domenica
15 Marzo 2026

Rinasce l’ex Anagrafe di Ravenna: fine lavori nel 2030, progetto da 5 milioni di euro

Il sindaco Alessandro Barattoni lo aveva detto nella prima dichiarazione dopo la vittoria elettorale: «L’Anagrafe tornerà in centro». E ora lo può annunciare ufficialmente: il Comune di Ravenna ha infatti sottoscritto un accordo con Ravenna Holding per il recupero dell’ex palazzo dell’Anagrafe di via Raul Gardini 11, inutilizzato dal 2007. Sebbene il progetto sia ancora in fase preliminare, l’intervento è stimato in circa 5 milioni di euro, con avvio dei lavori previsto nel 2028 e conclusione tra la fine del 2029 e l’inizio del 2030. L’edificio storico di epoca veneziana, noto come Casa Ghigi, sarà destinato a ospitare un distaccamento dell’Ufficio Anagrafe di Ravenna, attualmente situato come noto in viale Berlinguer.

«Provo affetto nei confronti di questo immobile – dichiara il sindaco durante la perlustrazione dell’edificio dedicata alla stampa –. È stato chiuso per molto tempo e abbiamo deciso di rifunzionalizzarlo per riportare servizi in centro, che vanno ad aggiungersi ad una serie di investimenti dedicati a residenti, turisti e lavoratori». Per il Comune i benefici generati da questa operazione spaziano dall’ambito patrimoniale a quello sociale: «Si tratta di una scelta strategica che va oltre le dinamiche elettorali, dato che non è detto che riusciremo a completare l’intervento prima delle prossime elezioni – prosegue Barattoni -. Pensiamo che il centro storico debba essere tutelato e reso vivo in ogni momento della giornata. Anche attraverso la ristrutturazione di questo fiore all’occhiello vogliamo far intrecciare diverse funzioni per chi ci lavora e per chi ci abita».

Ma l’Anagrafe tornerà in un primo momento in centro, ancora prima della fine dei lavori: «Nel negozio ex Miccoli che abbiamo preso in affitto in piazza del Popolo (esattamente nella galleria di collegamento con la piazzetta Unità d’Italia, ndr) sorgerà un punto lettura e uno sportello anagrafe per consentire ai residenti di andarci a piedi o in bicicletta senza bisogno di andare in via Berlinguer, dove gli uffici comunque resteranno sempre attivi anche quando riapriremo Casa Ghigi».

L’accordo prevede che Ravenna Holding (società partecipata dal Comune di Ravenna al 77%) si impegni alla realizzazione dell’intervento di recupero e rifunzionalizzazione dell’immobile, di 2.157 metri quadri, con risorse interamente proprie. Secondo uno studio di prefattibilità già realizzato, la spesa complessiva prevista per l’intervento edilizio è di 5 milioni di euro. Al termine dei lavori, Ravenna Holding disporrà in concessione per 25 anni, rinnovabili, dell’immobile, dove troveranno spazio anche uffici per il personale della stessa Holding, di Ravenna Entrate o di altre società collegate. «Nei nostri progetti prevediamo 90 postazioni che quindi accoglieranno altrettanti lavoratori – dichiara Mara Roncuzzi, presidente di Ravenna Holding -. Siamo in un contesto urbano delicato e il cantiere richiederà diverso tempo sia per le autorizzazioni che per l’intervento stesso. L’operazione rientra nell’ambito di un “Partenariato pubblico pubblico” e  rientra quindi nella missione istituzionale della Holding stessa».

 

Sotto il sedile dell’auto nascondeva due etti e mezzo di cocaina: arrestato un 52enne

Durante un mirato servizio di controllo nel comune di Russi, i poliziotti della Squadra Mobile hanno intercettato un 52enne italiano mentre si trovava da solo alla guida della propria auto. Nascosto sotto il sedile del conducente è stato trovato un involucro contenente circa 252 grammi di cocaina.

La successiva perquisizione nell’abitazione dell’uomo ha permesso di chiudere il cerchio, portando alla luce un bilancino di precisione, materiale vario per il confezionamento delle dosi e la somma in contanti di 950 euro, ritenuta provento dell’attività illecita.

Mentre la droga e il denaro sono stati posti sotto sequestro, l’uomo è stato arrestato e, su disposizione dell’Autorità Giudiziaria, sottoposto alla misura dei domiciliari.

Certificati “anti rimpatrio”, parla il sindaco: «Dichiarazioni improvvide dai ministri. Non tocca ai medici garantire la sicurezza»

Il sindaco Alessandro Barattoni interviene nel dibattito scaturito in città e anche a livello nazionale dopo le perquisizioni al reparto Malattie infettive dell’ospedale di Ravenna. Come noto, è in corso un’indagine che ipotizza il reato di falso ideologico continuato in concorso per sei medici. Al centro vi sono le certificazioni necessarie per stabilire l’idoneità di cittadini extracomunitari irregolari a essere ospitati nei Centri di permanenza per i rimpatri (Cpr) e al successivo rimpatrio.

«Ho piena fiducia nel lavoro della Magistratura, alla quale compete in questa fase l’accertamento di eventuali responsabilità individuali, ma questo è solo un aspetto della vicenda – commenta Barattoni -. Perché servirebbero prudenza e cautela, invece queste indagini, volte a riscontrare eventuali reati, hanno generato una serie di dichiarazioni improvvide da parte di alcuni Ministri della Repubblica (Salvini e Piantedosi, ndr), solitamente silenti rispetto a indagini o, peggio ancora, davanti a condanne dei loro colleghi di governo che, al contrario, in questo caso già individuano colpevoli e additano all’opinione pubblica i medici dell’Unità Operativa di Malattie Infettive dell’Ospedale di Ravenna come i responsabili di tutto ciò che non va in tema di rimpatri».

«In un paese normale – continua il sindaco – le forze di polizia si devono occupare di sicurezza, i medici di salute, chi indaga di giustizia e chi governa dovrebbe fare in modo che i diritti delle persone, così come quelli degli operatori di polizia e sanitari, vengano garantiti. Invece, per come sono le procedure di rimpatrio oggi, ci troviamo di fronte a politiche che non funzionano né nella parte della tutela dei diritti delle persone nei Cpr, né per coloro che devono operare per la sicurezza e la salute di tutti. Anzi, spesso sono chiamati a sopperire a tali mancanze enti e professionisti che con grande senso di responsabilità mai si sottraggono. Per questo è pericoloso mettere alla berlina chi ogni giorno si occupa della salute di tutti. Anche perchè quando nel nostro paese ci sono state persone morte nei Cpr e alcuni medici sono stati indagati per omicidio colposo nulla si è sentito da parte dei Ministri. Non tocca ai medici garantire la sicurezza. Cari Ministri, pensate quindi a come far funzionare meglio le procedure, assicurando a tutte e a tutti le migliori condizioni per poter fare il proprio lavoro, che siano operatori di polizia o sanitari, non speculando su indagini appena partite».

«In attesa di ulteriori sviluppi – conclude Barattoni – che devono avere l’unico fine di fare piena chiarezza, a tutte e a tutti coloro che ogni giorno nella nostra città si occupano di salute delle persone vanno la mia vicinanza e solidarietà, certo che continueranno ad operare con la massima professionalità, responsabilità e diligenza nei confronti di cittadini e pazienti che si affideranno alle loro cure».

Assolti due giovani accusati da una studentessa americana di violenza sessuale di gruppo

Sono stati assolti entrambi i giovani accusati di avere abusato nell’estate di due anni fa a Ravenna di una studentessa 19enne americana giunta in città per motivi di studio. Si tratta di un 24enne e di un 28enne, entrambi ravennati e difesi dagli avvocati Giovanni Scudellari, Eleonora Raggi e Maria Teresa Rizzo.

La sentenza – come riportato da il Resto del Carlino e Corriere Romagna – è stata pronunciata dal Gup Federica Lipovscek al termine del rito abbreviato. Per i due, accusati di violenza sessuale di gruppo aggravata dallo stato psicofisico della ragazza, la Procura aveva chiesto la condanna a 5 anni e 4 mesi con il legale di parte civile (avvocato Angelo Stirone) che si era associato chiedendo il risarcimento danni con provvisionale di 50mila euro.

L’episodio contestato risale alla notte tra il 24 e il 25 agosto 2024 quando, secondo l’accusa, i due giovani avevano offerto vino e liquori alla studentessa, che già aveva bevuto, a una festa in uno stabilimento balneare. E avevano infine abusato di lei nell’appartamento di uno dei due in città.

La difesa del primo imputato, per chiedere l’assoluzione, ha depositato indagini corredate di consulenza tossicologica, immagini di videosorveglianza e dichiarazioni spontanee del 24enne. La 19enne dagli Stati Uniti era a suo tempo arrivata a Ravenna nell’ambito di uno scambio culturale. Ma era ripartita nel giro di pochi giorni. A caldo non aveva praticamente voluto collaborare con gli inquirenti. In ospedale a farsi visitare era andata la notte del giorno dopo, lunedì, su consiglio dall’America dei suoi genitori. Una volta lì, era scattato lo specifico protocollo e si era messa in moto la macchina della giustizia. Più avanti in incidente probatorio davanti al Gip Janos Barlotti (era appositamente tornata dall’America) aveva riferito che, dopo una serie di drink, non aveva ricordato quasi più nulla. In un primo momento si era affacciata pure l’ipotesi della cosiddetta droga dello stupro. Ma per la difesa, non è possibile che in quell’ultimo drink bevuto, gli imputati avessero potuto versare droga dato che era stata lei a prenderlo direttamente dal bar. (fonte Ansa.it)

«Medici trattati come criminali», flash mob di solidarietà ai colleghi all’ingresso dell’ospedale

Un flash mob di sostegno ai sei medici indagati è stato organizzato per lunedì 16 febbraio alle 13 all’ingresso dello stesso ospedale di Ravenna, in via Missiroli. All’iniziativa sono invitati a partecipare sanitari, studenti e cittadini, che si fermeranno simbolicamente per dieci minuti per esprimere vicinanza ai colleghi coinvolti nell’inchiesta sui cosiddetti “certificati anti rimpatrio”. L’evento è promosso dall’oncologo Marco Montanari, ex capogruppo del Pd in consiglio comunale, insieme alla cardiologa Federica Giannotti e alla consigliera comunale del Pd Petia Di Lorenzo, coordinatrice infermieristica all’ospedale.

L’obiettivo è manifestare solidarietà a professionisti che, secondo i promotori, hanno sempre operato con competenza e nel rispetto del codice deontologico. «Vogliamo far sentire loro la nostra vicinanza», dichiara Montanari al Carlino Ravenna in edicola oggi (14 febbraio), sottolineando anche l’intenzione di valutare un sostegno economico per le spese legali, che in caso di ipotesi di dolo non sarebbero coperte da assicurazione. Nell’intervista, Montanari evidenzia come sia legittimo che la magistratura svolga verifiche, ma giudica eccessive e violente le modalità dei controlli, con perquisizioni e interventi notturni ritenuti «molto impattanti» sull’unità operativa. «Un medico non è un criminale, non ha interessi personali nel redigere certificazioni false e si espone a gravi rischi legali», dichiara al Carlino, sottolineando come tutto sia tracciato nei vari computer e che quindi non ci sarebbe stato bisogno di un blitz tanto improvviso.

Sul tema interviene con una nota inviata alla stampa anche Avs, l’Alleanza Verdi Sinistra che fa parte della coalizione che guida il Comune di Ravenna e punta il dito contro il Governo: «L’orientamento politico e il clima fortemente improntato alla dimensione securitaria che questo governo sta imprimendo a tutti i livelli, ha implicazioni che destano crescente preoccupazione sul piano dei diritti e delle garanzie fondamentali.  Tale impostazione rischia di tradursi in pratiche e narrazioni che, oltre a risultare distanti dalla complessità della realtà, possono favorire dinamiche discriminatorie di natura strutturale».

«Pur nel pieno rispetto dell’operato della magistratura e delle attività di accertamento in corso – continua il comunicato di Avs -, riteniamo doveroso sottolineare la gravità del quadro che emerge. Quando l’esercizio della professione medica — fondato su principi deontologici, autonomia clinica e tutela della salute — viene coinvolto in dinamiche legate alla gestione amministrativa e securitaria dei fenomeni migratori, si apre una questione politica e istituzionale di grande rilievo. Da tempo denunciamo il rischio di una progressiva deriva securitaria nella gestione delle politiche migratorie, che tende a privilegiare strumenti di carattere restrittivo e detentivo rispetto a soluzioni fondate sui diritti, sull’inclusione e sulla legalità costituzionale. La sicurezza non può essere perseguita comprimendo principi fondamentali né esercitando pressioni, dirette o indirette, su ambiti professionali chiamati ad operare esclusivamente secondo criteri tecnici e scientifici. È essenziale ribadire che la valutazione sanitaria deve restare autonoma e svincolata da ogni logica estranea alla tutela della salute della persona. Ogni eventuale forzatura in questa direzione rappresenterebbe un precedente pericoloso per l’equilibrio tra poteri dello Stato e per la salvaguardia dei diritti fondamentali».

Tra prodotti scaduti e senza etichette, oltre 6mila euro di multa al titolare del mini market sotto i portici di via Carducci

Il mini market sotto i portici di via Carducci, nella zona della stazione di Ravenna, è stato al centro di un controllo della polizia locale nei giorni scorsi: diverse le irregolarità riscontrate, che hanno portato a oltre 6mila euro di multa per il titolare,  un 47enne originario del Bangladesh.

Gli agenti hanno rinvenuto circa 60 confezioni di prodotti alimentari privi delle indicazioni obbligatorie in lingua italiana e 46 bottiglie contenenti un liquido non identificato, prive di qualsiasi tracciabilità. Particolarmente critica la situazione degli alimenti preimballati: sono stati individuati 17 contenitori esposti per la vendita oltre la data di scadenza, tra cui 15 lattine di crema di latte scadute da oltre tre mesi. Il controllo ha evidenziato infrazioni anche nella vendita di prodotti ortofrutticoli (aglio, zenzero, patate e cipolle): i prodotti erano posizionati in contenitori a meno di 50 cm dal suolo, in violazione delle norme igieniche; i freschi sfusi erano privi delle indicazioni obbligatorie relative allo Stato membro o Paese di origine e alla categoria commerciale.

L’ispezione è stata estesa al garage nel piano interrato dell’edificio, utilizzato come deposito. Qui sono stati rinvenuti alimenti deperibili confezionati, accatastati in modo disordinato e, in diversi casi, appoggiati direttamente sul pavimento, in totale spregio delle minime condizioni igienico-sanitarie previste dalla legge.

L’associazione che “realizza i sogni” porta una cena gourmet a domicilio a cinque pazienti con malattie importanti

Quest’anno la festa degli innamorati a Ravenna ha il volto anche della solidarietà grazie all’associazione “Realizzo il tuo sogno” e la sua iniziativa “Cena gourmet a domicilio” che porterà gratuitamente (grazie alle donazioni ricevute) alta cucina e musica di sottofondo direttamente a casa di cinque pazienti con malattie importanti della nostra provincia.

«A questo scopo – si legge in una nota dell’associazione no profit -, abbiamo scelto una eccellenza del nostro territorio, che si occuperà di preparare le pietanze per le persone che hanno accettato di aderire all’iniziativa: si tratta di Barbara Maniscalco, la cui professionalità è stata toccata con mano da una nostra delegazione che le ha fatto visita nel suo bellissimo laboratorio di preparazione».

Perquisizioni anche in auto e nelle case dei medici. L’ordine e il sindacato: «No a strumentalizzazioni»

L’indagine della procura di Ravenna salita alla ribalta nazionale in questi giorni (di cui ha scritto per primo il Resto del Carlino in edicola il 13 febbraio) ha portato a perquisizioni non solo nel reparto di Malattie infettive dell’ospedale Santa Maria delle Croci ma anche nelle abitazioni e nelle auto di sei medici che risulterebbero indagati. Gli investigatori della Squadra Mobile, su disposizione dei pm Daniele Barberini e Angela Scorza, hanno cercato documentazione e comunicazioni (chat, mail e sms) riconducibili in particolare alla Società italiana di medicina delle migrazioni (Simm) e ad altre associazioni che si impegnano per garantire il diritto all’assistenza sanitaria agli immigrati comunque presenti sul territorio nazionale.

L’inchiesta ipotizza il reato di falso ideologico continuato in concorso. Al centro vi sono le certificazioni mediche necessarie per stabilire l’idoneità di cittadini extracomunitari irregolari a essere ospitati nei Centri di permanenza per i rimpatri (Cpr) e al successivo rimpatrio. Tali certificati devono attestare l’assenza di patologie incompatibili con la detenzione amministrativa o con il viaggio aereo, incluse malattie infettive che potrebbero impedire l’imbarco per rischio di contagio, nonché eventuali condizioni psichiatriche o cliniche che renderebbero il trasferimento rischioso.

Secondo l’ipotesi investigativa, in diversi casi avvenuti tra maggio 2024 e gennaio 2026 i certificati potrebbero essere stati incompleti o redatti in modo arbitrario nell’attestare l’inidoneità al rimpatrio. Gli inquirenti stanno verificando se linee guida, vademecum o comunicazioni interne tra medici e associazioni abbiano influenzato il rilascio di pareri negativi sull’idoneità al trattenimento nei Cpr o al rimpatrio. Le perquisizioni – scrive sempre il Carlino, in edicola oggi (14 febbraio) – hanno incluso anche l’analisi dei dispositivi informatici e dei telefoni dei medici, con ricerche basate su parole chiave relative a rimpatri, certificazioni e condizioni mediche.

A intervenire sul caso è anche l’ordine dei medici di Ravenna, Rimini e Forlì-Cesena, ribadendo la necessità di preservare l’autonomia e la responsabilità professionale dei medici.

Secondo i presidenti Gaia Saini, Maurizio Grossi e Michele Gaudio, l’atto medico «non può essere strumentalizzato per finalità di ordine pubblico o di natura politica», poiché ciò ne snaturerebbe il significato e comprometterebbe l’indipendenza della professione. Difendere questa distinzione, sottolineano, significa tutelare sia l’etica medica sia i diritti fondamentali dei pazienti.

Gli Ordini chiariscono inoltre che il medico non autorizza il trattenimento nei Centri di permanenza per il rimpatrio, ma si limita a certificare, sulla base delle condizioni cliniche rilevate al momento della visita, l’eventuale presenza di incompatibilità sanitarie. «Il parere espresso ha natura esclusivamente tecnica e sanitaria e non può essere utilizzato per legittimare decisioni politiche o amministrative. Il rilascio dei certificati – concludono – è strettamente legato alla tutela della salute del paziente e avviene secondo criteri rigorosamente clinici, senza valutazioni sull’opportunità dei provvedimenti amministrativi connessi al trattenimento o al rimpatrio».

Ancora più critico il sindacato di categoria Anaao Assomed che in una nota «esprime sconcerto e disappunto» per il blitz delle forze dell’ordine in ospedale ancor prima dell’alba. «Fermo restando che ogni Professionista è tenuto al pieno rispetto dei propri doveri e delle norme vigenti – si legge nella nota -, riteniamo doveroso sottolineare come il compito affidato ai colleghi sia particolarmente gravoso e delicato. Si tratta infatti di esprimere
giudizi di idoneità su persone delle quali spesso non sono disponibili dati anamnestici completi e, inoltre, rispetto a trasferimenti verso strutture — i Cpr — di cui il medico certificatore non può conoscere direttamente condizioni di affollamento e caratteristiche igienico-sanitarie, con possibili ripercussioni sulla
salute individuale e collettiva. Le modalità degli accertamenti, assimilabili per impatto operativo a quelle previste per reati violenti o contro la persona, hanno determinato un effetto estremamente pesante sull’Unità Operativa e sui sanitari coinvolti. Nel massimo rispetto dell’operato della Magistratura, riteniamo che gli accertamenti sull’attività del medico — pienamente legittimi — debbano svolgersi nel rispetto del ruolo e della funzione dei Professionisti, evitando strumentalizzazioni, delegittimazioni e pressioni sul sistema sanitario e sui suoi operatori. La gogna mediatica alla quale i Colleghi risultano attualmente esposti, con una condanna anticipata nel tribunale mediatico pur in assenza di una sentenza definitiva, rappresenta una forma di screditamento della Dirigenza Medica che Anaao Assomed Emilia Romagna deplora con fermezza».

Il nuovo allenatore del Ravenna è Andrea Mandorlini

A prendere il posto di Marchionni come nuovo allenatore del Ravenna sarà il ravennate Andrea Mandorlini. Un nome d’esperienza (compirà 66 anni in estate) strettamente legato alla città. Le sue carriere, prima da calciatore e poi da allenatore, sono partite infatti entrambe con i colori del Ravenna: nelle giovanili giallorosse si è fatto notare dagli osservatori del Torino entrando tra i professionisti e arrivando a vincere lo scudetto dei record (1989) con l’Inter, mentre sulla panchina giallorossa cominciò a farsi le ossa con il primo incarico di viceallenatore (quattro stagioni dal 1994 al 1998, le ultime due in B, tra cui la migliore della storia ravennate, quella dell’ottavo posto con allenatore Novellino).

Nella sua carriera da allenatore ha ottenuto diverse promozioni (con lo Spezia dalla C2 alla C1, con l’Atalanta in serie A e ben due con il Verona, che portò dalla C alla A) e può vantare anche un titolo nazionale, ottenuto con il Cluj, in Romania, nel 2010. Con la stessa società rumena ha affrontato anche la sua ultima avventura in panchina, terminata con l’esonero lo scorso ottobre.

Curiosità: al Ravenna il mister troverà i suoi due figli. Davide è il diesse della società giallorossa, mentre il fratello Matteo sarà tra i giocatori a sua disposizione: finora ha collezionato solo 4 presenze, con 1 gol, dando comunque il suo contributo al gruppo in termini di esperienza (va per i 38 anni).

Il debutto in panchina per Mandorlini arriverà domenica 15 febbraio (calcio d’inizio ore 14.30) davanti al pubblico di casa del Benelli contro una delle squadre più in forma del campionato, la Juventus Next Gen, quarta in classifica a -10 dai giallorossi, secondi.

Volley, assegnate a Ravenna le finali di Coppa Italia Serie B: attese 12 squadre

Sarà Ravenna la sede delle finali di Coppa Italia Serie B di volley. Lo ha annunciato la federazione in seguito alla riunione del Consiglio Federale FIPAV. L’organizzazione dell’evento, che si disputerà da giovedì 2 a sabato 4 aprile, è stata affidata alla società Olimpia Teodora in collaborazione con CR Fipav Emilia-Romagna.
Una delle piazze storiche torna così casa del volley per tre giorni, con un evento di caratura nazionale che vede coinvolte le migliori realtà dei gironi di Serie B maschile e femminile. Si tratta infatti di tre diverse final four: Serie B maschile, Serie B1 e B2 femminili, che coinvolgeranno 12 squadre, tra cui anche la stessa Olimpia Teodora (in testa al Girone B di B1).
Il primo campo di gara sarà il Pala de Andrè, in cui si svolgeranno tutte le finali. Ancora punto interrogativo sul secondo campo: la società organizzatrice Olimpia Teodora opterebbe per il Pala Costa, ma vista la concomitanza con basket (Orasì) e allenamenti del volley maschile (Consar), la scelta potrebbe ricadere sul meno capiente Pala Mattioli. 
Le squadre qualificate sono:
SERIE B MASCHILE: KERAKOLL SASSUOLO MO, VOLLEY VENETO BARDOLINO VR, MAURY’S COM CAVI TUSCANIA VT, PAG VOLLEY SSD LE.
SERIE B1 FEMMINILE: VOLLEY 2001 GARLASCO PV, OLIMPIA TEODORA RAVENNA RA, BANCA ANNIA ADUNA PD, TONNO CALLIPO CALABRIA VV.
SERIE B2 FEMMINILE: HYDROPLANTS SOLIERA150 MO, BLU TEAM PAVIA UDINE UD, FERRARO VOLLEY ROMA, ASD ORLANDINA VOLLEY ME.

Cinquanta furti nelle auto parcheggiate in una sola notte: i carabinieri denunciano un minorenne

Un minorenne di nazionalità tunisina è stato denunciato dai carabinieri per una serie di furti ai danni di auto parcheggiate a Ravenna nella notte dello scorso 3 novembre, ritrovate con i vetri rotti. Sono state addirittura cinquanta le denunce presentate da parte delle vittime.

Fondamentali le immagini della videosorveglianza delle zone interessate, grazie alle quali i carabinieri hanno identificato e denunciato in stato di libertà (alla procura del tribunale per i minorenni di Bologna) il giovane. Dovrà rispondere di danneggiamenti, tentativi di furto e furto.

Nuovo “edificio eventi” dell’Autorità Portuale lungo il Candiano: la F&M Ingegneria di Mirano si aggiudica il bando

Come già noto, l’Autorità portuale di Ravenna amplierà la propria sede in via Antico Squero con un nuovo edificio indipendente affacciato sull’acqua sulla banchina sinistra della darsena di città. L’investimento sarà di circa 4 milioni di euro per quello che è stato chiamato “edificio eventi”, da realizzare accanto alla sede attuale.

Mentre è notizia di oggi, venerdì 13 febbraio, la firma della delibera con la quale si è individuato l’elaborato vincitore del bando di concorso per la progettazione, al quale hanno partecipato 106 operatori economici. A vincere, dopo le valutazioni dell’ampia commissione giudicatrice, è stato un raggruppamento temporaneo tra la società F&M Ingegneria di Mirano (Venezia) e l’architetto Clemente Nativi.

I dettagli del progetto non sono ancora stati resi noti, ma dalle indicazioni del bando la nuova struttura potrà coprire una superficie complessiva di circa 1.200 mq, si svilupperà su non più di tre piani fuori terra (escluso il piano terra) e potrà, in alternativa, avere un piano interrato. Gli spazi dovranno ospitare una sala convegni per almeno 150 posti a sedere con locali di servizio, alcuni uffici e, a discrezione del progettista, anche un bar o un piccolo ristorante.

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