sabato
14 Marzo 2026

Capanni e pontili abusivi in pialassa Baiona, al via le demolizioni

«La Pialassa Baiona è un patrimonio naturalistico di rilievo nazionale e internazionale, all’interno del Parco del Delta del Po, e la sua cura è indispensabile per mantenere e, in alcune situazioni, ripristinare le condizioni ambientali». Lo scrive il Comune di Ravenna in una nota inviata alla stampa per motivare la delibera, approvata dalla giunta a fine 2025, riguardante la demolizione di alcuni manufatti abusivi adibiti a capanni da pesca, cavane e pontili, raccolta rifiuti. L’impegno economico ammonta a 95mila euro. In particolare la zona interessata dall’intervento è quella del margine settentrionale della Pialassa Baiona, in alcune aree circoscritte del Taglio, lungo via delle Valli per un tratto di circa 400 metri.

Per procedere al ripristino delle condizioni naturali è stata emessa l’ordinanza (al seguente link https://trasparenzaealbo.comune.ra.it/web/trasparenza/albo-pretorio) nella quale si notifica a chiunque stia eventualmente occupando senza titolo l’area con strutture, natanti o materiali di risulta, di provvedere alla loro rimozione e smaltimento. L’ordinanza sarà affissa per 20 giorni nei luoghi interessati dall’intervento.

«Il progetto fa parte di un’ampia strategia territoriale che mira a qualificare, valorizzare e promuovere il patrimonio naturalistico ed ambientale del Comune di Ravenna – dichiara l’assessora alle Aree naturali e Parco del Delta del Po, Barbara Monti –, mediante un sistema di azioni specifiche che valorizzino gli aspetti visivi e percettivi del paesaggio, rispettandone e conservandone, allo stesso tempo, gli elementi naturalistici. La rimozione di questi manufatti renderà più salubri questi luoghi e contribuirà alla rivitalizzazione e promozione di queste zone, aumentando così l’attrattività dell’area come luogo per lo svolgimento di attività all’aria aperta, a fini turistici, ricreativi e sportivi».

«Proteggere il personale sanitario significa anche difendere spazi di libertà sociale e di solidarietà attiva»

Riceviamo e pubblichiamo l’intervento dell’attivista Marina Mannucci.

Grande partecipazione al flash mob di solidarietà a sostegno del personale sanitario del reparto di Malattie Infettive dell’ospedale Santa Maria della Croce di Ravenna, a seguito della perquisizione avvenuta nella notte tra l’11 e il 12 febbraio scorsi al reparto Malattie Infettive della struttura sanitaria, nell’ambito di un’indagine riguardante la certificazione necessaria ai nulla osta per accedere ai centri per rimpatrio di cittadine/i extracomunitari irregolari. Sono sei, al momento, i medici indagati nell’inchiesta aperta dalla Procura di Ravenna.

Secondo alcuni studi e pareri (incluso il Policy Brief WHO 2026 dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, documento che analizza questioni sanitarie cruciali e propone raccomandazioni basate su evidenze scientifiche per migliorare la salute pubblica), i centri di detenzione amministrativa possono rappresentare un ambiente patogeno, rendendo l’inidoneità al trasferimento uno strumento di prevenzione sanitaria.

La vicenda ha scatenato un’ondata di solidarietà e riacceso il dibattito sull’autonomia clinica e la deontologia medica. Il sostegno al personale sanitario sottolinea come l’atto medico debba basarsi sulla scienza e sulla coscienza, tutelando la salute e la vita delle/dei pazienti indipendentemente dal loro status giuridico. La riflessione sulla deontologia medica – intesa come etica professionale applicata alla medicina – affonda le radici nella filosofia antica, enfatizzando il ruolo del medico come curante e non come burocrate. Ippocrate, fondatore dell’etica medica, nel suo celebre Giuramento impone al medico di operare «per il bene dei malati secondo le mie forze e il mio giudizio» e di agire in libertà e indipendenza di giudizio. Platone, nelle Leggi, distingue tra il “medico degli schiavi”, che esegue ordini burocratici, e il “medico dei liberi”, che dialoga con il paziente e decide in base alla scienza. Per il filosofo francese Paul Ricoeur, la medicina è intesa come “relazione di cura” che richiede prudenza e sollecitudine, mettendo al centro la persona prima di ogni logica di sistema. Processare una diagnosi clinica può rappresentare una violazione dell’Articolo 32 della Costituzione, pilastro della democrazia sanitaria che definisce la salute non solo come un diritto individuale, ma come un interesse collettivo. L’autonomia clinica è strumento di prevenzione sanitaria collettiva, sancito anche dal Codice di Deontologia Medica che stabilisce che il medico deve agire con indipendenza e dignità.

L’irrigidimento dei confini e del controllo sociale alimenta conflitti e disuguaglianze, trasformando la sanità in uno strumento tecnico-istituzionale invece che in un luogo di umanità. Proteggere il personale sanitario non significa solo tutelare una categoria, ma difendere, anche, spazi di libertà sociale e di solidarietà attiva ovvero una partecipazione concreta e responsabile al benessere altrui che va oltre la semplice applicazione di norme amministrative.

Sbarcati a Marina i migranti della Ong Solidaire: su 114 persone a bordo, 49 sono minorenni non accompagnati

È arrivata alla banchina della Fabbrica Vecchia del porto di Marina di Ravenna la nave della Ong tedesca Solidarie. Terminate le verifiche a bordo delle condizioni sanitarie dei passeggeri, si stanno concludendo anche le operazioni di sbarco.

Le persone a bordo, che sono state soccorse nel corso di tre interventi nel mar Mediterraneo, sono 114: 52 sono minori e di questi 49 non sono accompagnati. Quasi tutti sono in buone condizioni sanitarie. A coordinare le operazioni il Comune di Ravenna, la Prefettura, le forze dell’ordine, la Croce Rossa, la Protezione civile e i medici dell’Uffici di Sanità Marittima, Aerea e di Frontiera (Usmaf). Presente sul posto il delegato del presidente de Pascale per l’immigrazione e la cooperazione, Luca Rizzo Nervo.

«Come sempre la Regione Emilia-Romagna farà la propria parte affinché queste persone, costrette a fuggire da situazioni drammatiche, possano ricevere l’aiuto di cui hanno urgente bisogno – afferma il presidente della Regione Emilia-Romagna, Michele de Pascale -. La nostra politica di accoglienza mette al centro due principi fondamentali: umanità e organizzazione, e anche in questa occasione ci siamo fatti trovare pronti a ricevere con dignità persone che hanno trascorso molti giorni in mare dopo essere sopravvissuti a un naufragio. A tutti gli operatori che in queste ore stanno lavorando senza sosta con professionalità e generosità, per prestare le cure necessarie a coloro che ne hanno più bisogno, va il ringraziamento della Regione Emilia-Romagna».

I passeggeri sono poi stati trasferiti nei locali del circolo Nautico la Standiana. Le operazioni di sbarco si sono concluse alle ore 13.30. Sono quindi immediatamente iniziati gli screening sanitari di secondo livello e gli adempimenti di polizia presso la Standiana. Le attività proseguiranno nelle prossime ore fino al completamento delle procedure e al successivo trasferimento dei migranti verso le strutture di destinazione individuate dal sistema di accoglienza: i minori stranieri non accompagnati saranno accolti in strutture fuori regione; gli altri saranno ridistribuiti nelle varie strutture di accoglienza presenti in Emilia-Romagna.

In centinaia al flash-mob a sostegno dei medici indagati: «Nessuno di noi conosce un metodo “anti rimpatri”»

Medici e infermieri, studenti di medicina, personale sanitario in pensione e sostenitori: in più di duecento persone si sono radunate oggi (16 febbraio) davanti all’ingresso di via Missiroli dell’ospedale di Ravenna per il flash-mob organizzato dagli operatori del Santa Maria delle Croci, in particolare Petia Di Lorenzo (coordinatrice infermieristica), Marco Montanari (oncologo) e Federica Giannotti (cardiologa) a sostegno dei sei colleghi del reparto di Malattie infettive indagati per il reato di falso ideologico continuato in concorso, per la vicenda dei cosiddetti certificati “anti-rimpatrio”, che avrebbero favorito la permanenza sul territorio di cittadini stranieri irregolari giudicandoli inidonei all’ingresso nei centri per il rimpatrio o a viaggi aerei.

Alle 13 l’ospedale di Ravenna si è fermato per almeno quindici minuti. Secondo quanto riportato dagli organizzatori, erano oltre 50 operatori sanitari in servizio presenti al presidio. Al centro delle proteste i metodi di indagine che hanno interessato i medici coinvolti, con perquisizioni all’alba non solo nel reparto di Malattie infettive, ma anche nelle abitazioni e nelle auto degli indagati. «Controlli violenti, esagerati, degni del più efferato dei reati – spiegano gli organizzatori -. che mettono in discussione la deontologia professionale e minacciano il diritto alla salute. Ci sentiamo piccoli». Durante la manifestazione, è stata letta una lettera scritta da uno dei medici coinvolti.

«Il presidio ravennate è piccolo – aggiungono gli operatori sanitari – e conosciamo i colleghi coinvolti. Nessuno di noi è a conoscenza di un sistema “anti-rimpatrio” ed esprimiamo la massima solidarietà ai medici indagati. Se le indagini accerteranno delle negligenze ne prenderemo atto, ma gli accertamenti devono avvenire in maniera giusta e rispettosa, lasciando le indagini alla magistratura e non alla politica».

Sulla strumentalizzazione politica della vicenda da parte dei alcuni ministri è intervenuta anche la deputata Pd ravennate Ouidad Bakkali, che questa mattina ha presentato un’interrogazione parlamentare in merito alla trasparenza delle indagini: «È importante tutelare l’autonomia degli spazi ospedalieri senza esprimersi in maniera ideologica. È inammissibile vedere un governo che entra a gamba tesa dentro le indagini. Gli ospedali e il lavoro dei medici sono sacri, non un campo di propaganda e battaglia politica». Bakkali ricorda inoltre l’assenza di linee guida precise su quali siano i parametri medici da rispettare per accedere ai centri di rimpatrio.

Il sostegno all’iniziativa è stato mostrato da buona parte dei partiti di centrosinistra con in testa il Pd di Ravenna e quello regionale, con la presenza della consigliera Eleonora Proni, e dai sindacati.

La criminologa Bruzzone e il suo viaggio nei meccanismi dell’amore tossico

Criminologa e psicologa forense tra le più note d’Italia, Roberta Bruzzone è stata anche tra le prime a parlare di analisi tecnico-scientifica davanti alle telecamere. Nata a Finale Ligure nel 1973 e laureata in psicologia clinica all’Università degli studi di Torino, è diventata nota ai più intorno al 2010 quando, durante il dibattimento sul delitto di Avetrana, le fu affidato il ruolo di consulente della difesa di Michele Misseri.
Oggi è ospite fissa di programmi televisivi come La vita in diretta o Porta a Porta. Negli anni la carriera di investigatrice è andata di pari passo con quella televisiva, con la conduzione di diversi programmi a tema crime e l’apparizione in salotti e talk show.

Martedì 17 febbraio Bruzzone porterà al Teatro Alighieri la conferenza spettacolo con musica dal vivo Amami da morire. Anatomia di una relazione tossica (ore 21).

Bruzzone, lei è stata tra le prime in Italia a portare in tv la disciplina della criminologia. Ha dovuto fare i conti con una certa diffidenza iniziale?
«Sì. Oggi è un metodo sdoganato e la richiesta è molto più ampia, un tempo però la diffidenza non si limitava al contesto televisivo: la criminologia era una disciplina che restava confinata quasi esclusivamente all’ambito accademico e trovava pochissima applicazione pratica. Io ho mosso i primi passi in un mondo prettamente teorico: anche l’illustre professore Gulotta, quando gli rivelai di voler integrare l’ambito criminalistico con quello psicologico mi disse che era impossible. I fatti però mi hanno dato ragione e oggi l’approccio criminologico è entrato anche nei protocolli delle forze dell’ordine, come nel raggruppamento investigazioni scientifiche dei carabinieri».

C’è un errore ricorrente che vede fare nell’analisi pubblica dei casi di cronaca nera?
«La tendenza a non concentrarsi sui fatti ma su suggestioni e opinioni. L’unico modo per fare informazione con chiarezza è andare alla fonte, se non si ha accesso alle fonti bisognerebbe limitarsi a tacere. In televisione c’è anche il rischio della spettacolarizzazione del dolore, per questo bisognerebbe lasciare spazio solo ai professionisti».

Negli ultimi anni abbiamo visto una chiara ascesa del cosiddetto “true crime”. Perché interessa tanto? C’è il rischio di trasformare l’informazione in intrattenimento?
«Interessa tanto perché è un aspetto concreto della vita. Tuttavia, la trasformazione del dolore in intrattenimento non è più un rischio, ma una realtà evidente. Lo dimostra il proliferare di podcast e contenuti a tema crime, spesso realizzati da improvvisati o da chi fino al giorno prima si occupava di altro. Ho visto
casi che ho seguito personalmente riportati in maniera fuorviante e imprecisa, anche sui canali online più seguiti. È palese che lo scopo non sia più fare informazione, ma generare visualizzazioni e incassi. Credo che questo tipo di comunicazione dovrebbe essere regolamentata e trattata solo da professionisti con lauree o qualifiche in merito. È prima di tutto una questione di rispetto per le famiglie coinvolte e per il dolore altrui. Quello che sta succedendo con il caso di Garlasco è un chiaro esempio».

Venendo alla conferenza in programma all’Alighieri invece, come sarà strutturata? Attinge da casi studio reali?
«No, sarà piuttosto un viaggio attraverso le cinque fasi della manipolazione affettiva, per spiegare cosa succede a livello biologico e neuropsicologico nella mente delle persone coinvolte. Verranno evidenziate le dinamiche ricorrenti, le trappole e le frasi tipiche del manipolatore, oltre ai consigli su come uscirne. Un percorso pratico, che sviscera i meccanismi dell’amore tossico fase dopo fase. È importante ricordare poi che queste modalità relazionali sono universali, senza limiti di genere o di età».

Quali possono essere i primi segnali di allarme in una relazione?
«Dipende tutto dalla fase in cui ci si trova. La prima è la più delicata e la più difficile da riconoscere, ma è anche il momento migliore per uscirne. Già dalla seconda fase cominciano i danni. Nella cosiddetta “fase di aggancio”, il primo segnale da tenere in considerazione è l’esagerazione, l’urgenza d’amore. Un bombardamento psico-affettivo ben lontano da un innamoramento sano che tende a restituire una versione potenziata di sé, ma del tutto illusoria».

Esiste un “profilo tipo” della persona abusante o potenziale omicida?
«Ci sono pattern e schemi di personalità che si ripetono, facilmente riconoscibili da frasi tipiche e dinamiche consolidate. Il narcisista ad esempio è bravissimo a creare relazioni all’apparenza meravigliose, a far sentire il partner unico e speciale. A questo fenomeno di “lovebombing” segue una progressiva destrutturazione dell’altro, tra svalutazione, controllo e manipolazione».

Molti tra gli ultimi casi di femminicidio hanno visto protagonisti ragazzi molto giovani. C’è un problema reale tra le nuove generazioni?
«A un problema culturale si sta sicuramente sovrapponendo un problema generazionale. I più giovani hanno difficoltà a controllare le proprie emozioni e non riescono a gestire i “no”. Spesso provano un senso di inadeguatezza che si trasforma in frustrazione e impulsività. Il caso di Zoe Trinchero è un esempio tragico quanto mirato. Non è una problematica legata ai singoli, ma uno status diffuso: in un libro che ho scritto sul tema la chiamo “epoca della rabbia” (L’epoca della rabbia. Ragazzi che uccidono all’ombra di Narciso, Rai Libri ndr)».

Da cosa potrebbe derivare questa tendenza?
«Spesso si tratta di soggetti che non hanno ricevuto un contenimento adeguato a livello familiare, senza strumenti per accettare un rifiuto. Questa condizione non si ripercuote solo sulle dinamiche relazionali, ma su tutte le sfere al di fuori di quella familiare: oltre a non saper gestire la rabbia, questi individui tendono a non sopportare la pressione lavorativa, quella scolastica, le limitazioni imposte da determinati contesti. Il percorso educativo deve partire all’interno dei nuclei famigliari. La dimensione scolastica, soprattutto negli ultimi tempi, si è attivata molto per arginare il problema, ma non può sopperire al ruolo parentale e non può prendersi in carico le difficoltà psicologiche di ogni studente».

In tanti anni di carriera, c’è un caso che le è rimasto addosso più degli altri?
«In qualche modo mi sono rimasti addosso tutti, non esiste una classifica. In generale però quelli che riguardano i bambini, oltre a essere i più delicati da trattare, portano a una maggiore pressione emotiva. Sono le vittime innocenti per antonomasia».

La parrocchia di Porto Fuori vince la 46esima edizione del Carnevale di Ravenna

La parrocchia di Porto Fuori è la vincitrice della 46esima edizione del Carnevale dei ragazzi di Ravenna che aveva come tema “Musica, Maestro“. La sfilata conclusiva si è svolta domenica 15 febbraio in centro a Ravenna (dopo l’anteprima della settimana precedente a Marina) e ha visto la partecipazione di moltissime famiglie e maschere.

Erano otto i carri allegorici in gara in rappresentanza di nove parrocchie e il primo premio è stato assegnato a quello in tema “Grease“, grazie a balletti, giubbotti di pelle, gonne a ruota e al “Fulmine alla brillantina”: un’automobile rossa con i fulmini e John Travolta a bordo.

Punta Marina, vincitrice della scorsa edizione, si è posizionata seconda in classifica con “Un mare di note“, mentre lo “Schiaccianoci” di Marina di Ravenna si è aggiudicato sia il terzo posto che il premio per la maschera più bella, assegnato alla Fata confetto.

Al termine della sfilata sono stati estratti i numeri vincenti della Lotteria (che pubblichiamo qui sotto) il cui ricavato verrà devoluto alle missioni diocesane. In palio 25 premi che potranno essere ritirati previa telefonata al 3393602420 entro 60 giorni dal giorno dell’estrazione.

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Giacomo Poretti all’Alighieri con “Condominio mon amour”. In programma anche un incontro con Cgil sul tema del lavoro

Tra i volti più apprezzati della comicità italiana, Giacomo Poretti torna a Ravenna insieme all’attrice Daniela Cristofori con Condominio mon amour, un’ironica commedia sulle contraddizioni del mondo del lavoro diretta da Marco Zoppello. Lo spettacolo è in programma al Teatro Alighieri nell’ambito da giovedì 19 a sabato 21 febbraio (ore 21) e domenica 22 febbraio (ore 15.30).

Si tratta di una produzione del Teatro de Gli Incamminati, inserita all’interno della Stagione dei Teatri 2025-2026 e in particolare del “Focus lavoro”,  un percorso di approfondimento sulle questioni lavorative contemporanee attraverso spettacoli, proiezioni e incontri. Sabato 21 febbraio, infatti, Poretti e Cristofori incontreranno in pubblico in dialogo con Daniele Dieci, segretario regionale di Cgil (ore 18, ingresso libero).

In “Condominio mon amour” Poretti e Cristofori interpretano rispettivamente Angelo, un vecchio custode che svolge il proprio lavoro con dedizione nella portineria di un condominio della “Milano-bene”; e Caterina un’affascinante signora che un giorno si presenta nell’atrio del palazzo per annunciare ad Angelo che è stato licenziato. Il motivo: la sua presenza non è più necessaria, perché un’App prenderà il suo posto. Da quel momento, la commedia allarga lo sguardo sulle trasformazioni e sulle storture del lavoro contemporaneo, tra inglesismi aziendal-digitali, precarietà e la nuova frontiera dell’intelligenza artificiale che minaccia di sostituire relazioni umane e capacità critica.  

In occasione dello spettacolo sarà attivo il servizio di trasporto gratuito “in viaggio verso il teatro” mentre domenica 22 febbraio è in programma una replica audiodescritta per non vedenti. I biglietti sono in vendita alla biglietteria del teatro, alle agenzie La Cassa di Ravenna, negli sportelli Iat e online, con prezzi da 6 a 26 euro.

L’attore del celebre trio di “Aldo, Giovanni e Giacomo” è atteso anche venerdì 20 febbraio alla biblioteca Classense per un dialogo con lo scrittore ravennate Matteo Cavezzali sul tema della scrittura come forma di comicità. L’appuntamento, fissato per le 17.30, fa parte del ciclo di incontri Invèl scuola di narrazioni di ScrittuRa Festival.

La riflessione partirà dall’ultimo libro di Poretti La fregatura di avere un’anima (Baldini+Castoldi). L’incontro è a ingresso libero su prenotazione (www.scritturafestival.com).

È arrivata a Ravenna la nave Solidaire con a bordo oltre centro migranti

È arrivata a Ravenna la nave Ong tedesca “Solidaire” con a bordo 120 migranti. Si tratta del 25esimo arrivo nello scalo romagnolo di una nave di una Ong dal 2022. Sabato una 25enne, con il figlio di 18 mesi ed il fratello della ragazza – tratti in salvo nei giorni scorsi nel mar Mediterraneo – erano stati stati fatti sbarcare a Brindisi senza attendere l’arrivo dell’imbarcazione al porto ravennate.

È la terza volta che la “Solidaire” approda a Ravenna dopo gli sbarchi del 6 maggio e del 14 giugno. Giovedì scorso, in una lunga nota, il sindaco, Alessandro Barattoni, aveva bollato come “solita propaganda sui migranti”, l’annunciato arrivo del natante commentato la decisione del Governo di riassegnare Ravenna come scalo di sbarco dopo oltre cinque mesi (Ansa.it).

Inondazioni al porto, il presidente del circolo nautico: «Occorre un intervento strutturale, non solo per la parte turistica»

Alta marea, infiltrazioni dalle banchine e cattivo drenaggio delle fognature a rallentare il deflusso: nella mattinata di ieri (15 febbraio), l’acqua ha invaso nuovamente il piazzale del Circolo Nautico “Amici della vela” di Cervia, salendo fino alle porte del ristorante del circolo “Da Cosimo e Mary” e della vicina Osteria Bartolini. Il picco è stato intorno alle 8.45, mentre alle 11.30 l’acqua ha iniziato a defluire velocemente, consentendo ai due locali di riprendere regolarmente l’attività di ristorazione. Già dalla sera precedente, invece, era stata sospesa la regata in programma per la giornata, a causa del bollettino di allerta meteo arancione diffuso dalla capitaneria di porto.

Non si tratta di un episodio isolato. L’area del portocanale è soggetta ad allagamenti e ristagni quasi a ogni alta marea, complice l’acqua che filtra dal muretto di contenimento degradato e un sistema di drenaggio che fatica a reggere la pressione. Anche questa mattina il mare risaliva lungo lo squero, con i primi chiusini che hanno iniziato a rigettare acqua. Un ulteriore mareggiata si è registrata ieri notte, intorno alle 10, senza registrare però particolari danni. Oltre a ieri, l’ultima inondazione di rilievo risale alla fine di novembre, con attività e automobili parcheggiate a rischio.

«La situazione del portocanale è critica, e riguarda salvaguardia della città – commenta Sergio Savelli, presidente del Circolo nautico cervese – non si tratta solo delle infiltrazioni dalla banchina, ma l’intera via Parini è intrisa d’acqua, con infiltrazioni sotto il manto stradale che creano un rischio di voragine ad ogni inondazione. Abbiamo denunciato il problema in comune e in Regione, senza ottenere tuttavia risposte chiare».

Per il 2026 è in programma un progetto di sviluppo e rilancio del Porto turistico di Cervia, sulla sponda opposta del canale, ma le operazioni non sembrano interessare il molo nord: «È inutile sistemare l’approdo turistico senza intervenire strutturalmente sul porto – continua Savelli -. è necessario allungare entrambe le banchine, rifare il molo e dragare il fondale per permettere il transito a barche di pescaggio maggiore, non solo ai motoscafi. Il fondale dovrebbe essere profondo almeno 3 metri e mezzo: oggi molte barche a vela possono uscire solo nel caso di alta marea. La stessa imbarcazione storica del nostro circolo è stata venduta perché ha un pescaggio tropo elevato per questo porto».

Fischnaller e il primo gol giallorosso: «A mio agio al centro dell’attacco». Mandorlini: «Servivano due punte»

Il primo dei due gol con cui oggi, 15 febbraio, il Ravenna ha battuto la Juventus Next Gen nella 27esima giornata di serie C è anche il primo gol giallorosso per Manuel Fischnaller. L’attaccante di Bolzano è andato a segno alla sesta presenza con la squadra che a gennaio l’ha acquistato dal Trapani. Rispetto alle precedenti cinque partite (di cui tre da titolare) con Marco Marchionni in panchina, il nuovo allenatore Andrea Mandorlini ha schierato il 35enne più centrale nel reparto offensivo. L’attaccante, nelle interviste del dopo partita, conferma gli effetti del cambiamento: «Mi sono sentito molto a mio agio oggi. Negli ultimi tempi credo di essere diventato sempre più attaccante centrale».

La difesa alta e tutt’altro che serrata dei bianconeri è diventata terreno di caccia congeniale per le caratteristiche di Fischnaller: «Non sono un attaccante statico, più mi muovo e più spazi trovo e più posso incidere». Avere accanto un armadio a quattro ante come Stefano Okaka è stato un aiuto in più: «Lui aveva quasi sempre due difensori addosso e lasciava spazi liberi a me e Tenkorang per gli inserimenti».

Nelle ultime dieci stagioni, tutte in serie C, Fischnaller ha realizzato 111 gol che lo fanno uno dei cosiddetti bomber di categoria. Eppure nelle ultime uscite lo si era visto disposto sulla fascia in coperture difensive. «Manuel è giocatore che ha sempre segnato tanto – riconosce il nuovo tecnico Mandorlini –, è praticamente andato sempre in doppia cifra ed era impossibile credere che nelle ultime 2-3 partite non avesse mai tirato in porta».

L’allenatore si gode il successo, il secondo in 48 ore contro la Juventus se si conta anche quello di San Siro come tifoso ed ex giocatore dell’Inter: «È andata bene ieri sera, non potevamo fare diversamente», scherza in sala stampa.  Ma ci va cauto nel prendersi meriti: «Ho allenato la squadra per un’ora e mezza, si poteva fare poco. I ragazzi hanno dimostrato capacità di sacrificio e anche dinamismo in campo, questo è un merito di chi li allenava prima di me». Anche la curva ha ringraziato Marchionni con uno striscione.

Se lo schieramento iniziale era un 3-5-2 come era quello di Marchionni, la mano di Mandorlini si è vista in due posizioni: si è già detto di Fischnaller, l’altra è quella di Tenkorang, più trequartista che mezzala. «Nelle partite che avevo visto mi è sembrato che abbia buona gamba e sappia ribaltare il gioco, ho voluto ribaltare il triangolo di centrocampo per averlo più avanti».

La coppia offensiva Fischnaller-Okaka è apparsa schierata con intenti più bellicosi rispetto ad altre esibizioni recenti: «Avevamo bisogno di due punte per essere più spregiudicati. Okaka ha fatto una partita incredibile, non pensavo avesse 50 minuti nelle gambe».

Il 2-0 finale non racconta della sofferenza degli ultimi 30 minuti giocati in dieci e poi in nove. «È stata una gara di sacrificio – continua l’allenatore –. Giocare in 9 mi era capitato solo un’altra volta in carriera ed è fatica reggere». La seconda espulsione, del portiere Francesco Anacoura, sembra figlia di una incomprensione: «Dopo un’ammonizione per perdita di tempo l’arbitro ha pensato che Anacoura gli avesse fatto un applauso ironico ed è arrivato il rosso diretto. Il giocatore invece mi dice che ha solo battuto le mani come un gesto di incitamento per se stesso e i compagni in un momento in cui stava per fare un rinvio». Poco da dire invece sul rosso per Cristiano Bani che ha cinturato l’attaccante per un taglio: «Poteva essere più attento in difesa, ma in campo ci sono anche gli avversari e qualche errore si può concedere».

Anche il secondo gol è una prima volta in giallorosso: il 27enne difensore Alessandro Bianconi finora aveva segnato 5 gol in carriera. Il sesto è arrivato vestendo i panni prima del centrocampista che imposta l’azione e poi da centravanti che ribatte in rete la palla restituita dalla traversa sul colpo di testa di Fischnaller: «Non mi capita spesso di buttarmi in avanti – riconosce il bolognese – ma me la sono sentita ed è andata bene».

Bianconi spiega così i 15 minuti iniziali in cui gli ospiti hanno avuto quasi il cento percento di possesso palla: «Penso che abbiamo avuto bisogno di un po’ di tempo per dimenticare la brutta sconfitta di Terni. Eravamo un po’ preoccupati e poi abbiamo cominciato a attaccare bene le seconde palle e ci siamo trovati meglio in campo».

L’ultima parte del match è stata giocata con due uomini in meno, ma il difensore non ha dubbi: «Dal campo avevamo la sensazione che avremmo potuto giocare anche un’altra ora ma non ci avrebbero fatto gol».

Emergency sul caso dei certificati anti rimpatrio: «Se la cura diventa un reato, la democrazia è in pericolo»

Anche Emergency interviene sull’indagine sui certificati di inidoneità al rimpatrio, partita con le perquisizioni all’ospedale di Ravenna – dove sei medici risultano indagati. L’associazione umanitaria fondata da Gino Strada parla di «un grave attacco all’autonomia medica e al diritto alla salute garantito dalla Costituzione».

«Il medico – si legge in un post sui social – ha il dovere etico e professionale di agire in scienza e coscienza, tutelando la vita e la salute delle persone: sindacare una valutazione clinica attraverso strumenti repressivi significa subordinare la decisione clinica a esigenze di ordine pubblico o di scelta politica».

«I Cpr (Centri di Permanenza per il Rimpatrio, ndr) sono contesti intrinsecamente patogeni, come è ovvio a chiunque ne abbia visto uno e come attesta anche l’Oms in un Policy Brief dello scorso gennaio. La perquisizione condotta a Ravenna non danneggia solo i medici coinvolti. Mette a rischio la continuità delle cure, crea un clima di paura nei reparti e mina un principio fondamentale della nostra democrazia: la salute è un diritto di tutti, senza eccezioni. Per questo ci uniamo anche noi di Emergency all’appello della Società Italiana di Medicina delle Migrazioni: se la cura diventa un reato, la democrazia stessa è in pericolo».

Le pagelle del Ravenna che ha battuto la Juve Next Gen: decisiva la coppia d’attacco Okaka-Fischnaller

Le pagelle del Ravenna che ha battuto la Juventus Next Gen (qui tabellino e cronaca).

ANACOURA 5,5: indeciso su un paio di traversoni pericolosi, suo malgrado ha sulle spalle il peso di aver lasciato i suoi in nove nel finale, anche se ci è sembrata più che altro una decisione sbagliata (o semplicemente eccessiva) dell’arbitro.

BIANCONI 7: da braccetto di destra accompagna da manuale l’azione che chiude con il tap-in del 2-0. Per il resto sempre sicuro, fa a sportellate quando serve.

ESPOSITO 6: perde un brutto pallone in uscita sullo 0-0 che poteva costare caro. Qualche sortita delle sue, ma senza esagerare. Concentrato e cattivo nel finale in doppia inferiorità numerica.

SOLINI 6: torna titolare e ci mette del suo per mantenere la porta inviolata.

CORSINELLI 6: meno brillante rispetto alle ultime uscite, soffre Puczka (dal 22′ st SPINI 6: entra con lo spirito giusto e nel finale fa respirare la squadra con alcune galoppate delle sue).

TENKORANG 6,5: torna quello ammirato in particolare a inizio stagione, si inserisce con i tempi giusti e tira fuori dal cilindro anche un cross pennellato di grande qualità per la testa di Fischnaller in occasione del 2-0 di Bianconi. Un po’ il tuttofare di Mandorlini che nelle ripresa lo piazza dietro le due punte e poi, in inferiorità numerica, anche largo a destra. Mezzo punto in meno per l’occasione divorata che poteva chiudere anticipatamente la partita. (dal 34′ st POLUZZI 6,5: entra a freddo in un momento decisivo della gara, quasi quattro mesi dopo l’ultima partita giocata. E risponde bene, sia in uscita, che tra i pali).

LONARDI 6,5: in fase di crescita, meno compassato e più reattivo, fa partire l’azione e nella ripresa è autore di alcune chiusure importanti.

ROSSETTI 6: non nella fase migliore della sua stagione, ma compensa con la solita intelligenza tattica e il lavoro “sporco”.

BANI 5: fin troppo diligente, arriva però anche al tiro dopo aver accompagnato un’azione offensiva. Errore grave di lettura del lancio in occasione dell’espulsione.

OKAKA 7: ha una sorta di aura che gli permette di caricarsi la squadra sulle spalle e di togliere anche ai compagni qualche paura di troppo. Indiavolato, prima fa gol (annullato per fuorigioco dopo la revisione al monitor) poi protesta con l’arbitro, se la prende anche con il pubblico che vorrebbe più caloroso, fa a sportellate e va pure via a campo aperto contro ragazzini che potrebbero essere quasi suoi figli. La sua presenza in campo cambia in qualche modo il volto al Ravenna (11′ st ITALENG 6: partita di sofferenza, in inferiorità numerica, a rincorrere più che altro palloni vaganti).

FISCHNALLER 7,5: riportato da Mandorlini in posizione più avanzata, risponde con un gol, una traversa che propizia la seconda rete e un paio di assist per i compagni (quasi) solo da buttare dentro. Sempre lucido, nonostante corra anche molto (22′ st RRAPAJ 6: il capitano entra in campo con la solita grinta e fa il suo nel complicato finale giallorosso).

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