Torna per la quarta volta a Ravenna la nave Ong “Ocean Viking” di Sos Mediterranee, attesa per lunedì 14 ottobre alle 8, con a bordo 43 migranti recuperati nel Mediterraneo.
Si tratta del 15esimo sbarco, a partire dal 31 dicembre 2022, con oltre 1.500 migranti coinvolti.
Quasi certamente lo sbarco sarà effettuato al terminal crociere di Porto Corsini ma i dettagli saranno definiti in una prima riunione di coordinamento che sta organizzando il prefetto Castrese De Rosa.
Parte il nuovo progetto che punta a ricucire il legame tra città e volley femminile. La nuova maglia è firmata dall’artista Federica “Goccia” Roncuzzi con i monumenti ravennati
La nuova Olimpia Teodora è pronta per rappresentare Ravenna nel campionato di pallavolo femminile di B1, terza serie nazionale. Esordio in campionato il 12 ottobre a Jesi.
L’8 ottobre la presentazione pubblica della squadra nella sala Ragazzini di Largo Firenze. Il roster è molto giovane e in maggioranza ravennate (9 su 14). L’allenatore Federico Rizzi dice: «I margini di miglioramento sono enormi e le ragazze sono grandi lavoratrici». Il lavoro, per creare un percorso quotidiano di miglioramento nel corso dell’anno, è anche la parola chiave usata dalla capitana, Martina Pirro, che ha introdotto una per una tutte le proprie compagne (assente per questioni lavorative solo l’opposto Casini). Il primo obiettivo per questa stagione è rinsaldare il legame tra la pallavolo femminile e la città.
Per celebrare il ritorno nella terza serie nazionale la società ha scelto di produrre una divisa che rappresenti un omaggio artistico alla città di Ravenna. Realizzata grazie alla collaborazione con una giovane artista ravennate: sono due i disegni realizzati da Federica Roncuzzi, in arte “Goccia”, che ha tradotto l’idea in realtà. Il primo, più “minimal”, rappresenta gli edifici più rappresentativi della città, nella parte bassa della maglia, e sfuma verso l’altro con una riproduzione delle stelle di Galla Placidia. Il secondo è quello della divisa da riscaldamento, una vera e propria opera d’arte ricca di colori e disegni.
Grande attenzione al settore giovanile, introdotto dal presidente Giuseppe Poggi in apertura di presentazione. «Un movimento che vanta oltre 300 tra bambine e ragazze, in crescita anche dopo l’impatto mediatico della vittoria dell’oro all’Olimpiade». Grazie all’accordo organizzativo con la Teodora Settore Giovanile, le due società uniranno le forze per tutte le squadre, dall’under 14 all’under 18. Le ragazze più grandi (under 16 e 18), faranno anche una prima esperienza senior, disputando anche con diverse squadre i campionati di Serie D, Prima e Seconda divisione.
Il roster completo dell’Olimpia Teodora B1:
1 Ludovica Franzoso (L)
2 Chiara Poggi (P)
3 Sara Marchesano (C)
4 Laura Toppetti (U)
5 Martina Pirro (S)
7 Ada Fabbri (C)
8 Sofia Fusaroli (C)
9 Ilaria Casini (O)
10 Sara Gabrielli (S)
11 Agnese Benzoni (O)
12 Erika Bendoni (C)
13 Margot Piraccini (L)
14 Deizi Nika (P)
16 Vittoria Balducci (S)
Allenatore: Federico Rizzi
Vice allenatore: Fabio Falco
Il circolo del Partito democratico della frazione alle porte della città chiede che Anas fornisca i tempi. Il consigliere Buzzi presenta un question time
Il progetto dell’Anas per l’adeguamento della statale 67 Classicana a Ravenna nel tratto tra Classe e il porto prevede la demolizione e ricostruzione del cavalcavia di via Stradone che collega la frazione di Porto Fuori alla città. Il circolo Pd di Porto Fuori chiede con urgenza informazioni aggiornate riguardo all’inizio degli interventi: «Il cavalcavia risulta essere un’infrastruttura cruciale per gli abitanti e i lavoratori della zona, è necessario che Anas fornisca con sollecitudine un aggiornamento sul quadro generale dell’intervento, per rassicurare i cittadini e provveda a dare dettagli il più possibile precisi sulle modalità di viabilità alternativa».
Il consigliere comunale Gianmarco Buzzi ha depositato un question time: «Desideriamo sottolineare – scrivono dal circolo Pd – come negli ultimi anni il Comune di Ravenna abbia realizzato numerose opere pubbliche nel nostro territorio, dimostrando un’attenzione costante per il miglioramento della qualità della vita della comunità di Porto Fuori».
I primi episodi risalirebbero al 2010, quando la vittima andava ancora alle elementari
Un 49enne ravennate è stato condannato a sei anni e mezzo per violenza sessuale ai danni della figlia, pluriaggravata sia dall’età della vittima che dal rapporto genitoriale.
La notizia è riportata dai due quotidiani locali in edicola oggi, 10 ottobre.
I primi abusi sessuali contestati risalirebbero al 2010, quando la figlia (oggi maggiorenne) aveva meno di 10 anni, e sarebbero continuati fino al 2020, quando i genitori si sono separati. Abusi (ma non rapporti completi) che crescendo sarebbero avvenuti dietro minaccia del padre di non fare uscire la figlia con le amiche.
L’uomo aveva già ricevuto un divieto di avvicinamento alla casa famigliare per una querela per comportamenti violenti dell’altro figlio ed è stata proprio questa l’occasione, per la sorella, per denunciare alla polizia anche gli abusi sessuali.
La giovane, costituitasi parte civile, aveva chiesto un risarcimento di 100mila euro ma – come scrive il Carlino – gliene sono stati riconosciuti solo 15mila.
Secondo la difesa, la credibilità della ragazza vacillerebbe alla luce di alcune contraddizioni emerse da vari racconti. Probabile quindi un ricorso in appello.
Rocchi aveva 48 anni, abitava a Cervia ed era molto noto per il suo lavoro da cuoco. L’ultima stagione estiva aveva lavorato al Tangaroa Beach di Milano Marittima, i cui titolari lo ricordano come «una splendida persona. Metteva sempre tutto se stesso in quello che faceva, nel lavoro e nelle sue passioni. Per noi era come fosse di famiglia».
Lascia la moglie e un figlio di soli 4 anni.
Secondo le prime informazioni, Rocchi si trovava in collina per una battuta di caccia. Per cause ancora in corso di accertamento, mentre si trovava a bordo di un fuoristrada è finito in una scarpata lungo una strada interpoderale di via San Lorenzo, traversa della provinciale Casolana 306. Dopo un volo di 20 metri, è morto sul colpo. Gravissimo invece il 70enne che si trovava a bordo del fuoristrada con lui.
Il bar Pionia vuole essere un centro di aggregazione e dare spazio all’arte e alla cultura. Ne parlano i titolari
«Vogliamo ridare dignità e valore a quello che era un accesso strategico al centro di Ravenna ma che, dopo la chiusura del parcheggio in piazza Kennedy, è diventato una sorta di non-luogo, dimenticato dai ravennati stessi, che ha visto le sue attività spegnersi una a una. In molti, giovani e non, si lamentano della scarsa attrattiva del centro storico, del fatto che non c’è mai nulla da fare, e noi vogliamo offrire una nuova possibilità: un bar, luogo di aggregazione per eccellenza, con un ampio spazio dedicato all’arte, alla cultura e all’intrattenimento, proprio nel cuore della città». Così Gianluca Savio e Nicola Baldini raccontano l’idea da cui nasce il nuovo bar Pionia, sotto i portici di piazza Kennedy, al civico 22, all’angolo con via Rasponi.
L’inaugurazione è in programma per giovedì 10 ottobre, a partire dalle 18.
In un primo periodo, la proposta del locale sarà incentrata sul servizio serale, tra drink e miscelazione, ma a partire dai prossimi mesi il ventaglio si amplierà dal brunch fino al dopocena. «Vogliamo creare un luogo di ritrovo e convivialità, che possa offrire una pausa pranzo veloce ma gustosa agli studenti universitari o ai lavoratori, una merenda, un aperitivo o un cocktail serale» racconta Savio, che ha 28 anni e da otto gestisce l’ex Pionia sul lato opposto di via Rasponi: «Inizio questa nuova avventura forte delle conoscenze maturate negli ultimi anni: ho aperto il primo bar da molto giovane, con tante idee e poca esperienza. Oggi sono cresciuto e cerco qualcosa che possa rappresentarmi al meglio, con una proposta più ricercata e spazi più ampi per poter soddisfare pienamente la clientela. Si tratta di un grande passo, e sono felice che al mio fianco ci sia Nicola, che collabora con me da anni e di cui so di potermi fidare». Baldini di anni ne ha 25 e, nonostante una consolidata esperienza come barista si trova alla prima esperienza da titolare: «Davanti a questa nuova sfida provo paura e eccitazione – ci racconta – le responsabilità aumenteranno, ma sono sicuro che ne varrà la pena».
L’ex Pionia cambierà nome in Dirty P. e resterà aperto con la vocazione scanzonata e universitaria che l’ha sempre contraddistinto, mentre il nuovo locale avrà un’impronta molto più trasversale e ricercata, andando oltre ai confini del solito bar. Al piano di sopra, trova spazio una sala dedicata a eventi di diversa natura, pensati anche per il coinvolgimento della comunità: «Presto annunceremo il calendario di appuntamenti invernale, tra serate di stand up comedy, workshop legati al mondo dell’arte e alla scrittura creativa, incontri con le associazioni culturali locali e il nostro martedì letterario» continuano i soci. La sala potrà essere usata inoltre come spazio espositivo per giovani artisti ravennati e non, che avranno la possibilità di proporre il loro progetto fotografico o pittorico al locale per un’esposizione gratuita: «Puntiamo a progetti che siano in linea con la nostra filosofia, ma cercheremo di dare voce alla maggior parte degli artisti, fotografi o illustratori che ci contatteranno. Pensiamo che questo possa dare un valore in più al nostro locale, ma anche alla città stessa e ai giovani emergenti in cerca di riconoscimento – concludono Savio e Baldini – la storia però è ancora tutta da scrivere, e ci piacerebbe poter ampliare ulteriormente la proposta legata all’intrattenimento di qualità, con lezioni di bartending, degustazioni di vino e distillati, podcast e visione di film. Già dal primo periodo, alcuni spazi in calendario saranno lasciati “in bianco”, e saranno i nostri stessi clienti a suggerirci il loro evento preferito. Cerchiamo di dare modo alla comunità di esprimersi, di sentirsi partecipe non solo della vita del Pionia ma di quella della città, creando una dimensione collettiva sfaccettata e vivace, ricca di nuovi spunti e in continua evoluzione».
Arrestata per resistenza e lesioni una ragazza di 24 anni
Una ragazza di 24 anni è stata arrestata l’altra notte alla stazione ferroviaria di Lugo dopo aver creato un certo scompiglio a bordo di un treno regionale proveniente da Milano e diretto a Rimini.
La giovane, italiana, dovrà rispondere del reato di resistenza e lesioni aggravate nei confronti di una carabiniere donna della compagnia di Ferrara, libera dal servizio, che si trovava in quel momento sul treno.
La militare, prima di salire sul treno, aveva comunicato la propria presenza al capotreno, rendendosi disponibile per ogni eventualità. Tanto che poco dopo è stata contattata in seguito a un furto denunciato da un viaggiatore, che ha poi spiegato di essere stato derubato del proprio telefono cellulare indicando quale presunta responsabile una giovane donna che gli si era seduta accanto.
La presunta ladra è stata quindi fermata e invitata a restituire il telefono, ma la giovane ha iniziato ad agitarsi, prima di arrivare ad aggredire e spintonare la carabiniera, che ha ricevuto colpi anche sul viso. Durante questa fase concitata, dalla tasca del pantalone della donna è caduto lungo il corridoio della carrozza il telefono cellulare del passeggero che, riconosciuto, se ne è riappropriato.
La giovane, a quel punto, è stata invitata a scendere alla stazione ferroviaria di Lugo dove ad attenderla c’era già una pattuglia della stazione dei carabinieri di Sant’Agata sul Santerno. Anche qui la 24enne ha iniziato a insultare i militari, che con non poca difficoltà, e grazie all’intervento di pattuglie della polizia di stato e della polizia locale, sono poi riusciti ad accompagnarla alla caserma di Lugo, dove è stata arrestata.
Il giorno dopo il giudice ha convalidato l’arresto e disposto la misura cautelare dell’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria per tre volte alla settimana.
Una donna è stata accoltellata in pieno giorno a Ravenna, nei pressi del parcheggio della clinica privata San Francesco, in via Atalarico. Il fatto è avvenuto attorno alle 17 di mercoledì 9 ottobre.
La vittima dell’aggressione è stata trasportata poi all’ospedale di Ravenna, fortunatamente solo con un codice di media gravità. Sul posto polizia e carabinieri, che stanno portando avanti le indagini, anche grazie a una prima testimonianza della stessa donna.
Un uomo di 48 anni di Cervia è morto in un incidente avvenuto nella primissima mattinata di oggi, 9 ottobre, lungo una strada interpoderale di via San Lorenzo, traversa della provinciale Casolana 306, nel territorio del comune di Casola Valsenio, al confine con la Toscana.
L’incidente è avvenuto attorno alle 7.15. L’uomo si trovava a bordo di un fuoristrada Mahindra quando, per cause in corso di accertamento da parte degli agenti della polizia locale dell’Unione della Romagna Faentina, è precipitato in una scarpata per circa 20 metri. A bordo c’era anche un 70enne della zona che, dopo essere stato recuperato dagli operatori di un elicottero dei soccorsi, è stato trasportato con il codice di massima gravità all’ospedale Bufalini di Cesena.
Parla il comandante dei carabinieri, che hanno trattato 7 degli 8 casi di cui si sono stati trovati i presunti colpevoli
Le pagine delle cronache locali durante l’estate appena conclusa hanno ospitato spesso – più spesso degli anni passati – resoconti di microcriminalità nelle strade e gli spazi del turismo notturno sulla riviera romagnola. Aggressioni, rapine, coltellate, risse: in provincia di Ravenna si contano nove episodi (solo per uno non sono ancora stati individuati gli autori, ma le indagini proseguono). Violenza di solito innescata da futili motivi, nei casi peggiori conclusa con ferimenti con prognosi di qualche settimana. Su alcuni media si è fatta largo la parola “malamovida”, versione malata del divertimento. Tratti comuni fra molte vicende sono l’età e la provenienza di vittime e autori. Giovanissimi: appena maggiorenni, ma spesso minorenni. Stranieri: immigrati dal nord Africa o italiani di seconda generazione.
«Giornali e telegiornali ci dicono che l’aumento di questi episodi di violenza è una situazione diffusa a livello nazionale, è stato un problema con cui hanno fatto i conti molte località che richiamano alte affluenze di turisti e giovani in cerca di divertimento», commenta il colonnello Andrea Lachi, comandante provinciale dei carabinieri che hanno trattato sette degli otto casi per cui si è arrivati a individuare i presunti colpevoli.
Il pericolo è stato inserito presto all’ordine del giorno delle riunioni del comitato provinciale per l’ordine e le sicurezza. La prefettura, in sinergia con la procura, ha chiesto alle forze dell’ordine il massimo sforzo: «La strada migliore per arginare questi atteggiamenti è la presenza di pattuglie sul territorio. Abbiamo ricevuto rinforzi dal comando regionale e abbiamo intensificato l’attività di raccolta informazioni su potenziali autori». Spesso si tratta di gruppi che si spostano dalle zone di residenza ad altre, magari in treno: «Di solito i momenti critici sono al rientro, quando forse incide anche qualche bevuta di troppo». Un tema che chiama in causa i locali. Per legge gli alcolici possono essere serviti solo ai maggiorenni: «Un protocollo firmato in prefettura coinvolge i gestori e c’è una buona collaborazione. Agli imprenditori del settore chiediamo il rispetto delle norme amministrative perché questo aiuta anche la gestione dell’ordine pubblico. E poi è importante fermare sul nascere ogni situazione che potenzialmente può innescare un effetto domino fino a gesti gravi».
L’esperienza diretta dei militari mostra una caratteristica frequente tra gli autori fermati: «Anche se sono giovani e spesso incensurati alla prima denuncia, mostrano spavalderia e arroganza di fronte alle divise, non si avvertono particolari segnali di pentimento».
La sintesi delle indagini aiuta a inquadrare il fenomeno. «Non si tratta di spedizioni premeditate. Solo in pochi casi si è arrivati a reati più gravi: non siamo di fronte a casi di delinquenza vera e propria, ma piuttosto più vicini a quella che potremmo chiamare devianza giovanile. Si esce di casa in cerca di una serata “sopra le righe” e a qualcuno non dispiace se questo comprende anche situazioni violente».
Nei giorni scorsi il procuratore capo, Daniele Barberini, ha sottolineato la risposta pronta delle autorità «perché non diventi una moda andare con il coltello in tasca nei luoghi del divertimento». Le lame sono uscite spesso nei nove casi ravennati: «È un’arma di facile reperimento – spiega il comandante Lachi –, per averne uno non sono necessari collegamenti con la criminalità come sarebbe per avere una pistola. E poi è facile da portare, da tenere nascosto e da gettare dopo averlo usato». Quasi sempre si sono visti arnesi a serramanico di dimensioni ridotte, ma in un caso la perquisizione domiciliare di un indagato ha portato al sequestro di un coltello più massiccio: «Per fortuna non è stato usato quello perché forse ora parleremmo di conseguenze più gravi».
Il comandante non può fare a meno di sottolineare la pochezza delle cause scatenanti: «Un commento spinto durante una serata in un locale che si sviluppa poi all’esterno, oppure veder passare una persona isolata con un paio di Nike o una cintura di Gucci e parte la rapina. Fra vittime e autori spesso ci sono conoscenze superficiali, questo ci dice che non c’è un tessuto criminale sullo sfondo, non ci sono questioni legate a spaccio o altri reati».
Per capire meglio i soggetti coinvolti, Lachi invita a considerare anche il contesto da cui provengono: «Molto spesso le famiglie hanno problematiche e nel comportamento scolastico ci sono segnali da non sottovalutare». Ma anche in casa. Il comandante riconosce un aumento delle richieste di intervento al 112 da genitori che chiedono aiuto per figli aggressivi: «Me ne accorgo dalla lettura dei mattinali. La violenza domestica non è più solo quella che consideriamo più classica tra marito e moglie».
L’uomo è stato condannato per ricettazione, danneggiamento e indebito utilizzo di carte di credito. Rintracciato dalla polizia dopo che la compagna è andata al pronto soccorso perché era stata aggredita
La polizia ha rintracciato all’alba di oggi, 8 ottobre, un 46enne di origini campane in un albergo in stato di abbandono a Milano Marittima: l’uomo deve scontare un cumulo di pene di 18 mesi di carcere per vari reati come ricettazione, indebito utilizzo di carte di credito e danneggiamento. Squadra mobile e volanti si sono attivate dagli approfondimenti svolti sulle dichiarazioni di una donna giunta in pronto soccorso a seguito di un’aggressione da parte del compagno, sul quale risultava pendente un ordine di carcerazione emesso della procura generale della corte d’appello di Lecce.
L’Unità di Strada di Ravenna ha registrato in un anno 9mila contatti. Ne parla la responsabile Sara Sternini (SerDp)
L’Unità di strada di Ravenna
Adolescenti sempre più ansiosi, che trovano spesso nell’alcol una risposta, lontano da una famiglia in cui è difficile riuscire ad aprirsi completamente. E così, capita che lo facciano davanti a totali sconosciuti, o quasi, come i professionisti dell’Unità di Strada di Ravenna, un progetto del Comune in collaborazione con il SerDP, il Servizio Dipendenze Patologiche dell’Ausl. Ne abbiamo parlato con la responsabile ravennate, la psicologa e psicoterapeuta Sara Sternini. «Di casi da raccontare ce ne sarebbero tanti: restiamo sorpresi da quanto gli adolescenti possano aprirsi con sconosciuti come noi, anche se il nostro logo è ormai sempre più riconosciuto tra i ragazzi. Si aprono in riflessioni profonde, ci parlano dei loro disagi. E si tratta di casi davvero trasversali, possono provenire da comunità per minori così come da famiglie all’apparenza perfette».
L’unità di strada nel 2023 ha svolto 51 uscite, praticamente una alla settimana, registrato 9mila contatti, che hanno portato a colloqui approfonditi con 100 adolescenti. «La nostra attività si divide in due fasi, una prettamente invernale con il nostro info point nelle scuole, dove sono i ragazzi a venirci incontro per avere informazioni, fermandosi spesso anche dopo la scuola. In estate, ci concentriamo più su Marina di Ravenna, fuori dai locali, dove siamo noi invece a cercare di intercettare ragazzini che spesso vediamo entrare in un modo e poi uscire in un altro, stravolti dall’alcol».
Sara Sternini
Quali sono i danni che l’alcol può avere sugli adolescenti? «Il nostro corpo si sviluppa più o meno fino ai 20 anni. E uno degli ultimi a svilupparsi è proprio l’enzima deputato a metabolizzare l’alcol, che è una molecola tossica per l’essere umano. In particolare, il nostro cervello si forma e si plasma anche fino a 24 anni e l’alcol è come se lo stoppasse, rallentando gli aspetti cognitivi, la memoria, la soglia di attenzione. Troviamo ragazzi che hanno semplicemente meno potenzialità a causa di un consumo eccessivo. Senza considerare poi l’aspetto organico legato all’apparato digerente, con i casi di pancreatite acute che si possono verificare a causa dell’alcol».
Quali sono i dati sull’utilizzo da parte dei ragazzi? «Da qualche anno in Italia il consumo di alcol è stabile, ma sta aumentando tra i più giovani, da 11 a 25 anni. Un trend in aumento che ritroviamo anche in Emilia-Romagna e nella nostra esperienza quotidiana in provincia di Ravenna».
Le discoteche hanno delle colpe, quando parliamo di minorenni? «Devo dire che nel Ravennate abbiamo trovato gestori particolarmente sensibili e molto collaborativi. Quello che però chiediamo è di controllare, o di controllare meglio, i documenti all’ingresso, spesso falsificati. Ce lo raccontano gli stessi ragazzi. Così come ci raccontano della prassi del “tavolo”: solitamente è prenotato a nome di un amico maggiorenne, o presunto tale, e questo basta per servire superalcolici, anche se al tavolo ci sono minorenni».
Cos’altro vi raccontano gli adolescenti, quando si rivolgono a voi? «C’è stato un cambiamento in questi anni. Ora l’alcol è solo la punta di un iceberg. Non vengono semplicemente a dirci che hanno bevuto, ma che hanno bevuto perché non stanno bene. Hanno maggiore consapevolezza ed esprimono malesseri più profondi, che in alcuni casi dobbiamo essere bravi noi a intercettare per poi far intervenire i servizi».
Perché bevono? «L’alcol è uno dei più forti ansiolitici che esistano. E io credo che il motivo principale sia proprio l’ansia. Oggi i ragazzi sono sottoposti a una serie di richieste impressionanti, devono portare a casa performance sempre migliori, tra scuola e sport, che fa venire ansia, appunto, solo a parlarne. A questo poi va unito il fatto che manca una alfabetizzazione emotiva. Le famiglie non insegnano più ai ragazzi a gestire le emozioni, una volta bastava anche uno sguardo di traverso. Oggi invece siamo tutti di fretta, presi dal lavoro, dai nostri cellulari. Magari le emozioni le trasmettiamo con le emoticon sugli smartphone ma non è la stessa cosa. E quando i ragazzi vanno fuori, nel mondo vero, le emozioni arrivano, nei rapporti con gli amici, in quelli sentimentali, e non sanno gestirle, non le sanno riconoscere. E l’alcol è lì, pronto. Spesso sono i ragazzi a confessarcelo direttamente, che non riescono ad andare a ballare, a stare con gli altri, senza alcol. Anche gli amici sono diventati “richiestivi”».
Per quanto riguarda invece le droghe? Ci sono novità? «I cannabinoidi sono sempre in voga, senza particolari cambiamenti rispetto al passato. Quello che sta aumentando invece è il consumo di stimolanti. L’Mdma, anche la cocaina. Poi dipende molto dai contesti: a Rimini, per esempio, si sta registrando una forte presenza di ketamina tra i giovanissimi».
Cosa sbaglia la famiglia? «Se un genitore manda il proprio figlio in discoteca con un documento falso è evidente che finisce con il disorientarlo. Cosa sta insegnando al propio figlio? Sta violando un passaggio evolutivo. Così come quei genitori che ci dicono che “l’importante è saperlo”, se hanno bevuto o fumato, che non lo facciano di nascosto, come se andasse bene così. In quel caso invece bisogna dire ai nostri figli che siamo contenti che ce l’abbiano detto, ma perché così poi possiamo parlarne. Dobbiamo concentrarci sui loro compiti evolutivi, non solo sul “qui e ora”, ma su quello che stanno diventando».
Consigli ai genitori? «Di fermarsi ad ascoltare questi ragazzi. Non solo chiedere come è andata a scuola, ma parlare con loro. Gli adolescenti sono sempre meno abituati e invece dobbiamo cercare un dialogo più puntuale. E cerchiamo di essere meno esigenti. Li stiamo martellando di richieste, tra famiglia e scuola. Non hanno un minuto libero, mentre la noia è fondamentale, non riusciamo neanche a dargli la possibilità di annoiarsi».
Non abbiamo ancora parlato di smartphone… «Le dipendenze tecnologiche sono reali, dai videogiochi ai telefoni. Ma oggi la loro vita è lì dentro, non si può demonizzare lo smartphone. Piuttosto dobbiamo fare un passo indietro noi adulti: anche la vita di noi genitori è ormai dentro a un telefono. Un pochino dobbiamo adeguarci, quindi. Dobbiamo essere bravi a mettere delle regole e poi a rispettarle anche noi. Non possiamo vietare lo smartphone a tavola ai nostri figli, per esempio, e poi rispondere al telefono se ci chiamano «perché è lavoro». Discorso ancora diverso è per i social, che possono essere una fonte aggiuntiva di ansia, essendo ormai una vetrina, dove diamo in pasto agli altri quello che siamo. Spesso purtroppo attraverso filtri. Ecco, dobbiamo aiutarli a restare se stessi, a costruire una loro identità reale».
A chi può rivolgersi un adolescente o la propria famiglia? «A Ravenna abbiamo una rete che rappresenta un esempio virtuoso, in grado di mettere insieme biblioteche, centri di aggregazione, servizi sanitari, istituzioni, volontari, professionisti sanitari. Il primo accesso è rappresentato dal MyLab, un centro (vedi nel dettaglio in fondo all’intervista, ndr) nato due anni fa e in cui lavorano tre servizi dell’Ausl in collaborazione, quello sulle dipendenze patologiche, il centro di salute mentale e neuropsichiatria, ognuno con una sua specificità. Ci sono due giorni di libero accesso, il martedì e il venerdì dalle 14 alle 18, senza prenotazione. Si può suonare, salire e raccontarsi. Si tratta di un centro di valutazione per capire poi dove eventualmente dirottare i ragazzi per le terapie».
Il centro adolescenza MyLaB. In via Maroncelli 4, a Ravenna, è operativo da un paio d’anni il nuovo centro adolescenza MyLaB, di cui parla anche la responsabile Sara Sternini nell’intervista qui sopra. Si tratta di un centro per ragazzi e ragazze dai 14 ai 25 anni che vi possono accedere in libero accesso il martedì e il venerdì dalle 14 alle 18. Offre consulenza e ascolto e vi opera un’equipe composta da psicologi, infermieri, medici, terapisti. Che si può contattare anche ai numeri di telefono 0544 287288 e 334 6472514.
Una sorta di inaugurazione formale del centro è in programma giovedì 10 ottobre in occasione della giornata mondiale della Salute Mentale, per un evento in collaborazione con Fondazione Onda. Si tratta di un “Aperitivo dei genitori”: dalle ore 18.30 si terrà una tavola rotonda sui temi legati all’adolescenza, periodo considerato critico per lo sviluppo psichico dell’individuo. L’obiettivo della serata è quello di aprire un dialogo con i genitori che interverranno sulle principali tematiche legate all’adolescenza attraverso un intervento psicoeducativo di gruppo su temi relativi alla lettura dei bisogni, le sintonizzazione emotiva, l’utilizzo dei dispositivi elettronici. Per partecipare è necessaria la prenotazione inviando una mail all’indirizzo: mylab.ra@auslromagna.it riportando l’oggetto “OPEN DAY SALUTE MENTALE RAVENNA” e un proprio recapito telefonico.