sabato
23 Maggio 2026

Chiude un altro negozio storico del centro di Ravenna

Chiude un altro negozio storico del centro di Ravenna. Sui social e con un cartello affisso alla vetrina ha infatti annunciato la chiusura La Bottega della Carta, in via Agnello, attività aperta nel lontano 1991 da Iride Tumidei e poi portata avanti insieme al figlio Roberto Ghetti. È iniziata nei giorni scorsi – e proseguirà fino ad aprile – la svendita dei prodotti, tra carta da pacchi e da regalo, sacchetti e scatole di ogni tipo.

Come si legge in un articolo del Carlino Ravenna, oggi in edicola, la signora Tumidei, 77enne, andrà in pensione e il figlio nel frattempo ha trovato un altro lavoro. Nessuno si è concretamente fatto avanti per rilevare l’attività e i proprietari dei muri avrebbero quindi deciso di vendere l’immobile. Tanti storici clienti, sui social, stanno salutando quello che per molti era diventato un punto di riferimento, nella sua nicchia.

Ubriaco, litiga con la moglie e poi aggredisce i carabinieri (chiamati da uno dei due figli minorenni)

Notte movimentata a Faenza, dove un uomo è stato arrestato dai carabinieri con l’accusa di resistenza a pubblico ufficiale al termine di un intervento per una violenta lite domestica. La richiesta di aiuto al numero di emergenza 112 è arrivata da parte di uno dei figli minorenni dell’uomo, preoccupato per l’acceso diverbio in corso tra i genitori. Alla base della lite, secondo quanto ricostruito, vi sarebbe stato l’abuso di alcol da parte del padre.

Sul posto sono intervenuti i militari dell’Aliquota Radiomobile della Compagnia di Faenza, che hanno trovato l’uomo in evidente stato di alterazione, insieme ai due figli, mentre la moglie si era già allontanata dall’abitazione. Alla vista dei carabinieri, ha dato in escandescenze, arrivando ad aggredire i militari dopo essersi procurato alcune ferite utilizzando un frammento di vetro. Solo dopo momenti di tensione è stato possibile riportare la situazione alla calma.

I carabinieri, in collaborazione con i servizi sociali, hanno poi rintracciato la madre, riaffidandole i figli minori. L’uomo – straniero, già noto alle forze dell’ordine – è stato portato in caserma e trattenuto nelle camere di sicurezza. Nella mattinata successiva è comparso davanti al giudice del Tribunale di Ravenna, che ha disposto nei suoi confronti la custodia cautelare in carcere.

Notte di follia in via Fiume Abbandonato, uno dei residenti coinvolti: «Perché una persona così malata è stata lasciata sola?»

Riceviamo e pubblichiamo la lettera di uno dei proprietari delle abitazioni coinvolte sabato notte dalla furia del ragazzo salito sul tetto in via Fiume Abbandonato. da dove ha iniziato a scagliare le tegole in strada.

«Sono il proprietario di una delle case coinvolte nell’evento di sabato sera […]. Le abitazioni coinvolte sono diverse, non solo una: alcuni hanno subito danni alla facciata e agli infissi, altri al tetto, altri a veicoli parcheggiati in strada e ancora alla canna fumaria e agli impianti fotovoltaici, nonché danni interni alle abitazioni […] L’unica questione ancora irrisolta è come mai il soggetto sui tetti non si trovasse in uno stato di controllo adeguato, visto che soffriva di una “evidente e grave patologia psichiatrica” e che aveva già manifestato segnali di instabilità – come il lancio di elettrodomestici e arredi fuori dalla sua casa solamente un mese fa […] perché una persona con queste difficoltà è stata lasciata sola?».

«Da persona che conosce le difficoltà e i pericoli che derivano da interventi sulle coperture dei fabbricati – continua la lettera -, voglio ringraziare tutte le donne e gli uomini che, sotto alla propria divisa di appartenenza – vigili del fuoco, polizia, carabinieri, guardia di finanzia e operatori sanitari – hanno fatto il massimo che gli era consentito di fare provando anche vari tentativi di approdo al tetto. Voglio anche ringraziare nello specifico il vigile del fuoco che si è prestato a scortarmi fino all’ingresso di casa mia, permettendomi di riunirmi alla mia famiglia con la quale ero in contatto telefonico dall’esterno da più di due ore. Eh sì, perché forse qualcuno se lo è dimenticato ma dentro a quelle abitazioni che hanno subito il lancio di tegole e tavelle e la distruzione materiale c’erano anche persone, adulti e bambini che hanno subito l’accaduto inermi e senza via di fuga. Nel mio caso la mia compagna e un bimbo di due anni e mezzo che domenica notte ha chiesto la presenza di entrambi i genitori prima di addormentarsi e questa mattina durante la colazione guardandoci ci ha detto «ho avuto paura…». Per questo a tutti quelli che stanno minimizzando l’accaduto, chiedo di rispettare tutte le persone che sono state interessate e danneggiate, che non sono poche. Allo stesso modo mi permetto di evidenziare come a mio avviso possa essere percepito fuori luogo quanto affermato dal nostro Primo Cittadino, con il post pubblicato sulla sua pagina social, nel mescolare due avvenimenti completamente diversi […] Non è comunque concepibile che in pochi istanti una persona già seguita dal Centro di salute mentale possa salire sui tetti delle abitazioni del centro storico di Ravenna e, nelle tre ore successive, devastarle. Noi non siamo politici ai quali rispondere con dei post sui social, ma siamo persone e cittadini che oggi vogliono avere la certezza di poter contare sull’appoggio delle istituzioni e che non vogliono essere lasciati soli nel ricostruire quello che è stato distrutto. Una diversa gestione di certe situazioni di fragilità, non avrebbe probabilmente portato a tanto; anche alla luce del fatto che il soggetto era già noto alle autorità competenti e sotto cura. Qualcuno questa volta dovrà pagare del suo operato e chiedo al Sindaco Barattoni di dare un segnale forte, di dare un colpo di presenza, di interesse e sostegno nei confronti dei suoi cittadini».

Moreni: cosa resta dell’umano, quando tutto, linguaggio compreso, è in mutazione?

Dalla regressione della specie all’umanoide, a cura di Serena Simoni, è la quinta e ultima mostra (dopo Bagnacavallo, Forlì, Santa Sofia e Bologna) del ciclo Mattia Moreni. Dalla formazione a L’ultimo sussulto prima della grande mutazione, a cura di Claudio Spadoni, la più ampia antologica mai realizzata, per celebrare il profondo legame dell’artista con la Romagna. Al Museo d’Arte della città di Ravenna, la mostra si presenta come un viaggio disturbante e, proprio per questo, necessario dentro
l’ultima stagione creativa di Mattia Moreni (1920-1999). Le 33 opere esposte, realizzate tra il 1984 e il 1998, non offrono alcun rifugio estetico, sono piuttosto un campo di tensione, un linguaggio che si decompone mentre prova a raccontare la mutazione – fisica, tecnologica e mentale – dell’essere umano. Moreni, figura appartata ma centrale nel secondo Novecento italiano, sembra qui abbandonare definitivamente ogni residuo di armonia per inoltrarsi in un territorio dove il corpo si fa segno, il segno si fa parola e la parola implode. Il titolo della mostra è già una dichiarazione programmatica: dalla “regressione della specie” si arriva all’“umanoide”, cioè a una forma altra, forse post-umana, sicuramente disorientante. Le opere parlano, letteralmente. I titoli, lunghi, ossessivi, ironici e a tratti deliranti, non sono semplici didascalie ma parte integrante del lavoro. Il pesce di celluloide feroce del bambino buono, regressito è un esempio emblematico, una frase che sembra uscita da un sogno lisergico, dove innocenza e violenza convivono senza soluzione. La pittura che accompagna questo titolo non chiarisce, anzi complica ulteriormente, con forme organiche, quasi viscere, che si intrecciano con segni grafici che ricordano circuiti o protesi. Moreni sembra suggerire che la regressione non sia un ritorno a uno stato originario, ma una caduta in un caos in cui naturale e artificiale si confondono. Questo tema emerge con forza anche in L’umanoide tutto computer via internet, opera che, pur risalendo agli anni Novanta, appare sorprendentemente profetica. Qui il corpo umano è ridotto a un groviglio di connessioni, una rete più che una presenza. Non c’è più distinzione tra carne e tecnologia, l’identità si disperde, si digitalizza prima ancora che il digitale diventi pervasivo come oggi. L’ironia, però, è una componente fondamentale di questo universo. Un’ironia corrosiva, che non alleggerisce ma accentua lo straniamento. Cosa c’entra Mondrian con il lombrico del cuore sanguinante? Sì, sì c’entra perché non c’entra è un titolo che gioca apertamente con la storia dell’arte, evocando l’ordine geometrico di Mondrian per poi negarlo attraverso l’immagine di un lombrico, simbolo di una vitalità bassa, terrigna, quasi repellente. Moreni sembra dirci che ogni tentativo di ordine è destinato a fallire, travolto da una materia che sfugge a qualsiasi schema. In altre opere il linguaggio si fa ancora più crudo. L’ultimo grande coltello e L’ultima siringa per l’ultima grande siringata evocano un immaginario di violenza e dipendenza, dove il corpo è oggetto di intervento, di taglio, di iniezione. Non c’è più un soggetto che agisce, ma un organismo che subisce, trasformato da forze esterne che possono essere lette tanto in chiave sociale quanto esistenziale. E poi ci sono lavori come Progetto di scarpa a guaina con suola in materiale duro, sollevata al centro…, dove il linguaggio tecnico si mescola a una visione quasi surreale. Qui l’artista pavese sembra anticipare una dimensione progettuale che non riguarda più solo l’arte, ma il corpo stesso, un corpo da ripensare, da modificare, da “indossare” diversamente. È un’idea che risuona con molte riflessioni contemporanee sul post-umano e sulla trasformazione dell’identità. La mostra ravennate ha il merito di restituire coerenza a questa fase estrema della produzione di Moreni, spesso considerata difficile o marginale. In realtà, è proprio qui che l’artista spinge fino in fondo la sua ricerca, portando alle estreme conseguenze una riflessione iniziata decenni prima. La pittura diventa scrittura, la scrittura diventa corpo, e il corpo si dissolve in un flusso continuo di segni e significati. Visitare Dalla regressione della specie all’umanoide non è un’esperienza rassicurante. È, piuttosto, un confronto diretto con una visione che mette in crisi le nostre categorie, il nostro modo di vedere e di nominare il mondo. Ma è proprio in questa crisi che risiede la forza di Moreni: nella capacità di anticipare, con linguaggi spiazzanti e radicali, le inquietudini di un presente che oggi riconosciamo fin troppo bene. A questa tensione già estrema si aggiunge, sia nelle prime che nelle ultime sale, una dimensione quasi teatrale, dove il frammento narrativo irrompe con ancora maggiore evidenza. Titoli come Era vestita da sera ma con la mutanda così così… introducono una scena ambigua, sospesa tra erotismo e disagio, tra quotidianità e deformazione grottesca. Moreni sembra costruire piccoli racconti interrotti, dove l’immagine non illustra ma tradisce il testo, spingendolo verso un territorio di instabilità continua. Ancora più radicale – ma lo scarto è comunque di 14 anni – è La mutazione si abbatte sul tavolo sconosciuto…, che suona come una sentenza improvvisa, quasi apocalittica. Il “tavolo” – oggetto domestico per eccellenza – diventa il luogo di un evento inspiegabile, una trasformazione che irrompe senza preavviso nella normalità. Qui la pittura si fa più aggressiva, stratificata, come se la superficie stessa fosse attraversata da una forza che la altera. In quest’opera finale Moreni sembra non cercare più risposte, ma solo intensificare la domanda: cosa resta dell’umano quando tutto, linguaggio compreso, è in mutazione?
“Dalla regressione della specie all’umanoide”. Fino al 3 maggio Orario: dal martedì al sabato 9-18; domenica e festivi 10-19

 

Al museo due incontri di approfondimento

Il Mar dedica due appuntamenti di approfondimento al pensiero di Mattia Moreni, nell’ambito della mostra recensita qui sopra. Martedì 14 aprile, dalle 16 alle 18, si tiene l’incontro “Niente è veramente” e mutazione genetica. Moreni visionario, a cura di Giovanni Barberini. A cinquant’anni dal primo monologo L’ignoranza fluida, l’intervento propone una rilettura dell’opera di Moreni, mettendone in luce la capacità di interpretare e anticipare le trasformazioni del mondo contemporaneo. Il ciclo di approfondimenti prosegue mercoledì 15 aprile, sempre dalle ore 16 alle 18, con l’intervento di Claudio Spadoni, che offrirà una lettura critica storico-artistica dell’opera di Moreni.

Muore a 40 anni per un malore: era a Ravenna per allestire lo spettacolo del “Piccolo Principe”

Cordoglio nel mondo dello spettacolo per la morte del tecnico e direttore di produzione Toni Nisi, colpito da un malore sabato mattina (11 aprile) mentre si trovava a Ravenna per l’allestimento dello spettacolo Il Piccolo Principe, le cui repliche previste al teatro Alighieri sono poi state annullate in segno di lutto.

Leccese, avrebbe compiuto 41 anni il giorno dopo l’arresto cardiaco che si è rivelato fatale. Stimato e richiesto freelance – scrive il quotidiano on line LeccePrima -, Toni Nisi era uno stretto collaboratore della cooperativa Coolclub che da più di 20 anni si occupa di progettazione, produzione e comunicazione di eventi culturali e musicali. Viveva a Trepuzzi (dove si svolgeranno i funerali) con la moglie Emanuela. Lascia anche la sorella e tanti amici che lo stanno ricordando sui social.

Storici, magistrati, politologi, giornalisti e content creator a Lugo per “Fratture Festival”

Torna a Lugo la terza edizione di Fratture. Conversazioni sul presente, la rassegna culturale promossa dal Comune in collaborazione con Pandora Rivista (progetto culturale che mira a costruire uno spazio di dibattito di qualità con un quadrimestrale cartaceo e online, un festival annuale e un videopodcast).

In programma otto incontri al chiostro del Carmine a Lugo da venerdì 17 a domenica 19 aprile, sul tema de “La Repubblica 80 anni dopo“. Gli appuntamenti avranno come protagonisti studiosi, giornalisti e divulgatori impegnati in un confronto sul rapporto tra passato e contemporaneità.

L’apertura è fissata per le 18 di venerdì, con l’incontro “Dalla Resistenza alla Repubblica: 80 anni di Italia”, tenuto dagli storici Simona Colarizi e Carlo Greppi in dialogo con Gregorio Staglianò. Alle 21, l’ex Presidente del Senato e magistrato Pietro Grasso dialogherà con Pierluigi Senatore a partire dal libro «U Maxi. Dentro il processo a Cosa Nostra».

Sabato 18 si parte alle 17.30 con un incontro dedicato a “La Repubblica e il voto alle donne: dal nazionale al locale. La storia della provincia di Ravenna”, con relatori Antonietta Di Carluccio e Giuseppe Masetti. Alle 18.30 il giornalista di Chora Media Simone Pieranni interverrà su “Lo specchio americano. Lo sguardo della Cina sugli Stati Uniti”, a partire dal suo ultimo libro, in un dialogo con Laura Laportella. La serata di sabato darà poi spazio alle nuove generazioni. Alle 21 si partirà con “La Merenda leggera”, un late show con musica dal vivo condotto da Edoardo D’Elia, che avrà come ospite il content creator Raffaele Giuliani, sul tema «L’ho letto su TikTok: politica e Gen-Z». La giornata si chiuderà alle 22 con Giulio Armeni, curatore della pagina social satirica «Filosofia Coatta», e il suo spettacolo «Fuga dall’algoritmo».
«Fratture» si concluderà domenica 19 aprile: alle 17 il politologo Piero Ignazi terrà una lezione sull’ascesa e la caduta dei partiti, e in conclusione, alle 18.30, la giurista ed ex ministra della Giustizia Marta Cartabia e il giornalista Ferruccio De Bortoli chiuderanno la rassegna dialogando sui contenuti del libro della stessa Cartabia «Custodi della democrazia», dedicato al ruolo della Costituzione e delle corti costituzionali nella difesa della democrazia.
Al Chiostro del Carmine sarà allestita dal 17 al 24 aprile la mostra «Madri Costituenti», visitabile durante tutte le date di incontro e curata dall’Istituto storico della Resistenza e dell’età contemporanea in Ravenna e provincia. L’ingresso a tutti gli incontri è libero, ma la prenotazione è raccomandata sul sito di Pandora. In caso di maltempo gli incontri si terranno nel salone Estense della Rocca e nella biblioteca Trisi.
«La rassegna cercherà di mettere in luce le trasformazioni politiche, sociali e culturali che hanno attraversato il Paese e che continuano a ridefinire identità e prospettive – commentano gli organizzatori -. Sarà un’occasione per riflettere sulle continuità e le discontinuità che legano la storia repubblicana alle sfide del presente».

Calano le startup e le imprese giovanili. «Vanno favorite anche per ripopolare il centro storico»

La provincia di Ravenna ha un tasso povero e decrescente di startup, aziende attive e giovani imprenditori. È quanto emerge da una ricerca dello studio ravennate Giaccardi & Associati, che si occupa di consulenze e analisi per lo sviluppo locale di imprese e territori.

Le startup censite in provincia sono 54, di cui solo 8 hanno un amministratore sotto i 35 anni, sul totale di 888 in Emilia-Romagna. Nel 2021 ce n’erano 77. Dopo Ferrara e Piacenza, che contano rispettivamente 39 e 49 startup, quella di Ravenna è la provincia col numero inferiore in regione. Sono poco di più a Forlì-Cesena (59) e Rimini (87), mentre il record è a Bologna con 274.

«Il numero di startup è un fattore che prendiamo sempre in considerazione nelle nostre analisi per verificare il livello di innovazione di un territorio – spiega Giuseppe Giaccardi –. In provincia di Ravenna è molto basso, ma il discorso vale per tutta la regione». Le startup dell’Emilia-Romagna rappresentano infatti appena il 7,5% del totale nazionale di 11.788.

Due terzi delle startup ravennati operano nei settori considerati innovativi (tra cui tecnologia, informatica ed energia), un terzo rientra nei comparti economici convenzionali. La maggiore concentrazione è a Faenza con 20 startup, seguita da Ravenna con 17, Lugo con 5 e Cervia con 4. Le restanti hanno sede a Castel Bolognese (3), Bagnacavallo (2), Brisighella, Fusignano e Massa Lombarda (una ciascuna). 25 startup hanno un capitale compreso tra 5mila e 10mila euro, 16 sono tra 10mila e 50mila euro. Solo cinque sono sotto la soglia dei 5mila, mentre sette superano i 50mila. Per quanto riguarda la classe di produzione, 27 startup sono nella fascia inferiore a 100mila euro, altre 9 la superano e 18 non la dichiarano. Il loro giro d’affari totale stimato dallo studio Giaccardi & Associati è di 7,4 milioni di euro.

Un altro campanello d’allarme riguarda il calo delle imprese attive. Nel 2010 a Ravenna erano 37.808, lo scorso anno ne sono rimaste 32.159. Significa che negli ultimi quindici anni sono andate perse oltre 5.600 aziende, pari al 15% del totale. Un’emorragia molto simile riguarda Forlì-Cesena (-5.266 aziende, pari al 13%), mentre Rimini se la cava meglio con un ammanco di 1.188 imprese (-3%). In controtendenza è il tasso di occupazione giovanile: nel 2018 lavorava il 47,5% dei ravennati tra i 18 e i 35 anni, oggi sono il 52,1%. Aumenta in generale anche la popolazione giovane: nel 2010 i ravennati tra i 15 e i 34 anni erano 74.898, nel 2025 sono oltre duemila unità in più. In netta crescita anche il Pil, che in provincia è passato da 11,9 a 14,7 miliardi di euro (+23,7%).

Il problema, dunque, non è tanto dell’economia locale in generale bensì del suo tasso di innovazione. «Questo dipende dalle politiche sugli incentivi alle startup, che finora non sono state particolarmente virtuose sul territorio», commenta Giaccardi. «L’Emilia-Romagna ha un tasso di mortalità delle imprese innovative superiore all’80%, contro la media Ue sotto al 70%». Secondo il consulente, nel capoluogo bizantino si potrebbero legare le politiche economiche per i giovani imprenditori con quelle per il rilancio del centro storico: «Si parla tanto di rigenerazione urbana e commercio di prossimità, ma ci ritroviamo con un terzo delle vetrine abbandonate in centro. Per riempirle si possono rendere protagonisti i 18-35enni come si fece a Berlino dopo la caduta del muro, affidando gli spazi vuoti ai progetti dei giovani, in modo da ripopolare interi quartieri e stimolare la creatività». Giaccardi pensa ad alcuni settori specifici come «l’artigianato di nicchia, la moda, l’arredamento e il design, che non sono favoriti né trovano spazi per esprimersi». Per farlo, la proposta è che «il Comune abbatta la tassazione ai proprietari dei negozi che affittano agli under 35». L’alternativa, conclude il consulente, «è che il centro storico si riempia solo di bar e ristoranti, diventando un mangimificio divorato dal turismo mordi-e-fuggi che distrugge i territori».

Torna il luna park a Lugo, modifiche alla viabilità

Dal 17 al 27 aprile torna a Lugo il tradizionale luna park legato alla fiera di San Francesco, con giochi e attrazioni ambulanti radunate in piazza Garibaldi nei giorni della festa.

L’allestimento del luna park comporterà varie modifiche alla circolazione dei veicoli, nelle giornate interessate. In particolare, saranno chiuse al traffico piazza Garibaldi, piazza Primo Maggio e largo del Tricolore (divieto di sosta con rimozione coatta) dalle 14.30 di mercoledì 15 aprile, dopo la chiusura del mercato ambulante settimanale, fino all’intera giornata di martedì 28 aprile, con riapertura ai veicoli alle 5 del mattino di mercoledì 29. Nelle giornate in cui sarà attivo il Luna park sarà imposto l’obbligo di svolta a sinistra, in largo Relencini, per i veicoli in arrivo da via della Libertà su via Risorgimento. I veicoli in transito sulla via Acquacalda non potranno entrare nell’intersezione di piazza Garibaldi. Disposizioni speciali interesseranno il fine settimana del 25 e 26 aprile. In particolare, dalle 7 di sabato 25 all’intera giornata di domenica 26 sarà applicato il divieto di sosta con rimozione coatta e di circolazione nel tratto viabile di piazza Garibaldi e in tutta la piazza Primo Maggio, ad eccezione dei commercianti autorizzati e dei residenti in via Mariotti. Sarà inoltre imposto il senso unico di circolazione in piazzale Cavour nel tratto compreso tra via Mazzini e piazza Trisi, in direzione di quest’ultima, con obbligo di svolta a destra per i veicoli in uscita da via Mazzini e obbligo di proseguire diritto in via Amendola o di svoltare a sinistra in via Emaldi per i veicoli provenienti da piazza Trisi.

Mercoledì 22 aprile si terrà comunque il mercato ambulante, che però sposterà alcuni espositori in via Foro Boario. In quella giornata, dalle 5 alle 15, nel tratto della via Foro Boario compreso tra l’intersezione tra via Mentana, piazza Garibaldi, via Acquacalda e via Brignani, saranno imposti divieto di circolazione e divieto di sosta con rimozione coatta, oltre all’obbligo di svolta a sinistra in via Brignani per chi percorre via Foro Boario diretto verso il centro e all’obbligo di svolta a sinistra in via Acquacalda per chi proviene da via Mentana. Nel tratto di via Gramsci compreso tra via Foro Boario e via Concordia ci sarà invece il doppio senso di circolazione, dall’intersezione con via Concordia fino all’ingresso del parcheggio di piazza Casette Basse, per consentire l’ingresso al parcheggio del centro commerciale.

Infine, nei sabati 18 e 25 aprile per consentire lo svolgimento del luna park di San Francesco, il mercato del contadino di Lugo verrà trasferito da piazza Primo maggio in piazza dei Martiri.

Operaio morto, i sindacati criticano la prefettura: «È ora di firmare i protocolli pronti da mesi»

Dopo la morte di un lavoratore di 21 anni a Ravenna, le segreterie territoriali dei sindacati confederali Cgil, Cisl e Uil fanno una richiesta formale alla prefettura «affinché assuma il ruolo attivo e continuativo di presidio e coordinamento sul tema della sicurezza sul lavoro affidatole dal “Patto territoriale per la prevenzione degli infortuni, la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro e la legalità”, convocando con la periodicità prevista la cabina di regia, promuovendo il lavoro dell’Osservatorio e stimolando iniziative straordinarie di controllo».

I sindacati usano toni critici per descrivere la condotta tenuta da altri soggetti coinvolti nella battaglia per garantire la sicurezza sui loghi di lavoro: «Da un po’ di tempo a questa parte, al di là delle parole di circostanza, sembra che solo alle organizzazioni sindacali interessi fare passi avanti con azioni concrete di prevenzione. Per questo chiediamo a tutti una chiara assunzione di responsabilità».

I rappresentanti dei lavoratori sollecitano la definizione e la sottoscrizione di protocolli stringenti sugli appalti pubblici e privati, che garantiscano trasparenza, tracciabilità delle responsabilità e piena tutela dei lavoratori lungo tutta la filiera: «I testi ormai condivisi da mesi devono essere al più presto sottoscritti superando ogni colpevole indugio o reticenza».

I segretari territoriali Manuela Trancossi (Cgil), Roberto Baroncelli (Cisl) e Carlo Sama (Uil) ricordano un momento tragico del passato che ha segnato una svolta locale e non solo: «Dopo la tragedia della Mecnavi nel 1987, il nostro territorio ha sempre mostrato concretezza nell’approccio al tema della salute e sicurezza sul lavoro, introducendo tramite protocolli tra le parti sociali elementi di garanzia anche aggiuntivi rispetto alla normativa. La sicurezza sul lavoro non è un elemento accessorio né comprimibile: è un diritto fondamentale e indisponibile. Continuare a morire di lavoro, soprattutto a 21 anni, è un fallimento che non può più essere tollerato».

Il 21enne Rayan Lassoued – nato a Rimini, residente a Cesena e operaio di una ditta edile di Cesenatico – è il primo morto sul lavoro in provincia di Ravenna nel 2026 (nel 2025 in totale sono stati 8) e per i sindacati «non siamo di fronte a una fatalità, ma siamo di fronte all’ennesima tragedia che impone una assunzione di responsabilità chiara e immediata da parte di tutti i soggetti coinvolti nei processi produttivi e nei sistemi di appalto».

Cgil, Cisl e Uil ritengono non più rinviabile un rafforzamento strutturale dei controlli, con un incremento significativo dell’attività ispettiva e una vigilanza rigorosa sull’effettiva applicazione delle norme in materia di salute e sicurezza. «È altrettanto urgente intervenire sui meccanismi degli appalti, sia pubblici che privati, e dei subappalti, contesti nei quali troppo spesso si annidano condizioni di lavoro inadeguate e compressioni dei diritti».

Il sindaco: «Propaganda politica per il caso di via Fiume Abbandonato. E invece chi muore sul lavoro…»

Il sindaco Alessandro Barattoni interviene sui social su due notizie che hanno fatto particolare scalpore in questi giorni a Ravenna. «Sabato sera – sintetizza Barattoni – una persona malata, seguita dal Centro di Igiene Mentale, ha scagliato delle tegole da un tetto verso la strada in via Fiume Abbandonato spaventando tutto il vicinato e chi passava dal quartiere. Nella stessa giornata ha perso la vita un operaio 21enne che pochi giorni fa durante l’orario di lavoro era caduto dal tetto di un capannone nelle Bassette». Due storie «molto diverse – continua il sindaco -, che riguardano però aspetti inerenti sempre la sicurezza. Quella urbana, che nel primo caso – grazie all’intervento e alla professionalità delle Forze dell’Ordine e dei Vigili del Fuoco – è stata ripristinata dopo poco nonostante la paura e i danni provocati. E quella sul lavoro, che non accenna a diminuire, anzi tutt’altro, e continua a mietere vittime e infortuni gravi con cadenze sempre più frequenti nonostante appelli, protocolli e iniziative».

«Il primo episodio – attacca il sindaco – ha scatenato i soliti interventi di qualche politico locale che non aspetta altro che casi di cronaca – in particolare riguardanti stranieri, non importa se regolari o meno – per mettersi in mostra personalmente e tentare di guadagnarne voti. Perché l’importante per loro è la propaganda giudicante e dare in pasto – a chi giustamente si è spaventato – che ci sono soluzioni facili e responsabilità chiare. Senza neanche dire che le persone malate vanno curate e chi commette reati va perseguito. Il secondo caso ha invece avuto una eco limitata, nessun intervento da parte di chi alza la testa solamente quando ci sono episodi di violenza, nonostante le condizioni fossero apparse critiche fin da subito e a Ravenna non fosse passato nemmeno un mese da un altro grave infortunio occorso in porto a un marittimo. Forse perché la sicurezza sul lavoro è per loro meno importante e popolare, le competenze sono diversificate e probabilmente perché si pensa che l’episodio sia sempre una responsabilità individuale della vittima e non collettiva. A tutti coloro che hanno avuto danni e si sono spaventati per l’episodio delle tegole va la mia solidarietà e ai familiari di Rayaan Lassoued un abbraccio forte e le mie più sentite condoglianze. Ravenna non perderà l’umanità e la sensibilità che la contraddistinguono e io continuerò a lavorare con il massimo impegno e la più stretta collaborazione con tutti gli enti preposti, in ogni ambito direttamente o indirettamente correlato con la sicurezza, per una città più forte e coesa. Ogni giorno».

Il question time della Pigna

Il giorno dopo il fatto di via Fiume Abbandonato, la consigliera comunale della Pigna Veronica Verlicchi ha annunciato un question time sul tema. «Un episodio gravissimo, che poteva avere conseguenze drammatiche e che solo per caso non si è trasformato in tragedia – aveva commentato in una nota inviata alla stampa. Ma c’è un altro fatto grave, ed è politico. Di fronte a tutto questo, il Sindaco e la Giunta non hanno detto una parola. Nessuna comunicazione spontanea, nessun messaggio ai cittadini, nessun segnale di presenza. E questo è inaccettabile. Perché mentre le forze dell’ordine e i soccorritori fanno il loro dovere, mettendo in sicurezza la città, chi dovrebbe guidarla scompare. Ed è proprio nei momenti critici che si misura la credibilità di un’Amministrazione. Nel frattempo, sono i cittadini a muoversi: iniziative spontanee, raccolte fondi in favore dei proprietari della casa devastata, tentativi di dare risposte dove il Comune non arriva. Una comunità che reagisce, ma che non può essere lasciata sola. Questo episodio non è un caso isolato. È il segnale di una città dove il disagio e l’insicurezza vengono rincorsi, mai governati. Per questo ho depositato un Question Time in Consiglio comunale. Perché qui non si tratta di fare polemica, ma di capire se esiste ancora una guida della città. Perché a Ravenna ormai non manca l’emergenza. Manca chi la guida».

Cordoglio per il 21enne morto sul lavoro: in poche ore raccolti 5mila euro per la famiglia

In tanti stanno piangendo, anche sui social, Rayan Lassoued, il 21enne cesenate morto sabato al Bufalini, dove era stato trasportato d’urgenza giovedì pomeriggio, dopo l’infortunio sul lavoro in un cantiere in zona Bassette, a Ravenna. Il giovane, dipendente di una ditta edile di Cesenatico, è caduto da un’altezza di quasi dieci metri mentre era impegnato a eseguire un intervento di manutenzione sulla copertura di un capannone di via Ricasoli. Per stabilire le cause dell’incidente (un pannello avrebbe ceduto) ora si indaga, con l’accusa di omicidio colposo.

Sono già stati raccolti oltre 5mila euro in poche ore per la famiglia nell’ambito di una raccolta fondi partita on line nella giornata di ieri (domenica 12 aprile).

Gli amici lo ricordano come un ragazzo generoso, appassionato in particolare di auto: secondo quanto riportato dal Corriere Romagna, stava facendo anche un secondo lavoro in un cinema per potersi permettere l’auto nuova.

Playoff, la Consar parte bene: battuta Aversa 3-1 al Pala De André

Finisce tra gli applausi scroscianti del Pala De Andrè con tutti i giocatori e lo staff della Consar che vanno ad abbracciare commossi Tamara e Alberto, i genitori di Mathias Tonti. A lui, al 12enne morto per le conseguenze di una caduta con gli sci, Ravenna ha dedicato la vittoria in gara1 dei quarti di finale dei playoff contro la Virtus Aversa, con un protagonista assoluto: Manuel Zlatanov, mvp con 22 punti, con quattro ace e tre muri.

Ancora senza Motzo, il suo opposto titolare, i campani trovano punti con l’ex Tallone (18 in totale) e il buon impatto di Benavides, entrato nel finale del primo set al posto di Vattovaz. Una Consar in palla, convinta e tonica, riesce a sfogare in campo la grande tensione emotiva accumulata in settimana prendendosi la terza vittoria in altrettante partite stagionali contro la formazione campana.

Mercoledì 15 aprile si gioca gara2 ad Aversa, dove Goi e compagni proveranno a chiudere la serie.

Vincono anche le altre squadre favorite dei quarti di finale, tutte per 3-1: la capolista Pineto, Prata e Brescia.

Ravenna-Aversa 3-1 (25-19, 25-17, 16-25, 25-19)
CONSAR RAVENNA: Russo 4, Dimitrov 13, Bartolucci 7, Canella 6, Zlatanov 22, Valchinov 13, Goi (lib.), Gottardo 3, Ciccolella. Ne: Iurlaro, Giacomini, Bertoncello, Gabellini, Asoli (lib.). All.: Valentini.
VIRTUS AVERSA: Garnica 1, Vattovaz, Volpato 8, Mattei 7, Tiozzo 10, Tallone 18, Raffa (lib.), Mazza, Guerrini, Benavides 14. Ne: Minelli, Motzo, Agouzoul (lib.) All.: Graziosi.
ARBITRI: Marotta di Prato e Mazzarà di Milano.
NOTE: Durata set: 26’, 26’, 28’, 27’, tot. 107’. Ravenna (9 bv, 12 bs, 11 muri, 10 errori, 44% attacco, 50% ricezione), Aversa (2 bv, 11 bs, 10 muri, 12 errori, 46% attacco, 42% ricezione). Spettatori: 961. Mvp: Zlatanov.

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