domenica
21 Giugno 2026

Tre arresti e oltre 7 chili di marijuana sequestrati: smantellata la filiera di spaccio agli Speyer

Continuano i controlli straordinari della Polizia contro degrado e traffico di droga nella zona della stazione e dei Giardini Speyer.

Nel pomeriggio di ieri, venerdì 19 settembre gli agenti della Squadra Volanti di Ravenna hanno arrestato tre persone e sequestrato oltre 7,5 chili di marijuana, oltre a denaro contante e materiale per il confezionamento delle dosi.

Il primo ad essere intercettato è stato un 25enne gambiano, regolare sul territorio, fermato in bicicletta lungo via Carducci. Alla perquisizione è stato trovato in possesso di circa 60 grammi di hashish già suddivisi per lo smercio.

Poco dopo, un secondo intervento concentrato in zone ricollegabili allo spaccio ai giardini,  ha portato gli agenti a identificare un cittadino tunisino. L’uomo, già noto per precedenti legati alla droga, è stato sorpreso nei pressi di uno stabile del centro. Alla vista delle volanti, avrebbe tentato la fuga, ma è stato raggiunto e denunciato a piede libero. Ricondotto allo stabile da cui si era allontanato, è scattato il controllo dell’immobile.

La perquisizione ha permesso di scoprire il cuore della filiera di approvvigionamento: all’interno si trovavano un sessantenne italiano, proprietario della casa, e un trentenne tunisino ospitato nell’appartamento. Entrambi, con precedenti specifici, custodivano 7,5 chili di marijuana, circa 2.500 euro in contanti e tutto il necessario per il confezionamento delle dosi.

I due sono stati arrestati e condotti in carcere su disposizione dell’Autorità giudiziaria, mentre il 25enne è stato posto a disposizione della Procura. L’operazione ha così permesso di colpire un importante canale di rifornimento della droga destinata al mercato locale degli Speyer.

Turista uccisa in spiaggia da una ruspa: indagato anche il figlio dell’autista

La procura di Ravenna ha chiuso l’indagine, con richiesta di giudizio immediato, su Lerry Gnoli, 54 anni, autista della ruspa che il 4 maggio ha investito e ucciso in spiaggia a Pinarella di Cervia la turista vicentina Elisa Spadavecchia, travolgendola in retromarcia.

Gnoli è in carcere dal 28 giugno, per omicidio colposo aggravato.

Insieme a Gnoli, scrive Il Resto del Carlino, è indagato anche il figlio, per omicidio colposo in cooperazione: era titolare formale della ditta che si occupava della movimentazione sabbia, mentre il padre operava di fatto come dipendente.

Le indagini hanno accertato la presenza di cocaina nel sangue di Gnoli ma anche sulla ruspa.

Già nel 2022 il 54enne aveva investito e ucciso un anziano sulle strisce pedonali. (fonte Ansa.it)

Due cene per sostenere il progetto “Tom”, oggi al fianco della Sumud Flotilla

Arci Ravenna organizza due cene a sostegno di Tom – Tutti gli Occhi sul Mediterraneo: il progetto collettivo con barche a vela dell’Arci impegnate nel monitoraggio della frontiera mediterranea: nello scorso luglio, le barche del progetto hanno portato in salvo 170 persone in operazioni di soccorso nel Mediterraneo centrale, ma in questa fase, TOM è di supporto logistico all’organizzazione della missione Global Sumud Flotilla.

Una delle due barche del progetto, Karma, porterà con sé attivisti e attiviste, parlamentari ed equipaggi di diverse organizzazioni, tra cui anche due attivisti del board di Tom, per un viaggio che unisce esperienze diverse attorno a un obiettivo comune: rompere il silenzio sull’assedio di Gaza. Salire a bordo della Flotilla significa ribadire che il Mediterraneo non è un confine che separa, ma un ponte che unisce i popoli nella lotta contro guerre, assedi e ingiustizie.

In entrambe le cene, saranno presenti responsabili del progetto, capi missione e componenti dell’equipaggio. Il primo appuntamento è martedì 23 settembre al Teatro Socjale di Piangipane (info e iscrizioni al 327 6719681 oppure 0544 219721), mentre la seconda cena è in programma venerdì 3 ottobre al circolo La Quercia di Faenza (prenotazioni allo 0544 219721).

Il progetto Tom è reso possibile dall’impegno del circolo Arci navigante Sailingfor Blue Lab e Arci Nazionale e Sheep Italia.

«No alla criminalizzazione dei migranti attraverso una scelta comunicativa “sciatta”»

Riceviamo e pubblichiamo dall’attivista ravennate per i diritti umani Marina Mannucci questo intervento sul linguaggio dei media e i diritti dei migranti.

È un fatto d’immagine. I mezzi d’informazione svolgono un ruolo fondamentale nella percezione che le persone hanno della presenza di immigrate/i, rifugiate/i nei territori in cui vivono. Nei giorni scorsi, un quotidiano online ravennate ha pubblicato l’ennesima fotografia che ritrae vigili urbani, in un parco pubblico, che si fanno fotografare di schiena accanto a persone di colore individuabili. Riporto questa informazione grazie a un’amica che mi ha segnalato questo ennesimo “fenomeno di sciatteria” mediatica. Parole e immagini hanno un ruolo importante nel processo che costruisce le nostre rappresentazioni. Quando si parla di immigrazione, la narrazione adottata dalle fonti di informazione, che passa in maniera potente e subliminale anche attraverso le immagini, tende a dividersi in diverse tipologie. Una di queste è la criminalizzazione, che, a prescindere dalle persone, viene accompagnata da parole come “emergenza” e “sicurezza”, in particolare quando si parla di aree urbane con maggior presenza di persone straniere. Un modo di fare giornalismo che ha un impatto su lettrici e lettori che a loro volta saranno portati ad adottare comportamenti discriminatori nei confronti di chiunque abbia un retroterra migratorio. Un effetto diretto di questo genere di rappresentazioni distorte è anche la creazione di gerarchie delle vite degli esseri umani con la tendenza a operare distinzioni tra chi ha diritto alla mobilità e chi no, annullando qualsiasi principio di vulnerabilità e il riconoscimento della migrazione come una situazione globale e strutturale. La Carta di Roma è un protocollo deontologico che offre a giornaliste/i linee guida per una narrazione corretta dei temi legati all’immigrazione, al diritto d’asilo e alle minoranze; importante strumento di lavoro per promuovere un’informazione precisa, che eviti stereotipi e linguaggio inappropriato, e per favorire una rappresentazione equilibrata e autentica delle persone migranti e rifugiate.

Al Museo Diocesano una collettiva che esplora la comunicazione umana

Una mostra colletiva per riflettere sull’uomo nella sua dimensione antropologica, spirituale e relazionale: Babele. Silenzi, attese, incontri inaugura questa sera, 20 settembre, alle 18, al Museo Diocesano di Faenza. Il percorso, curato da Giovanni Gardini, unisce le opere di artisti di livello nazionale e internazionale come Agostino Arrivabene, Fabrizio Dusi, Giovanni Gaggia, Marco Pellizzola, Claudio Rosi, Graziano Spinosi e si inserisce in una riflessione sulla contemporaneità portata avanti dal museo faentino dal 2018.

«Attraverso l’universale linguaggio dell’arte si intende approfondire il delicato e complesso tema della comunicazione, analizzandone sia gli aspetti che favoriscono la creazione di legami, sia le sue intrinseche fragilità, spesso manifestate attraverso fraintendimenti e silenzi» spiegano dall’organizzazione.

Si parte dall’opera monumentale di Fabrizio Dusi, realizzata tenendo conto delle stesse proporzioni della grande scenografia di Romolo Liverani, che introduce al tema in modo potente. Dusi, infatti, ha dedicato gran parte della sua carriera artistica all’esplorazione della fragilità della comunicazione, traducendo questo concetto in un linguaggio visivo immediato e ricco di significati. Anche le opere di Claudio Rosi offrono una riflessione sul dialogo con una particolare attenzione al tema del volto. Emerge in tutta la sua intensità un’ampia serie di ritratti/autoritratti, rigorosamente in bianco e nero, che raccolgono il pensiero e l’indagine di Rosi sul tema del volto. In quest’opera emergono tre gesti dell’artista: la presenza degli occhiali, che si pongono come un filtro per gli occhi, l’assenza delle orecchie e la bocca sempre chiusa sono segni che invitano a prendere le distanze dalla realtà contingente, verso una dimensione più spirituale. Marco Pellizzola offre uno sguardo attento e prezioso sul cielo, un cielo immaginifico e vicino, dove le stelle tracciano rotte e relazioni. Il cielo, così in altro, pare a portata di mano, si fa vicino all’umanità mostrando una prossimità fuori dal comune. Giovanni Gaggia, attraverso i suoi arazzi, introduce alla parola che interpella: parole tanto importanti quanto evocative ricamate con il filo d’oro, perché preziose sono quelle parole che invitano l’umanità a rientrare in sé stessa. Graziano Spinosi, presenta dei Nidi accoglienti, intimi e rassicuranti, dei grembi che evocano la preziosità delle relazioni più profonde. Ad Agostino Arrivabene è stata infine affidata la dimensione più spirituale del dialogo, quello interiore, aperto all’Altro. Nella grande tela La linea verticale presenta in un’oscurità silenziosa e vibrante una mandorla iridescente, improvvisa come un fulmine che squarcia le tenebre, che attrae verso di sé l’umanità assettata di luce, qui simboleggiata da una figura maschile che accoglie questo amore trasfigurato e trasfigurante.

Durante il periodo della mostra saranno proposti laboratori e visite guidate per le scuole di ogni ordine e grado, e sarà stampato un catalogo con testi in italiano e inglese e fotografie di Marco Parollo. L’esposizione sarà visitabile dal giovedì alla domenica (10-12.30; 16.-18.30) fino all’11 gennaio 2026.

Cna e Confcommercio: «Per mantenere il vivo il centro storico servono interventi e riqualificazioni»

«Per mantenere vivo il centro occorre tutelare servizi e attività a sostegno della popolazione, per preservarne l’autenticità. Inoltre, è necessario attivare percorsi di riqualificazione per i grandi contenitori pubblici e privati, e un loro riutilizzo anche a fini abitativi, di accoglienza o di servizi». così CNA e Confartigianato lanciano l’appello a sostegno del tessuto commerciale e artigianale locale: dopo quella che viene definita «una stagione estiva a luci e ombre», preoccupa il numero crescente di saracinesche che si abbassate nel centro storico di Ravenna e la difficoltà di nuove aperture.

Per le associazioni, tra gli interventi prioritari nell’organizzazione della città c’è la realizzazione, la riorganizzazione e l’ampliamento dei parcheggi a ridosso del centro storico. «Un investimento necessario e propedeutico per ulteriori progetti organizzativi – spiegano -. La garanzia di trovare un parcheggio “certo”, grazie anche a una maggior rotazione dei posteggi, deve essere un altro degli elementi di forza per aumentare la vivibilità, lo sviluppo commerciale e turistico della città e un valore aggiunto da spendere nella competizione territoriale».

C’è poi il tema del caro affitti, presente su tutto il territorio, nel centro si amplifica e non si può pensare possa essere risolto esclusivamente con interventi locali: «Occorre muoversi a livello nazionale, prendendo a esempio quanto realizzato nel comparto delle abitazioni private – proseguono da Cna e Confartigianato -. Nel frattempo, può esser utile valutare la sperimentazione avviata Ferrara, con un contratto tipo in equilibrio fra proprietà e conduttori degli immobili».

Infine, l’idea di un centro non autoreferenziale ma integrato e in dialogo con gli altri quartieri della città: «Per questo riteniamo siano importanti progetti che vadano a riqualificare parti della città come il Borgo San Rocco e via Maggiore – spiegano dalle associazioni -. Per l’alta valenza storica e economica che rappresentano». Cna e Confartigianato vedono un’opportunità anche nella prossima entrata a regime dell’Hub crocieristico, con oltre 300 mila presenze attese anche in home port: «Si prospettano grandi opportunità anche per far ripartire un “centro commerciale” autentico che vede nel turismo un’opportunità da cui ripartire. Il nostro impegno come associazioni è chiaro: vogliamo un centro storico vivo, competitivo e capace di attrarre cittadini e visitatori, dove le attività esistenti siano tutelate e nuove iniziative possano trovare terreno fertile per crescere».

Le pagelle del Ravenna che ha battuto il Perugia: Donati con la serie C non c’entra nulla – FOTO

Le pagelle del Ravenna vittorioso in rimonta contro il Perugia (3-2). In alto una foto gallery di Massimo Argnani

ANACOURA 6: salva il risultato nel secondo tempo deviando in angolo un tiro da fuori diretto all’angolino, ma sul gol del 2-0 probabilmente doveva essere una ventina di metri più avanti, pronto a intervenire in caso di lancio lungo (come puntualmente accaduto). Diciamo che non sembra ancora riuscire a dare grande sicurezza alla propria difesa.

DONATI 8: parte fin troppo aggressivo, dopo mezz’ora va a fare il terzino sinistro per permettere il cambio di modulo. La solita grinta: striglia i compagni, carica il pubblico, urla con Marchionni, spinge come un fluidificante e fa un eurogol a giro sul secondo palo facendo impazzire uno stadio intero. Non contento, infila anche il filtrante per Zagre che porta al terzo gol. Con la serie C non c’entra nulla, ma si sapeva. Complimenti a chi ha avuto l’intuizione di portarlo a Ravenna.

ESPOSITO 6,5: l’ammonizione a inizio gara lo limita e da lì in avanti ogni suo intervento tiene con il fiato sospeso il Benelli, ma alla fine ne esce quasi sempre vincitore, perfino con eleganza. Ha il merito pure di anticipare un armadio come Ogunseye nell’azione che porta al gol di Spini e va anche per due volte vicino al gol di testa (dal 34′ st Bianconi sv).

SOLINI 5,5: sul primo gol subìto fa crossare facilmente l’avversario, sul secondo, pur lasciato troppo solo, lascia libero di calciare Matos dopo un lancio di 40 metri. Per il resto non certo una brutta partita, ma gli episodi hanno un peso.

DA POZZO 5,5: il suo uomo lo sorprende di testa e gli fa gol dopo pochi minuti. Ci prova lo stesso, ma perde qualche pallone di troppo e in fase difensiva nel primo tempo dà l’impressione di essere un po’ “leggero”. Ha comunque il merito di non abbattersi e anzi crescere con il passare dei minuti.

TENKORANG 7,5: che dire, una mezzala da sei gol in cinque partite. Ne potrebbe segnare altri due, ma ha il merito di correre anche indietro e di pulire perfino diversi palloni in mezzo al traffico. Un totem.

LONARDI 7: in difficoltà all’inizio, cresce con il passare dei minuti per salire in cattedra nella prima mezzora del secondo tempo. Ha qualità da categoria superiore, se riuscirà a velocizzare il suo gioco potrà essere il valore aggiunto del centrocampo del Ravenna.

DI MARCO 5,5: stava faticando, spesso preso su in velocità dalla catena di destra del Perugia. Esce purtroppo per infortunio, sperando non sia niente di grave (dal 30′ pt ZAGRE 6,5: si divora due gol, crea i presupposti per quello decisivo di Tenkorang, ne sfiora un altro. Di lui si potrà dire che non ha la tecnica per la serie C, ma il suo ingresso in campo ancora una volta dà tanta sostanza all’attacco del Ravenna e, in qualche modo, cambia la partita).

RRAPAJ 7: con il cambio modulo, dopo mezz’ora torna nel suo vecchio ruolo da mezzala sinistra ed entra in quasi tutte le azioni più pericolose del Ravenna, con personalità e dinamismo, senza sprecare un pallone; la migliore prova del capitano di questo inizio di campionato (dal 34′ st Rossetti sv).

SPINI 7: il gol vale almeno mezzo punto in più. Solita intraprendenza, lampi di classe, non tantissimo altro, oggi. Ma va bene così (dal 44′ st OKAKA 6: non si poteva dargli un “sv”. Entra in campo a distanza di tanti mesi dall’ultima volta tra l’entusiasmo generale, carica i tifosi cercando di fare a sportellate e di guadagnare tempo prezioso. Riesce pure ad arrivare al tiro, costringendo il portiere ospite a concedere un calcio d’angolo. La corsa a campo aperto, al momento, è da ritrovare, ma non gli si chiede tanto…).

MOTTI 6: il lancio al volo di sinistro per Zagre a inizio secondo tempo vale il prezzo del biglietto. Altre buone sponde, ma anche alcune ingenuità. Lo diciamo sottovoce, senza farci sentire da nessuno, ma la sua inconsistenza in zona gol incomincia a destare qualche preoccupazione… (dal 34′ st Scaringi sv).

Spettacolo nella bolgia del Benelli: il Ravenna vince in rimonta contro il Perugia (3-2) ed è primo in classifica

RAVENNA-PERUGIA 3-2
Ravenna (3-5-2): Anacoura; Donati, Esposito (dal 34′ st Bianconi), Solini; Da Pozzo, Tenkorang, Lonardi, Di Marco (dal 30′ pt Zagre), Rrapaj (dal 34′ st Rossetti); Spini (dal 44′ st Okaka), Motti (dal 34′ st Scaringi).
A disp.: Stagni, Borra, Falbo, Luciani, Calandrini, Ilari, Sermenghi, Zakaria, Menegazzo. All. Marchionni
Perugia (4-3-3): Gemello; Calapai, Megelaitis, Dell’Orco, Giraudo; Giunti, Joselito (dal 29′ st Broh), Tumbarello, Matos, Ogunseye (dal 8′ st Montevago), Kanoute (dal 8′ st Bacchin).
A disp.: Moro, Yabre, Angella, Terrnava, Torrasi, Nwange.
All. Cangelosi.
Reti: 6’ pt Kanoute, 41′ pt Matos, 44′ pt Spini, 15′ st Donati, 17′ st Tenkorang.
Ammoniti: Esposito, Matos, Megelaitis, Solini, Motti, Rossetti.
Corner: 7-6
Recupero: 3’ e 5′.

Spettacolo al Benelli. Dopo una prima mezzora di pura sofferenza, il Ravenna cambia marcia e soprattutto modulo (anche purtroppo grazie all’infortunio di Di Marco) e strapazza il Perugia nel secondo tempo, con il risultato finale (3-2) che è perfino bugiardo considerando le occasioni da gol.

Grande merito a Spini per averla riaperta a fine primo tempo (su un filtrante non banale di Lonardi), dopo un inizio scintillante del Perugia che va con merito sul doppio vantaggio, sorprendendo i giallorossi con un 4-3-3 di zemaniana memoria. Il 3-5-2 di Marchionni è parso troppo piatto per contenere i continui inserimenti dei perugini; azzeccatissima si è rivelata la scelta di sostituire l’infortunato Di Marco con una punta, Zagre, passando al 4-3-1-2, così come già sperimentato contro il Guidonia.

Nel secondo tempo il Ravenna è devastante per almeno mezzora, con un Zagre impreciso ma spesso pericoloso, Lonardi sempre più a suo agio in cabina di regia, capitan Rrapaj molto meglio nel suo vecchio ruolo di mezzala, Tenkorang come al solito ovunque e in grado di segnare addirittura il suo sesto gol in cinque partite, pochi minuti dopo il pareggio “alla Del Piero” (o Yildiz, come volete) di un incredibile Donati, vero lusso per la categoria e anima della squadra. Ma a parte i gol, nel secondo tempo è tutto il Ravenna a essere uno spettacolo, con i 4.500 del Benelli (biglietti praticamente esauriti) che si spellano le mani.

Nel finale, ovazione anche per Okaka, tornato in campo a distanza di mesi e mesi (e un po’ si vede, naturalmente…) ed esultanza doppia per l’inaspettato ko dell’Arezzo (0-1 in casa contro il Guidonia).

Martedì si torna già in campo per il primo turno infrasettimanale, a Carpi.

Lavori sull’Adriatica: chiusure notturne nel tratto tra lo svincolo di via Savini e la Classicana

Anas ha programmato i lavori di pavimentazione della strada statale 16 “Adriatica” nel tratto tra lo svincolo di via Savini (km 150,240) e lo svincolo con la SS67/Classe (km 157,700) a Ravenna. Al fine di creare minor impatto alla circolazione, le attività saranno svolte esclusivamente in orario notturno, dal lunedì al venerdì dalle ore 21 alle 6 del mattino successivo. I lavori saranno eseguiti da lunedì 22 settembre a sabato 4 ottobre e interesseranno in maniera alternata sia la carreggiata in direzione Rimini che quella in direzione Ravenna.

Durante la chiusura al traffico saranno istituite le seguenti deviazioni:

– Tra il km 157,700 ed il km 155 il traffico sarà deviato su via Dismano e il vecchio tracciato della SS309;

– Tra il km 155 ed il km 153 il traffico sarà deviato su via Dismano, via G. Galilei, viale Alberti e via Ravegnana;

– Tra il km 153 ed il km 150,240 il traffico sarà deviato su via Ravegnana, viale Alberti, viale S. Pertini, viale G. Saragat e via G. Savini.

Sciopero per Gaza, il corteo della Cgil – FOTO – Lunedì 22 quello generale dei sindacati di base

IMG 4010

Centinaia di persone hanno manifestato anche oggi (19 settembre) a Ravenna per la Palestina nell’ambito dello sciopero di 4 ore proclamato dalla Cgil per Gaza e a sostegno della “Flotilla”. Nel pomeriggio è partito un corteo dal Pala De André che è confluito in darsena di città per gli interventi.

Il 22 settembre sarà invece la volta dello sciopero generale di 24 ore proclamato da Usb, Cub, Adl Cobas e Sgb in tutta Italia al grido di «Blocchiamo tutto». Qualche polemica tra gli organizzatori e la Cgil, accusata (anche con un manifesto affisso davanti alla sede di Ravenna) di voler depotenziare lo sciopero del 22 con quello indetto il 19 settembre.

Troppi granchi blu a riva, ecco la spiegazione dell’Arpae: «Spinti da un forte stress ambientale»

Negli ultimi giorni Marina di Ravenna e Punta Marina sono state teatro di un’insolita e massiccia presenza del granchio blu a riva. Il fenomeno, che ha generato vasta eco mediatica anche sui social network, è riconducibile a precise condizioni ambientali spiegate da Arpae attraverso una nota: «Le recenti attività di monitoraggio condotte dalla Struttura Oceanografica Daphne hanno registrato la presenza di estese aree a ridotto o assente contenuto di ossigeno nei fondali marini antistanti il tratto di costa centro-settentrionale della regione, specialmente al largo del litorale ravennate. Si tratta in un fenomeno ricorrente in questo periodo, legato al processo di eutrofizzazione che interessa spesso le acque del nord Adriatico».

L’anomala presenza a riva del granchio blu quindi correlabile ad uno stress ambientale: «I crostacei, in particolare le femmine che si spostano dalle acque salmastre a bassa o media salinità verso il mare per la riproduzione nei periodi più caldi, si sono imbattuti in queste aree prive di ossigeno – rivela Arpae -. Per sopravvivere, sono stati costretti a una migrazione forzata verso acque più ossigenate, insieme ad altre specie ittiche di fondale, trovando rifugio nella fascia d’acqua più superficiale e vicina a riva, dove hanno trovato anche abbondanza di cibo»

Il fenomeno comporta di conseguenza un’intensa attività dei gabbiani lungo la battigia che individuano come preda i granchi resi vulnerabili da questo stress ambientale. Sempre secondo Arpae, nel giro di qualche giorno la situazione potrebbe migliorare con il cambiamento delle condizioni meteo-marine, che porteranno a un maggiore rimescolamento delle acque e a un incremento dei livelli di ossigenazione del fondale.

 

Traversara un anno dopo – FOTO – «Come un terremoto»

Il sindaco di Bagnacavallo, Matteo Giacomoni, è stato eletto nella primavera del 2024, un anno dopo l’alluvione per la rottura dell’argine del Lamone a Boncellino e pochi mesi prima della rottura del rivale a Traversara. Il 51enne, ex progettista meccanico alla scuderia Toro Rosso di Faenza, arriva al primo anniversario della tragica alluvione con la consapevolezza dei ritardi della pubblica amministrazione ma anche l’ottimismo dettato dai recenti passi avanti.

Giacomoni risponde alla nostra intervista, in un incontro in municipio, affiancato dai colleghi di giunta Caterina Corzani (vicesindaca), Francesco Ravagli (Lavori pubblici) e Maura Zavaglini (Politiche sociali).

Sindaco, a Traversara c’è ancora la zona rossa inaccessibile con i proprietari delle case che non sanno se dovranno demolirle o potranno ristrutturarle. Perché?
«La zona rossa di Traversara è un’area molto ristretta di tutto il territorio comunale che è stato colpito: non dimentichiamo che anche le frazioni di Villanova e Boncellino si sono allagate. La prima cosa da dire è che la ricostruzione passa dalla struttura commissariale e il commissario per le alluvioni del 2024 è ufficialmente in carica solo dal 4 luglio 2025. Il ritardo della nomina è sicuramente una questione che ha pesato».

Le foto sono di Massimo Argnani e sono di pochi giorni fa, un anno dopo l’alluvione

Arrivare a Travesara e trovare un tratto di via Torri a senso unico alternato con semaforo non è una bella immagine.
«La cosa che mi dà più fastidio è proprio il messaggio che dà. Numericamente le case non sono tantissime e i residenti sono pochi e hanno trovato altre sistemazioni, ma meritano risposte. E dobbiamo evitare che passi un messaggio di abbandono, che non fa bene alla ricostruzione della comunità».

Non si potevano accelerare le procedure?
«Siamo di fronte a uno scenario simile a quello di un terremoto, ma causato da una alluvione. È una situazione anomala, perché di solito un’alluvione non lascia danni strutturali agli immobili. Questo ha fatto sì che a livello normativo bisognasse un po’ inventarsi qualcosa per la gestione. Per esempio, la commissione tecnica appena nominata è prassi per i terremoti e ha un formulario preciso da seguire per decretare cosa demolire e cosa recuperare. Per l’alluvione invece i danni sono diversi».

La commissione è già operativa?
«La prima riunione si è tenuta il 10 settembre. Il suo compito è dare indicazioni su come trattare le case in zona rossa: cosa deve essere demolito perché non recuperabile e cosa è ristrutturabile. Sarà poi il commissario, in concerto con Comune e Regione, a prendere le decisioni, cercando di tenere insieme le istanze tecniche e le istanze dei cittadini».

Commissione tecnica e ordinanza Delocalizzazioni (appena pubblicata) come dialogano?
«Sono due percorsi paralleli. Un esempio: la commissione potrebbe dire che un immobile danneggiato è da demolire perché non è recuperabile, ma si può ricostruire su quel lotto. Dalle bozze che abbiamo visto, a Traversara la maggior parte delle case non sarà da delocalizzare. La partenza di un cantiere unico nella zona rossa sarà un segnale di rinascita per tutta la frazione: ci siamo dati l’obiettivo di mantenere viva Traversara e abbiamo dato disponibilità a occuparci noi della partenza dei lavori, se questo può ridurre i tempi rispetto alla struttura commissariale».

A distanza di un anno, le attività commerciali hanno riaperto?
«La farmacia, il negozio di alimentari, il bar e la parrucchiera sono immediatamente ripartite dopo l’alluvione. È stato un passo importante per il senso di comunità. Grazie alla fondazione Rava tornerà il campo da calcetto dove era prima, dietro al bar, e il campo da calcio è stato riseminato per essere usato dal Bagnacavallo nella primavera 2026».

La piattaforma Sfinge è il portale realizzato dalla Regione per raccogliere le richieste dei cittadini per gli indennizzi per gli immobili alluvionati. Al momento nessuna domanda è stata presentata da Traversara per gli eventi del 2024. Come è possibile?
«C’è stato un problema tecnico nella procedura informativa, ma abbiamo comunque consigliato ai cittadini di attendere per arrivare a una situazione più definita. Per gli eventi del 2023 ci sono già casi di persone rimborsate: all’inizio la procedura era macchinosa e rigida, ora è più accessibile. In teoria l’impegno dello Stato è il rimborso totale dei danni strutturali a beni immobili: molto dipende dalla qualità della perizia giurata elaborata dai professionisti. Per gli arredi invece le somme sono molto basse».

Un’immagine d’impatto a Traversara oggi è la distesa di montagne di terra dietro la chiesa, recuperata dai campi. Che fine faranno?
«È stato fatto un lavoro immenso per raschiare il materiale lasciato dal fiume sui campi agricoli, in alcuni casi si è lavorato a mano per separare i rifiuti tra i frutteti. La terra è stata ripulita: una parte servirà per rialzare i livelli in paese».

Per il Comune c’è stato una carenza di risorse umane negli uffici per l’emergenza?
«Il ruolo dell’Unione della Bassa Romagna è stato fondamentale. Se avessimo dovuto fare tutto da soli, la sola gestione di Cis, Cas e Sfinge ci avrebbe bloccato per due anni. Non possiamo dimenticare che c’è sempre tutta l’attività ordinaria, per esempio sei cantieri Pnrr in corso. Con il coordinamento dell’Unione abbiamo un pool di persone, anche con assunzioni aggiuntive a tempo determinato tramite la struttura commissariale. Purtroppo facciamo i conti con la difficoltà a trovare persone interessate: il posto pubblico è meno appetibile e il tempo determinato non è un incentivo».

Articoli di stampa in agosto hanno anticipato la consulenza dei periti incaricati dalla procura. Il senso, in sintesi, è che l’evento non era imprevedibile.
«Commentare le anticipazioni di stampa non è una cosa che mi piace molto, aspetterò di leggere la documentazione quando sarà possibile. Però anche i terremoti sappiamo che possono venire…».

Qui però non mancano i documenti della Regione che in passato constatavano i rischi del territorio proprio riferendosi ai fiumi che hanno ceduto.
«Si poteva fare di più? Sì, ma la ricerca delle colpe ci porta poco lontano. Tutti dobbiamo assumerci il nostro pezzettino di responsabilità e il mio obiettivo è lavorare perché non succeda più. Con la consapevolezza che fino a qualche anno fa la sicurezza idraulica del territorio non era in cima alle priorità per la cittadinanza».

Proprio la capacità di capire in anticipo le necessità di una comunità non dovrebbe essere la missione più alta di un amministratore pubblico?
«Parliamo di un sistema di gestione delle acque che non aveva mai dato segni di crisi fino a quel livello. In precedenza i problemi di allagamenti erano stati causati solo dai canali. Se qualcuno avesse proposto di spendere milioni per l’argine di un fiume sarebbe stato accusato di sprechi. In questo scenario va inserito il dato del cambiamento climatico, troppo sottovalutato. Il Lamone è sempre stato considerato un fiume di cui non preoccuparsi, invece di recente raggiunge la soglia rossa più volte in un anno».

Alberi sì o alberi no sugli argini e nelle golene?
«Non c’è una ricetta unica che vale per tutti i fiumi e anche lo stesso fiume è diverso lungo il suo corso. Il Lamone in montagna è tra i boschi e non ha argini, se frana la montagna è ovvio che porta a valle detriti e tronchi. Il soggetto competente è l’Autorità di bacino del Po che uscirà a breve con un aggiornamento delle linee guida per le manutenzioni. Si terrà conto di cosa ci ha insegnato la storia recente e ci dirà come si vive vicino ai fiumi. Magari è ora di mettere in conto che è meglio non avere la camera da letto al piano terra».

Riviste Reclam

Vedi tutte le riviste ->

Chiudi