lunedì
16 Marzo 2026

«Dieci anni di fotografie, il mio “grazie” alle Dolomiti»

Giovedì 5 febbraio (ore 20.30) l’Outdoor Store di Faenza (corso Europa 96) ospiterà la presentazione di Wunderkammer, il primo libro fotografico del 35enne trentino Matteo Pavana. Un progetto che nasce dalla sua esperienza diretta nel mondo dell’alpinismo e dell’outdoor.

Matteo, il tuo libro raccoglie circa dieci anni di fotografie. Di cosa “parla”?
«Delle Dolomiti, senza parlarne direttamente. Sentivo il bisogno, dopo tanti anni di fotografia commerciale, di recuperare un rapporto più sincero con il mezzo. Il libro è nato anche come una forma di ringraziamento verso le Dolomiti, che sono le mie montagne. Sentivo personalmente il bisogno di farlo».

Da dove viene il titolo?
«Le Wunderkammer, tra il XVI e il XVII secolo, sono state i precursori dei musei. La parola significa “camere delle meraviglie”. Erano armadi o stanze in cui i collezionisti — spesso aristocratici — raccoglievano oggetti naturali o artificiali rari: pietre, conchiglie, fiori essiccati, elementi unici. Quando ho scoperto questa parola, ho subito pensato: le Dolomiti sono una Wunderkammer».

Come nasce l’idea di unire alpinismo e fotografia?
«In modo abbastanza spontaneo. Ho iniziato a scalare e a fotografare più o meno nello stesso periodo. A un certo punto mi sono chiesto semplicemente: “Perché non scattare in parete?”. Da lì è andata avanti per tentativi. Studiavo Economia, ma non mi piaceva. Poi le cose sono successe: sono stato assunto da una nota azienda di montagna, La Sportiva. Lavoravo come grafico, ma mi lasciavano seguire anche i photoshooting, i video, i contenuti per YouTube. È stato un percorso molto specifico, difficilmente repli- cabile».

Dal punto di vista tecnico: com’è possibile fotografare mentre sei in parete?
«Dipende molto dall’attività. Se parliamo di arrampicata, esistono strumenti tecnici che ti permettono di essere indipendente: corde statiche, maniglie, sistemi per salire e scendere. Le posizioni si preparano prima o durante la salita. Tecnicamente gli strumenti esistono, ma soprattutto deve piacerti. Alla fine, il lavoro vero è arrivare nel posto giusto, nel momento giusto, con le condizioni giuste. Fotografare è un attimo, mentre tutto il resto richiede tempo, produzione, studio».

C’è una fotografia del libro a cui sei più legato? E una che è stata più difficile da realizzare?
«Non direi che ce ne sia una più difficile delle altre. La parte più complessa è stata scegliere le immagini che erano veramente tante. È un racconto autobiografico, non uno studio sistematico, che non spiega, ma al contrario vuole trasmettere una sensazione. La fotografia a cui sono più affezionato è l’ultima: un gracchio che passa sfocato davanti a un paesaggio. Stavo fotografando il panorama e questo uccello mi ha attraversato il frame, esattamente al centro. In quel momento ho capito che il libro doveva essere così: dove il non detto, l’imprevisto, valgono più della perfezione o del controllo».

Che responsabilità senti nel raccontare oggi le Dolomiti, tra cambiamento climatico e overtourism?
«La responsabilità che sento è prima di tutto personale: restituire, nel modo in cui potevo, una parte della bellezza che le montagne mi hanno dato. Cerco di coltivare consapevolezza e informazione. Ma non voglio caricarmi di una responsabilità collettiva che è più grande di me. All’inizio il libro voleva essere più vicino a un reportage diretto, poi ho capito che non sarebbe stato utile. Per raccontare davvero il dolore o il degrado avrei dovuto iniziare un progetto completamente diverso. E non credo che sarei riuscito a farlo meglio di quanto non sia già stato fatto».

Siamo alle porte delle Olimpiadi di Cortina, con tanto di discussioni sull’impatto ambientale…«Per me il tema delle Olimpiadi si lega molto al mio rapporto con la competizione e con l’ego. Mi piace competere, ma in modo personale, non strutturato. Non credo esistano Olimpiadi “fatte bene”, soprattutto quando significano sacrificare priorità ambientali che dovrebbero venire prima. Quello che mi dispiace è vedere la mancanza di una coscienza collettiva nei confronti della natura, il non cercare alternative quando sarebbe possibile farlo. Si parla di sacrifici, ma sempre a senso unico, in nome di un’economia che non credo sia più sostenibile».

Hai fotografato anche le montagne più alte del mondo. Che cosa ti hanno lasciato quelle esperienze?
«Sì, ad esempio, sono stato in spedizione in Pakistan, nel Karakorum. È stata una bella esperienza, ma legata a un momento preciso della mia vita. La scalata sugli 8.000 solo perchè sono 8.000 per me non ha più un gran senso. Rispetto di più gli alpinisti che coltivano la passione in maniera creativa senza per forza fissarsi su un nome o su un numero. È curioso come scalare montagne di grande altitudine dia un’enorme visibilità mediatica: mi hanno fatto più domande su quello che su anni di lavoro fotografico. È una dinamica che mi mette a disagio».

Infestazione di termiti, lavori in corso (fino a giugno) al teatro Binario di Cotignola

Entro la fine di giugno finiranno i lavori di ripristino del teatro Binario di Cotignola. Resi necessari a causa di un’infestazione di termiti, sono stati un’occasione di miglioramento generale per la struttura.

L’intervento, attualmente in corso, coinvolge diversi ambiti tecnici e prevede un investimento complessivo di circa 90mila euro per garantire una struttura completamente rinnovata e funzionale. L’intervento più significativo (circa 33mila euro) riguarda la realizzazione dell’impianto termico, la cui progettazione è affidata all’ingegnere Enrico Dall’Olio e sarà pronta entro la prima metà di febbraio. Le opere edili comprendono lo smontaggio degli arredi, del portone e del pavimento, il rifacimento dell’impalcato, il tamponamento del portone e il successivo rimontaggio degli arredi, per un costo di 20 mila euro. Seguono anche opere di carpenteria metallica (circa 11mila euro) e di smaltimento dei materiali intaccati dalle termiti.

«Abbiamo cercato di trasformare un incidente di percorso, ovvero l’infestazione delle termiti, in una opportunità per il nostro teatro – sottolinea il sindaco Federico Settembrini in un comunicato inviato alla stampa -. Quello che stiamo realizzando infatti non è un mero intervento di disinfestazione e ripristino, ma una complessiva riqualificazione che consentirà di avere una struttura più efficiente e accogliente. La mancanza del Binario per la programmazione di eventi per questa stagione è molto sentita dalla comunità cotignolese: credo che questo dia la misura di quanto sia stato necessario e opportuno negli anni passati intraprendere il percorso che ha consentito di trasformare un magazzino delle Fs in un teatro pubblico».

La Consar si rialza, vince il big match contro Aversa e aggancia il secondo posto in classifica

L’aria del big match, il primo dei tre da disputare al Pala de Andrè, galvanizza la Consar. Con una prestazione tecnica e agonistica di alto livello, la formazione ravennate si aggiudica la sfida contro la Virtus Aversa per 3-0 e aggancia al secondo posto l’Abba Pineto, a cui farà visita mercoledì per la semifinale di Coppa Italia. A muro (8 in totale, la metà dei quali garantiti da Bartolucci) e in ricezione la squadra di Valentini getta le basi del suo successo mentre in attacco ci pensa Zlatanov che con 16 punti e il 64% si prende un altro premio da Mvp. Aversa, ancora penalizzata dall’infortunio di Motzo, regge il cambio palla e si affida ai suoi attaccanti Tallone e Tiozzo, 23 punti in due, ma poi cede sui break finali della Consar.

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Il tabellino

Ravenna-Aversa 3-0 (25-23, 25-18, 25-21)
CONSAR RAVENNA: Russo 2, Dimitrov 5, Bartolucci 11, Canella 2, Zlatanov 16, Valchinov 11, Goi (lib.). Ne: Gottardo, Iurlaro, Ciccolella, Giacomini, Bertoncello, Gabellini, Asoli (lib.). All.: Valentini.
VIRTUS AVERSA: Garnica, Vattovaz 3, Mattei 6, Volpato 5, Tiozzo 11, Tallone 12, Raffa (lib.), Mazza, Guerrini 2. Ne: Minelli, Motzo, Agouzoul (lib.). All.: Graziosi.
ARBITRI: Scotti di Verbania e Mazzarà di Milano.
NOTE: Durata set: 29’, 26’, 31’, tot. 86’. Ravenna (3 bv, 17 bs, 8 muri, 6 errori, 46% attacco, 47% ricezione), Aversa (1 bv, 20 bs, 4 muri, 8 errori, 40% attacco, 58% ricezione). Spettatori: 1.126. Mvp: Zlatanov.

Cinquant’anni di musica in città: all’università per adulti un incontro con Antonio De Rosa

Un nuovo appuntamento in calendario per “i Pomeriggi del Gufo”, la rassegna di incontri gratuiti e aperti alla cittadinanza promossa dall’Università Giovanna Bosi Maramotti per la formazione permanente degli adulti.

Venerdì 13 febbraio alle 16.30 alla sala Corelli del Teatro Alighieri di Ravenna (via Mariani 2) si parlerà con Antonio De Rosa, sovrintendente di Ravenna Festival e della Fondazione Ravenna Manifestazioni di  “Cinquant’anni di musica. Dalla Rocca Brancaleone al Ravenna Festival”.

De Rosa racconterà la sua esperienza con la musica e la programmazione musicale in città, avviata negli anni ‘70 con le Giornate del Jazz alla Rocca Brancaleone e proseguita sino ad oggi con il festival, gli eventi della Fondazione Ravenna Manifestazioni e con l’Orchestra Cherubini, fondata dal Maestro Riccardo Muti.

La conversazione sarà un’occasione per tracciare una linea del tempo lunga mezzo secolo alla riscoperta di luoghi, eventi ed artisti straordinari che hanno illuminato il cielo di Ravenna e contribuito a rendere celebre il nome di Ravenna nel mondo.

Ubriaco, stava colpendo l’edicola con una sbarra di ferro. Era ai domiciliari

Ubriaco, stava infastidendo i passanti in piazza Costa, in pieno centro a Ravenna. Dopo aver divelto la sbarra in metallo di un ombrellone, è stato sorpreso a colpire violentemente l’edicola di fronte al mercato coperto.

Sul posto sono quindi arrivati i poliziotti, impegnati in un’attività di controllo in centro, che nel tentativo di bloccarlo sono stati però aggrediti e minacciati. Sono quindi scattate le manette nei confronti dell’uomo.

Si tratta di un cittadino di nazionalità russa che è risultato essere agli arresti domiciliari (con fine pena a fine 2027). Dovrà quindi rispondere anche di evasione, oltre a ubriachezza molesta, resistenza a pubblico ufficiale e danneggiamento.

Il Pubblico ministero di turno ha disposto nuovamente nei suoi confronti gli arresti domiciliari, in attesa del giudizio per direttissima.

Giovani talenti in rampa di lancio ai concerti della scuola di musica Mikrokosmos

Parte domenica 8 febbraio la ventottesima edizione di Mikrokosmi, la stagione concertistica proposta dalla scuola di musica Mikrokosmos.

Otto appuntamenti, alle 11 della domenica mattina nella sala Corelli del teatro Alighieri di Ravenna, con artisti di fama internazionale e giovanissimi talenti. Da segnalare la rinnovata collaborazione con la “Fondazione La Società dei Concerti” di Milano, una realtà che ha sempre posto una grande attenzione ai giovani talenti soprattutto attraverso il programma degli “Artisti in Residenza”.

Il programma dei concerti

Domenica 8 febbraio tornerà sul palco di Sala Corelli la giovane pianista Monica Zhang, selezionata da Enrica Ciccarelli. Nata a Milano nel 2007, ha catturato l’attenzione del mondo musicale dopo aver vinto numerosi concorsi internazionali. Suonerà Schubert, Granados, Mompou e Liszt.

Il 15 febbraio la mattinata avrà il titolo di “Tango Apasionado”: ai celebri e melodici tanghi tradizionali di Carlos Gardel si alternano i tanghi innovativi di Richard Galliano e la passione del grande Astor Piazzolla. Protagonista il Duo Gardel di Gianluca Campi con la fisarmonica e Claudio Cozzani al pianoforte.

Il 22 febbraio la diciottenne torinese Emma Guercio, propone un recital per pianoforte con musiche di Haydn, Chopin, Debussy e Ravel. Allieva di Davide Cabassi e di Maria Grazia Bellocchio al Conservatorio di Milano, ha appena concluso l’annualità di artista in residenza della Fondazione La Società dei Concerti di Milano.

Domenica 8 marzo sarà “Mikrokosmi Off” con l’Orchestra della scuola media Don Minzoni di Ravenna e l’Orchestra dei Giovani – Ensemble preparate e dirette da Franco Emaldi e Marco Paganelli. Il concerto vedrà la partecipazione dell’Associazione Nazionale Vittime Civili di Guerra.

Il 22 marzo appuntamento con il pianista Timothée Richard, legato alla Fondazione La Società dei Concerti di Milano, che proporrà musiche di Mozart, Debussy e Chopin.

Il 29 marzo sarà “Il mondo di Rebecca Clarke” con Giulia Panchieri – Prima Viola Stabile dell’Orchestra I Pomeriggi Musicali di Milano e allieva di Danilo Rossi presso il Conservatorio della Svizzera Italiana dove ha appena conseguito il Master di Solismo – in duo con la pianista Margherita Santi.

Domenica 12 aprile il palco di Sala Corelli sarà per il giovane e brillante pianista ravennate Domenico Bevilacqua, classe 2002, che eseguirà musiche di Schumann, Stravinsky e Messiaen.

Ultimo appuntamento il 19 aprile con artisti di grande caratura: Andrea Manco – Primo Flauto dell’Orchestra del Teatro alla Scala e della Filarmonica della Scala dal 2015 – Fabrizio Meloni, Primo clarinetto dell’Orchestra del Teatro alla Scala e della Filarmonica della Scala dal 1984 – e la talentuosa pianista vincitrice di oltre 25 concorsi nazionali e internazionali, Marianna Tongiorgi.

Una mostra sul “calvario degli italiani di Istria, Fiume e Dalmazia”

Oltre cento persone hanno partecipato sabato 31 gennaio alla galleria Faro Arte di Marina di Ravenna all’inaugurazione della mostra “Il Calvario degli Italiani di Istria, Fiume e Dalmazia“. Il taglio del nastro è stato fatto da Daniele Perini, presidente del consiglio comunale di Ravenna , in rappresentanza delle autorità comunali.

È seguita una conferenza sulle origini storiche di queste tragiche vicende di Emanuele Piloni, in rappresentanza dell’Unione degli Istriani, che ha tracciato «la storia dei nostri connazionali – si legge in una nota inviata dai promotori -, delle violenze subite dai partigiani comunisti di Tito e dell’accoglienza vergognosa riservatagli dalle autorità italiane, nonché del silenzio e delle complicità internazionali sul confine orientale italiano nel dopoguerra».

La mostra rimarrà aperta fino a domenica 15 febbraio il sabato e la domenica dalle 10 alle 12 e dalle 16 alle 18 (apertura straordinaria martedì 10 febbraio in occasione del Giorno del Ricordo; finissage domenica 15 febbraio ore 11).

La scelta di Marina di Ravenna come sede della mostra è simbolica poiché nei primi anni Cinquanta e Sessanta furono accolte decine di famiglie giuliano-dalmate, provenienti da diverse parti d’Italia a seguito dell’emigrazione forzata della maggioranza dei cittadini di nazionalità e di lingua italiana dalla Venezia Giulia, dal Quarnaro e dalla Dalmazia che si verificò a partire dalla fine della seconda guerra mondiale. Ancora oggi molte di quelle famiglie e i loro discendenti vivono a Marina di Ravenna e mantengono vivo il ricordo di quegli avvenimenti.

L’esposizione è accompagnata dalla collocazione di pannelli esplicativi che ripercorreranno, sinteticamente, le fasi salienti della dolorosa pagina di storia dell’esodo degli italiani dall’Istria, Fiume e Dalmazia. In uno spazio dedicato viene proiettato a ciclo continuo un video storico con immagini di repertorio dell’esodo giuliano-dalmata. Le masserizie esposte, provenienti dal Museo allestito nell’ex Centro Raccolta Profughi di Padriciano (TS), sono composte da mobili d’arredamento, attrezzi, oggetti personali, documenti e fotografie appartenute agli esuli giuliano dalmati. Un altro spazio è allestito per la distribuzione di materiale editoriale relativo agli argomenti trattati, tra cui testi editi dall’Unione degli Istriani.

Nuova lottizzazione a Lido di Dante, con terreno rialzato. Il geologo: «Così in caso di alluvione si manda più acqua sulle case esistenti…»

Fa discutere la nuova lottizzazione di Lido di Dante. Nei giorni scorsi – come riportava un articolo del Resto del Carlino di ieri, 31 gennaio – è stata pubblicata la variante al Piano urbanistico attuativo relativa ai nuovi insediamenti turistici e residenziali, per cui sarà possibile presentare osservazioni e opposizioni entro sessanta giorni. Il progetto, che interessa un’area di oltre 156mila metri quadrati delimitata da via Paolo e Francesca, via Catone e terreni agricoli, vede come soggetti attuatori le società immobiliari Ritmo e Mare Azzurro, che hanno già avviato i primi lavori di riporto di terra.

L’intervento rappresenta il secondo stralcio del piano e punta a completare l’abitato nel quadrante sud-ovest della località, finora non edificato, prevedendo anche l’innalzamento del piano di campagna per garantire la sicurezza rispetto a possibili ingressioni marine. La nuova lottizzazione sarà suddivisa in quattro settori: aree a verde pubblico e parcheggi, verde privato, residenziale con edifici di massimo due piani e una vasta area destinata alla ricettività turistica all’aria aperta. Il progetto include inoltre una struttura turistico-ricettiva articolata in più zone funzionali e la realizzazione di opere pubbliche a carico dei privati, tra cui la sistemazione di viale Catone con l’allargamento della carreggiata, la creazione di marciapiedi e piste ciclabili e la riorganizzazione del parcheggio pubblico in via Paolo e Francesca.

Tra i commenti sui social, da segnalare quello di Paride Antolini, ex presidente dell’Ordine dei geologi dell’Emilia-Romagna, oggi responsabile per l’area di Forlì-Cesena: «A Lido di Dante, guarda caso in quel di Ravenna (un po’ testoni a capire da quelle parti) si prevedono 17 ettari di nuova urbanizzazione con migliaia di metri di nuova edificazione prevedendo di alzare la quota del piano campagna di due metri (così in caso di alluvione si toglie spazio e volume e si rimanda più acqua alle case esistenti). Alla prossima alluvione o mareggiata smettiamo di dire che servono geologi nelle pubbliche amministrazioni, i geologi ci sono e non dipende dalla loro o meno presenza. Mi piacerebbe vedere sorgere un comitato (il comitato c’è ma probabilmente il tema risulta poco interessante) ora, non dopo, quando ci sarà da piangere, mi piacerebbe vedere un onorevole o un senatore dell’opposizione di centro destra parlare ora, non dopo. La verità è che il mattone piaceva prima e piace ora, a tutti».

Tra chi ha presentato già osservazioni contrarie c’è l’associazione ambientalista Italia Nostra, che commmenta: «C’è da chiedersi chi possa investire con tranquillità i propri soldi in un simile ambito. I motivi per dubitare sono moltissimi. Il più pesante riguarda certamente la gravissima sofferenza idraulica del territorio: punito da 50 anni di estrazioni di gas, afflitto da subsidenza inarrestabile con punte di abbassamento di 2 cm annui, presenta una costa pressoché impossibile da tutelare tramite gli usuali presidi fissi (scogliere, ecc.). Altre soluzioni lanciate recentemente in pompa magna, altro non sono che minuscoli e costosissimi tentativi sperimentali a piccola scala, ben lungi dall’affrontare il problema nella sua interezza. Lido di Dante, che di fatto verrà raddoppiata con la nuova edificazione che l’abbraccia quasi totalmente da sud, già ora lamenta gravi mancanze per quanto riguarda lo scolo delle acque, smaltite da un unico fosso che provoca spesso allagamenti nelle abitazioni limitrofe. Niente di meglio che risolvere il problema rialzando di due metri sul livello del mare gli oltre 17 ettari di suolo della nuova cementificazione. Peccato che il resto del paese sia di pochi centimetri sopra al livello del mare, e che solo in pochissimi punti raggiunga o superi il metro. In poche parole, la nuova lottizzazione sovrasterà di quasi due metri la quota del paese esistente, e il rischio concreto è che finalmente si potrà parlare spesso di alluvioni anche a Lido di Dante».

«Un altro rischio gravissimo – continua Italia Nostra -, che certamente non interessa ai palazzinari ma che invece dovrebbe preoccupare di molto le amministrazioni e i vari enti, tipo Parco del Delta del Po, che allegramente autorizzano, è la facile previsione che questa lottizzazione, con ben 700 nuovi abitanti previsti, darà il colpo di grazia ad uno degli ultimi paradisi naturali dell’alto Adriatico, ovvero ben due Riserve naturali dello Stato: Duna costiera-foce Bevano e Pineta di Ravenna. Vicine al collasso per le continue erosioni marine, con la spiaggia pressoché non più esistente in numerosi punti, ora verranno attaccate massicciamente anche da terra, da tutti i nuovi abitanti che pretenderanno, com’è logico, un posto al sole. Luoghi in gran parte non accessibili in virtù della loro preziosità ambientale, con habitat e specie rarissime, verranno piegati senza colpo ferire alle nuove esigenze del mercato immobiliare, e la pineta, già sofferente per le ingressioni marine e per l’inesorabile tracollo delle dune naturali protettive, distrutta per ricavare altre spiagge. Un progetto che, contrariamente a quanto prescritto da tutti i tecnici per arginare la fragilità costiera, andrà ad irrigidire il litorale in un contesto preziosissimo e già pericoloso per la sicurezza idraulica. Ci chiediamo con quale faccia sia possibile proseguire imperterriti».

La cicloturistica Baracca di Lugo piange lo storico fondatore “Gek” Bacchilega

Dopo una lunga malattia, si è spento il 30 gennaio Giuseppe Bacchilega, per tutti “Gek”, grande appassionato di ciclismo e figura storica del cicloturismo non solo lughese. Nel lontano 1972, assieme a un gruppo di amici , fondò la Cicloturistica Baracca di Lugo, di cui fu il primo presidente, che è tuttora una delle più conosciute società cicloturistiche del panorama nazionale.

Anticipando una tendenza che sta prendendo sempre più piede, fu anche grazie a lui che si iniziarono a organizzare le manifestazioni cicloturistiche non competitive, tra cui spicca ancora oggi il Giro Cicloturistico della Romagna, una delle più longeve Gran Fondo a livello nazionale che il 10 maggio di quest’anno festeggerà infatti il suo 45esimo compleanno.

Una delegazione della Baracca, indossando la storica maglia azzurra della Società, si troverà lunedì 2 febbraio alle ore 8.30/9 alla camera mortuaria di Lugo per dare l’ultimo saluto a Bacchilega.

Vendeva fiori in centro senza autorizzazione: multa da 5.500 euro

È stato sorpreso a vendere fiori a passanti in pieno centro storico a Ravenna, in via Corrado Ricci. Non avendo le autorizzazioni, è stato multato dagli agenti della polizia locale impegnati in un servizio di controllo. Si tratta di una sanzione di un importo pari a circa 5.500 euro.

L’uomo, un 36enne di origine nordafricana, regolare in Italia, già noto alle forze dell’ordine, è stato allontanato, mentre i 35 mazzi di fiori esposti all’interno di un secchio sono stati sequestrati.

Rissa tra due famiglie nel parcheggio di un supermercato, sequestrato un coltello

Una violenta rissa tra due nuclei famigliari di etnia rom è andata in scena nei giorni scorsi nel parcheggio del nuovo supermercato Aldi di viale Europa, alle porte di Ravenna. Una volta giunta sul posto la polizia, i protagonisti si erano già dileguati. C’era invee un’auto, una Mini, con un finestrino infranto.

Dalle testimonianze raccolte è emerso come la rissa abbia coinvolto numerose persone e sia degenerata fino a minacce con un coltello a serramanico (poi sequestrato nell’ambito delle indagini). Alcuni dei protagonisti hanno riportato lesioni lievi e sono stati portati al pronto soccorso.

Al termine degli accertamenti, un uomo è stato indagato in stato di libertà per minaccia aggravata e porto abusivo di arma, mentre proseguono le indagini per la completa ricostruzione dei fatti.

Il vicesindaco e la sicurezza: «Il Comune non fa finta di nulla. Ma serve una scelta politica del Governo: leggi e risorse»

«Comprendo fino in fondo la rabbia e la preoccupazione dei cittadini di fronte a episodi come quello avvenuto in zona stazione. Sono fatti gravi e, siamo consapevoli, tutt’altro che isolati, che colpiscono direttamente la sicurezza e mettono in discussione la vivibilità di un’area strategica della città. Come Comune di Ravenna non abbiamo mai fatto finta di nulla anche se sicurezza e ordine pubblico sono una prerogativa esclusiva dello Stato».

Lo dichiara il vicesindaco Eugenio Fusignani, all’indomani della sassaiola nei pressi della stazione di Ravenna.

«Le azioni che oggi portiamo avanti – si legge nella nota inviata alla stampa dal Comune – non nascono sull’onda dell’emergenza, ma da una consapevolezza maturata negli anni, già dal 2016. Proprio a partire dall’area della stazione e dai Giardini Speyer abbiamo concentrato investimenti tecnologici, presidio del territorio, interventi di riqualificazione urbana, collaborazione più stretta con le forze dell’ordine e politiche sociali mirate. Detto questo, è necessario dirlo con franchezza: i Comuni non possono essere il parafulmine di problemi che hanno origine e soluzione a livello nazionale. Ravenna, come molte altre città medie italiane, è oggi coinvolta in dinamiche sociali e criminali che non si risolvono con ordinanze comunali o con l’impegno, pur massimo, della Polizia Locale. Serve una scelta politica chiara da parte del Governo. Servono norme che funzionino e soprattutto servono risorse: personale, strutture e finanziamenti adeguati affinché ogni persona irregolare presente sul territorio nazionale venga effettivamente espulsa». A questo proposito, il vicesindaco ricorda «che la scorsa estate avevamo chiesto che l’incremento degli organici delle forze dell’ordine previsto per il periodo estivo fosse confermato anche per quello invernale, ma la nostra richiesta è rimasta inascoltata».

«Ancora – continua Fusignani -, serve che chi delinque venga espulso dal Paese dopo aver scontato una pena vera, non dopo procedimenti per direttissima che, nei fatti, non comportano nemmeno un giorno di detenzione e restituiscono le persone alle stesse strade nel giro di poche ore. Continuare a scaricare le responsabilità sui sindaci o a chiamare in causa i giudici è un esercizio tanto comodo quanto inutile. Le leggi le fa il Parlamento, non le aule di tribunale. E le competenze in materia di immigrazione, espulsioni e sistema penale non le hanno i Comuni. Fare finta del contrario significa prendere in giro i cittadini. La sicurezza non è uno slogan da campagna elettorale, ma un diritto fondamentale. Ravenna continuerà a fare la propria parte, come ha sempre fatto. Ma senza un’assunzione di responsabilità piena da parte dello Stato e senza scelte politiche coerenti e coraggiose, ai territori si chiede l’impossibile».

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