sabato
23 Maggio 2026

L’Under 19 del Ravenna in campo al Benelli per i playoff del campionato di Primavera 4

Le porte dello stadio Benelli si aprono anche alla Primavera del Ravenna che sabato pomeriggio (11 aprile) affronterà il Trento nella partita di andata del primo turno playoff del campionato di Primavera 4 (calcio d’inizio ore 15). Si tratta del gradino più basso del campionato che mette a confronto le formazioni under 19 e under 20 dei club professionistici italiani, dalla serie A alla serie C. Il Ravenna è ripartito dalla Primavera 4 dopo il ritorno tra i prof dell’anno scorso.

In palio c’è una sola promozione nel campionato di Primavera 3. Il percorso è lungo: il Ravenna, arrivato quinto in classifica nel girone A, affronta ora il Trento (secondo) in una sfida di andata e ritorno. La vincente affronterà a sua volta la vincente tra Dolomiti Bellunesi e Giana Erminio. E ancora: la vincente raggiungerà in finale il Novara, primo classificato nella regular season. Sempre andata e ritorno: in palio la promozione in Primavera 3.

Procede il cantiere del percorso ciclo-naturalistico lungo il Canale Naviglio Zanelli

Avanzano, secondo il cronoprogramma stabilito, i lavori per la realizzazione del percorso ciclo-naturalistico lungo il Canale Naviglio Zanelli, l’intervento di riqualificazione che si estende per poco più di 34 chilometri congiungendo la città di Faenza all’Adriatico, in destra del fiume Reno. L’iniziativa punta a recuperare il valore storico del Canale Naviglio Zanelli, inaugurato nel 1788, per trasportare le merci dall’Adriatico verso i comuni dell’entroterra, e che oggi potrà essere trasformato non solo in collegamento ciclopedonale ma anche in un museo a cielo aperto che possa narrare la storia del territorio e del trasporto intermodale. Fulcro dell’intervento, come detto, è quello di connettere i tratti ciclabili esistenti in una unica rete continua che possa essere al servizio sia dei residenti che vogliano spostarsi in sicurezza ma anche volano di quella fascia di turismo che si muove in bicicletta, settore in forte ascesa e che in altre zone d’Italia, dove sono state create strutture simili, attira appassionati da tutta Europa.

Dopo gli interventi del tracciato lungo i territori dei comuni di Alfonsine e Bagnacavallo, realizzati con la posa di geotessile e finitura in misto stabilizzato e calcestre, soluzione scelta per preservare l’aspetto naturale del paesaggio, ora il lavoro si è spostato nel comune di Faenza, nella zona a valle del canale Emiliano Romagnolo, nei pressi di Granarolo Faentino. Sul fronte della biodiversità, sono state già messe a dimora 1.815 piante, concentrate nella zona boscata di Alfonsine e lungo i segmenti del percorso carenti di vegetazione. Il piano prevede la piantumazione totale di 6.963 specie autoctone resistenti alla siccità, tra cui querce, pioppi e tigli, per mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici e potenziare gli habitat per la fauna locale.

Le attività si svolgono in coordinamento con enti quali SNAM, per la tutela dei metanodotti, e il Consorzio di Bonifica, per la sicurezza delle infrastrutture e degli argini.

L’opera, il cui valore economico ammonta a poco più di 1,6 milioni di euro, è finanziata per l’80% da fondi europei attraverso la Regione Emilia-Romagna e cofinanziata per la restante parte dall’Unione della Romagna Faentina. Il progetto include, inoltre, la sostituzione e l’integrazione di 23 pannelli illustrativi, l’installazione di nuova cartellonistica identificativa con il logo “CNZ”, oltre alla dotazione di panchine, cestini, tavoli da pic-nic e kit per il gonfiaggio delle biciclette.

Fenomeno Australia: storie di giovani ravennati tra lavoro, avventura e crescita personale

Negli ultimi anni l’Australia si è affermata come una delle principali mete per i giovani italiani che decidono di lasciare il Belpaese. Secondo i dati più recenti sull’emigrazione, ogni anno decine di migliaia di under 35 partono verso l’estero, e tra le destinazioni extraeuropee l’Australia continua ad attirare soprattutto grazie al sistema del Working Holiday Visa: un visto che permette ai ragazzi tra i 18 e i 30 anni (35 in alcuni casi) di vivere fino a un anno nel Paese, lavorando e viaggiando. Un’esperienza che può essere estesa fino a tre anni, a patto di completare periodi di lavoro in settori specifici – soprattutto nelle farm o in zone rurali – i cosiddetti “88 giorni” per il secondo anno e sei mesi per il terzo. È dentro questo schema che si muovono le storie di molti giovani italiani, tra cui tre di quattro ragazzi ravennati – Stefano Rambelli, Luca Broccoli, Mattia Laghi e Marco Succi – che raccontano in modo diverso cosa significa oggi partire per l’Australia e vivere a 13mila chilometri di distanza da casa. 

Avventura e comunità

Per Luca Broccoli, 27 anni, la partenza è una rottura netta. Dopo cinque anni di lavoro in una ditta di spedizioni al porto di Ravenna, tra il 2018 e il 2023, arriva una sensazione difficile da ignorare. «Mi piaceva il lavoro, ma dopo il Covid mi sembrava di aver perso tempo. Avevo bisogno di ricominciare a vivere». A pesare è anche una delusione: dopo tre anni di apprendistato, invece della stabilizzazione contrattuale gli viene proposto un nuovo contratto simile. «Mi sono sentito preso in giro, così ho deciso di partire nonostante a Ravenna avessi fidanzata, amici e famiglia». 

Parte senza un obiettivo preciso. «Non sono venuto in Australia per fare soldi, ma per cambiare aria». I primi mesi sono fatti di lavori semplici – cameriere, lavapiatti – e un corso di inglese. Poi trova lavoro come insegnante di beach tennis per 40 euro l’ora, prima di arrivare alla delicata quanto obbligata fase delle farm nel nord dell’Australia, «lavoravo tante ore raccogliendo asparagi». Terminato quel periodo, si apre la parte più libera: viaggi, spostamenti improvvisati, esperienze in Asia e in giro per l’Australia. «La cosa più bella è stata partire in van con persone conosciute il giorno prima. È lì che senti davvero lo spirito dell’avventura». 

Nel secondo anno, però, la dimensione cambia anche per via dei sei mesi necessari per ottenere il visto del terzo anno: più lavoro e meno avventura ma con la compagnia del fratello. «In sei mesi ho cambiato quasi dieci lavori. Ora con me c’è anche Mattia, mio fratello minore, appena laureato in Agraria – racconta Luca -. In due è più facile, riesci a superare magari qualche momento di difficoltà: in generale creare una comunità è ciò che ti salva dato che i tuoi cari vivono a migliaia di chilometri di distanza». Dal punto di vista economico, il confronto con l’Italia è netto: «Con il minimo arrivi a circa 2.400 euro puliti al mese. In certi lavori sono arrivato a prendere anche 40-60 dollari l’ora nei weekend, ma in Australia è necessario lo spirito di adattamento: condividere stanze, stare attento alle spese. Ho visto tanti tornare in Italia dopo pochi mesi». 

Per Luca il futuro sarà ancora all’estero, ma non per forza tra i canguri: «Ora farò un viaggio di due mesi in Asia per poi tornare un po’ a Ravenna per l’estate e ripartire ancora. Non mi vedo in Italia: in Australia sto molto bene anche se mi piacerebbe fare un lavoro differente, che dia più soddisfazioni».

Uscire dalla comfort zone

La scelta di partire nasce, per il 26enne Stefano Rambelli, dopo aver conseguito la laurea in Scienze della Comunicazione ed evadere così dall’ormai odiata “comfort zone”. «Non avevo mai provato ad andare fuori casa, nonostante stessi bene a Ravenna, la routine mi stava uccidendo», racconta. In Italia aveva provato prima con uno stage nel marketing, poi come educatore, «un lavoro bello, ma difficile da sostenere economicamente».

Così decide di partire per Perth a novembre 2025, con l’idea di migliorare l’inglese e mettersi alla prova. La sua quotidianità iniziale è quella tipica di molti giovani italiani all’estero: scuola di lingua al mattino e lavoro serale in un ristorante come runner. «Vieni pagato 30-33 dollari l’ora (che equivalgono a 18 euro ndr), e riesci a mantenerti molto bene nonostante sia il lavoro più umile», spiega. Ma è quando lascia la città per cercare lavoro nelle farm che l’esperienza cambia davvero. Per ottenere il rinnovo del visto si sposta nel sud dell’Australia noleggiando una macchina con un amico francese. «Per due settimane siamo andati a caccia di lavoro nelle farm, ma senza trovare nulla. Poi grazie ad un signore anziano di origini italiane abbiamo trovato alloggio a soli 100 euro a settimana e lavoro a Manjimup, nel confezionamento dell’avocado».  Dopo qualche mese, i due amici riprendono la macchina e si spostano a Pamberton dove un’azienda fornisce loro una sharehouse gratuita: «È stato il periodo più bello. Abbiamo condiviso tante cose con persone provenienti da Italia, Francia, Argentina e persino Palestina in una cittadina piccola dove c’era solo un pub aperto il venerdì sera. Lavoravamo le nostre 8-9 ore e e poi stavamo nella natura, tra lago e campagna». 

Dopo un viaggio a Bali, l’obiettivo di Stefano è quello di tornare in Italia per prendere parte a un corso di montaggio cinematografico e passare l’estate come educatore in un cre estivo: «I primi momenti sono stati complicati, ma ora sono più consapevole di ciò che sono. In vita mia ho sofferto molto d’ansia e questo viaggio mi ha aiutato. Dopo l’estate non so se tornerò in Australia, questa esperienza mi ha insegnato a vivere la vita giorno dopo giorno, senza fare grandi progetti». 

Specializzazione e guadagni da “primario”

Se per alcuni l’Australia è scoperta e cambiamento, per altri è soprattutto lavoro. È il caso di Mattia Laghi, anche lui ventisettenne. Dopo aver lavorato come portuale fino ai 20 anni e tre anni e mezzo come venditore d’auto a Ravenna, ha deciso di partire per l’Australia nel dicembre 2024. «All’inizio ho fatto un po’ di tutto», racconta, «sono partito da Sydney e ho accumulato esperienza in diversi lavori». Dopo qualche mese ha trovato un’occupazione in una centrale elettrica nel deserto, dove ha lavorato per otto mesi: «Non come quei classici reel che vedi su Instagram con il camper», ride, «ma c’era la mensa, una camera privata… stavi lì e lavoravi e basta».  Successivamente ha iniziato a lavorare con i pannelli solari, girando l’Australia per diversi progetti, prendendosi anche qualche mese di vacanza in Asia. «Adesso sono tornato e sto facendo di nuovo l’elettricista, in particolare per i pannelli solari. Lavoro sempre in modalità fly in, fly out: finiti i progetti mi sposto altrove». 

I compensi sono decisamente superiori rispetto all’Italia. «Ho fatto lavori dove prendevo anche 4.500 dollari a settimana, più di un primario in Italia», spiega. «Certo, facevo 60-70 ore a settimana, a volte 13 giorni di fila e uno solo di riposo, oppure sei giorni su sette. Ma anche con il lavoro più semplice, se ti dai da fare, puoi portare a casa parecchio». Nonostante il lavoro intenso, l’esperienza gli ha permesso di costruirsi un curriculum solido nel settore elettrico. «Prima di venire qui avevo esperienza e sapevo come muovermi in cantieri, guidare macchinari e affrontare ambienti di lavoro pericolosi. In Australia ho imparato passo dopo passo la parte elettrica e la sicurezza, che qui è fondamentale».  Il costo della vita quotidiana presenta differenze rispetto all’Italia, ma il saldo è comunque in positivo. «Ad esempio la palestra costa 23 dollari a settimana, un po’ di più rispetto a casa, e gli affitti possono essere alti in città come Sydney, ma anche con il minimo salariale puoi mantenerti. E grazie ai camp aziendali hai alloggio, cibo e servizi inclusi». Guardando al futuro, non ha fretta di decidere. «Vediamo finché le cose vanno bene qui», spiega, «poi penserò se rinnovare il visto o tornare a casa».

Anche la vita fuori dal lavoro ha il suo fascino. «Sono stato in tre quarti dell’Australia, ho viaggiato in Asia, conosciuto migliaia di persone», dice. «Certo, ogni tanto mi manca l’Italia. È passato un anno e mezzo senza vedere la famiglia, ma qui le opportunità, i salari e la possibilità di viaggiare valgono. Non ho fretta di decidere, vediamo finché le cose vanno bene qui. Poi penserò se rinnovare il visto o tornare a casa». 

Australia come traguardo?

Diversa, infine, è la traiettoria di Marco Succi, 33 anni, che rappresenta una forma più strutturata di emigrazione. Dalla laurea in Ingegneria Civile nel 2017,  ha costruito una carriera internazionale nel settore delle costruzioni, lavorando in cinque Paesi diversi prima di stabilirsi in Australia, dove vive da circa due anni e mezzo. «Le offerte erano quasi tutte tirocini, con paghe poco soddisfacenti», racconta. La prima occasione concreta arriva dalla Cmc che lo assume con un obbligo: andare all’estero, a Singapore. «Non era nei miei piani, ma non volevo abbassarmi a certe condizioni dopo sei anni di studi». 

Dopo la crisi dell’azienda ravennate il percorso si è fatto globale: Filippine, Norvegia, Romania e infine Australia, in cantieri di grandi dimensioni in qualità di ingegnere. «All’estero puoi crescere se te lo meriti, le gerarchie sono meno rigide. In Italia è più difficile scalare», spiega. Marco sottolinea anche le differenze nei progetti: «In Australia o Singapore lavori su cantieri grandi, con investimenti importanti. In Italia tutto procede più lentamente, spesso i grandi progetti restano sulla carta». 

L’esperienza non è solo professionale. Marco parla della vita personale: «Sono fidanzato da anni con una ragazza asiatica. Nella mia testa mi piacerebbe un giorno tornare in Italia, ma il progetto di vita qui è ancora lungo, in Australia sto molto bene e fare un passo indietro, anche a livello economico e contrattuale, non è semplice».

Il porto tiene nel primo trimestre (grazie al rigassificatore). «Traffici a rischio se non si risolve la crisi internazionale»

Chiuso febbraio con un calo del 9 percento delle merci e del 7 percento del numero delle “toccate”, il porto di Ravenna si rialza in marzo – secondo le stime calcolate sulla base dei dati inseriti sulla piattaforma telematica dai terminal del porto – in crescita dell’1,3 percento per quanto riguarda le tonnellate movimentate (quasi 2,7 milioni).

I dati relativi al mese di marzo porterebbero il risultato del porto nel primo trimestre a una movimentazione complessiva di oltre 6,7 milioni di tonnellate, in aumento di circa l’1,4% rispetto allo stesso periodo del 2025. Nel primo trimestre, sono in crescita i concimi (+20,5%) e i petroliferi (+63,8%), grazie anche alle navi attraccate al rigassificatore. Stabili i materiali da costruzione. Dovrebbero risultare in calo le altre merceologie: gli agroalimentari liquidi del 16,6% e i solidi del 4,5%, i prodotti chimici liquidi del 40,6%, i prodotti metallurgici del 17,9% nonostante il gran risultato del mese di marzo. Nonostante il mese di marzo negativo, segno più per la stima nei primi 3 mesi dei container, con oltre 53 mila TEUs (+0,1% rispetto al 2025) e per la merce in container, in aumento dell’1,2%. Molto positiva la stima per i trailer pari a quasi 17 mila pezzi (+4,6%) e per la relativa merce su ro-ro, che dovrebbe essere in aumento del 7,5%.

«I dati a consuntivo del mese di marzo consentono di chiudere il primo trimestre ancora con un segno positivo rispetto all’anno record del 2025 – ha dichiarato il presidente dell’Autorità di Sistema Portuale, Francesco Benevolo -. Nonostante questo risultato, se non si giungerà presto ad una risoluzione dell’attuale profonda crisi internazionale, i contraccolpi negativi non tarderanno a interessare il tessuto industriale e con esso i porti di accesso delle materie prime e delle merci. Uno dei punti di forza del porto di Ravenna è di essere un porto multipurpose; questo ci ha permesso di crescere anche nel primo trimestre grazie al bilanciamento tra le differenti tipologie di merce riferibili a diverse dinamiche di mercato. Ma se nelle prossime settimane i mercati internazionali non riusciranno a sbloccarsi, temo che dovremo registrare un rallentamento dei traffici anche nel nostro porto».

Dopo l’alluvione, riapre in ottobre il teatro Rossini. Nominati tre nuovi direttori in vista delle stagioni di musica e teatro

Dopo un intenso lavoro di riorganizzazione, e a seguito della conclusione dei bandi indetti per individuare le figure apicali, la Fondazione Teatro Rossini di Lugo annuncia il nuovo assetto gestionale e artistico che guiderà l’istituzione per il prossimo biennio, svelando finalmente le date della grande riapertura post-alluvione.

Ai membri già presenti nel precedente consiglio di amministrazione, presieduto dalla sindaca Elena Zannoni – ossi l’avvocata Annalisa Antonellini e l’assessore alla Cultura del Comune di Lugo Gianmarco Rossato – si aggiungono Elena Cagianelli, Direttore Generale Gvm Servizi presso il Gruppo Villa Maria, e Marcello Bacchini, precedentemente nel cda di Ravenna Manifestazioni, titolare di Openings, socio e consigliere di amministrazione di Edilpiù.

A seguito dei bandi pubblicati il 30 gennaio scorso e della selezione effettuata dalla commissione e dal Cda, sono stati nominati i tre direttori che coordineranno l’attività della Fondazione per i prossimi due anni. Si tratta di Luigi Pretolani (direttore generale), già responsabile amministrativo della Fondazione, che assume la guida operativa per garantire continuità e solidità gestionale; Daniela Pini (direttrice artistica per la sezione musicale), celebre soprano di fama internazionale che porterà la sua esperienza nel coordinamento della programmazione concertistica e operistica, e Gianni Parmiani (direttore artistico – sezione Prosa), noto attore e autore, figura di riferimento culturale del territorio, che curerà il cartellone dedicato alla prosa.

Il momento più atteso della conferenza stampa è stato l’annuncio della fine dei lavori di ripristino resisi necessari dopo i danni dell’alluvione. Il Teatro Rossini restituirà la bellezza dei suoi spazi alla cittadinanza con un evento di inaugurazione ufficiale previsto per le giornate del 19 e 20 ottobre 2026.

«Il nuovo Consiglio d’amministrazione della Fondazione, rinnovato per i due quinti, è pronto a lavorare per quello che a tutti gli effetti si presenta come un nuovo corso per il nostro teatro – commenta Elena Zannoni, sindaca di Lugo e presidente della Fondazione Teatro Rossini -. Partiamo con entusiasmo e fiducia nei confronti di questa nuova squadra e delle nuove figure di direzione dell’attività del teatro, che per la prima volta saranno tre. Dietro al grande evento che sarà la riapertura del teatro ai cittadini, in ottobre, c’è naturalmente il lungo e paziente lavoro di ristrutturazione che è stato necessario per rendere nuovamente agibile il teatro dopo i danni subiti dall’alluvione del maggio 2023. È stato un percorso complesso e più lungo di quanto avremmo desiderato, ma abbiamo scelto di mettere davanti a tutto la qualità del ripristino. Siamo a un punto molto avanzato del cantiere e già vediamo rinascere la bellezza del teatro. Non vediamo l’ora di condividerla con tutti i cittadini».

«La riapertura del teatro Rossini è attesa da tutta la nostra comunità ma anche, più in generale, da chi ama il teatro in questo territorio – aggiunge l’assessore alla Cultura Gianmarco Rossato, a sua volta membro del Cda della Fondazione -. Si tratta di un punto fermo del lavoro di questa amministrazione: il teatro tornerà ad essere il centro nevralgico delle attività culturali del Comune di Lugo, che in questo periodo di fermo hanno visto nascere nuove iniziative e popolare nuovi spazi. La nuova disponibilità del teatro sarà centrale in tutto questo movimento e la riapertura avrà un percorso di accompagnamento nei prossimi mesi, a partire da quando presenteremo i programmi per la stagione 2026/27. A proposito di questo, un’importante novità è quella della tripartizione della direzione in tre figure, che vantano altrettante preparazioni specifiche. Pensiamo sarà un’arricchimento per la qualità dell’offerta e un bel biglietto da visita da presentare agli abbonati vecchi e nuovi che vorranno tornare a popolare il teatro».

Educare alla legalità: al cinema Sarti si parla di infiltrazioni mafiose

Un approfondimento e confronto sui temi della legalità, con particolare attenzione ai fenomeni di infiltrazione mafiosa nei contesti economici e istituzionali, anche nei territori del centro-nord.
È questo il tema della serata aperta alla cittadinanza, che si svolgerà al Cinema Sarti di Faenza martedì 14 aprile alle ore 20, a segnare uno dei momenti centrali del percorso “Educazione alla legalità in un mondo circolare”, promosso dall’Unione dei Comuni della Romagna Faentina e cofinanziato dalla Regione Emilia-Romagna.

Il progetto, coordinato dalla società cooperativa Poleis, vede coinvolte 20 classi delle scuole secondarie di primo e secondo grado, per un totale di 40 moduli formativi e 2 incontri plenari, affiancati da percorsi di formazione rivolti al personale della pubblica amministrazione. L’attività educativa – con un costo complessivo di 21.500 euro di cui 13mila euro finanziati dalle Regione e 8.500 dell’Unione -, si è sviluppata negli ultimi mesi del 2025 e lungo il primo semestre del 2026 e coinvolge scuole, enti pubblici e comunità locale.

Durante la serata, interventi del giornalista Donato Ungaro, impegnato da anni sui temi della legalità e della libertà di informazione, e dell’europarlamentare Giuseppe Antoci, presidente della Delegazione all’assemblea parlamentare dell’Unione per il Mediterraneo (Dmed), ex presidente del Parco dei Nebrodi e protagonista nella lotta alle infiltrazioni mafiose.

Ultimi giorni per partecipare dal vivo al concorso di Luca Barberini: in palio un’opera originale

C’è tempo fino alle 19.30 di domani, domenica 12 aprile, per partecipare alla performance di Luca Barberini e acquistare dal vivo il titolo che dà la possibilità di vincere un’opera d’arte in mosaico firmata dall’artista.

Gli spazi espositivi di via Zirardini 12 a Ravenna ospitano per il fine settimana la seconda parte della Luca Barberini Art Performance Lottery, la performance ideata dall’artista ravennate che ha preso il via lo scorso ottobre.

Il progetto darà la possibilità di acquistare uno dei 990 biglietti-opera d’arte (stampe uniche in tiratura limitata, raffiguranti lo stencil di 18 mosaici) validi per l’estraione dell’opera “The prize” realizzata lo scorso autunno nel corso della Biennale del mosaico. I ticket hanno un costo di 50 euro e, dalla prossima settimana, saranno disponibili anche online sul sito dedicato all’iniziativa.

L’estrazione, validata dal notaio ravennate Massimiliano Lorenzi, è in programma per il prossimo marzo.

Si cercano nuovi soci per le Comunità energetiche: un incontro a Faenza

In un contesto internazionale segnato da tensioni geopolitiche e instabilità dei mercati energetici, diventa sempre più evidente la necessità di rafforzare l’autonomia energetica dei territori attraverso lo sviluppo delle fonti rinnovabili e di modelli innovativi come le Comunità Energetiche. È in questa direzione che si inserisce l’iniziativa promossa da Energia Romagna, il progetto di Legacoop Romagna nato per sviluppare una rete diffusa di Comunità Energetiche Rinnovabili nelle province di Ravenna, Forlì-Cesena, Rimini e nel Circondario Imolese.

Lunedì 13 aprile alle ore 17.30, a Faventia Sales (via San Giovanni Bosco 1, Faenza), si terrà un incontro pubblico di presentazione rivolto a cittadini, imprese e associazioni del territorio. L’appuntamento rappresenta un passaggio particolarmente significativo: nel territorio della Romagna Faentina sono infatti in fase di avvio due comunità energetiche, la Cer Faentina, che coinvolge Faenza centro e Castel Bolognese, e la Cer Pianura Faentina, che interessa la zona di Faenza in prossimità dell’uscita autostradale, Solarolo, Reda e più in generale l’area a nord della città. Le comunità sono già in fase operativa, con impianti fotovoltaici allacciati alla rete e pronte a entrare pienamente in funzione. L’incontro sarà quindi l’occasione per presentare concretamente il progetto e raccogliere le adesioni di nuovi soci, sia consumatori sia produttori.

Durante l’incontro verranno illustrati il funzionamento delle Comunità Energetiche Rinnovabili, le modalità di adesione, i vantaggi economici per cittadini e imprese, le opportunità per chi vuole realizzare nuovi impianti fotovoltaici.

Energia Romagna si configura come una piattaforma cooperativa territoriale unica, all’interno della quale vengono attivate progressivamente le diverse comunità energetiche locali. Il progetto è in forte crescita: oggi conta circa 80 soci, di cui 50 imprese, con oltre 250 utenze già coinvolte e diverse configurazioni territoriali già attive o in fase di attivazione. Nel corso del 2026 è inoltre previsto l’allaccio di nuovi impianti fotovoltaici per una potenza complessiva di circa 10 MW. È già possibile aderire alle comunità energetiche attraverso una procedura completamente digitalizzata, accedendo al portale www.energiaromagna.it, senza necessità di modificare il proprio fornitore di energia o il contratto in essere.

Interverranno rappresentanti dell’Amministrazione comunale di Faenza, insieme a Emiliano Galanti, responsabile del progetto Energia Romagna, che illustrerà lo stato di avanzamento delle comunità energetiche nel territorio e le prospettive di sviluppo. A presiedere l’incontro sarà Luca Leonardi, presidente della Cer Bassa Romagna e Romagna Faentina. «Anche nel territorio della Romagna Faentina stiamo entrando nella fase operativa delle comunità energetiche – spiega Emiliano Galanti -. Abbiamo già impianti connessi e comunità pronte a partire: ora l’obiettivo è coinvolgere il maggior numero possibile di cittadini e imprese, perché più la comunità cresce, maggiori sono i benefici condivisi».

«Le recenti crisi internazionali dimostrano quanto sia strategico investire in autonomia energetica – aggiunge Paolo Lucchi, presidente di Legacoop Romagna -. Le comunità energetiche rappresentano una risposta concreta per territori e imprese: producono energia rinnovabile localmente, riducono la dipendenza dai mercati esteri e rafforzano la resilienza economica e sociale delle nostre comunità».

L’ironia di Beatrice Rigillo: «Gli influencer? Li prendo in giro e loro si arrabbiano…»

Beatrice Rigillo è una delle voci e dei volti più riconoscibili della nuova comicità sui social. Nota per prendere in giro influencer e situazioni della vita dei creator, ha alle spalle un percorso che parte da lontano, in particolare dal mondo musicale. Il 9 aprile, la 31enne comica romana arriva al Bronson di Madonna dell’Albero con “Guardiamo ma non giudichiamo”, uno spettacolo che rompe le regole della stand-up classica, mescolando sketch, canzoni e monologhi.

Beatrice, che tipo di show dobbiamo aspettarci a Ravenna?
«Diciamo che ho fatto togliere la dicitura “spettacolo comico”, perché non è solo uno spettacolo comico. Io non sono una monologhista, il mio è un intrattenimento più ampio, con musica, sketch, video e monologhi. Non sarà pura stand-up comedy ma vi garantisco che si ride e anche parecchio».

Il titolo “Guardiamo ma non giudichiamo” quanto racconta del tuo modo di fare comicità?
«È una frase nata da un mio vecchio sketch. Si tratta di un’espressione estremamente ipocrita che però mi è sempre piaciuta. Proprio per questo l’ho scelta come provocazione, è anche perché rappresentativa del mio modo di fare comicità».

Molti ti hanno scoperta sui social: com’è stato il passaggio dallo schermo al palco?
«In realtà il palco lo conoscevo già molto bene. Non tanto come comica, ma come musicista: avevo già esperienza live, soprattutto a Roma. Social e palco sono due mondi completamente diversi, anche a livello tecnico. Scrivere per uno non è scrivere per l’altro. Chi è abituato a seguirmi online, scopre qualcosa di diverso quando mi vede dal vivo».

Quindi, dicevi, prima della comicità c’è stata la musica.
«Sì, prima facevo la cantante, quindi il palco ha sempre fatto parte della mia vita. Sono laureata in lingue e traduzione russa, anche se senza un vero motivo. Già mentre studiavo insegnavo canto e ho lavorato nel mondo della musica in Italia e all’estero. Ho fatto anche un tour con Donatella Rettore come sassofonista e corista».

Fuori scena sei la stessa Beatrice che vediamo sul palco e nei video? E quando eri più giovane qualcuno aveva intuito questa tua vena comica?
«In effetti i comici tendono a essere tutti molto tristi, io sono una rara eccezione! Scherzi a parte, sono molto simile a come appaio: se mi conoscessi dal vivo mi riconosceresti. Da giovane però nessuno mi diceva che avrei dovuto fare la comica, anche perché quando ero piccola, il comico non era nemmeno considerato un lavoro. È tornato un po’ “in auge” dopo il Covid. Comunque, quando lo sono diventata, nessuno si è stupito più di tanto».

Nei tuoi video ironizzi spesso sugli influencer: che tipo di reazioni hai ricevuto dai diretti interessati nel tempo?
«Direi parecchie. Soprattutto all’inizio molti se la sono presa e in tanti mi hanno bloccata. Ho ricevuto critiche sia dalle fanbase sia dagli influencer stessi, a volte anche in modo piuttosto acceso. Nel tempo è successo con diversi profili, anche molto seguiti, come Micol Olivieri dei Cesaroni. Le reazioni sono varie: c’è chi la prende con ironia, come Chiara Ferragni, e chi invece risponde in modo più passivo-aggressivo, come Giulia De Lellis. Ma ci sta, fa parte del gioco».

Ti capita mai di autocensurarti, di pensare “questa è troppo, meglio non pubblicarla”?
«Sì, ma al massimo lo penso prima di registrare il video, non dopo averlo già fatto. Ho sempre ben chiaro il mio limite e la mia “linea”. Nonostante a volte possa sembrare il contrario, non voglio mica sparare sulla Croce Rossa».

Guardando al futuro: dove ti immagini tra qualche anno, tra teatro, televisione e social?
«I social non li lascerò, mi danno una libertà totale. Però da soli non bastano e poi è bello fare altro. Mi vedo in televisione, magari con un progetto mio. Anche il cinema mi incuriosisce: ho già girato qualcosa che uscirà probabilmente a fine anno e del quale non posso ancora dire nulla. Mi piacerebbe fare tante cose, non riesco a definirmi in un solo ambito».

C’è un artista o un comico a cui ti ispiri particolarmente?
«Ne ho tanti, ma cerco soprattutto di capire cosa voglio fare io. Già quello è difficilissimo: se mi metto anche a inseguire qualcun altro, siamo fritti!».

Torna il Vintage Festival a Lugo, ricordando Dj Mozart

Il centro storico di Lugo si prepara ad accogliere la 40esima edizione del Vintage Festival, uno degli appuntamenti più attesi della primavera romagnola. Sabato 11 e domenica 12 aprile, dalle 10 alle 19, la città si trasformerà in un grande palcoscenico diffuso dedicato alla cultura vintage, tra musica, arte, design, laboratori e intrattenimento per tutte le età.

Ad anticipare il weekend, venerdì 10 aprile, un ricco programma di pre-opening darà il via ufficiale al festival con l’inaugurazione della mostra “Art of Moz”, omaggio all’artista e dj Claudio “Mozart” Rispoli, ospitata alle Pescherie della Rocca (inaugurazione ore 19) a cura di 12 pollici social club aps. La mostra intende rendere omaggio a una figura chiave della scena musicale italiana, pioniere nell’arte del Dj-ing, scomparso l’anno scorso. A seguire, dalle ore 21 fino a mezzanotte, sempre alle Pescherie, alla consolle alcuni protagonisti della scena house come Acid Baffo, Giacomo Donati, Gianni Manna, accompagnati da bar e street food corner. In parallelo, il Chiostro del Carmine ospiterà l’after party con dj-set dalle 18 alle 2 a cura di TBA aps con i DJ Foto del Mare, Hollyspleef, Iannaboy + Maiculaz, Lei. Tutti gli eventi sono a ingresso gratuito.

Il cuore del festival entrerà nel vivo sabato 11 aprile con oltre 2 km di banchi espositivi del vintage market con una selezione da tutta Italia. Novità di questa edizione una nuova area: Piazza Trisi si allargherà fino a Corso Garibaldi con oltre 50 banchi aggiuntivi sia sabato che domenica, a cui si aggiungerà Via Codazzi a congiungersi con Via Baracca per la giornata di domenica.

In occasione del festival, Angelo Vintage Palace rimarrà aperto con orario continuato dalle 10 alle 19. Per l’evento sarà inoltre presente un esclusivo corner in omaggio a Valentino, con una selezione curata di abiti vintage firmati dal celebre designer.

Per quanto riguarda gli eventi, alle 16.30, alle Pescherie della Rocca, partirà il talk “Art of Moz: quando il DJing diventa cultura” che offrirà un momento di riflessione e approfondimento con ospiti del settore musicale e radiofonico come Umbi Damiani (Irma Records), Danny Losito (Double Dee), Betty Miranda (Conduttrice Radio e Dj), Max De Giovanni (Disco Selector), Matteo Garavini (12 Pollici Social Club). Dalle 18 fino all’1, spazio alla musica afro-funky. Sempre sabato, il cortile interno della Rocca Estense ospiterà “Club Purgatorio”, a cura di Riviera Vibes & Baccara Disco Club: un viaggio nella tech house contemporanea, mentre il Chiostro del Carmine sarà animato fin dal pomeriggio con workshop gratuiti per adulti e bambini, tra disegno, serigrafia e pratiche sonore, seguiti da un drum circle partecipativo e dJ-set fino a notte inoltrata.

Non mancherà l’appuntamento per appassionati di retro-gaming: il “Vintage Games Party” al Centro Commerciale Globo farà rivivere l’atmosfera delle sale giochi anni ’80 con cabinati, giochi e un torneo domenicale gratuito per tutti; in Largo della Repubblica sarà possibile stampare una polaroid ricordo allo spazio del Nuovo Circolo Fotografico, mentre l’Ape Gilda porterà in città fiori stagionali e itineranti.

Domenica 12 aprile, la programmazione degli eventi proseguirà con un’atmosfera più rilassata ma sempre coinvolgente: nel cortile interno della Rocca Estense, dalle ore 16 sonorità soul e house, mentre in Via Baracca si alterneranno dj-set nel pomeriggio e in serata.

Per informazioni e aggiornamenti: www.vintageperungiorno.com.

È corsa al diesel e il carburante finisce: «La gente viene con le taniche…»

Cartelli “carburante esaurito”, in particolare gasolio, stanno comparendo anche sulle pompe dei distributori di Ravenna e dintorni. Un fenomeno che secondo gli addetti ai lavori non deve però (ancora…) preoccupare, in quanto causato in particolare da una sorta di piccola psicosi collettiva. Per paura di un nuovo rialzo dei prezzi o di una futura indisponibilità del prodotto, a causa delle tensioni internazionali e la guerra in Iran, tanti ravennati stanno infatti facendo scorta.

«La gente è impazzita – ci dice un benzinaio di un distributore alle porte della città – viene con le taniche, riempie bidoni, fa il pieno quando prima faceva 10 o 20 euro di diesel. È normale che i distributori finiscano il carburante, ma già domattina verrà il camion a rifornirci».

I cartelli “diesel esaurito” alimentano a loro volta il fenomeno, facendo il giro del web e favorendo la corsa ai distributori. Come sottolineano gli esperti, però, parlando solo di benzina e gasolio l’Italia ha un sistema produttivo che sostanzialmente è in grado di assicurare quelli che sono i consumi interni e nel breve periodo non dovrebbero esserci difficoltà. In attesa di capire, naturalmente, come evolverà il conflitto…

Torna la Maratona del Lamone, tre le più antiche d’Italia

È un programma intenso quello che attende la Maratona del Lamone che domenica 12 aprile vivrà la sua edizione numero 48. Si tratta – dicono gli organizzatori – della seconda maratona più antica d’Italia, disegnata nel cuore della Romagna ma che non si esaurisce solamente alla gara sui 42,195 km. Subito dopo la partenza da Russi, in Piazza Farini, programmata per le ore 9, è prevista anche la “Al tuo Passo sul Lamone”, evento non competitivo di 10 e 7 km che rientra nell’ambito del Vivicittà, la manifestazione che nello stesso istante metterà in gara migliaia di corridori in decine di città d’Italia e non solo, il massimo evento della stagione podistica Uisp. I tracciati delle non competitive prevedono anche la visita all’Area di Riequilibrio ecologico adiacente la Villa Romana, in collaborazione con Wwf e Pro Loco. La 10 km arriva a Palazzo San Giacomo per costeggiare il fiume Lamone e incontrare il serpentone della maratona.

Non solo. Sabato alle 16.30 ci sarà spazio per i giovanissimi, con le gare giovanili Under 15 valide per il 33° Gran Premio Promesse di Romagna. Un perfetto antipasto alla domenica agonistica nella quale ci si confronterà sulla distanza più classica della corsa. La prova sarà valida quale prima tappa del Trittico di Romagna che prevede anche 50 Km di Romagna e 100 Km del Passatore (a tutti i finisher delle tre gare una speciale felpa con il logo della challenge). La maratona è articolata lungo un percorso che va a toccare anche Godo, San Michele, Piangipane, Santerno, Traversara che precede il passaggio alla mezza. A seguire il tracciato prosegue verso Bagnacavallo e Boncellino prima di tornare a Russi.

Le iscrizioni stanno arrivando in gran numero ma c’è ancora tempo per aderire online, fino a mercoledì sera, poi sabato e domenica si riapriranno per gli ultimi ritardatari. La prova, inserita nel calendario nazionale Fidal, prevede premi speciali per i primi 3 assoluti uomini e donne e per i primi 3 di ogni categoria, con consegna del trofeo ai vincitori della maratona. Ma soprattutto riceveranno un riconoscimento tutte le donne che arriveranno al traguardo. Inoltre il comitato organizzatore ha garantito il servizio fotografico gratuito per tutti.

A tutti gli arrivati andrà una speciale medaglia in ceramica, creata artigianalmente e rappresentante il Torrione Farini, qualcosa che rappresenta fortemente la città e l’evento. Nel pacco gara anche la maglia con le immagini della città, realizzata di poliestere riciclato al 100%. Nel corso del weekend la Pubblica Assistenza e il Lions Club di Russi provvederanno al controllo gratuito della glicemia, un importante servizio che accresce il valore della presenza a Russi. Ritiro dei pettorali sabato dalle 10 alle 20 e domenica dalle 7 alle 8.45.

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