domenica
24 Maggio 2026

«I figli non restano eterni bambini, la sessualità va affrontata da subito»

Dall’approvazione del Ddl Valditara alla Camera dei deputati, a dicembre 2025, l’Ordine degli psicologi dell’Emilia-Romagna è intervenuto più volte (anche in collaborazione con altri ordini regionali) sulla necessità di rivedere il disegno di legge. «In quanto professionisti della salute – si legge nelle note firmate dall’Ordine –, esprimiamo profonda preoccupazione per le implicazioni culturali e sociali derivanti da un eventuale divieto generalizzato di un’educazione affettiva e sessuale tempestiva, continuativa e scientificamente fondata. Limitare o escludere la possibilità di promuovere attività educative sui temi della sessuo-affettività significa privare le giovani generazioni di strumenti fondamentali per comprendere e gestire i cambiamenti fisici ed emotivi legati alla crescita, strettamente connessi alla costruzione della propria identità personale e sociale».

Luana Valletta, psicologa,
presidente dell’Ordine
dell’Emilia-Romagna

Secondo Luana Valletta, presidente dell’Ordine dell’Emilia-Romagna, l’educazione sessuo-affettiva più efficace passa da un lavoro trasversale e continuativo in classe, condotto da psicologi qualificati, e dalla capacità delle famiglie di accogliere questi temi anche tra le mura domestiche, senza tabù né paure genitoriali irrisolte. «Lo stesso vale per altre tematiche delicate, come la morte – spiega Valletta –. Oggi si promuovono percorsi di death education perché in casa non se ne parla più, i bambini non partecipano ai funerali e si perde l’occasione di conoscere ed elaborare il dolore. Con la giusta dolcezza e sensibilità, si può e si deve parlare di tutto, senza aspettare che sia un cartone animato o qualcun altro a farlo per noi».

Partendo dal Ddl, quali sono le criticità?
«La principale è evitare di affrontare l’educazione sessuo-affettiva in modo scientifico e continuativo. Già siamo arretrati rispetto ad altri Paesi europei, e invece di rafforzare le normative a livello nazionale, si pongono limiti che rischiano di negare l’importanza stessa del tema. Il dibattito pubblico, soprattutto sui social, ha spesso generato diffidenza e disinformazione: è fondamentale ricordare che l’educazione sessuo-affettiva condotta da professionisti è calibrata all’età dei ragazzi e non “spinge” al sesso, ma insegna rispetto, consenso e riconoscimento dei confini. Bisognerebbe trattare il tema come un intervento di sanità pubblica, tra prevenzione di malattie, bullismo e violenza, non solo di genere, perché tutte le forme di violenza hanno radici comuni. Limitare l’educazione per motivi ideologici, senza un contraddittorio scientifico, è rischioso: se lasciamo un vuoto, i ragazzi cercheranno risposte altrove».

Quale dovrebbe essere il ruolo delle famiglie e quale quello della scuola?
«Le famiglie devono avere maggiore fiducia nella scuola e nei professionisti sanitari. Per anni si è alimentato il mito della famiglia come luogo naturalmente adeguato ad affrontare ogni tema, ma la realtà è più complessa: esistono contesti familiari disfunzionali e, anche nelle situazioni più equilibrate, non sempre si possiedono strumenti e competenze per affrontare in modo adeguato questi argomenti. È importante però saper accogliere e rielaborare in ambito domestico i contenuti introdotti in classe. La scuola invece dovrebbe vigilare per garantire la qualità degli interventi proposti: proprio sul nostro territorio alcuni genitori hanno segnalato incursioni di associazioni di stampo ultracattolico con visioni allarmitiche. È essenziale affidarsi a psicologi qualificati, iscritti a ordini riconosciuti e quindi responsabili dei contenuti che propongono. L’educazione sessuo-affettiva deve basarsi su evidenze scientifiche e su un approccio sanitario e formativo, mai ideologico».

Quali sono gli errori più comuni che possono fare le famiglie quando scelgono di affrontare questo tema in autonomia?
«L’errore più grande e frequente è evitare di parlarne, per vergogna o a causa dei bias che portano a vedere i propri figli come eterni bambini. Il silenzio però non protegge, anzi, espone. C’è chi aspetta che siano i ragazzi a fare domande, ma oggi spesso i più giovani scelgono di rivolgersi direttamente a internet piuttosto che ai genitori. Anche le migliori intenzioni non bastano: non siamo tuttologi e l’improvvisazione non è mai positiva. Anche tra gli psicologi solo chi è appositamente formato sul tema può affrontare questi temi in classe».

C’è quindi un’età giusta per iniziare a introdurre il tema?
«Fin da subito. Chi ha bambini piccoli lo sa, la scoperta del proprio corpo è naturale già nei primi anni di età e non va sessualizzata, interpretandola con occhi adulti. È un’esplorazione naturale, legata alla conoscenza di sé e del piacere. Esistono libri illustrati pensati proprio per insegnare ai bambini il concetto di consenso senza paura, vergogna o negazione. Oggi il contatto con la dimensione sessuale avviene sempre prima: anche sui social possono arrivare richieste o pressioni ed è importante che i più piccoli si sentano sempre abbastanza forti da poter dire “no” e, al tempo stesso, sappiano rispettare i limiti altrui. A livello scolastico, introdurre il tema fin dalle primarie permette anche di intercettare situazioni a rischio: non è raro che durante questi incontri possano essere intercettati anche episodi di violenza intra familiare. Non si tratta solo di educazione e prevenzione, ma c’è anche la possibilità di intercettare eventuali altri disagi».

Quali sono i segnali di disagio più evidenti degli adolescenti e pre adolescenti in relazione a queste tematiche? C’è bisogno di parlarne di più rispetto a un tempo?
«Sicuramente sì, anche perché le crisi evolutive adolescenziali si presentano sempre più precocemente. I disagi di questa fascia di età, spesso, si manifestano con disturbi di ansia, del comportamento alimentare, di autolesionismo, a titolo di esempio. La presa in carico di questi disturbi ha visto un maggiore accesso ai pronto soccorso pediatrici, spesso in affanno per la carenza di psicologi qualificati. Anche i servizi sul territorio andrebbero rafforzati con un numero maggiore di professionisti: non possiamo lavorare sempre quando il problema è presente, dobbiamo lavorare in prevenzione, fare educazione. In questo, una legge sulla psicologia scolastica può essere di aiuto».

Quanto incidono i social e la pornografia online in assenza di un’educazione strutturata?
«Tantissimo. Oggi sono la fonte primaria di informazione e formazione, e si rischia di prendere a modello paradigmi sbagliati. Anni fa i ragazzini potevano imbattersi in qualche videocassetta o giornalino, oggi invece ci si trova davanti a contenuti molto espliciti, che spesso veicolano modelli distorti di sopraffazione, dominio e svalutazione, soprattutto delle donne. Questo si riflette anche sugli atteggiamenti delle generazioni più giovani, con stereotipi di genere più marcati rispetto a qualche anno fa».

In futuro quale potrebbe essere il costo sociale di queste scelte?
«Quello che stiamo già iniziando a pagare oggi, dall’aumento di stupri e violenza di genere, agli episodi di femminicidio e quelli di cyberbullismo, sempre più legati alla sfera sessuale. Ed è anche la conseguenza di una mancata educazione civica e sessuo-affettiva strutturata. Dobbiamo ricordare che, se non siamo noi adulti a fornire strumenti e riferimenti, saranno altri, o “altro”, come il web, a farlo al nostro posto. Come Ordine degli psicologi, ci mettiamo a disposizione per costruire una rete regionale che metta in dialogo scuole, professionisti e università, con l’obiettivo di promuovere interventi scientificamente fondati e tutelare il benessere dei più giovani».

«Al Festival delle Culture le associazioni degli stranieri non sono mai state realmente integrate»

Dopo lo sfogo dell’ex direttore artistico del Festival delle Culture, lo scrittore Tahar Lamri, che aveva di fatto denunciato la progressiva esclusione delle comunità straniere dalla rassegna, riceviamo e volentieri pubblichiamo la testimonianza di Modou Fall, presidente della Rappresentanza dei cittadini immigrati extra-Ue dal 2003 al 2008.

«L’idea e il progetto originario del festival nacquero nel 2003 all’interno della Rappresentanza dei cittadini immigrati extra-Ue, da me presieduta, e vennero poi approvati dall’assessore all’immigrazione dell’epoca, Ilario Farabegoli. L’ispirazione arrivò dopo aver osservato il festival multietnico di Marghera (Comune di Venezia), un grande evento estivo che coinvolge numerose comunità straniere attraverso musica, artigianato, gastronomia e spazi dedicati ai giovani talenti. L’obiettivo era portare a Ravenna un progetto simile: un evento identitario e aperto alla città, capace di dare piena visibilità alle culture presenti nel territorio, anche in luoghi simbolici come il Pala De André».

La prima edizione del festival si svolse nel 2004. «Tuttavia – sottolinea Modou Fall -, sin dall’inizio, la Rappresentanza promotrice e ideatrice dell’iniziativa fu esclusa dall’organizzazione. Il direttore artistico venne nominato senza alcuna consultazione con la Rappresentanza e non vennero mai condivise informazioni riguardanti budget e costi, nonostante si trattasse di fondi pubblici. Alla seconda edizione del festival, la Rappresentanza non fu nemmeno informata delle date di svolgimento. Le associazioni straniere, che la Rappresentanza rappresentava istituzionalmente, non sono mai state integrate in modo coerente con il loro ruolo né valorizzate rispetto alle loro reali potenzialità. Le criticità emerse in questi giorni, quindi, non sono affatto nuove: avrebbero richiesto attenzione già molti anni fa. Inoltre, prima ancora di denunciare il ruolo marginale attribuito alle associazioni all’interno del festival, sarebbe stato necessario riconoscere ciò che è accaduto alla Rappresentanza stessa: un organo creato dalle associazioni con grande impegno e responsabilità condivisa, progressivamente sminuito fino, di fatto, alla sua eliminazione. La Rappresentanza era il loro riferimento istituzionale, la loro voce comune. Privare le associazioni di questa voce ha significato limitarne fin dall’inizio la capacità di partecipare, incidere e contribuire realmente al festival».

«È altresì importante ricordare – termina la nota – che la Rappresentanza dei cittadini immigrati extra-Ue è stata determinante per l’inclusione civica delle comunità straniere. Il suo contributo è stato fondamentale sia per la nascita di Cittattiva, sia per l’attuale strutturazione dell’Ufficio Immigrazione. Mentre in passato le materie in ambito migratorio erano gestite tramite appalti esterni, grazie anche al nostro impegno esse sono diventate progressivamente di competenza comunale diretta».

Alluvione a Traversara, la procura chiede il processo per 10 dei 12 indagati

La Procura ha chiesto il rinvio a giudizio per dieci dei dodici indagati nell’inchiesta sull’alluvione che ha colpito Traversara e Boncellino. Le altre due posizioni sono state stralciate in vista di una possibile archiviazione. La richiesta è stata trasmessa all’ufficio del giudice per l’udienza preliminare: si attende ora la data in cui verranno valutate le accuse e potranno costituirsi le eventuali parti offese.

Ne scrivono più nel dettaglio i due quotidiani in edicola oggi (29 marzo).

L’indagine, coordinata dal procuratore capo Daniele Barberini e dal sostituto Francesco Coco, riguarda in particolare l’alluvione dell’autunno 2024, che aveva colpito duramente il territorio lungo il fiume Lamone, dopo i precedenti eventi del maggio 2023. I reati ipotizzati sono disastro colposo e pericolo di disastro.

Secondo l’impostazione accusatoria, oltre alle possibili responsabilità nella gestione del rischio idraulico prima degli eventi, emergerebbero criticità anche negli interventi realizzati successivamente alle prime alluvioni. In particolare, i lavori di ripristino non avrebbero eliminato il rischio di nuovi cedimenti in caso di ulteriori piene.

Gli indagati sono figure apicali, a livello locale e regionale, legate alla Protezione civile, alla gestione del territorio e ai lavori eseguiti lungo il Lamone, oltre a rappresentanti di imprese coinvolte negli interventi.

Le due posizioni avviate verso l’archiviazione sono quelle di Davide Parmeggiani, responsabile della sicurezza territoriale e Protezione civile del distretto Reno, e di Daniela Martini, indicata inizialmente come legale rappresentante della ditta impegnata nei lavori. Per entrambi, la Procura ha ritenuto non sussistenti elementi sufficienti per sostenere l’accusa in giudizio.

L’inchiesta ha preso impulso anche da una consulenza tecnica affidata a esperti del Politecnico di Milano, che avrebbe evidenziato l’assenza o l’insufficienza di interventi strutturali ritenuti necessari per ridurre il rischio idraulico in alcune aree, già segnalate da tempo come critiche.

Al centro delle verifiche anche la capacità delle opere di contenere eventi di piena: secondo gli accertamenti, la portata che ha provocato l’esondazione del Lamone a Traversara nel settembre 2024 sarebbe stata inferiore ai livelli per cui le infrastrutture dovrebbero normalmente essere progettate.

Inaugurato il nuovo campo da tennis (e calcetto) coperto di Riolo Terme: investimento da 318mila euro

Riolo Terme ha inaugurato il nuovo campo da tennis coperto in via Berlinguer (utilizzabile anche per il calcetto), un intervento atteso che consente di ampliare l’offerta sportiva cittadina rendendo la struttura fruibile durante tutto l’anno. La copertura del campo è stata realizzata grazie a un investimento complessivo di 318.000 euro, interamente finanziato dal Comune, con l’obiettivo di sostenere la pratica sportiva e valorizzare gli impianti presenti sul territorio.

La gestione dell’impianto è affidata al Tennis Club Vallesenio, realtà locale che nel 2024 ha rinnovato completamente il proprio direttivo affidando la gestione a un affiatato gruppo di giovani under 30.

L’inaugurazione si è svolta sabato 28 marzo.

Ecco i vincitori del Pavone d’Oro, storico concorso canoro faentino per talenti Under 18 – FOTO

Una vittoria tutta al femminile, quella del 45° Pavone D’Oro, il concorso canoro per talenti under 18 ideato nel 1969 dal prete ‘rock’ don Italo Cavagnini. Ad aggiudicarsi la vittoria al termine della finalissima al teatro Masini di Faenza è stata la diciottenne forlivese Giulia Rossi, che ha sbaragliato i concorrenti con il brano “Canto, anche se sono stonata” di Mina.

A decretarne il successo è stata una giuria tecnica composta da 12 esperti del settore, sotto la presidenza di Christian “Chicco” Capiozzo batterista, compositore e produttore. Il voto della giuria è stato affiancato da quello del pubblico in sala, che ha potuto esprimere la propria preferenza attraverso il voto online.

Giulia, che studia al liceo artistico musicale e Musicale “Canova” di Forlì, ha ricevuto direttamente dalle mani del vescovo, monsignor Mario Toso, e del sindaco Massimo Isola il premio in ceramica della Bottega d’Arte Gaeta.

Ad aggiudicarsi la vittoria per la categoria C è stata la sedicenne faentina Viola Liverani con il brano “Sola” di Nina Zilli. Viola frequenta l’indirizzo linguistico del Torricelli e vorrebbe fare del canto la sua professione. Per la categoria A ha vinto la giovanissima Alice Gorini con il brano “Regalerò un sogno” del Piccolo Coro dell’Antoniano. Nella categoria B, il primo posto è andato a Sofia Bertaccini che ha incantato il pubblico in sala con “I will always love you” di Whitney Huston.

Durante la serata sono stati consegnati anche i tre premi speciali, assegnati dal comitato organizzativo al termine delle semifinali. A Giacomo Gentilini che con soli tre anni è il più giovane concorrente in gara, è andato il premio “Simpatia” intitolato a Maurizio Tramonti. Luca Tezzon si è invece aggiudicato il premio della critica, dallo scorso anno intitolato a Pape Gurioli, mentre il premo “Fedeltà” intitolato a Giancarlo Alboni e Domenico Bendoni è andato a Iacopo Graziani. Premiata anche la classe vincitrice della categoria “Scuole”: è la 2^A della primaria Pirazzini.

Il format della manifestazione si rivelato vincente anche quest’anno: musica al 100% live grazie alla storica band del Pavone d’Oro, ai giovani musicisti di Artistation, ai due cori tra cui quello delle voci bianche (diretto da Daniela Peroni) e quello del Pavone d’Oro. A condurre le serate Enrico Palli, Sandro Bucci, Matteo Violani e Maria Grazia Montefiori. Ha preso parte alla serata anche la Compagnia del Cancello di Faenza.

Un convegno all’Alighieri sul “fine vita”. Tra i relatori anche il filosofo Vito Mancuso

Lunedì 30 marzo, dalle 14.30 alle 18.30, al Teatro Alighieri di Ravenna si terrà il convegno “La cura nel fine vita e la libertà di decidere di sé”, organizzato dall’Ausl della Romagna insieme al Comune di Ravenna, all’Università di Bologna e all’Ordine dei Medici, con il sostegno di alcune associazioni di volontariato del territorio. Fra queste, Fabio Onlus e A.L.I.Ce. Lotta all’Ictus Cerebrale, Alzheimer Ravenna e Ravenna Parkinson, promotrici del polo della disabilità “La Cura in Rete”, un’esperienza concreta di collaborazione e integrazione tra realtà del volontariato impegnate quotidianamente accanto alle persone colpite da demenza e patologie neurodegenerative.

L’obiettivo primario del convegno è offrire alla cittadinanza un’informazione corretta, chiara e approfondita su un tema delicato e spesso oggetto di confusione: il fine vita. Partendo dal quadro normativo attuale, l’incontro intende promuovere una riflessione che unisca competenze giuridiche, etiche, deontologiche e filosofiche.

Interverranno, fra i relatori, il sindaco di Ravenna Alessandro Barattoni e l’assessore alle Politiche sanitarie Roberta Mazzoni, il direttore generale e la direttrice sanitaria dell’Ausl Romagna, Tiziano Carradori e Francesca Bravi, il professor Stefano Canestrari, ordinario del Dipartimento di Scienze giuridiche dell’Università di Bologna, l’arcivescovo di Ravenna-Cervia monsignor Lorenzo Ghizzoni, il teologo e filosofo Vito Mancuso, e Marco Cappato, rappresentante dell’associazione Luca Coscioni, insieme a professionisti sanitari, rappresentanti delle Istituzioni e testimoni diretti.

Attraverso le testimonianze in programma – tra cui quella di Fabio Bazzocchi, paziente affetto da Sla e fondatore di Fabio Onlus – il convegno vuole far emergere la dimensione umana del fine vita, che interpella coscienze, famiglie, medici e istituzioni.

Le associazioni promotrici – si legge in una nota – «rivendicano il principio dell’autodeterminazione, il diritto di ogni persona a essere informata, a esprimere scelte libere e consapevoli riguardo ai trattamenti sanitari, alla pianificazione condivisa delle cure e, più in generale, al proprio percorso di vita e di malattia. Informare significa rendere le persone più consapevoli. E la consapevolezza è il presupposto indispensabile della libertà».

Il convegno ha carattere divulgativo ed è aperto a  professionisti sanitari, studenti, associazioni e cittadini. L’iscrizione è gratuita. Per soci delle associazioni e cittadini è possibile iscriversi telefonando allo 0544 286276 oppure scrivendo a distretto.ra@auslromagna.it.

L’Olimpia Teodora vince anche il derby di Riccione: la Serie A3 è sempre più vicina

L’Olimpia Teodora vince come da pronostico anche il derby di Riccione (3-0 al termine di tre set comunque equilibrati, lasciando le padrone di casa rispettivamente a 23, 21 e 22 punti) e ipoteca di fatto la Serie A3 con la 18esima vittoria su 21 partite. Come noto, infatti, le prime tre squadre di ogni girone della B1 saranno promosse direttamente nel nuovo campionato di serie A: l’Olimpia Teodora a cinque giornate dal termine può vantare un vantaggio di 12 punti sulla quarta, la Pediatrica Bindi, che con una vittoria domenica potrebbe tornare al massimo a -9.

Difficile pensare a un tracollo delle ravennate, finora davvero devastanti. Anche perché la prossima partita al Pala Costa (l’11 aprile) sarà contro Scandicci, penultima. Nel mezzo, però, oltre alla Pasqua, la Final Four di Coppa Italia, che vedrà l’Olimpia Teodora impegnata davanti ai propri tifosi del Pala De André venerdì 3 e (in caso di vittoria) sabato 4 aprile.

Nella giornata di Arezzo-Ascoli, il Ravenna cerca una vittoria in trasferta che manca da 4 mesi

Rush finale per il Ravenna del calcio (terzo in classifica nel girone B del campionato nazionale di Serie C) che domenica sera, 29 marzo (calcio d’inizio alle ore 20.30) sarà a Gubbio nel quartultimo impegno della sua stagione “regolare” (i giallorossi ospiteranno poi il Pineto, andranno a Pontedera e chiuderanno in casa al Benelli contro la Vis Pesaro, prima del turno di riposo dell’ultima giornata, quando avrebbero dovuto affrontare il Rimini, escluso dal campionato). La vittoria in trasferta manca ai giallorossi da quattro mesi (era il 29 novembre quando si imposero 3-0 a Pineto) e non sarà facile nemmeno a Gubbio, contro l’ottava della classe, in piena lotta per i play-off, con il sesto posto a un solo punto (all’andata, al Benelli, finì 1-1).

«Dobbiamo cercare di fare risultato e dare continuità al lavoro – sono le parole alla vigilia di mister Andrea Mandorlini -. Sono molto contento di come si stanno allenando i ragazzi, la squadra sta crescendo». L’idea è quella di continuare a dare minuti anche a chi ha giocato meno o è reduce da un infortunio, per far arrivare tutto il gruppo in forma ai play-off (in caso di arrivo, molto probabile, al terzo posto, il Ravenna scenderà in campo il 10 maggio, tre settimane dopo la partita contro la Vis Pesaro).

Per quanto riguarda gli indisponibili, l’unico assente resta Viola, che dovrebbe rientrare in gruppo dalla prossima settimana. Ritroveranno il campo (dall’inizio o da subentrati) i rientranti Di Marco e Rossetti.

Da sottolineare come questa sia la giornata dello scontro diretto Arezzo-Ascoli (in posticipo lunedì sera): in caso di vittoria, i toscani ipotecherebbero la Serie B e il Ravenna – dovesse a sua volta vincere a Gubbio – potrebbe nuovamente pensare al secondo posto (al momento sono 4 i punti di ritardo dai bianconeri).

Informazioni turistiche con l’intelligenza artificiale grazie al progetto della Pro Loco di Marina di Ravenna

La Pro Loco di Marina di Ravenna annuncia l’avvio del progetto “Scopri Marina di Ra”, un nuovo sistema di informazione turistica basato su intelligenza artificiale, pensato per rafforzare e innovare la comunicazione digitale del territorio. Il progetto nasce con l’obiettivo di offrire a cittadini e visitatori uno strumento sempre disponibile, capace di fornire informazioni aggiornate su eventi, servizi, meteo, trasporti e, più in generale, su tutte le opportunità legate al territorio. L’assistente virtuale, sviluppato a partire da fonti selezionate e condivise con la Pro Loco, sarà dedicato esclusivamente a Marina di Ravenna, con contenuti mirati e contestualizzati. Lo strumento sarà in grado di dialogare con gli utenti in più lingue, adattandosi alle esigenze di un pubblico turistico internazionale, e garantirà un servizio attivo 24 ore su 24, 365 giorni all’anno.

Il percorso si articolerà in più fasi. La prima prevede l’introduzione di una chat integrata nel sito della Pro Loco, attraverso cui gli utenti potranno interagire in forma scritta con l’assistente virtuale. Successivamente, il servizio verrà esteso anche a WhatsApp, per facilitare ulteriormente l’accesso alle informazioni. In una terza fase, l’assistente evolverà in una versione vocale, consentendo un’interazione ancora più diretta e naturale, simile a quella con un operatore umano. Il lancio della prima fase è previsto entro la settimana di Pasqua, con operatività entro il 25 aprile. Le successive implementazioni saranno attivate in vista della stagione turistica estiva, tra la fine di maggio e l’inizio di giugno.

Il progetto “Scopri Marina di Ra” rappresenta un’iniziativa pilota nel panorama delle Pro Loco italiane e si propone come modello replicabile in altri contesti territoriali. È proposto da Giulia Marrapodi ed è oggetto di ricerca in ambito accademico attraverso tutoring e potrà dare luogo a successive pubblicazioni.

Gran finale in A2: al Pala De André arriva la capolista. Capitan Goi da record: 300 presenze con la maglia di Ravenna

Non poteva esserci partita più bella da giocare e da vivere sugli spalti nell’ultima giornata di regular season del campionato di A2 di volley. La Consar Ravenna, quarta in classifica con 52 punti, affronta domani pomeriggio (domenica 29 marzo) alle 18 al Pala De Andrè la capolista Abba Pineto, che di punti ne ha 55, con la certezza del quarto posto ma con la consapevolezza che, vincendo, potrebbe scalare qualche posizione, anche se serve lo scivolone di almeno una delle due formazioni appaiate al secondo posto, ovvero Brescia e Prata, impegnate in trasferta.

Si gioca domani anche per l’accesso alla Supercoppa del 5 aprile, poiché la prima in regular season andrà a sfidare Pineto, vincitrice della Coppa Italia, ma se quest’ultima chiuderà in vetta, a giocarsi il trofeo sarà la seconda classificata.  Ecco perché per tutte e quattro le compagini il turno di domani conta doppio.

Ma a prescindere dai conti a tavolino, già il fatto di essere arrivati a questo punto è un tangibile riscontro della stagione disputata da Goi e compagni, per il terzo anno di fila nel gruppo delle prime quattro. Contro un’Abba reduce da cinque vittorie di fila e andata sempre a punto nel girone di ritorno, a parte il match di Macerata, la squadra di Valentini risponde con una serie aperta di quattro successi consecutivi, cinque negli ultimi sei match disputati, e con un livello di condizione fisica e mentale e di qualità di gioco tornati quelli dei primi due mesi di campionato, quando Ravenna inanellò otto vittorie di seguito.

Il Pala De Andrè potrà essere un fattore determinante per spostare l’ago della bilancia dalla parte di Ravenna. Prevista una bella e colorata cornice di pubblico: saranno presenti i ragazzi e le ragazze del settore giovanile della società che, in occasione delle precedenti gare interne, hanno accompagnato in campo il saluto delle due squadre, e sono attesi oltre cento tifosi da Pineto.

E non poteva esserci finale di campionato più bello per il capitano Riccardo Goi che domani celebrerà le 300 partite con la maglia di Ravenna, il primo giocatore ad arrivare a questo traguardo nella storia della pallavolo maschile cittadina.

La società ravennate ha inoltre deciso di riproporre l’iniziativa di solidarietà “Porta un pupazzo lancialo per un sorriso”, che ottenne un buon successo quando fu lanciata nel periodo natalizio. Come l’altra volta si chiede di portare al Pala De Andrè un pupazzo nuovo o in buono stato e di lanciarlo in campo al momento dell’annuncio da parte dello speaker. Tutti i pupazzi verranno poi raccolti e saranno portati nei giorni successivi ad Agebo (Assistenza genitori e bambini ospedalizzati) che li distribuirà ai piccoli pazienti del reparto di Pediatria dell’ospedale di Ravenna.

La partita sarà trasmessa in diretta in visione gratuita sulla piattaforma Dazn e in differita martedì 31 alle 15 sul canale 78 di Tele Romagna.

Ecco la coalizione di centrosinistra che sostiene il sindaco uscente Isola: tra le novità la lista civica “Faenza Pop”

Se nel 2020 Faenza era stata il laboratorio nazionale del “campo largo” nel centrosinistra (con l’inclusione del Movimento 5 Stelle), la sfida per le amministrative del 24 e 25 maggio 2026 segna un ulteriore passo avanti. Il candidato sindaco Massimo Isola, sindaco uscente, presenta infatti una coalizione ancora più ampia.

Si tratta di una squadra composta da cinque liste. Presenti il Partito Democratico, includendo al proprio interno una rappresentanza del Partito Repubblicano (con l’Edera che non sarà quindi nella scheda); il Movimento 5 Stelle, che conferma l’asse programmatico degli ultimi anni; Faenza Cresce, la lista civica di riferimento per il mondo dell’associazionismo e delle professioni; Fai – Faenza Agisce Insieme, un polo progressista ed ecologista che raggruppa AVS (Alleanza Verdi e Sinistra), Partito Socialista Italiano e i movimenti L’Altra Faenza e Fronte Comune. A completare la coalizione anche la presenza di Faenza Pop – Lista Popolare, una nuova compagine con esperienze civiche, che arricchisce il perimetro della coalizione. Faranno parte dell’alleanza anche Italia Viva e Azione, che stanno definendo in queste ore le modalità tecniche e la configurazione con cui convergeranno all’interno delle liste della coalizione.

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Uno dei manifesti elettorali del centrosinistra con i simboli delle cinque liste della coalizione

«Questo risultato non è frutto del caso – dichiara Massimo Isola – è l’esito naturale della coesione dimostrata dalla maggioranza, che ha guidato la città in questi cinque anni e mezzo. Insieme abbiamo superato avversità senza precedenti, senza mai smettere di investire sulla modernizzazione di Faenza. Oggi il contesto storico ci impone di restare uniti: noi per primi sentiamo la responsabilità di dare l’esempio con una proposta politica compatta e autorevole».

I punti principali del programma, in fase di costruzione, sono: «Ricostruzione e Sicurezza – si legge nella nota inviata alla stampa -, con priorità assoluta al postalluvione e agli interventi strutturali per la riduzione del rischio idrogeologico; Sanità e Welfare, che oltre al completamento della nuova Casa della Salute, avranno l’obiettivo di riorganizzare la sanità territoriale in sinergia con l’Ausl, per rispondere con efficacia
all’invecchiamento della popolazione; Pnrr e Sviluppo: si vogliono “Dare contenuti ai contenitori”, trasformando gli investimenti strutturali in servizi per i cittadini; Sostenibilità e Mobilità, con la conferma della linea “green”, a partire dal trasporto pubblico urbano gratuito e investimenti sulla mobilità dolce. A livello di Sicurezza e Turismo, si vuole il potenziamento della sicurezza urbana e consolidamento della
promozione turistica, che sta già registrando numeri record. Si punta molto anche su Casa e Giovani, in particolare su nuove politiche abitative, sostegno alla formazione e potenziamento delle infrastrutture per le nuove generazioni».

«Chi chiede la riconferma dopo il primo mandato – conclude Isola – lo fa con la consapevolezza di un bilancio positivo, ma anche con il desiderio di completare i progetti avviati e introdurre elementi di forte innovazione. Sono pronto a questa sfida, forte di una coalizione determinata, giovane e con una grande voglia di fare e molto da dare. Perché il futuro non si aspetta, si costruisce».

Felice Nittolo e Jessica Ferro si confrontano in Mirabilia

Assecondando una programmazione che propone giovani artisti a confronto col lavoro di Felice Nittolo – mosaicista, artista e responsabile dello spazio espositivo della niArt Gallery di Ravenna – si è da poco inaugurata nello spazio una nuova mostra che propone un’opera del maestro in dialogo con vari lavori di Jessica Ferro (1992).

Mirabilia, questo il titolo della mostra a cura di Giorgia Bergantin, parte dall’idea di presentarsi come una wunderkammer antica che esponeva oggetti naturali diversi provenienti dai regni minerali, vegetali e animali per affascinare gli spettatori e fornire esempi a cui gli artisti del tempo potevano ispirarsi. In pratica, l’idea ripercorre le linee che accomunano tanti scienziati e collezionisti a partire dal Cinquecento – come Ulisse Aldrovandi di Bologna – che riunivano a scopo di studio, ma non di meno di stupore collettivo, scheletri di pesci, uova di struzzo, erbari, gemme e pietre, disegni e creature mummificate nate con abnormità, senza disdegnare animali inesistenti o del tutto fantastici.

Entrando quindi in mostra con questo preambolo si nota come esista un dialogo formale fra la piccola serie Vulva, eseguita da Nittolo nel 2008, con la selezione dei lavori di Ferro, una giovane artista di talento il cui lavoro ha già ottenuto riconoscimenti sia in Italia che all’estero. La serie di Nittolo si compone di piccole teche in cui vengono esposti piccoli esemplari in materiale refrattario in cui la forma naturale dei sessi femminili si dispone come un repertorio archeologico. Lontano da suscitare afflati erotici, i manufatti si allineano come resti anatomici, disponibili allo sguardo con la loro eleganza e perfezione formale. I riccioli di colore ocra possono interdersi come microstrutture anatomiche ma anche come forme nate dalla terra, impastate dalle mani del creatore, pensate come metafore di una matrice creativa primaria.

Le opere entrano in un equilibrato dialogo formale con i lavori di Ferro proprio per la volontà condivisa di analisi, di amore per il dettaglio e la scelta di politezza formale. I temi trattati invece divaricano, perchè Jessica si ispira soprattutto al mondo naturale, alle forme degli insetti, a quelle delle svariate e molteplici speci vegetali o delle classi più dimenticate dei molluschi e dei fossili. Fin da piccola, l’artista manifesta una propensione spiccata per l’arte e dopo gli studi artistici a Bologna, ritorna nei paesaggi del Polesine traendo forti suggestioni da un paesaggio apparentemente calmo, dove la vita non è mai esplosiva ma cantilena la sua cadenza sommessa. Quello che appare vuoto è al contrario ricchissimo di vita, se mai piccola, non appariscente.

L’abitudine ad analizzare i dettagli, le forme più piccole e dimenticate, o almeno meno osservate, la conduce a puntare l’attenzione alle piccole dimensioni di mosche, farfalle, cicale, fossili e piante. Ne vengono indagate le morfologie che si sottopongono a griglie di estrazione di particolari, di processi astrattivi, estensioni dimensionali, ripetizioni o ribaltamenti formali: non si tratta quindi di una replica realista di ciò che viene osservato in natura, quanto di una interpretazione estrattiva di particolari o di interi, processati a livello tecnico e immaginativo. Non a caso l’artista parla di defigurazioni, di apparizioni e sparizioni di figure che giungono al risultato di apparire enigmatiche.

Succede così che gli elementi analizzati – come nel caso delle foglie della bellissima Asteroidea, una pianta dai fiori quasi conturbanti per bellezza – si sottopongono a una ricreazione grafica: può succedere che rimanga l’idea complessiva dell’intero ma anche che ne vengano derivati alcuni particolari. Tutto comunque passa attraverso una griglia creativa ben assestata che dispone gli elementi con grande equilibrio estetico, quasi grafico, utilizzando colori spesso di derivazione naturale.

Caffè o estratti vegetali costituiscono la palette utilizzata da Ferro, che espropia il processo di riproduzione da effetti realistici per giungere a nuovi territori del visibile. Si accentuano così le declinazioni decorative che possiedono le ali di una cicala, le protuberanze di una pianta, i reticoli inquietanti di una falena notturna: le forme ricreate paradossalmente si allontanano dalla fisicità di questi reperti ma allo stesso tempo riconducono alla realtà – e alla bellezza – di questi organismi. L’oscillazione fra vicinanza e allontanamento viene accentuata anche dalla scelta dei supporti – carta di riso, carta oleata o intelaiata –, dagli allestimenti, così come dalle tecniche che Ferro utilizza: la calcografia, le incisioni a rilievo ma anche sperimentazioni con gipsografia e plexigrafia. Tecniche che invece di replicare il visibile portano a esecuzioni raffinate e uniche, realizzate tramite un vero e proprio rituale che procede per gradi.

“Mirabilia”. Jessica Ferro, Felice Nittolo
Fino al 9 maggio – Ravenna, niArt Gallery, via Anastagi 4A/6
Orari: ve 17-19; sa 10.30-12.30 e 17/19
Ingresso libero – per appuntamenti: 338 2791174 oppure mail a niartgalleryravenna@gmail.com

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