giovedì
02 Aprile 2026

Nuova ordinanza: stretta per musica e alcol in due aree di Milano Marittima

Dal 31 maggio. La Giunta: «Riflette il tipo di turismo che vogliamo promuovere»

Aree Di Tutela Della Qualità Del Turismo

Dal 31 maggio al 29 giugno entra in vigore una nuova ordinanza del Comune di Cervia pensata «per tutelare il decoro urbano, la quiete pubblica e la sicurezza a Milano Marittima». Il provvedimento, adottato in via sperimentale per un mese, introduce restrizioni mirate in alcune aree sensibili della località turistica. L’ordinanza – fanno sapere dall’Amministrazione cervese – sarà poi valutata in base ai risultati ottenuti, per decidere eventuali proroghe o modifiche.

L’ordinanza si applica a due specifiche “aree di tutela della qualità del turismo”, individuate dall’Amministrazione come quelle dove si concentrano maggiormente episodi di disturbo e degrado. Zona 1: Porto Canale – Via Dante Alighieri – Via Ponchielli – Lungomare; Zona 2: Via Damiano Chiesa – Via Verdi – Canalino – Viale 2 Giugno (area che include noti locali come Pousada, Vanquish, Caino, Zouk Santana…).

Nelle zone indicate è consentita solo musica di sottofondo, nel rispetto dei limiti acustici previsti. Tutta la musica deve cessare entro l’1 nel centro di Milano Marittima ed entro mezzanotte negli stabilimenti balneari. Sono vietati l’uso di vocalist, i fuochi d’artificio non autorizzati dal Comune, la vendita di alcolici e superalcolici dalle 20 alle 6 nelle attività al dettaglio. L’unica eccezione è il 20 giugno, in occasione della Notte Rosa, quando saranno consentiti i trattenimenti musicali.

«La nuova ordinanza, i cui contenuti sono stati elaborati e condivisi nei giorni scorsi con le Associazioni di categoria e la Cooperativa Bagnini, è la conferma del modello turistico che vogliamo – dichiara la Giunta comunale di Cervia –. Tali misure fanno parte di quegli obiettivi che perseguiamo per valorizzare le bellezze e la cultura del nostro territorio, garantendo il divertimento, ma nel rispetto e nell’armonia della località. Milano Marittima deve tornare alla ‘dolce vita’, luogo del benessere qualità e pregio. Con questo provvedimento interveniamo con limitazioni più stringenti, relative alle emissioni sonore degli intrattenimenti, in alcune aree precise del territorio in cui maggiormente si concentrano i fenomeni di maggiore criticità. È una disposizione temporanea che andrà poi valutata a seconda dei risultati e delle esigenze che si presenteranno‭».

Piazza XIII Giugno, da giugno torneranno disponibili quasi tutti i parcheggi

Rifatta completamente l’area dopo gli errori esecutivi che non consentivano la fruizione dello spazio

Rendering Nuova Piazza XIII Giugno Lugo (1)

A giugno partirà il terzo e ultimo stralcio di lavori per il rifacimento di piazza XIII Giugno a Lugo. Dal 18 giugno torneranno nella piena disponibilità la maggior parte dei parcheggi della piazza, a eccezione di quelli adiacenti al complesso dei Diamanti, interessati dai lavori del terzo stralcio (che si concluderanno in autunno). Il costo complessivo dell’intervento è di 1,4 milioni di euro, finanziati interamente dal bilancio comunale.

Nella sua veste definitiva, la piazza disporrà in totale di 200 parcheggi (4 per disabili, 4 per ricarica auto elettriche, 4 riservati alla Stazione dei Carabinieri e 188 generici). Sono 23 alberature previste, che saranno messe a dimora dopo l’estate, per mitigare maggiormente l’effetto «isola di calore» del parcheggio.

I lavori, iniziati ad aprile 2024, hanno riguardato il completo rifacimento della piazza per recuperare lo spazio pubblico, resosi per la maggior parte inagibile a causa di gravi dissesti dovuti a errori esecutivi, al centro anche di una controversia giudiziaria. I dissesti erano causati dall’utilizzo di materiale di sottofondo inadeguato per la presenza di terre caratterizzate da un’eccessiva frazione di materiale fine: l’area in esame (6.700 mq complessivi) era già stata interessata da interventi correttivi parziali, che però non erano stati sufficienti a consentire il normale uso del parcheggio chiuso dal 2022. I lavori attuali hanno comportato la completa rimozione delle alberature, dell’asfalto e e degli strati di fondazione, nonché di tutti gli impianti e strutture (fognature, illuminazione, griglie di drenaggio).

 

Donadoni al Milan Club di Faenza: «Il più forte con cui ho giocato? Van Basten»

Intervista all’ex allenatore della Nazionale e bandiera del Milan che parla anche della crisi attuale dei rossoneri: «Un grande peccato per una società di questo calibro non arrivare in Europa»

Milan Donadoni Oggi E Ieri (ImagoBuzzi)

Venerdì 6 giugno alle 19, al circolo tennis di Faenza, il Milan Club “Carlo Sangiorgi” ospiterà Roberto Donadoni, una delle figure più autorevoli e rispettate del calcio italiano. Da protagonista in campo con il grande Milan di Sacchi e Capello (con cui ha conquistato tre Coppe dei Campioni, sei scudetti e una Supercoppa Europea) a tecnico apprezzato per rigore, competenza e visione tattica. Donadoni ha lasciato il segno anche in panchina, guidando club come Napoli, Parma e Bologna, oltre alla Nazionale italiana nel biennio post-Mondiale 2006. Il celebre volto noto del calcio arriverà nella città manfreda per incontrare i tifosi, raccontare aneddoti di carriera e riflettere sul presente e sul futuro del pallone.

Lo abbiamo intervistato in anteprima, e con la sobrietà che da sempre lo contraddistingue ci ha offerto un proprio spaccato sul calcio attuale e non solo.

Cosa fa adesso Donadoni, uno che Platini definì “il miglior giocatore italiano degli anni 90”?
«Sto portando avanti un po’ di cose mie personali, poi sto collaborando due volte al mese con Radio Serie A, restando sempre aggiornato sul calcio».

Vorrebbe tornare ad allenare?
«Se c’è una buona opportunità, perché no».

Negli ultimi anni ha rifiutato qualche offerta?
«Sì, non nascondo che ci sono state un po’ di situazioni, però non si è mai concluso nulla. Vediamo prossimamente».

E invece, dato che siamo a ridosso della finale di Champions e lei è un esperto, avendone vinte tre: cosa ne pensa dell’Inter? Cosa provano i giocatori prima di scendere in campo?
«Difficile dire quello che si prova perché è sempre qualcosa di abbastanza personale. È chiaro che è uno degli appuntamenti più importanti nella carriera di un calciatore, e poi a maggior ragione per il caso dell’Inter, che ha visto sfumare la possibilità dello scudetto all’ultima giornata, direi che questa è veramente una grandissima opportunità. Chiaramente è uno di quegli appuntamenti dove gli stimoli, l’attenzione e tutte le risorse che uno ha, e che sono rimaste, sono incanalate per raggiungere l’obiettivo. Nonostante una stagione così pesante l’Inter cercherà di tirare fuori tutto in un’occasione unica e spesso irripetibile».

E quale consiglio darebbe ad Inzaghi da allenatore?
«In queste circostanze non c’è da consigliare nulla. Inzaghi sa benissimo cosa deve fare perché è un grande allenatore. Oltretutto conosce perfettamente il suo spogliatoio, l’ambiente e la realtà. Sono quelle situazioni che si capiscono solo vivendole all’interno, di conseguenza ti puoi adeguare e avere un atteggiamento di un certo tipo tastando il polso della squadra e dell’ambiente».

Lei ha allenato a lungo in Emilia-Romagna tra Parma e Bologna. Quest’anno, in regione, il Cesena ha disputato i playoff di B, il Ravenna ha vinto la coppa di serie D, il Rimini ha vinto la coppa di serie C, il Sassuolo è tornato in A, il Bologna ha vinto la Coppa Italia. Pensa che ci sia un filo conduttore tra questi successi e una capacità più alta rispetto alla media di fare calcio? E se sì a cosa può essere dovuto?
«Sono tante e molteplici le cose: l’organizzazione, la possibilità di lavorare in serenità, le strutture adeguate a disposizione di uno staff. Credo che in generale in Emilia-Romagna il calcio sia ben strutturato e in questo modo si agevola il lavoro del tecnico, di chi costruisce la squadra e di conseguenza arrivano i risultati».

Per quanto riguarda il Milan, visto che lei è stato un grande ex, cosa ne pensa di questa crisi attuale? Come se ne può uscire?
«Beh, il Milan ha attraversato un’annata veramente difficile con più bassi che alti e alla fine non è riuscito ad ottenere una posizione in classifica che gli consentisse di accedere alle competizioni internazionali. Credo che per una società come il Milan questo sia veramente un peccato, ma credo anche allo stesso tempo che i dirigenti facciano tesoro di questo e quindi sapientemente correranno ai ripari».

Quindi pone fiducia alla società nonostante le critiche provenienti dai tifosi?
«Diciamo che quando non si ottengono i risultati le critiche fanno parte del gioco, quindi, bisogna saperle accettare. Credo che la società abbia tutte le intenzioni di costruire bene il futuro e mi auguro che sia così».

Da calciatore ha militato anche nel campionato arabo per sei mesi (in cui ha vinto il campionato con l’Al-Ittihad) e ha allenato in Cina. Il calcio arabo sta attirando molti calciatori nel pieno della carriera, pensa che possa essere il futuro o è solamente un exploit di qualche anno come il caso cinese?
«Sono stato in Arabia nella parte finale della mia carriera. Ora è vero che sta attirando e attraendo, però non credo che ci siano realmente i presupposti per far diventare futuribile il calcio arabo. È chiaramente un fenomeno emergente per l’aspetto economico che ha indiscutibilmente la priorità. Molti giocatori e allenatori vengono attratti da questo e non gliene faccio una colpa ma penso anche che sia difficile vedere l’Arabia Saudita emergere come grande potenza calcistica negli anni a venire».

Invece tornando proprio ai suoi anni al Milan: Donadoni era un giocatore che da ala cercava sempre il fondo e il cross. Un prototipo di calciatore che si vede sempre meno. Secondo lei perché è cambiato così tanto il ruolo e quali giocatori adesso le assomigliano di più?
«Fare paragoni non mi è mai piaciuto. Anche da giocatore non mi piaceva essere paragonato a qualcun altro. Credo che ogni epoca abbia un po’ le sue modalità, le sue caratteristiche, le sue peculiarità. Il calcio si evolve continuamente, le cose cambiano e quindi a volte si richiedono e si ricercano anche determinate caratteristiche tecniche. Detto questo i giocatori di talento sono ancora tanti e bisogna saperli coltivare».

Uno che le piace adesso del calcio attuale?
«Mi piacciono i giocatori che sanno essere uomini di squadra, che sanno dare il loro contributo a livello tecnico e di personalità».

Ha giocato con grandi campioni ed allenato ottimi giocatori nelle sue esperienze di allenatore. Qual è il più forte con cui ha giocato e il migliore che abbia mai allenato?
«Non è una domanda facile perché ho avuto la fortuna di giocare con grandi campioni al Milan, ma sicuramente in quella squadra era un piacere condividere il campo con un calciatore del calibro di Van Basten. Da CT della Nazionale ho avuto il piacere di allenare i migliori giocatori italiani di quel periodo, che tra l’altro venivano dal mondiale vinto nel 2006. Uno su tutti Pirlo, dal punto di vista tecnico, è stato probabilmente il più forte che abbia avuto a disposizione nella mia carriera da allenatore».

Ha riaperto con una nuova gestione lo storico rifugio Cà Carné

Affidata tramite bando alla società Matilde del Monticino

Rifugio Ca Carne

Il Rifugio Cà Carnè, storica struttura immersa nel Parco regionale della Vena del Gesso Romagnola, ha riaperto con una nuova gestione, pronta ad accogliere escursionisti, famiglie e amanti della natura.
Situato in via Rontana 42, a pochi chilometri da Brisighella, il rifugio rappresenta da oltre cinquant’anni un punto di riferimento per chi desidera esplorare le bellezze naturali e storico-culturali del territorio. La struttura offre servizi di ristorazione con prodotti tipici locali, aree picnic ed è situato nelle vicinanze di percorsi escursionistici che si snodano tra doline, boschi e fenomeni carsici unici nel loro genere.

La gestione del rifugio è stata assegnata tramite bando pubblico a Cristina Anderlini e Roberto Salvan della società “Matilde del Monticino” per un periodo di due anni e mezzo dall’Ente di Gestione per i Parchi e la Biodiversità-Romagna, che in una nota «esprime soddisfazione per l’inizio di questa nuova fase e rivolge i migliori auguri ai gestori per il nuovo percorso, con l’auspicio di una collaborazione proficua e ricca di soddisfazioni. Un sentito ringraziamento va alla famiglia Celotti, che per oltre dieci anni ha gestito con passione il Rifugio Cà Carnè, accogliendo migliaia di visitatori e contribuendo alla valorizzazione della Vena del Gesso Romagnola e dell’ospitalità nel Parco».

La nuova gestione intende proseguire nel solco tracciato, arricchendo l’offerta del rifugio con eventi culturali, escursioni guidate e attività didattiche per tutte le età, in sinergia con l’Ente Parco e le realtà locali.

Il rifugio sarà aperto tutti i giorni da giugno a settembre, dalle 10 alle 18 e in altri orari su prenotazione. I contatti di riferimento sono 0546 81468 – 393 0709509 e l’indirizzo mail matildedelmonticino@gmail.com.

Scoperta autofficina abusiva con rifiuti speciali accatastati: locali sequestrati

Denunciati i presunti responsabili di un’attività di Santerno senza alcuna autorizzazione

Scoperta (lunedì) a Santerno un’autofficina completamente abusiva, priva di qualsiasi autorizzazione urbanistica, commerciale e ambientale. Nel corso del controllo mirato eseguito dalla Guardia Costiera, all’interno dei locali sono stati trovati numerosi veicoli in lavorazione, motori smontati, parti meccaniche di vario tipo e, soprattutto, una notevole quantità di rifiuti speciali – tra cui olii esausti, batterie e altri materiali classificati come pericolosi – accatastati senza alcuna misura di sicurezza e in evidente contrasto con le normative ambientali.

L’area è stata sequestrata e i presunti responsabili sono stati denunciati all’autorità giudiziaria per una serie di reati, tra cui esercizio abusivo di attività commerciale, la gestione illecita di rifiuti e violazioni urbanistiche. Le indagini proseguiranno nei prossimi giorni, sotto il coordinamento della Procura della Repubblica di Ravenna, per approfondire le responsabilità e valutare l’impatto ambientale dell’attività illecita.

Ormeggiatori: una nuova barca da 850mila euro e 4 assunzioni per il rigassificatore

Il Gruppo ravennate arriverà a 32 persone in organico, di cui due fisse H24 sulla nave al largo di Punta Marina. Il presidente: «Le nuove banchine del porto sono più alte, per alcune operazioni non basta più una sola persona»

Sirotti

L’entrata in funzione del rigassificatore al largo di Punta Marina dall’inizio di aprile ha comportato un aumento di lavoro per i servizi tecnico-nautici del porto di Ravenna (pilotaggio, ormeggio e rimorchio). Per queste operazioni Snam pagherà circa 20-30 milioni di euro all’anno a operatori del territorio (la concessione di permanenza dell’impianto è di 25 anni).

Il gruppo Ormeggiatori ha avviato le procedure istituzionali per il bando di assunzione che porterà un aumento dell’organico dalle 28 persone attuali a 32: «Al momento sono in corso le valutazioni delle domande inviate alla capitaneria di porto – spiega il 54enne Alberto Antonelli, ormeggiatore dal 1998 e presidente del gruppo ravennate da un anno –. Da poche settimane abbiamo avuto due pensionamenti e quindi siamo scesi a 26 persone. Per restare a 28 abbiamo fatto due assunzioni a tempo determinato».

Fino a quando non sarà completata la diga al largo a protezione della nave rigassificatrice, opera da 200milioni di euro prevista per la fine del 2026, la gestione della nave richiederà un impegno maggiore perché in caso di condizioni meteo particolarmente avverse la nave deve essere sganciata dalla piattaforma fino al ritorno delle condizioni ottimali.

«Per i primi due anni è prevista una dislocazione di uomini e mezzi particolare che dovrebbe essere rivista con il completamento della diga. Sul rigassificatore sono presenti fissi due ormeggiatori e un pilota e nelle acque circostanti alla piattaforma sono in stand-by 4 rimorchiatori con 5-6 persone a bordo per ognuno. Tutto questo H24 tutto l’anno».

Poi c’è il personale che interviene per le operazioni di ormeggio e disormeggio delle navi gasiere che arrivano per scaricare il Gnl (è previsto un massimo di 36 navi all’anno): «Ogni volta usciamo dal porto con due barche e otto ormeggiatori in totale per l’ormeggio. L’opera- zione contraria invece richiede una barca con 6-7 persone».

Oltre all’ampliamento dell’organico, è stato necessario fare altrettanto anche con la flotta. La barca Terzo Sirotti aveva già le dotazioni necessarie, ma una non è sufficiente: «Avevamo già i progetti elaborati e ci siamo messi sul mercato per trovarne una. Verrà costruita in un cantiere navale di Pisa, costerà 850mila euro e sarà pronta fra 18 mesi. Nel frattempo abbiamo noleggiato un’imbarcazione alternativa da Caroforte, in Sardegna. Ovviamente tutto questo ha richiesto la stesura di un nuovo business plan e la discussione di mutui con le banche».

Le statistiche dell’attività 2024 degli ormeggiatori dicono che sono state eseguite 7.666 operazioni (3.833 navi, visto che ognuna richiede l’ormeggio e il disormeggio): «Il numero delle operazioni è cresciuto del 13,5 percento rispetto al 2023, ma il fatturato è rimasto tale. Questo si spiega perché il costo dell’operazione varia in base al tonnellaggio della nave, quindi significa che le navi arrivate in porto erano mediamente più piccole, probabilmente anche per le limitazioni di alcuni terminal alle prese con i lavori di approfondimento dei fondali e rifacimento delle banchine».

I lavori dell’hub portuale hanno modificato la conformazione di alcuni terminal, rendendo più complesse le attività degli ormeggiatori: «In alcune banchine ora l’altezza dall’acqua è di 3,5 metri, significa che per alcune operazioni in cui bastava una persona ora ne servono due. Dovremo ragionare su questi aspetti per riorganizzare i servizi».

Borghi: «Vivo con la sciarpa al collo e guardo 40 partite a settimana»

A Bagnacavallo il telecronista di Sky, una delle voci più note del calcio in tv, con quasi 2.500 live in carriera. L’importanza delle parole: «Palla filtrante è meglio di imbucata»

Borghi

Sciarpa al collo per dieci mesi all’anno, per proteggere le corde vocali, e la settimana lavorativa comprende la visione di una quarantina di partite di calcio. È il mestiere del telecronista secondo Stefano Borghi, una delle voci più note del pallone contemporaneo. Con la cinquantina di gare raccontate in questa stagione per Sky Sport, di cui l’ultima a Bilbao per la finale di Europa League il 21 maggio scorso, le telecronache in carriera sono ormai 2.500. Il 43enne giornalista originario di Pavia sarà a Bagnacavallo il 30 maggio al Sonora Fest.

Il titolo dell’incontro di Bagnacavallo è “Il salotto del calcio che abbiamo sempre sognato”. È un’esplicita attestazione di stima verso un certo modo di raccontare il pallone, un modo che trova spazio in maniera trasversale fra i media. Perché piace?
«Veniamo da anni in cui la standardizzazione dei mezzi di comunicazione ha portato a un linguaggio che parlava di calcio in una maniera un po’ semplicistica, che conquista superficialmente, ma non nel profondo. Negli ultimi anni c’è stato un innalzamento della profondità del linguaggio, anche perché il pubblico è più competente avendo accesso a più informazioni. Lo spettatore ha voglia di un racconto profondo e appassionato. Questo non può che farmi piacere perché è proprio la mia propensione».
Ci sarebbe bisogno di parlare di più degli aspetti veramente tecnici del calcio? Spiegare i movimenti in campo, le tattiche…
«Credo che questo manchi sempre meno. Se penso a Sky Sport mi vengono in mente tutti gli approfondimenti trasmessi durante la settimana. Soprattutto con la capacità di partire dai numeri, senza fermarsi a quelli: la statistica è interessante se è lo spunto per un concetto».
L’incontro a Bagnacavallo si tiene il 30 maggio, giornata in cui esce la prima puntata di 90-10, il suo nuovo format di Sky Sport. Che prodotto sarà?
«Quando Sky mi ha proposto un format di storytelling per me è stato come ricevere una medaglia perché vuol dire che ti inserisci nel solco di gente come Buffa e Porrà. Raccontiamo storie di calcio comprese tra il 1990 e il 2010. Abbiamo aperto gli archivi di Sky ed è uscito del materiale straordinario. La particolarità sarà raccontare un momento particolare. Per esempio: di Baggio racconto il suo 1993 in cui vinse la Uefa e il Pallone d’oro che oggi sarebbe impensabile, e di Mourinho racconto la genesi del suo Porto».
Da Bilbao con la finale di Europa League ha fatto l’ultima telecronaca della stagione. Quante in totale quest’anno e quante in carriera?
«Quest’anno dovrebbero essere tra 40 e 50, che non sono tantissime per le mie abitudini. In totale dovrei essere attorno a 2.500».
Qual è quella cui è legato più di tutte?
«Impossibile sceglierne una. Ho fatto una ventina di clasicos Real-Barcellona e dovendone scegliere uno direi quello con il gol di Messi all’ultimo minuto al Bernabeu. Ma anche la sfida Boca-River al Bernabeu. Potrei dire anche l’amichevole Scozia-Argentina del 2008 che era l’esordio di Maradona come allenatore».
Sarà capitata qualche gaffe in diretta…
«Ricordo un Pisa-Viareggio di Lega Pro del 2011 seguita per Sportitalia. Danno un rigore agli ospiti e in diretta dico che lo calcia Cesarini, la seconda punta che era il rigorista abituale. Invece aveva calciato Fiale, difensore centrale che sbagliò. Me lo dissero dopo in cuffia. A mia parziale difesa posso dire che ero in una postazione piuttosto sfortunata, con uno schermo minuscolo e le maglie bianconere non avevano il riquadro sulla schiena. Ci rimasi malissimo, ma il producer Matteo Fragni mi consolò dicendo: “Farai tanti altri errori in carriera, ma questo non lo farai più”. E infatti è vero: prima di dire un nome aspetto di essere sicuro, al massimo temporeggio…».
Qual è la sua preparazione prima di una telecronaca?
«È una preparazione continua, che non si ferma mai. In un anno posso dire che ci sono una ventina di giorni in cui davvero non faccio nulla legato al mio lavoro. Alla base di tutto c’è la documentazione. Importante è guardare le partite, per conoscere i giocatori, le caratteristiche, le movenze. Di solito seguo ambiti diversi in una stessa stagione: ricordo un anno a Dazn in cui feci quasi cento telecronache tra Serie A, Liga, Europa League e Coppa Libertadores. Di norma guardo una quarantina di partite a settimana. Anche la lettura dei giornali è necessaria, per essere aggiornato, ma per una buona telecronaca mi è più utile aver visto le ultime 5 partite di una squadra piuttosto che aver letto tutti gli articoli. Una cosa che di sicuro non consulto sono i profili social network dei calciatori: non credo che allo spettatore importi cosa ha fatto o detto con la sua fidanzata…»
Il linguaggio è il principale strumento di lavoro. Avete delle regole a Sky o si è dato delle regole personali sull’uso di certe parole e non altre?
«Dove ho lavorato finora non ho mai avuto imposizione su cosa dire o cosa non dire. La regola che mi sono sempre imposto è di parlare in modo chiaro: il nostro fine è informare. Poi ho anche il dovere di usare la lingua correttamente e voglio offrire un linguaggio di livello. Se uno spettatore impara un termine dalla mia telecronaca la considero una grande vittoria».
I tecnicismi sono ammessi?
«Sono interessanti se si possono spiegare, altrimenti preferisco qualcosa di diretto e chiaro. La riaggressione è un concetto ultratecnico, che posso far capire aggiungendo 4 parole. Ma non userò half spaces, meglio corridoi intermedi».
Ci sono parole che le piacciono più di altre?
«Non dirò mai imbucata, perché palla filtrante è molto più bella. Le catene esterne non mi piacciono, meglio le fasce».
E i braccetti?
«A me non dispiace. Visivamente rende l’idea, se pensiamo alla disposizione in campo. Il termine ancora più corretto sarebbe “terzini” perché sono i terzi della difesa, ma ormai se lo uso la gente pensa al laterale della difesa a 4».
Ogni telecronista ha alcuni “marchi di fabbrica”. Sono studiati?
«Di solito nascono senza volerlo e poi te li porti dietro. Uso spesso “sgasata” perché penso che renda bene l’idea. Alla fine della partita dico “fischia tre volte” e il nome dell’arbitro: ho iniziato così alla prima telecronaca e continuo. Però certe espressioni sono ormai associate a una voce e non ha senso che le utilizzino altri. Abbiamo un linguaggio talmente ampio».
I telecronisti più noti spesso hanno timbri di voce unici che hanno fatto le loro fortune. È una dote necessaria?
«Se te lo costruisci hai già perso. Le persone che mi conoscono di persona spesso si stupiscono dicendo che parlo come nelle telecronache. È ovvio, la mia voce è quella».
E la pronuncia dei nomi stranieri? Vanno italianizzati o meglio cercare di replicare la dizione nella lingua originale?
«All’inizio della mia carriera ero molto più rigido, poi mi sono un po’ ammorbidito. Rispettiamo più possibile l’accentazione e le regole della lingua originale: la doppia elle di Castellanos va pronunciata nel modo argentino e non spagnolo. Ma non rendiamoci patetici con sforzi eccessivi».
E fino a che punto il telecronista può spingersi nell’entusiasmo e nell’esaltazione?
«Non mi preparo cosa dire per chi segna e dobbiamo avere bene in mente che non stiamo commentando sempre la partita dell’anno o del secolo. Non ti dirò mai che una partita è bella se invece è brutta. Devo dirtelo per spiegarti perché, ben sapendo che può essere brutta per 70 minuti e diventare bellissima per gli ultimi 20».
E le esultanze?
«Provateci voi a restare calmi se state commentando Inter-Barcellona 4-3 o il gol di Messi in Real-Barcellona. Ma poi dico: perché frenarsi? Di fronte a certi eventi credo sia legittimo aprire i rubinetti e cedere al “gasamento”».
Come protegge uno strumento prezioso come la voce?
«Vivo dieci mesi all’anno con la sciarpa al collo, non mi piacciono nemmeno ma le porto sempre, di pesantezza diversa in base alla stagione. E già in agosto la metto perché l’aria condizionata è micidiale. Consigliano di utilizzare con costanza l’erisimo, che è un’erba specifica, ma io lo faccio solo a ridosso delle partite. E poi puoi pregare. Con l’onestà di rinunciare se ti trovi in condizioni non accettabili perché poi il telespettatore lo sente e la fruizione non è più piacevole».
L’evento di Bagnacavallo è organizzato da Radio Sonora, un progetto che è possibile soprattutto grazie alle tecnologie online. La sua prima telecronaca fu Venezia-Ascoli il 7 novembre 2004 che venne trasmessa su Rosso Alice, un progetto di Tim. Una partita trasmessa in streaming all’epoca era una sperimentazione e ora è la prassi. C’è qualcosa che oggi nelle telecronache del 2025 è appena accennato e potrebbe consolidarsi in futuro?
«La mia sensazione, senza pretese di prevedere il futuro, è che avremo un’evoluzione verso la pluralità di voci durante il live. Già oggi abbiamo telecronista, commento tecnico, bordocampista e commento arbitrale. Ho l’impressione che queste potrebbe aumentare ancora: magari un esperto di tattica, qualcuno inserito nell’ambiente dello stadio. È una suggestione».

Insediata la nuova corte arbitrale competente di Ravenna e Ferrara

Il valore delle controversie risolte in questi anni è di oltre 28 milioni di euro

Foto Corte Arbitrale 27.05.2025
La nuova Corte della Camera Arbitrale della Camera di Commercio di Ferrara Ravenna si è insediata lo scorso 27 maggio: è presieduta dal Presidente, Giorgio Guberti e composta da 8 componenti indicati dagli Ordini degli Avvocati, dei Commercialisti, degli Ingegneri, degli Architetti, dai Consigli del Notai e dai Collegi dei Geometri di Ferrara e di Ravenna. «Abbiamo sempre creduto nell’importanza della diffusione della cultura arbitrale, in particolare nella media e piccola impresa, quale strumento prezioso per offrire al tessuto produttivo un ulteriore elemento di competitività – commenta Guberti -.  Ben 69 le procedure gestite in un solo decennio per un valore totale delle controversie di poco inferiore ai 28 milioni di euro in ambiti quali il diritto societario, gli appalti e la contrattualistica. Nell’augurare alla nuova Corte un proficuo lavoro desidero ringraziare i componenti uscenti»
L’ente ricorda come i vantaggi dell’arbitrato comportino «rapidità, contenimento dei costi, riservatezza e lodo, con stessa efficacia della sentenza. Gli arbitri sono inoltre altamente specializzati».
La Corte Arbitrale, nominata dalla Giunta camerale, nomina e conferma gli arbitri, vigila sui procedimenti, garantendo il rispetto delle tempistiche per una rapida risoluzione delle controversie, determina gli onorari e le spese arbitrali, con l’obiettivo di assicurare trasparenza ed efficienza.

I componenti della nuova Corte Arbitrale:

Laura Iannotta e Laura Melotti, Ordine degli Avvocati di Ferrara; Ingrid Ruiba e Gianfranco Fiorentini, Ordine degli Avvocati di Ravenna; Riccardo Carrà, Ordine dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili di Ferrara congiuntamente al Consiglio Notarile di Ferrara; Simone Maria Campajola, Ordine dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili di Ravenna congiuntamente al Consiglio Notarile di Ravenna; Gian Paolo Rubin, Ordine Architetti Pianificatori Paesaggisti e Conservatori di Ferrara congiuntamente con il Collegio provinciale Geometri e Geometri Laureati di Ferrara e l’Ordine degli Ingegneri di Ferrara; Luca Mazzavillani, Ordine Architetti Pianificatori Paesaggisti e Conservatori di Ravenna congiuntamente con il Collegio provinciale Geometri e Geometri Laureati di Ravenna e l’Ordine degli Ingegneri di Ravenna.

Il Solco si riaggiudica la gestione del dormitorio e dell’ex Albergo Sociale

La dimensione operativa è affidata alla cooperativa sociale Progetto Crescita

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Il Consorzio Solco conferma la gestione dei servizi a bassa soglia del Comune di Ravenna, rivolti alle persone in grave difficoltà abitativa. La gestione diretta dei servizi è affidata alla cooperativa associata Progetto Crescita.

I servizi si concentrano su due strutture principali, situate in via Augusto Torre 5: il Dormitorio e l’ex Albergo Sociale, entrambi dedicati all’accoglienza di persone senza fissa dimora o con fragilità abitativa.

Come previsto dal bando comunale, la gestione ha una durata annuale, ma rappresenta un passaggio intermedio verso una progettazione più ampia: a breve, infatti, è previsto un nuovo bando che includerà anche l’avvio di un ufficio dedicato e di ulteriori servizi, sviluppati grazie alle risorse del Pnrr.

L’Albergo Sociale è rivolto alle donne con figli e attualmente accoglie 9 nuclei (9 donne e 10 minori) con vissuti e provenienze diverse: «Le ospiti sono seguite e inviate dai Servizi Sociali. La permanenza all’interno della struttura dovrebbe avere un tempo compreso tra i 6 mesi e l’anno – racconta la coordinatrice dei servizi Elisa Guarini -. ma non viene quasi mai rispettata perché spesso, dopo l’Albergo Sociale non ci sono soluzioni abitative alternative per queste persone che non riescono a farsi carico di un affitto o di un acquisto di un immobile».

Oltre all’accoglienza all’ex Albergo Sociale viene fornito tutoraggio, accompagnamento ai servizi del territorio, attività educative per i minori e monitoraggio genitoriale, per cogliere eventuali fragilità ulteriori oltre a quella abitativa; il tutto in sinergia con i Servizi Sociali.

Il Dormitorio, invece, è rivolto ai soli uomini e ne può ospitare 20 per notte. «Qui – continua Guarini – si accede tramite prenotazione settimanale, chiamando il numero verde il venerdì. Ogni ospite può restare per un massimo di 7 notti consecutive. Il servizio comprende cena, colazione, possibilità di fare la doccia e uso del servizio lavanderia. Gli spazi sono accessibili dalle 19 alle 8 del mattino successivo. Negli ultimi mesi, abbiamo accolto persone provenienti da 14 Paesi diversi, con una fascia d’età prevalente tra i 41 e i 60 anni. In molti casi, si tratta di uomini che hanno un lavoro, ma non riescono a sostenere i costi di un affitto».

La carenza di soluzioni abitative strutturate e di progetti di housing sociale è la criticità più grande che si riscontra in questo settore. «Con il progetto Housing First cerchiamo di dare una soluzione, ma i posti disponibili sono ancora pochi rispetto ai bisogni – conclude la coordinatrice -. Altre criticità riguardano la mancanza di uno spazio diurno per chi frequenta il Dormitorio: molte persone hanno problemi di salute o non lavorano e avrebbero bisogno di un luogo sicuro e accogliente dove trascorrere le ore del giorno. Anche il potenziamento dei trasporti pubblici tra questa zona della città e il centro, soprattutto nei giorni festivi, rappresenterebbe un passo importante per garantire accessibilità e inclusione».

La “Cena Itinerante” torna a Faenza per una serata tra gusto e arte

Il distretto A si prepara ad aprire le porte e i cancelli dei suoi edifici tra piccole gallerie, punti ristoro e bar all’aperto

Cena Itinerante Faenza

Dopo l’edizione 2024 a Modigliana, la “Cena Itinerante” torna a Faenza, dove tutto ha avuto inizio. L’appuntamento è venerdì 30 maggio al Distretto A. «Il format ha dimostrato di poter viaggiare e attecchire altrove. Ma è a Faenza che il legame si rinnova, più forte che mai. Il percorso modiglianese continuerà con una seconda edizione autonoma – comunicano dall’organizzazione -. Ma la Cena Itinerante, quella che ha fatto storia, resta nel suo quartiere, nella sua città, tra le mani di chi la vive da sempre».

Il tema di questa edizione sarà appunto “Legami”, intesi come affettivi e familiari, ma anche quelli invisibili che ci tengono uniti al territorio, agli spazi che abititati e condivisi. A dare forma visiva a questo tema (e a rimarcare l’unione tra arte e cibo) è l’opera “Legami Universali” dell’artista Alessandro Mazzotti. 

Saranno oltre 30 i luoghi coinvolti nell’evento (qui il programma completo), con alcuni dei nomi dei ristoranti e cantine fra i più interessanti della regione, per una sola sera in postazione temporanea. Nel corso della serata, il quartiere aprirà i portoni e i cortili con combinazioni uniche ed inedite: case che ospitano gallerie d’arte, uffici trasformati in piccoli ristoranti, vie che diventano bar a cielo aperto.

All’Oriani un libro sulla storia di Giovanni Berta, “protomartire” del fascismo

Copertina MARTIN

Prosegue alla Biblioteca Oriani di Ravenna la rassegna di presentazioni e incontri con gli autori “InContemporanea. La storia si fa in biblioteca”, organizzata in collaborazione con il Dipartimento di Beni culturali dell’Università di Bologna. Oggi, giovedì 29 maggio, alle 17.30, si terrà la presentazione del volume di Simon Martin, Il martire. Storia di Giovanni Berta (Laterza 2024).

Il volume racconta, per la prima volta in modo esaustivo, la storia e il mito di Giovanni Berta, il giovane ucciso a Firenze nel febbraio del 1921 durante i violenti scontri che opposero fascisti e antifascisti per il controllo della città. Figlio di un industriale fiancheggiatore dello squadrismo, verosimilmente simpatizzante lui stesso del fascismo, non c’è però alcuna evidenza storica che il ventiseienne fiorentino fosse uno squadrista. Nonostante ciò il fascismo, subito dopo la sua morte, ne fece un mito polivalente (peraltro ancora oggi vivissimo negli ambienti neofascisti), con libri, poesie, canzoni, opere d’arte a lui dedicate, numerose intitolazioni odonomastiche, fra cui quella del nuovo stadio di Firenze. Mito che assunse i tratti di un autentico culto religioso culminato con l’inumazione delle spoglie di Berta in una cripta intitolata ai caduti della rivoluzione fascista nella basilica di Santa Croce, il “Tempio delle itale glorie” cantato da Ugo Foscolo nei Sepolcri. Un libro affascinante, su una delle vicende più emblematiche della storia del fascismo e della sua memoria.

L’autore, già docente presso l’University College di Londra e l’Università Roma Tre, ne discuterà con la professoressa Paola S. Salvatori (Scuola Normale Superiore, Pisa) e il direttore della Biblioteca Oriani Alessandro Luparini.

Informazioni: 0544 214767, informazioni@bibliotecaoriani.it.

Anche l’ex allenatore Zaccheroni al torneo “Kids Foot” di Lugo

Attesi a Lugo oltre 300 partecipanti, divisi tra “pulcini” (under 10) e “esordienti” (under 12). Nella serata di sabato 31, sarà possibile vedere la finale di Champions su maxischermo insieme al mister

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Lo stadio Muccinelli di Lugo si prepara a un intenso fine settimana dedicato allo sport, con il ritorno del torneo internazionale di calcio giovanile Kids Foot, da sabato 31 a domenica 1.

La settima edizione del torneo porterà a Lugo 24 squadre dall’Italia e dal mondo, con presenze  da Scozia, Ungheria e Albania, per un totale di oltre 300 partecipanti divisi tra le categorie “pulcini” (under 10) e “esordienti” (under 12). Atteso anche Alberto Zaccheroni, ex allenatore di Milan, Inter, Lazio e Juventus, che ha visto decollare la sua carriera proprio a Lugo.

Si parte sabato 31, alle 9, con l’intervento del coro della scuola Gherardi allo stadio; alle 10 comincerà il torneo. Alle 19.30 si terrà la prima edizione del «Girls Foot», torneo di calcio femminile che conferma l’attenzione del Lugo 1982 anche in quest’ambito. La giornata si concluderà alle 18 con la visita appunto di Zaccheroni. Il mister rimarrà con i ragazzi anche alla sera, e alle 21 si potrà seguire insieme la finale di Champions League fra Inter e Paris Saint-Germain su maxi schermo.

Domenica 1° giugno il torneo partirà alle 9 del mattino, con le finali previste alle 15.40 (gli Under 10) e alle 16.15 (gli Under 12). Seguiranno le premiazioni, mentre in serata, alle 20.30, ad essere premiati saranno i giocatori e lo staff delle diverse formazioni del Lugo 1982 che hanno vinto i propri campionati: in particolare la prima squadra che si è imposta sia in Terza Categoria che nella Coppa provinciale Memorial Vitali, la rosa di Futsal maschile che ha vinto la serie D e la formazione dei 2010 che hanno chiuso al primo posto il girone provinciale Under 15.

Nel corso elle due giornate, gli accompagnatori dei giocatori e le persone interessate potranno visitare il territorio di Lugo, grazie alla collaborazione dei ragazzi dell’indirizzo turistico del Polo Tecnico. Saranno inoltre organizzati alcuni momenti conviviali nell’area dello stadio.

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