Fabio Liverani (settima a 10 punti). La squadra umbra è reduce da 3 vittorie e un pareggio nelle ultime 4 partite, dopo che, nelle prime tre uscite stagionali erano arrivate altrettante sconfitte. La partenza shock dell’ultima finalista playoff è coincisa con notevoli problemi societari che ne hanno segnato l’estate: debiti da 12 milioni di euro e ritardo nei pagamenti. La situazione finanziaria dovrebbe essere risolta dalla nuova proprietà della famiglia Rizzo (imprenditore della sanità privata), che il 16 settembre ha nominato come presidente della società la 23enne Claudia Rizzo. Aleggia sulla parte sportiva della Ternana la discussa figura dell’ex presidente della Sampdoria Massimo Ferrero, che secondo il comunicato della società umbra «avrà un ruolo centrale per lo sviluppo del club», non ancora definito nell’organigramma.
Per quanto riguarda il campo, Marchionni ha descritto la Ternana come una squadra con «giocatori forti e di categoria superiore che possono metterci in difficoltà in qualsiasi momento». Si è voluto però concentrare sulla propria rosa, che vedrà il ritorno tra i convocati di Mandorlini e Corsinelli. Assente invece per almeno 6 settimane il giovane centrocampista Di Marco, ai box per un serio infortunio alla caviglia contro il Perugia. «Abbiamo grande voglia di dimostrare e sarà un banco di prova importante – dichiara Marchionni -. Stiamo vivendo un momento molto bello che ci consente di giocare con spensieratezza. Dobbiamo portare gli episodi dalla nostra parte, e solo creando più episodi possibili si vincono le partite. Anche a Carpi la squadra ha reagito bene al pareggio, dopo aver fatto un un primo tempo da squadra vera».
Difesa a 4 o difesa a 3? Marchionni non lascia trapelare nulla sulla probabile formazione, né tanto meno sul modulo che utilizzerà: «Sarà la terza partita in una settimana, ma ho sempre detto che è un gruppo composto da 25 titolari che si allenano al massimo, con competizione, alchimia e non gelosia. Ciò ci permette di pensare a cambiamenti che possono mettere in difficoltà l’avversario. I sistemi di gioco sono numeri, a me piace lasciare libertà ai ragazzi».
Il dubbio principale riguarda chi schierare nel reparto offensivo: uno Spini in forma con 3 gol e 4 assist nelle prime 6 uscite non può essere sostituito. Il numero 19 potrà anche agire come trequartista dietro a due tra il ritrovato Luciani, il sempre volenteroso Zagre e un Motti leggermente in calo nelle ultime uscite. «Abbiamo attaccanti che possono coesistere ma non deve prescindere la voglia di correre e determinare. Se si inserisce un giocatore offensivo in più vuol dire che non gioca un giocatore difensivo. L’equilibrio è importante e va valutato partita dopo partita anche in base alla squadra che si va ad affrontare».
Svelato il nome del protagonista dell’edizione 2025 del “Premio Fantini Club: i protagonisti d’impresa nel mondo”, che da quattordici edizioni viene assegnato a una personalità di eccellenza del mondo imprenditoriale italiano.
A ricevere lo speciale riconoscimento nella serata di venerdì 10 ottobre al ristorante Calamare del Fantini Club di Cervia, sarà il ristoratore e imprenditore Massimo Bottura.
«Con Osteria Francescana, tre stelle Michelin e due volte “World’s Best Restaurant”, Bottura ha ridefinito il ruolo del ristorante come laboratorio culturale e organizzazione ad alte prestazioni – si legge in una nota inviata alla stampa dal Fantini -. Con la Francescana Family – da Franceschetta58 a Cavallino, da Casa Maria Luigia con l’Acetaia e il ristorante Al Gatto Verde fino ai progetti internazionali Gucci Osteria e Torno Subito – ha portato l’ingegno italiano nei mercati più competitivi, con una governance capace di valorizzare talenti e territori. Parallelamente, con Food for Soul e la rete dei Refettori in più Paesi, e nel suo ruolo di Goodwill Ambassador UNEP e SDG Advocate, ha innestato nella ristorazione metriche di sostenibilità, inclusione e lotta allo spreco alimentare, restituendo valore concreto alle comunità. Riconosciuto a livello internazionale anche con l’Icon Award 2025 di The World’s 50 Best, Bottura incarna una leadership che parla lo stesso linguaggio dello sport: visione, disciplina di squadra, allenamento quotidiano all’eccellenza».
L’ingresso all’evento è esclusivamente su invito, ma sarà possibile seguire la diretta streaming dalle ore 22 sul sito, la pagina Facebook e il canale Youtube del Fantini.
Com’è nata ErosAntEros?
Agata Tomšič: «Davide e io ci siamo conosciuti a un laboratorio dei Motus organizzato a Ravenna dai Fanny & Alexander, nel gennaio del 2010. Lì è nato il desiderio di iniziare a collaborare, partendo da un progetto che Davide stava portando avanti da sei mesi con altre collaborazioni sul territorio, ossia asprakounelia (Treno Fantasma), che poi debuttò nel maggio del 2010. All’epoca ero ancora una studentessa del Dams di Bologna e le grandi compagnie del territorio – oltre Fanny e Motus anche Valdoca, Albe, Teatrino Clandestino, Socìetas – avevano fatto nascere in me il desiderio di fare teatro nella vita. Davide invece lavorava in ambito teatrale già da alcuni anni. Conoscendoci ci siamo resi conto non solo di avere un’enorme passione per il teatro ma anche un gusto estetico comune, che arrivava dall’aver seguito gli stessi gruppi e gli stessi spettacoli per anni. Questo fuoco, questa passione enorme ci hanno portati a essere ancora qui dopo 15 anni».
Dopo asprakounelia e i seguenti due spettacoli, TraScendere e Nympha, mane!, ho ravvisato una sorta di cambio di direzione nel vostro approccio drammaturgico, che da performativo e molto visivo si è avvicinato molto al teatro di parola, al politico.
Davide Sacco: «È vero. Già Nympha, mane!, del 2012, era una riflessione sul potere delle immagini, però dopo quello c’è in effetti stato un cambiamento importante con il percorso di Come le lucciole, che era comunque partito anch’esso nel 2012 per poi arrivare a una forma presentata al pubblico nel 2015». AT: «In realtà anche Brecht aleggiava in qualche modo in Come le lucciole, per quanto Brecht non fosse direttamente nello spettacolo ma finì per portarci alla creazione di Sulla difficoltà di dire la verità, del 2014». DS: «Questi spettacoli, anche se hanno debuttato in anni diversi, erano poeticamente molto intrecciati. Come le lucciole ha assunto varie forme intessendo diverse collaborazioni in scena; Sulla difficoltà invece si è strutturato subito come una lettura musicale con una sola attrice; minimale, ma poco tradizionale, con un lavoro approfondito sull’elettronica, un modo di portare la voce molto simile a un concerto, in qualche modo espressionista». AT: «Lo spettacolo nasceva anche da un mio desiderio personale di lavorare più attorialmente, perché come dicevi i dispositivi scenici che portavamo prima non erano costruiti attorno all’attore ma al dispositivo visivo esterno». DS: «Già in Come le lucciole la situazione cambia completamente: nei nostri primi tre spettacoli non c’è una parola detta dal vivo, da lì abbiamo invece iniziato a trasformare il gesto artistico in atto politico, rivolgendolo tutto verso l’altro». AT: «Dopo due anni che lavoravamo insieme ci siamo chiesti quale fosse, come teatranti, il nostro ruolo nella società, una domanda enorme, che però poi ha generato, dopo i primi tre spettacoli, una poetica esteticamente non completamente diversa ma sicuramente più impegnata, e anche più esposta».
In questi 15 anni quali sono stati i momenti più critici e quelli più soddisfacenti? DS: «I momenti di difficoltà sono costanti, in Italia c’è un sistema sfasciato e che sta nella miseria». AT: «È veramente precario il ruolo che noi lavoratori dello spettacolo dal vivo abbiamo in Italia, un settore intero che è veramente da sempre in difficoltà, almeno da quando ci lavoro io. Però ci sono state tantissime cose positive e soddisfazioni, anche se più i progetti sono grandi e ambiziosi e più problematiche si generano. Facciamo fatica, ma credo che la questione riguardi un po’ tutti. Però l’anno scorso con Santa Giovanna dei Macelli abbiamo realizzato una produzione internazionale in quattro lingue, con sul palco i Laibach, la band che ascoltavo da adolescente. Questo direi che è il nostro risultato maggiore, la cosa più follemente ambiziosa che siamo riusciti a mettere insieme».
Santa Giovanna dei Macelli (foto Daniela Neri)
Sicuramente anche il vostro Polis Teatro Festival avrà dato grandi soddisfazioni.
AT: «Certamente, una rassegna nata con tre appuntamenti e che in pochi anni ci ha permesso di costruire una piccola struttura in cui gli eventi sono aumentati, gli spettatori sono cresciuti del 350 percento, il bilancio è aumentato di quasi dieci volte, quindi quando guardi a quello che siamo riusciti a fare in otto anni di questo festival sul territorio ti rendi conto di aver fatto in realtà cose incredibili». DS: «Polis in pochi anni è diventato un festival di teatro contemporaneo internazionale, ogni anno dedicato a una determinata area geografica mediante un focus (nel 2026 sarà dedicato a Scandinavia e repubbliche baltiche). E per dare spazio anche alla creatività italiana abbiamo aderito a varie reti nazionali. Tutto è nato nel 2018, quando è uscito un bando per eventi culturali a Ravenna, e non avendo uno spazio in città ci siam detti che potevamo provare a creare un piccolo festival per la città, che poi un po’ per volta è cresciuto, in parallelo all’aggancio con i bandi di vari enti, fino arrivare al Ministero. C’è stata una crescita rapida perché abbiamo portato all’interno di Polis tutte le nostre relazioni internazionali con strutture e artisti. Così sono arrivati grandi nomi della scena contemporanea europea».
Mi rendo conto di non avervi mai chiesto da dove arriva il nome ErosAntEros.
AT: «Gioco di parole con le maiuscole. Eros e Anteros sono i due figli di Afrodite. Secondo la mitologia, quando Eros era piccolo e non cresceva mai, Afrodite diede vita ad Anteros, ovvero l’amore corrisposto, attraverso il quale Eros potè crescere. Invece, la seconda maiuscola fa sì che si giochi col prefisso ant, contro, quindi Eros versus Eros, perché crediamo che nel processo di creazione artistica della nostra compagnia sia la corrispondenza degli intenti – estetici, poetici e dei desideri – che lo scontro di idee e la dialettica siano fondamentali».
C’è un filo rosso che lega i vostri spettacoli, un messaggio che si ripropone?
AT: «Usare il teatro come un luogo e un tempo in cui una comunità possa ancora riflettere su se stessa e possibilmente immaginare di potersi modificare, usare il teatro come quel luogo in cui forse non si arriva a fare la rivoluzione ma ci si può esercitare a farla, o almeno esercitare la forza d’immaginazione. Per me questo luogo ancora oggi ha una potenza pazzesca, e quindi spero con i nostri lavori di riuscire a farlo».
Dopo aver sempre firmato i vostri spettacoli assieme, per questi 15 anni arrivano invece due nuove produzioni separate. Me le raccontate un po’? AT: «Il mio lavoro è Materiale su Medea, di Heiner Müller, che è un po’ il testimone di Brecht, per cui, dopo due lavori brechtiani di dimensioni completamente diverse, ora c’è questo. Qui torno in scena completamente da sola ma in una configurazione speciale focalizzata sul suono, dove però al centro c’è ancora la parola poetico-politica all’estremo di Müller, che come drammaturgo ha frantumato la narrazione ai massimi livelli, rimanendo poi fermamente un autore politico. Mi sono messa alla prova su questa direzione ma rimanendo su un percorso già tracciato». DS: «Lo spettacolo che porto in scena io, coprodotto da Teatri di Vita, è invece Quelli che si allontanano da Omelas, un racconto breve, che ho adattato per il teatro, di Ursula K. Le Guin, scrittrice di fantascienza ma in realtà femminista e anarchica, che ha scritto principalmente di distopie e utopie, in romanzi come I reietti dell’altro pianeta e La mano sinistra delle tenebre. Volevo parlare della Palestina, e ho iniziato l’anno scorso leggendo autrici palestinesi, poi mi sono imbattuto in questo racconto e ho pensato che fosse perfetto per parlare di oggi, della situazione attuale. Poi ho chiesto a Eva Robin’s di essere in scena, e ho pensato, insieme ai musicisti Gianluca Lo Presti e Giuseppe Lo Bue, di mettere sul palco una band dal vivo, che si chiama La Mano Sinistra».
Domenica 5 ottobre, alle ore 16, la rassegna Storie in Musica a Classis nata dalla collaborazione fra La Corelli e Fondazione RavennAntica si apre con il celebre diario di Giannino Stoppani, soprannominato “Gian Burrasca” per la sua indole irrequieta e imprevedibile, che prende nuova vita in una versione di teatro musicale. Ispirato allo sceneggiato televisivo diretto da Lina Wertmüller, che negli anni ’60 consacrò il talento della giovanissima Rita Pavone, lo spettacolo (adatto a tutte le età, produzione originale La Corelli 2024 in collaborazione con Spazio A) ne raccoglie l’eredità artistica e la rilancia in chiave scenica contemporanea. Il cast vede protagonisti Camilla Berardi e Marco Saccomandi, acccompagnati dall’Orchestra La Corelli diretta da Jacopo Rivani. Gli arrangiamenti, dalle musiche originali di Nino Rota, sono a cura di Damiano Drei, mentre l’adattamento drammaturgico è firmato da Silvia Rossetti. La regia è a cura di Camilla Berardi, con le scene realizzate da Rendy Anoh e Marco Montanari e i costumi firmati da Giulia Merlini.
Prima dello spettacolo è possibile unirsi alla visita guidata gratuita Racconti in mosaico tra domus e palazzi, in programma al Museo Classis alle 15.30 (partenza dalla biglietteria). Non è necessaria iscrizione.
Di seguito il calendario dei successivi appuntamenti:
Domenica 12 ottobre prende vita Il meraviglioso viaggio di Nils Holgersson della scrittrice svedese Premio Nobel Selma Lagerlöf, nell’adattamento di Teresa Maria Federici (autrice dell’adattamento testuale) e con le animazioni in tempo reale dell’illustratrice Piki.
Domenica 19 ottobreGrandi note per piccoli piedi attraverso le Jazz Suites di Šostakovič, eseguite dall’Orchestra La Corelli diretta da Alicia Galli, un’esperienza immersiva ideata e condotta da Teresa Maria Federici e destinata ai più piccoli.
Domenica 26 ottobre il percorso si conclude con Il diario di Adamo ed Eva, ispirato da un racconto di Mark Twain.
Per queste tre produzioni sono stati coinvolti i giovani compositori Danilo Comitini e Damiano Drei.
«Sono gravissime le notizie secondo cui il gas russo continua ad arrivare a Ravenna, via nave, attraverso un sistema di triangolazione internazionale». Lo dice Legacoop Romagna, in un comunicato inviato alla stampa in cui sottolinea il paradosso del rigassificatore al largo di Punta Marina, il cui obiettivo «è garantire l’autosufficienza energetica dell’Italia, affrancandosi dall’acquisto di gas naturale trasportato via gasdotto dalla Russia e sostituendolo con quello importato via nave dagli Stati Uniti e da altre fonti globali, passaggio essenziale per favorire la cessazione delle operazioni belliche in Ucraina», scrivono da Legacoop, prima di lanciare un appello direttamente al sindaco Barattoni.
«Dopo aver gestito con fermezza e “a schiena dritta” le complesse questioni relative al transito di armi dirette verso Israele – si legge nel comunicato di Legacoop -, il sindaco di Ravenna si trova di fronte a un nuovo, rilevante ostacolo: siamo certi che, anche in questo momento critico, i profondi valori e la ricca cultura civica che contraddistinguono da sempre la comunità ravennate saranno determinanti nelle sue scelte. Ma di fronte a questo paradosso, che coinvolgere direttamente il porto di Ravenna e tutto il territorio romagnolo, ci aspettiamo prima di tutto una presa di posizione chiara da parte del Governo. Non più tardi di tre giorni fa – continua la nota -, a margine dell’assemblea generale dell’Onu, il ministro Tajani aveva affermato che l’Italia non acquista gas e petrolio dalla Russia, avendo fatto una scelta molto chiara in direzione della pace. Il segretario all’Energia americano Chris Wright, due giorni fa , aveva ribadito al ministro Tajani la necessità di interrompere ogni acquisto di gas dalla Russia, facendo eco al presidente Trump, che nei giorni precedenti, aveva accusato i paesi europei di non avere mai interrotto le relazioni energetiche con Mosca. Tanto che anche la presidente della Commissione Europea, Ursula Von Der Leyen, ha affermato la necessità di voltare definitivamente pagina sui combustibili fossili russi. Lo Stato italiano acquista ancora il gas russo? E quanto? Crediamo che, anche guardando allo scenario internazionale, il governo dovrebbe mantenere una coerenza netta tra le parole e i fatti. La vicenda di Ravenna mette l’Italia in una pericolosa situazione di contraddizione».
Sono in via di ultimazione i lavori di Anas sulla statale 16 Adriatica in corrispondenza del sottopasso di Madonna dell’Albero. Per consentire lo smontaggio dei ponteggi e tutte le operazioni necessarie a ripristinare il doppio senso di circolazione e il passaggio dei mezzi del trasporto pubblico, sarà necessaria un’ultima chiusura di due giorni del sottopasso.
Tale chiusura è stata programmata dalle 10 di sabato 4 ottobre alle 6 di lunedì 6 ottobre, per agevolare il transito verso le scuole e i luoghi di lavoro nel momento di maggiore affluenza.
Il tratto di strada interessato dalla chiusura sarà quello tra il civico 51 di via Cella (dopo l’incrocio con via Fratelli Chiari) e l’incrocio tra via Cella e via 56 Martiri. Nel tratto tra il civico 51 e lo stradello di accesso ai civici 31/39 di via Cella il divieto di transito varrà per tutti i veicoli eccetto autorizzati (residenti, domiciliati e diretti alle proprietà private; veicoli di emergenza e pronto intervento, automezzi Hera per operazioni di pulizia e raccolta rifiuti, automezzi Enel, Hera, Telecom e altri gestori di servizi di interesse pubblico per operazioni di emergenza). Nel tratto tra lo stradello di accesso ai civici 31/39 di via Cella e l’incrocio tra via Cella e via 56 Martiri il divieto di transito varrà per tutti i veicoli.
Rimane transitabile a pedoni e biciclette il sottopasso pedonale di via Cella.
Uno strumento utile per snellire e semplificare il processo di richiesta di rimborsi per chi è stato danneggiato dalle ondate di maltempo del 2023 e 2024. Da ieri (25 settembre) è online Indica, la piattaforma digitale che consente a cittadini e imprese di manifestare la volontà di accedere ai contributi per la ricostruzione privata.
L’iniziativa, disciplinata dall’ordinanza 52/2025 del commissario straordinario per la ricostruzione, Fabrizio Curcio, si rivolge a coloro che alla data dell’entrata in vigore dell’atto stesso, il 2 settembre scorso, non avevano presentato domanda di contributo e intendono però accedere ai rimborsi. Indica è stata realizzata dalla struttura commissariale in collaborazione con il Settore Digitalizzazione, promozione, comunicazione, liquidazioni (Direzione generale Conoscenza, ricerca, lavoro, imprese della Regione Emilia-Romagna).
L’iscrizione, in ogni caso, non è vincolante alla richiesta effettiva dei contributi, che rimane disponibile su Sfinge. Compilare la dichiarazione, infatti, non è obbligatorio e non vincola a presentare successivamente la domanda per il contributo. Se, invece, si decide di compilare e, successivamente, di proseguire nell’iter, con la richiesta di contributo, si avrà diritto a un titolo di priorità nella fase dell’istruttoria relativa alla concessione del rimborso.
«Si tratta di uno strumento utile sia ai cittadini e imprese, sia alle istituzioni – commenta la sottosegretaria alla presidenza con delega alla Protezione civile della Regione, Manuela Rontini -: da un lato, infatti, permette ai privati di manifestare la propria volontà di accedere ai contributi e avere poi la priorità nell’analisi della richiesta, dall’altro è importante per avere un quadro generale di quanti ancora stanno aspettando di fare domanda in attesa della semplificazione delle procedure».
Come si accede
A partire da Sfinge Alluvione 2023, https://alluvione2023.regione.emilia-romagna.it/, il portale della Regione Emilia-Romagna tramite cui le imprese e le persone fisiche interessate dalle alluvioni dal 1° maggio 2023 possono compilare e inoltrare le domande di rimborso, è possibile accedere a Indica autenticandosi con SPID, CIE, CNS. Il sito del commissario di governo per la ricostruzione, https://commissari.gov.it/alluvionecentronord2023/indica/, rimanda infatti a Sfinge.
Tempi e procedure
La manifestazione di volontà dev’essere completata entro il 31 ottobre 2025 attraverso la piattaforma Indica. Per la compilazione sono necessari i dati anagrafici completi del dichiarante (PEC obbligatoria), informazioni catastali dell’immobile (foglio, particella, sub), destinazione d’uso dell’edificio danneggiato, numero di unità immobiliari coinvolte, superficie dell’edificio in metri quadrati, stima approssimativa del danno (facoltativa).
A chi è rivolta
Possono usare Indicatutti i soggetti che, al 2 settembre scorso, non avevano ancora presentato domanda di contributo e rientrano nei territori inclusi nella ricostruzione post-alluvione 2023-2024; per l’Emilia-Romagna, sono previste tutte le province.
C’è una correlazione tra il mancato rinnovo dell’accordo-quadro tra Eni e il Comune di Ravenna e il pagamento dell’Imu sulle piattaforme offshore. Quello che era un dubbio avanzato nel nostro editoriale della settimana scorsa, è confermato dall’assessore al Patrimonio Massimo Cameliani: «Dopo il contenzioso sull’Imu, le relazioni con Eni si sono interrotte e l’accordo non è stato rinnovato».
L’accordo di collaborazione tra Eni e Palazzo Merlato è stato siglato per la prima volta nel 1993, durante il (breve) mandato del sindaco Miserocchi, e aveva una durata triennale per una somma di 3 milioni di euro all’anno. L’ultima volta – la nona – è stato rinnovato nel 2021 con De Pascale, ma solo per un anno e riducendo la cifra a 2 milioni. Grazie a questa intesa, il Comune otteneva dalla multinazionale dei fondi per sostenere alcune azioni di compensazione all’impatto ambientale delle attività estrattive che Eni effettua al largo di Ravenna. Le risorse venivano stanziate soprattutto per i ripascimenti e la difesa del litorale, la cui erosione è accentuata dal prelievo di metano dal sottosuolo, che aumenta la subsidenza. Ma tra i contributi di interesse pubblico figuravano anche borse di studio erogate attraverso la Fondazione Enrico Mattei, sostegni alle startup locali tramite l’incubatore Colabora, sponsorizzazioni di eventi come la Festa della cozza e attività di monitoraggio ambientale.
A un certo punto, le tempistiche degli accordi-quadro si intrecciano con quelle del pagamento dell’Imu sulle piattaforme in mare. Nel 2016 la Cassazione ha equiparato queste strutture agli immobili sulla terraferma, quindi accatastabili. Da allora tutti i Comuni con piattaforme situate entro le 12 miglia dalla costa, in acque di competenza amministrativa, hanno iniziato a chiedere di pagare l’imposta. Solo in Romagna, Eni ha un conto di oltre 100 milioni di euro. L’azienda, ritenendo che l’Imu non fosse dovuta, ha fatto ricorso contro tutte le amministrazioni, ma finora i giudici le hanno sempre dato torto. L’ultima sentenza risale a due settimane fa, quando gli ermellini hanno imposto al cane a sei zampe di pagare 7 milioni di Imu arretrata ai Comuni di Cesenatico e Crotone.
Anche a Ravenna Eni aveva inizialmente avviato un contenzioso, ma poi la vicenda si è conclusa con un accordo tra le parti, senza arrivare al giudizio. Si tratta dell’unico Comune ad avere risolto la questione senza passare dalle aule di tribunale. Nel 2018 Eni e Palazzo Merlato hanno siglato un accordo per 9,5 milioni all’anno sull’Imu dovuta dal 2012 al 2015, mentre lo scorso novembre hanno patteggiato per altri 43 milioni sul 2016-2019. «In questo modo abbiamo accelerato i tempi e incassato l’imposta con tanto di interessi», afferma Cameliani, che ha seguito la questione da assessore durante il suo precedente mandato. «Resta in sospeso solo un contenzioso sulle sanzioni».
È a questo punto che le due vicende si intrecciano. «Con il contenzioso per il pagamento dell’Imu, i rapporti con Eni si sono raffreddati e questo ha inciso sulla mancata interlocuzione per il rinnovo dello storico accordo-quadro», prosegue Cameliani. «Inoltre i tempi si sono allungati per la fine anticipata del secondo mandato di De Pascale. Ciò non esclude che si possa intavolare una nuova discussione. La nostra intenzione c’è, ma prima di ragionarci preferiamo attendere la conclusione del contenzioso sulle sanzioni». L’assessore sottolinea però che «occorre la volontà da entrambe le parti» e che «definire i contenuti per un accordo-quadro richiede almeno un anno e mezzo di lavoro». Per quanto riguarda la durata annuale dell’ultimo accordo, al contrario dei precedenti otto che erano triennali, Cameliani precisa che «in quella fase non si riusciva a pianificare un accordo triennale con Eni, quindi si è concordato sull’annuale».
I due temi sono distinti tra loro. Da una parte c’è una tassa dovuta per legge: Eni riteneva di non doverla pagare, ma l’orientamento della giurisprudenza è finora consolidato nel darle torto. Dall’altra c’è un accordo volontario con cui la multinazionale, su sollecito del Comune di Ravenna, accettava di erogare un contributo economico per una serie di azioni di interesse pubblico sul territorio. Resta il fatto che questo accordo non è stato rinnovato proprio dopo che Eni ha accettato di pagare la seconda tranche dell’Imu sulle piattaforme situate nelle acque ravennati.
L’assessore Cameliani parla di «relazioni interrotte», eppure Palazzo Merlato è stato l’unico a riuscire a incassare l’Imu grazie a un patteggiamento anziché a una sentenza. Resta dunque da capire se sia stata Eni a rifiutarsi di rinnovare l’accordo-quadro oppure se sia stato il Comune a rinunciarvi. Dalla multinazionale ci scrivono solamente che «i rapporti tra Eni e il Comune di Ravenna sono storicamente improntati alla massima collaborazione. Non abbiamo commenti sugli accordi di collaborazione, sui quali non ci sono mai state preclusioni». E questo fa sorgere qualche interrogativo sull’operato del Comune, nel caso abbia rinunciato a rinnovare l’accordo nell’ambito della trattativa sull’Imu, oppure sull’atteggiamento della stessa Eni: l’azienda ha chiuso l’ultimo bilancio con 5 miliardi di utile, ma ha cercato di evitare di pagare 100 milioni di imposta dovuta. E nel caso di Ravenna, almeno secondo quanto riferito da Cameliani, avrebbe in seguito interrotto le relazioni per rinnovare il contributo economico volontario che storicamente riconosceva al territorio.
La Snam, azienda a partecipazione pubblica proprietaria della nave rigassificatrice al largo di Ravenna, interviene sulla vicenda denunciata dall’inchiesta di Presa Diretta, confermando l’approdo di un carico di Gnl dalla Russia. Nel dettaglio, su 9 carichi approdati a Ravenna, 6 sarebbero provenienti dagli Usa, 2 da Mauritania e Senegal e 1 probabilmente appunto dalla Russia.
L’azienda sottolinea come non sia Snam a comprare e vendere gas, «ruolo svolto dagli shipper», ma sia invece unicamente tenuta a fornire servizi (di trasporto, rigassificazione e stoccaggio) alle condizioni stabilite dall’autorità preposta «a chiunque li richieda, e non è pertanto in alcun modo coinvolta nella scelta dei relativi fornitori». E inoltre, Snam «ricorda infine che, a differenza di quanto interessa altri prodotti e settori già dal 2022, nell’Unione Europea non sono in essere divieti all’importazione di Gnl dalla Russia, a condizione che il terminale di destinazione sia collegato alla rete di trasporto». Come nel caso di Ravenna.
«Per completezza di informazione», Snam conclude rivelando che il cargo incriminato sarebbe l’unico con Gnl russo arrivato in Italia dei circa 160 giunti nei 5 terminali del Paese nel corso del 2025.
Si chiamava Giulia Valgimigli e abitava a Forlì, dove lavorava come cameriera in un locale, la 25enne morta nella serata di mercoledì 24 settembre a Pinarella, travolta da un treno.
Il Serial Burgher di Forlì l’ha ricordata con uno striscione e un minuto di silenzio. Tanti sui social i messaggi di cordoglio, a partire dai clienti del locale, che la ricordano per la sua gentilezza e il suo sorriso.
Secondo quanto finora ricostruito, la ragazza si trovava vicino ai binari insieme al fidanzato, impegnata in un tentativo azzardato di prendere una sorta di scorciatoia a piedi, per evitare di raggiungere il passaggio a livello distante qualche centinaia di metri, in via Malva Sud. Il treno l’ha colpita, facendola sbalzare contro la recinzione.