sabato
30 Agosto 2025

Venduta l’ex Colonia Montecatini di Milano Marittima, ora si guarda alla riqualifica

Si apre un nuovo capitolo per l’ex Colonia Monopoli di Stato-Montecatini di Cervia. Il centro vacanze, costruito dal gruppo Montecatini nel 1939 su un terreno di quasi 70mila metri quadrati, è stato ceduto negli scorsi giorni dall’ente Cassa depositi e prestiti a una società privata. Secondo le prime indiscrezioni, il lotto sarebbe stato rilevato per poco meno di 3 milioni di euro.

Non è stato aperto un bando per la cessione dell’immobile, ma si è proceduto con una trattativa diretta fino a trovare il giusto acquirente. Gli investimenti riguardanti la colonia infatti saranno limitati e guidati dal Pug (Piano urbanistico generale), che impone vincoli paesaggisti al fine di preservare il più possibile la struttura originale, progettata dall’architetto Eugenio Paludi. «Visto il notevole valore storico e artistico, l’edificio è sottoposto a vincolo della soprintendenza – spiega l’assessora all’urbanistica di Cervia Michela Brunelli -. È fondamentale quindi partire con un’analisi accurata del suo stato di conservazione, per preservare più materiale originale possibile. La progettazione vera e propria dovrà poi essere sviluppata in collaborazione con la soprintendenza stessa e in dialogo con l’amministrazione, nell’ottica di un risanamento conservativo».

Anche la destinazione d’uso resta vincolata al fine ricettivo, con il possibile insediamento di strutture culturali, sanitarie o sociali. «Dai tempi di fondazione delle colonie l’utenza turistica è completamente cambiata – continua l’assessora – la sfida sarà quella di coniugare queste nuove necessità agli spazi esistenti e alle strutture storiche».

A pochi metri di distanza dalla Colonia Montecatini un altro simbolo delle vacanze in riviera di fine anni ’30 giace in stato di abbandono: si tratta della Colonia Varese, nota come straordinario esempio di architettura littoria e per la monumentale griglia in cemento armato a stagliata sul mare. «Un tema di cui si sta occupando personalmente il sindaco Missiroli – conclude Brunelli – attualmente alla ricerca di una visione per dare nuova vita all’ex colonia in collaborazione con la Regione».

Controlli intensificati nel fine settimana: 17 sanzioni e 22 patenti ritirate nel cervese

Continuano le attività di contrasto alla “mala movida”, con particolare attenzione per i lidi cervesi, come disposto nell’ambito del Comitato Provinciale la sicurezza presieduto dal Prefetto Ricciardi.
Nella serata di ieri, venerdì 18 giugno, la polizia di stato di Ravenna, ha effettuato una serie di servizi ad alto impatto e controlli straordinari sul territorio, soprattutto nelle zone della stazione ferroviaria e del lungomare e del centro, dove si svolgono gli eventi serali.
Coinvolte nelle attività anche le forze di polizia ferroviaria, scientifica e stradale.

Durante la serata sono state multate 17 persone per consumo di alcolici fuori dai locali dopo le 22 e ritirate 12 patenti, per la maggior parte per guida in stato di ebbrezza. Un commerciante è stato multato per aver venduto alcol da asporto nonostante il divieto, e una persona è stata denunciata per possesso di droga.

Inoltre, un cittadino straniero irregolare, già destinatario di un decreto di espulsione, è stato accompagnato al centro per i rimpatri di Bari-Palese.

Sempre nell’ambito dei controlli sul territorio, nella mattinata di ieri gli agenti del Commissariato di Faenza hanno fermato un uomo di nazionalità bosniaca, risultato irregolare in Italia e con precedenti per reati contro il patrimonio e contro la persona.

L’uomo, già colpito in passato da provvedimenti di espulsione emessi dai prefetti di Piacenza e Novara, è stato accompagnato al Centro per i rimpatri di Bari-Palese su disposizione del Questore di Ravenna, in attesa di essere rimpatriato.

Fuochi d’artificio e appuntamenti culturali: la città si prepara per Sant’Apollinare

Sant’Apollinare: fuochi pirotecnici nei lidi, musica e cultura per celebrare il Santo patrono

Ravenna e i suoi lidi si preparano a festeggiare il patrono con un ponte ricco di eventi e appuntamenti culturali: si parte dal sera del 22 luglio, con i Fuochi d’artificio di Sant’Apollinare, lo spettacolo pirotecnico sulla costa ravennate,a cura di Cooperativa spiagge Ravenna (dalle 23). «Lo spettacolo è ormai un appuntamento fisso per la nostra comunità e per i tanti visitatori che ogni anno scelgono i nostri lidi – dichiara l’assessore a Politiche culturali e turismo, Fabio Sbaraglia –. È una serata speciale, che unisce tradizione e meraviglia, dedicata al nostro patrono, ma anche alla bellezza del territorio che ci circonda».

Allo spettacolo pirotecnico si affiancheranno le proposte gastronomiche degli stabilimenti balneari, in una serata ricca di eventi, musica e sapori. I fuochi d’artificio saranno visibili in alcuni punti lungo la costa ravennate: a Marina di Ravenna – Diga foranea Sud “Benigno Zaccagnini”; sulla spiaggia libera di Punta Marina Terme e a Lido di Classe, nella spiaggia libera sud adiacente alla foce del Savio.

L’intera giornata di mercoledì 23 luglio, giorno di Sant’Apollinare, sarà invece animata da aperture straordinarie, visite guidate, concerti e iniziative diffuse, offrendo a cittadini e turisti l’opportunità di scoprire o riscoprire il patrimonio storico, artistico e musicale del territorio.

Tre gli appuntamenti per i fedeli: il 22 luglio è in programma il pellegrinaggio diocesano con partenza alle 20.15 da San Lorenzo in Cesarea (al termine è previsto anche un servizio di trasporto in pullman verso il punto di partenza). Mercoledì 23, alle 9.30 si terrà la messa solenne presieduta dall’arcivescovo di Ravenna-Cervia, monsignor Lorenzo Ghizzoni, che quest’anno sarà ospitata dalla basilica di Classe, e non dalla cattedrale come da tradizione, e sarà accessibile a tutti grazie alla presenza di interpreti Lis (Lingua dei segni italiana). Infine, nella serata del 23, in Cattedrale, saranno celebrati i Secondi Vespri alle 18 e a seguire la Messa, sempre presieduta da monsignor Ghizzoni.

Alcuni dei principali luoghi della cultura saranno aperti a ingresso gratuito, come il Museo Nazionale di Ravenna, il Battistero degli Ariani, il Mausoleo di Teodorico e la Basilica di Sant’Apollinare in Classe. Proseguono inoltre le iniziative di Mosaico di Notte, con aperture serali straordinarie che permetteranno di vivere i monumenti in una suggestiva atmosfera notturna. Il Battistero degli Ariani sarà visitabile dalle 18.30 alle 22.30 (ultimo ingresso alle 22.15), mentre i Musei Byron e del Risorgimento resteranno aperti fino alle 22.

A partire dalle 19 partiranno anche i consueti itinerari guidati: uno dal Battistero degli Ariani (piazzetta degli Ariani) e uno dai Musei Byron (via Cavour). Per chi desidera, sarà possibile anche prenotare un aperitivo al Bar L’Incontro, e usufruire di uno sconto del 10% per la cena alla Taverna Byron, riservato ai visitatori del museo.

Durante la mattinata di mercoledì 23 luglio saranno previste visite guidate gratuite (riservate ai possessori del biglietto cumulativo) alla Basilica di Sant’Apollinare Nuovo, a cura delle guide dell’Opera di Religione. Partenze alle 9.30, 10.15 e 11 dal piazzale della Basilica. Ogni turno prevede un massimo di 15 partecipanti e la durata è di circa 30 minuti.

La serata si arricchirà di due appuntamenti musicali. Alle 21, la Basilica di Sant’Apollinare Nuovo ospiterà il concerto per Sant’Apollinare, con la partecipazione dei giovani talenti della Young Musicians European Orchestra, diretti da Filippo Bittasi. In programma l’Ottetto in mi bemolle maggiore op. 20 di Felix Mendelssohn Bartholdy. L’ingresso è libero e senza prenotazione.

A seguire, in piazza San Francesco, si terrà l’evento “Stasera che serata!”, concerto della Banda Musicale Cittadina di Ravenna, inserito nel cartellone di Ravenna Bella di Sera (21.15).

Si segnala, inoltre, che il Mar sarà aperto con orario festivo dalle 15 alle 19, proponendo le proprie collezioni permanenti. La Biblioteca Classense invece resterà chiusa, e la Biblioteca Oriani – Dante Plus sarà accessibile solo al mattino, dalle 10 alle 13.

«Con i dazi di Trump l’Emilia-Romagna pagherà un prezzo alto»

Se i dazi degli Stati Uniti annunciati da Trump saranno confermati, l’Emilia-Romagna sarà una delle regioni che ne pagherà il prezzo più alto: il nostro export è tra i più apprezzati nel mondo e siamo la regione che esporta di più negli Stati Uniti.
Servono contromisure solide e rapide: chiediamo all’Unione Europea e al Governo una strategia unitaria, forte e ragionata per difendere la presenza sul mercato statunitense delle nostre produzioni, azioni che al momento mancano». Così l’assessore all’Agricoltura, Alessio Mammi, sull’annuncio dell’amministrazione degli Stati Uniti che prevede l’applicazione di dazi e tariffe doganali al 30% per i prodotti europei a partire dal 1° di agosto. Qualche giorno prima era stato il presidente De Pascale a chiedere una risposta del Governo e dell’Europa.

«Nel 2024, il valore delle esportazioni dalle tre province romagnole verso gli Usa è stato di 1.145 milioni di euro, pari all’8,9% del totale, con alcuni settori particolarmente esposti come macchinari, chimica, agroalimentare, mezzi di trasporto e tessile». Così, Mario Riciputi, presidente di Confindustria Romagna, in un commento nei giorni scorsi al Resto del Carlino. Il Centro Studi di Confindustria Romagna rileva che nel 2024 la percentuale di export verso gli Usa della provincia di Ravenna sul totale dell’export provinciale è dell’8,6%. La percentuale di export della provincia di Ravenna verso gli Stati Uniti sul totale dell’export della Romagna è pari al 3,68%.

Per quanto riguarda il porto, al momento non ci sono allarmi, come sottolinea sempre al Carlino il direttore operativo Mario Petrosino, su circa 26 milioni di tonnellate movimentate in un anno, per gli Usa ne partono 210.000 di merci alla rinfusa e varie, a cui vanno aggiunte altre 24.000 tonnellate in container.

Incidente su via Trieste, Lista per Ravenna rilancia la domanda di una ciclabile verso il porto

Alla luce del recente incidente su via Trieste, “Lista per Ravenna” torna a chiedere la realizzazione di una pista ciclabile in zona porto, pensata soprattutto per la sicurezza dei lavoratori non auto muniti.

Nella mattinata dello scorso 15 luglio, infatti, è avvenuto il secondo incidente in otto mesi allo svincolo che dal cavalcavia di via Trieste conduce al porto attraverso la Classicana. Un ciclista di 35 anni è stato travolto da un motociclista e trasportato d’urgenza in elicottero al Bufalini. Lo scontro precedente, risalente al settembre del 2024, ha visto una dinamica analoga ed è avvenuto nella stessa area.

«Già nel 2024 interrogammo De Pascale per segnalando una situazione potenzialmente pericolosa per numerosi ciclisti che, spesso, non avendo altro mezzo che la bici, ed essendo carente la linea bus pubblica, si recano al loro lavoro nell’area portuale percorrendo via Trieste la mattina tra presto – commenta il capogruppo Alvaro Ancisi -. Superato il ponte mobile, a causa della mancanza di una pista ciclabile, i lavoratori in partenza dalla città sono obbligati a transitare sulla banchina, imboccando l’uscita verso il porto contromano e rischiando di essere travolti».

L’allora assessore alla Mobilità Baroncini rispose segnalando che nel Piano Urbano della Mobilità Sostenibile, sottoscritto dalla giunta nel 2023, era previsto anche il collegamento tra la rete esistente e la zona portuale in destra canale Candiano, sostanzialmente in linea con la richiesta dell’interrogazione, per garantire una futura continuità tra la città (zona ponte mobile) e via dell’Idrovora. Ad oggi però la ciclovia non è ancora stata realizzata: «Quella annunciata dall’assessore, tra il ponte mobile di Ravenna e via dell’Idrovora, sarebbe di grande beneficio anche per la mobilità ciclistica dei cittadini e dei turisti, che potrebbero recarsi al mare, in condizioni di sicurezza, sul percorso più breve e lineare» continua il capogruppo.

Attraverso il bando Lab move-up, la Regione Emilia-Romagna ha inoltre affidato al Comune di Ravenna, in compartecipazione con Confindustria, Autorità Portuale e Istituto Trasporti e Logistica, un progetto pilota innovativo di mobilità sostenibile per i lavoratori del Porto di Ravenna, che ha avuto inizio nel giugno 2024. «È dunque indispensabile, per sperare che non succedano altri gravi incidenti del genere, chiedere alla Giunta Barattoni a che punto di elaborazione e di fattibilità sono i progetti Pums e Lab move-up» concludono dalla Lista.

Lo Spartaco brucia ancora: nuovo rogo nell’area esterna del centro sociale

Lo Spartaco brucia ancora: intorno alle 7 di questa mattina, 19 luglio, un nuovo rogo ha colpito il centro sociale di via Chiavica Romea 88, partendo questa volta da un cumulo di materiali ammassati nell’area esterna.

Si tratta del quarto incendio nel giro di tre mesi, e solo pochi giorni fa era stata diffusa la lettera di solidarietà di Ravenna in Comune per i recenti attacchi (i precedenti tre infatti sono stati tutti classificati di origine dolosa).

Sul posto polizia di stato e vigili del fuoco con autobotte, che hanno domato le fiamme in circa un’ora.

I tre consiglieri della lista civica Cambiamo Lugo passano a Fratelli d’Italia

Cambia la composizione dei gruppi di minoranza nel consiglio comunale di Lugo. A distanza di un anno dal voto, i tre esponenti di Cambiamo Lugo, lista civica di area centrodestra, passano in blocco a Fratelli d’Italia. Si tratta del capogruppo Francesco Barone, che a giugno 2024 era stato il candidato sindaco della coalizione di centrodestra, e dei consiglieri Marco Pezzi Algranati e Daniela Capucci.

Il transito dei tre è inserito nell’ordine del giorno della prossima riunione del consiglio comunale fissata per il 23 luglio.

Il gruppo di Fdi quindi raddoppia il suo peso: i tre nuovi ingressi si aggiungono a Elena Borrelli, Domenico Ferri e Gian Marco Grandi. Con sei consiglieri è la seconda forza in consiglio comunale dopo il Pd (14). In totale i seggi sono 24 (la maggioranza di centrosinistra ne controlla 15).

Il teatro dietro le sbarre. Il regista Sideri: «Non salva la vita, ma aiuta a migliorarla»

«Il carcere è la manifestazione concreta dell’assenza di libertà. Il nostro lavoro ci permette di ricostruirla, almeno metaforicamente, creando un ponte con il mondo esterno». Così Eugenio Sideri, regista e fondatore della compagnia ravennate Lady Godiva Teatro, commenta il progetto Teatro-Carcere, attivo dal 2016 nella casa circondariale di Ravenna.
Ogni anno, sono circa quaranta i detenuti coinvolti: «È una situazione particolare, dove molte cose date per scontate all’esterno qui non lo sono. Ogni anno è una nuova scommessa». Il laboratorio si sviluppa nell’arco di diversi mesi (quest’anno da aprile a novembre) con incontri settimanali che si intensificano all’avvicinarsi del debutto in scena. Il progetto culmina poi nel festival “Trasparenze”, organizzato in collaborazione con gli altri otto istituti penitenziari in regione, che offre a spettatori esterni l’opportunità di assistere agli spettacoli dentro le carceri: «Non si tratta di visite di curiosità, ma di vere performance, spesso sorprendenti per qualità artistica e umanità».

Sideri, da regista, come seleziona i testi da rappresentare in un contesto tanto particolare? 
«Insieme agli altri registi del coordinamento regionale viene definito un tema triennale da sviluppare liberamente. Il ciclo precedente, Miti e utopie, ha ispirato rappresentazioni come l’epopea di Ercole, il mito di Orfeo ed Euridice e l’Inferno di Dante. Il nuovo triennio è dedicato ad Antonin Artaud e si apre con uno spettacolo che mette in dialogo la sua opera con la pittura di Ligabue: due artisti terrigni, veraci, feroci, che credo susciteranno molta emozione. Un aspetto centrale nella scelta delle tematiche è il distacco dalle biografie degli attori-carcerati. Non voglio conoscere le ragioni della loro detenzione, né che si identifichino nelle scene. Quando entro in carcere, lo faccio come regista, esattamente come farei con qualsiasi altra compagnia teatrale. Quest’anno però sarò impegnato con il progetto “I 7 cervi” e la regia passerà in mano alla mia collaboratrice Beatrice Cevolani».

Il progetto ha anche una valenza formativa?
«Credo sia un aspetto intrinseco al percorso: alla preparazione attoriale si affiancano momenti di studio e analisi di testi, immagini e musiche. Questo approccio si arricchisce grazie alla contaminazione con l’esterno: ogni anno coinvolgiamo nello spettacolo attori della nostra compagnia e studenti, inizialmente del liceo classico, oggi del Ginanni. È un modo concreto per creare scambio e un’esperienza di crescita condivisa».

Ci sono stati casi di detenuti che, una volta usciti, hanno proseguito nel teatro?
«A Ravenna direi di no, ma a Modena ci sono stati alcuni esempi. Personalmente non incoraggio questa strada: il teatro è un percorso complesso e precario, consiglio invece lavori più stabili economicamente. Negli ultimi anni però, grazie al progetto sviluppato con il Serd di Ravenna e la dottoressa Ludovica De Fazio, ho avuto l’occasione di rincontrare diversi ex detenuti, felici di mantenere un legame con quell’esperienza. Non vogliamo creare utopie con il nostro lavoro: il teatro non salva la vita a nessuno, ma può fornire qualche strumento in più per migliorarla».

Ci sono mai stati momenti difficili o imprevisti nel percorso?
«Non abbiamo mai vissuto situazioni di tensione o conflitto, le difficoltà maggiori riguardano il basso livello di scolarizzazione di alcuni detenuti o le eventuali barriere linguistiche per gli stranieri. Un anno però, un ragazzo si è tolto la vita pochi giorni dello spettacolo. Non faceva parte della compagnia, ma l’evento ha avuto forte impatto su tutti. Lo spettacolo è inteso da sempre come un momento di festa e di comunità: ho riflettuto a lungo con i ragazzi della compagnia, chiedendoci se fosse il caso di proseguire. Loro non hanno avuto dubbi, lo spettacolo si sarebbe fatto, anche e soprattutto per lui, e per alleggerire quell’enorme dolore. Qui torna l’aspetto terapeutico del teatro…»

Da esterno, come descriverebbe la situazione del carcere di Ravenna?
«Risente di alcune delle criticità comuni alla maggior parte degli istituti italiani: sovraffollamento, carenza di personale e strutture datate. È piccolo, e in questo periodo dell’anno fa davvero molto caldo. Nonostante i limiti strutturali però, credo che sia amministrato al meglio, con competenza e grande umanità. Il progetto Teatro-Carcere è solo una delle proposte culturali attive e non mancano le opportunità di formazione professionale».

“Alla ricerca del tempo perduto” a Russi: cittadini in scena nei giorni della Fira

A Russi prosegue il percorso teatrale dal titolo «Alla ricerca del tempo perduto», promosso dal Comune in collaborazione con Spazio A Teatro, che prevede la costruzione di uno spettacolo itinerante ispirato al romanzo Dalla parte di Swann, il primo libro della famosa Recherche di Marcel Proust, che debutterà in settembre alla Fira di Sett Dulur.

«Lo spettacolo riporterà alla luce i luoghi, le storie dimenticate della città, le memorie dell’infanzia, i ricordi, i racconti perduti e le emozioni di un tempo» commenta spazio A. L’obiettivo dell’iniziativa infatti è quello di coinvolgere la cittadinanza, in particolare ragazze e ragazzi, in un percorso alla scoperta della città e dei ricordi individuali, che daranno vita a una memoria collettiva da condividere.

I prossimi incontri, ancora aperti a tutti (anche a chi non era presente ai precedenti appuntamenti) e senza limiti di età o esperienza teatrale sono in programma alla Biblioteca comunale (via Godo Vecchia 10) per le 20.30 nelle giornate di lunedì 21 luglio, lunedì 4 agosto, lunedì 25 agosto, lunedì 1 settembre, mercoledì 3 settembre e venerdì 12 settembre. Le prove generali sono in programma invece lunedì 15 e martedì 16 settembre.

«È un momento interessante e coinvolgente del progetto: la costruzione dello spettacolo è entrata nel vivo e i laboratori saranno sempre più finalizzati alla costruzione delle scene che daranno vita al viaggio dentro “Russi-Combray “- continuano dalla compagnia -. In questo luogo immaginario si intrecciano personaggi e storie che provengono sia dal folklore popolare che dalle parole del romanziere francese. La lingua si ibrida tra italiano, romagnolo e francese mentre tutti i sensi vengono risvegliati in un percorso che tenta la ricerca e la riscoperta di un tempo altro, calmo, lento».

Sorpreso a rubare in casa tenta la fuga dalla finestra: arrestato a Castel Bolognese

Nella mattinata di ieri, 18 luglio, i Carabinieri di Castel Bolognese hanno arrestato un uomo sorpreso in flagrante durante un furto in abitazione.
L’uomo si è introdotto con facilità in casa, completamente vuota e con il proprietario fuori città. Al fratello del proprietario però era stato dato il compito di vigilare sull’abitazione. È stato proprio lui a dare l’allarme, notando le effrazioni sulla porta principale e avvisando i Carabinieri.

Le volanti sono arrivate tempestivamente, sorprendendo il ladro ancora dentro casa. L’uomo avrebbe provato a scappare saltando da una finestra poi, spaventato, si è chiuso a chiave in una stanza. I militari hanno forzato la porta e lo hanno arrestato. fino a quel. momento era riuscito a rubare solo una carta di credito.
Si tratta di un cittadino tunisino con precedenti per furto, trasportato nella camera di sicurezza a Faenza, in attesa di comparire domani davanti al giudice per la convalida dell’arresto.

Azdin, il ricordo dell’amica: «Faceva stare bene le persone. Voleva imbarcarsi come marittimo»

«Era molto alto e faceva palestra, chi non lo conosceva poteva pensare che fosse uno di cui avere paura e invece era la persona più buona del mondo». È il ritratto del 17enne Azdin Ben Laroussi fatto da Alessia Morgagni, coetanea e amica dall’infanzia. Il ragazzo è morto nell’incidente stradale avvenuto all’alba di ieri, 17 luglio, a Marina di Ravenna.

«Per tutti era semplicemente “Az” – continua Alessia –. Era il mio migliore amico. Ci conosciamo dal secondo anno di scuola materna. Poi insieme anche alle elementari, alle medie ci siamo persi un po’ di vista, ma alle superiori ci siamo ritrovati in classe assieme all’Itis». In tanti anni sui banchi di scuola è nata un’amicizia sincera che faceva stare bene la ragazza: «Io so di essere una persona molto ansiosa, mi faccio sempre mille paranoie e lui con i suoi modi sempre tranquilli riusciva a calmarmi». Per esempio nelle sere d’inverno quando non c’era niente da fare e si trovavano in centro al Fricandò: «Stavamo a parlare per ore».

Un’amicizia che era quasi fratellanza: «Avevamo gruppi di amici diversi, ma noi eravamo molto legati. Ero a casa sua due-tre volte a settimana e alla sorella più piccola diceva che lui era come se avesse avuto due sorelle, una ero io».

I due adolescenti hanno concluso il terzo anno dell’indirizzo navale che assegna il titolo di allievo ufficiale di coperta e per entrambi cominciavano i pensieri per il futuro: «“Az” aveva deciso che voleva trovarsi un lavoro, non avrebbe continuato gli studi. Aveva pensato di arruolarsi in Marina e poi aveva cambiato idea. La sua intenzione era comunque di imbarcarsi come marittimo». Nei piani di Alessia invece c’è l’università: «Probabilmente a Genova. E allora avevamo anche pensato che avremmo potuto trasferirci là e diventare coinquilini».

Tante le occasioni passate insieme per Alessia e “Az”. Come quella volta a Ferrara: «Siamo andati a sentire il concerto di Calcutta che era il suo cantante preferito».

Il mare avrebbe potuto essere il futuro lavorativo del ragazzo, ma in parte lo era già. Almeno per questa estate. “Az” lavorava come bagnino di salvataggio a Lido di Dante da poche settimane: «Abbiamo iniziato il corso di formazione insieme. Io ho smesso e lui ha continuato».

L’incidente stradale è avvenuto all’alba. Ben Laroussi, nato nel 2008 a Ravenna da padre tunisino e madre bulgara, era alla guida di una motocicletta 125 cc e stava portando a casa un’amica, dopo la notte trascorsa nei bagni a Marina di Ravenna. «Aveva comprato la moto da un paio di mesi, prima aveva uno scooter e aveva messo da parte i soldi per prenderla usata da un altro ragazzo dell’Iti. Gli piaceva tantissimo e già pensava di comprarne una di cilindrata più grande a diciotto anni». Alessia è amica anche della ragazza 16enne in sella con “Az” e uscita quasi illesa dalla caduta: «È ancora in ospedale, ma sta meglio. Non le ho nemmeno chiesto com’è successo l’incidente, tanto non servirebbe a riportarlo indietro».

Nella mattinata odierna dalla dirigenza scolastica dell’Itis “Baldini” è stata diffusa una nota sintetica: «L’intera comunità scolastica è attraversata dal grave lutto. Tutto il personale esprime il proprio profondo rammarico per quanto sfortunatamente avvenuto e si stringe nel dolore accanto alla famiglia, insieme ai suoi docenti e a tutti i compagni di classe». La data del funerale non è ancora stata fissata.

Il carcere: due detenuti per ogni cella e pochi agenti di polizia penitenziaria

Il carcere di Ravenna, aperto nel 1909, è strutturato per ospitare al massimo 49 detenuti, ma ormai da anni sono stabilmente una ottantina (negli ultimi dodici mesi sono stati tra 68 e 87). Nell’edificio oggi sono in servizio 64 agenti di polizia penitenziaria, ma la pianta organica ne prevede una quindicina in più. L’ultimo suicidio all’interno risale al 2023.

Sono i numeri principali che fotografano la struttura in via Port’Aurea. Che per la precisione è una casa circondariale e non carcere: cioè ospita detenuti con pene fino a 5 anni o in attesa di giudizio. L’associazione Antigone, realtà indipendente che non riceve fondi dai governi, dal 1991 promuove azioni concrete e campagne culturali per garantire diritti e garanzie nel sistema penale e penitenziario e ogni anno visita i carceri italiani. L’ultima visita a Port’Aurea risale a settembre 2024, ma rispetto allo scenario di quel momento, per quanto riguarda le questioni fondamentali, non ci sono stati cambiamenti di rilievo. Il giudizio espresso nella relazione finale fu positivo: «L’istituto è storicamente caratterizzato da una forte vocazione trattamentale: molte sono infatti le attività formative, culturali, ricreative proposte, pur a fronte della carenza di spazi adeguati. Il clima generale appare buono. Positivo l’incremento dei funzionari giuridico pedagogici, in tutto 4. Permane invece la carenza di medici».

Quel giorno erano presenti 80 persone ristrette: 40 in attesa di primo giudizio, 30 condannate in via definitiva, un appellante, un ricorrente e due con posizione mista. Gli stranieri erano il 55 percento, in media il dato è leggermente più basso. Carlo Storace è il vicecomandante del reparto della Polpen a Port’Aurea dove lavora da 36 anni. L’abbiamo ascoltato in veste di delegato provinciale del sindacato autonomo di polizia penitenziaria (Sappe). «La carenza di organico è il problema principale che dobbiamo gestire. Ci troviamo a dover svolgere turni da 8 ore e non da 6 come dovrebbe essere e spesso un agente deve coprire due postazioni». Le nuove assunzioni a livello centrale non sono mancate, ma sono state assegnate altrove: «Di solito per la distribuzione di nuovo personale si tiene conto delle situazioni più critiche. Ravenna è un carcere piccolo con un buon clima di collaborazione, dove i casi di disordini sono rari e questo porta il ministero a preferire altre strutture per i rinforzi».
Nuove forze servirebbero anche per abbassare l’età media: «Oggi siamo sui 48-50 anni, ma ci sono mansioni che possono diventare pesanti. Per esempio il turno di guardia armata sul muro di cinta da fare all’aperto portando l’arma è impegnativo».

Le presenze superano la capienza, ma Storace aggiunge un paio di dettagli per leggere meglio i numeri. Prima di tutto gli spazi: «In passato siamo arrivati ad avere 170 detenuti e lì davvero eravamo costretti a far dormire le persone su materassi a terra nelle celle. Oggi non sono più di due per ogni camera detentiva che sono da 9 mq e rispettano le indicazioni della sentenza Torreggiani del 2013: almeno 3 mq per detenuto». E poi in due sezioni su tre le porte delle celle sono aperte dalle 8.30 alle 18.45: «I detenuti possono muoversi nella sezioni per momenti di condivisione e sono molte le attività a disposizione per impegnare il tempo. Diciamo che la cella diventa solo lo spazio per dormire la notte».
Dare ai detenuti le possibilità per occupare le ore del giorno è lo strumento migliore, secondo il sindacalista, non solo per favorire la riabilitazione ma anche per agevolare la serenità del clima: «Ci sono corsi di mosaico, di teatro, di pizzeria, di pasticceria, di restauro. Se la persona trova qualcosa che lo stimola è più raro che nascano rivalità, gruppi ostili e tensioni». Il personale dell’Igiene pubblica dell’Ausl ha compiuto un sopralluogo nell’edificio nell’agosto del 2024.

Tra le segnalazioni nel verbale vennero riportate le temperature rilevate in alcune celle e nel corridoio: 29-30 gradi, ma in molte camere di detenzione era disponibile un ventilatore. Storace prova a circoscrivere il problema: «L’edificio è molto vecchio, i muri di grande spessore aiutano a contrastare il caldo e le sezioni vengono arieggiate. All’ultimo piano può capitare che dove batte il sole ci sia qualche situazione più pesante».
L’ispezione Ausl aveva segnalato anche la presenza di umidità e muffa in alcuni ambienti. Storace era presente durante quella visita: «Il problema riguarda i locali delle docce che sono in ogni piano, 4 docce per ogni 20-25 detenuti. Anche cercando di tenere arieggiati gli spazi, l’umidità resta e i muri ne risentono. La tinteggiatura viene fatta di frequente ma non basta per eliminare il problema».

Così tanti anni di servizi tra le celle fanno di Storace anche un osservatore in grado di riflettere sui cambiamenti della popolazione carceraria: «Oggi il mondo entra in carcere. Cioè sono tante le realtà, come associazioni di volontariato o di altra natura, che vengono a fare attività dentro la struttura. Questo è un bene e fa anche sì che eventuali situazioni critiche diventino note più in fretta. Questo però ha generato anche un atteggiamento diverso nel detenuto che vede comportamenti scorretti da parte delle istituzioni anche quando invece è solo problematica burocratica». L’esempio del delegato Sappe è per le telefonate ai parenti: «Soprattutto per gli stranieri, non è facile accertare che il numero da chiamare sia davvero di un familiare e che risponda lui. Servono verifiche che allungano i tempi e al detenuto può sembrare che venga ostacolato».

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