lunedì
16 Marzo 2026

Finge di avere un coltello e rapina un 15enne in stazione, 18enne rintracciato in un garage e arrestato

Un 15enne è stato rapinato nel sottopasso della stazione ferroviaria di Ravenna nel pomeriggio del 24 gennaio. Poco dopo i carabinieri hanno arrestato il presunto responsabile: si tratta di un 18enne tunisino senza fissa dimora rintracciato in un garage della zona, grazie al Gps del telefonino rubato, e trovato in possesso della refurtiva. Fingendo di avere un coltello si era fatto consegnare il denaro contante, lo smartphone, un giubbino e un paio di guanti di una nota marca.

Il rapinatore aveva inoltre costretto il 15enne a chiamare un amico per farsi portare altri soldi. Il ragazzo contattato dalla vittima ha allertato il 112 e diverse pattuglie della sezione radiomobile dei carabinieri sono intervenute sul posto per raccogliere informazioni e avviare le ricerche del rapinatore.

Questa mattina, 26 gennaio, il giudice del tribunale di Ravenna ha convalidato il suo arresto e disposto la custodia cautelare in carcere.

Ignora l’alt, fermato dopo un breve inseguimento: aveva la patente sospesa, 2.500 euro di multa

Ha ignorato l’alt della polizia locale, tentando la fuga in viale Santi Baldini, in centro a Ravenna. Fuga terminata però in via di Roma, dopo un breve inseguimento.

Dagli accertamenti della pattuglia della polizia locale, è emerso che l’uomo alla guida, un ravennate di 40 anni, aveva la patente sospesa a tempo indeterminato. Al trasgressore sono state contestate quindi diverse violazioni previste dal Codice della Strada, per un totale complessivo di circa 2.500 euro di multa. Oltre al fermo del veicolo.

A Cervia sciolto il consiglio comunale e nominato il commissario

Il presidente del consiglio comunale di Cervia, Samuele De Luca, ha consegnato, poco prima delle 9 di oggi (26 gennaio), all’ufficio Protocollo del Comune, copia delle dimissioni contestuali dei nove consiglieri di maggioranza (su un totale di 16). La comunicazione è stata inviata alla segretaria generale del sindaco Mattia Missiroli e, per conoscenza, alla prefettura.

Si sono pertanto verificate le condizioni previste dal Testo Unico delle leggi sull’ordinamento degli Enti Locali, che prevede lo scioglimento del consiglio comunale con contestuale nomina di un commissario per la provvisoria gestione dell’ente.

«In considerazione dell’urgente necessità di assicurare il normale funzionamento del Comune», il prefetto di Ravenna Raffaele Ricciardi ha disposto la sospensione del consiglio comunale e ha contestualmente nominato il prefetto in quiescenza Michele Formiglio (ultimo incarico per Verbano Cusio Ossola fino all’anno scorso) commissario prefettizio, con i poteri e le competenze di consiglio, giunta e sindaco.

Come noto, le dimissioni sono arrivate poche ore dopo l’annuncio del sindaco Missiroli – indagato per maltrattamenti ai danni della moglie – di ritirare le proprie.

Una parata in centro per festeggiare i primi dieci anni della libreria “Momo”

In occasione dei suoi primi dieci anni di attività, la libreria per ragazzi Momo di via Mazzini, in centro a Ravenna, organizza, in collaborazione con il Mar, La cartapesta dei bambini, laboratorio per realizzare maschere di cartapesta della durata di cinque incontri, volto a produrre maschere e costumi per una parata cittadina che si terrà sabato 7 marzo per le vie del centro. La parata è un modo per festeggiare con tutti i cittadini i due lustri di Momo, una restituzione colorata e allegra di questi anni di lavoro per e con i bambini e le loro famiglie. Una festa della comunità di lettori che si è creata attorno alla libreria.

Il laboratorio (rivolto a bambini dai 7 ai 12 anni) è inserito nel programma de “Il Mar dei piccoli” e si terrà al museo nei giorni 3, 5, 10, 12 e 17 febbraio, dalle 16.45 alle 18 (il costo di partecipazione è di 65 euro, non è possibile iscriversi a un singolo incontro) e vedrà protagonista Marta Tasselli, artista e designer del verde, che collabora già da alcuni anni con il festival di Cotignola “Cotignork”.

Info: 0544-202813 o libreriaperragazzimomo@gmail.com.

Ruba le sigarette a un passante e lo colpisce con un pezzo di ghiaccio: minorenne denunciato per rapina

Un minorenne è stato denunciato dai carabinieri a Castel Bolognese per aver rapinato un pacchetto di sigarette a un 26enne per strada.

Secondo quanto riferito dall’Arma in un comunicato, il 26enne sarebbe stato avvicinato da un gruppo di ragazzi mentre stava fumando una sigaretta. Uno di loro avrebbe preteso di averne una e, di fronte al rifiuto, la richiesta si sarebbe trasformata in un’aggressione con minacce. Il ragazzino avrebbe quindi afferrato con forza il pacchetto di sigarette che la vittima aveva in mano, sottraendoglielo, e si sarebbe poi allontanato. Nella fase finale dell’episodio, avrebbe anche colpito il 26enne alla testa con un pezzo di ghiaccio raccolto da terra.

I carabinieri hanno individuato il presunto responsabile grazie agli elementi raccolti: trattandosi di un minorenne, non vengono diffuse generalità o dettagli utili all’identificazione.

Ecco il nuovo direttore artistico della stagione d’opera e danza del teatro Alighieri, scelto tra oltre 50 candidati

Emanuele Masi è il nuovo direttore artistico della stagione d’opera e danza del teatro Alighieri di Ravenna per il triennio 2026-28. Masi raccoglie il testimone di Angelo Nicastro, che è stato direttore per quasi trent’anni (qui la nostra intervista di fine mandato). L’assegnazione dell’incarico conclude il percorso iniziato a ottobre con la pubblicazione dell’Avviso finalizzato alla raccolta di manifestazioni d’interesse. Sono state oltre cinquanta le candidature pervenute da tutt’Italia, confermando la considerazione di cui gode il Teatro Alighieri, forte di un’attività produttiva che ne ha fatto un punto di riferimento per lo spettacolo dal vivo in Emilia-Romagna e in Italia.

Emanuele Masi si è diplomato al Conservatorio di Trento, sua città natale, e all’Accademia Pianistica Internazionale di Imola. Dopo esperienze in orchestra e in direzione di scena, dal 2005 al 2015 ha lavorato per la Fondazione Teatro Comunale di Bolzano, prima come segretario artistico e poi come direttore artistico; risale a questo periodo il riconoscimento per il Comunale a teatro di tradizione da parte del Ministero della Cultura. Nel 2015 si è trasferito alla Fondazione Orchestra Haydn di Bolzano e Trento per accompagnarne l’avvio dell’attività d’opera. Dal 2013 al 2024 è stato direttore artistico del Festival internazionale Bolzano Danza; dal 2021 al 2025 è stato consulente artistico della Fondazione Musica per Roma, ente gestore dell’Auditorium Parco della Musica, e direttore artistico del Festival Equilibrio. Ha concepito progetti digitali e percorsi didattici (come “Opera4u”, dedicato all’opera contemporanea e Premio Abbati 2011) e ricevuto il Premio Danza&Danza per “EDEN – danza per un solo spettatore” come migliore proposta originale ideata durante la pandemia. Tra gli altri, ha curato progetti di opera, musica e danza in luoghi non convenzionali e in siti di alto valore, dalla Reggia di Caserta al Guggenheim di Venezia fino alle vette delle Dolomiti. È attualmente vicedirettore della Fondazione Haydn di Bolzano e consulente del Teatro Ristori di Verona.

«Sono profondamente riconoscente al presidente e al Consiglio di amministrazione della Fondazione Ravenna Manifestazioni per la fiducia accordatami – sottolinea Emanuele Masi –. Per me è un onore raccogliere il testimone dal maestro Angelo Nicastro, di cui ho sempre stimato la competenza, lo stile e la passione. Ravenna è una città che frequento professionalmente da oltre quindici anni: nel tempo ho collaborato con il Teatro Alighieri alla coproduzione di diverse opere liriche – a partire da un ormai lontano Fidelio – e con la Vetrina della danza Anticorpi all’interno del Festival Ammutinamenti».

«Opera e danza mi trovano ugualmente a mio agio, perché il mio approccio è culturale, prima che artistico – dichiara Masi –. Linguaggi, generi e repertori mi interessano come strumenti per realizzare obiettivi di partecipazione del pubblico e di sviluppo di una comunità. Nel suo essere al contempo luogo dal patrimonio storico inestimabile e fervente laboratorio sociale, sento Ravenna affine al mio approccio e al mio doppio profilo di manager culturale e di creativo, costantemente orientato alla sintesi tra poli opposti: eccellenza artistica e processi di partecipazione, repertorio tradizionale ed espressione contemporanea, dinamiche territoriali e proiezione europea».

«Siamo felici – dichiara il presidente di Ravenna Manifestazioni, il sindaco Alessandro Barattoni – di dare il benvenuto al nuovo direttore, Emanuele Masi, che si è distinto sulle oltre cinquanta candidature pervenute nel percorso aperto condiviso da tutto il CdA grazie ad un curriculum di livello e capace di dar prova di esperienze diverse, sinonimo di una vivacità culturale che rappresenterà un sicuro arricchimento per la Stagione e per la città stessa. Masi raccoglierà il testimone di Angelo Nicastro, stimato professionista che ringrazio a nome mio e di Ravenna per la preziosa visione che ha saputo regalarci in quasi trent’anni di direzione artistica».

Doppia data per “Macbeth”, l’opera che inaugura la nuova stagione del Teatro Alighieri

Come l’Edipo del mito greco, che si affanna per allontanare una sorte finendo tragicamente per compierla, anche Macbeth e Lady vorrebbero affrettare o modificare un destino – immutabile – che è già stato predisposto per loro”: con queste parole il regista Fabio Ceresa descrive la costante tensione fra ordine dell’universo e volontà umana che nella sua visione domina il Macbeth di Verdi, con cui si apre la nuova Stagione d’Opera del Teatro Alighieri di Ravenna. Venerdì 30 gennaio alle 20 e domenica 1 febbraio alle 15.30, torna in scena all’Alighieri il primo dei titoli con cui Verdi si misurò con l’ammiratissimo “papà” Shakespeare (su libretto di Francesco Maria Piave e Andrea Maffei), inaugurando un dialogo che avrebbe segnato profondamente la sua carriera. In scena, Macbeth e Lady Macbeth sono rispettivamente Franco Vassallo e Marily Santoro; Roberto Scandiuzzi si cala nei panni di Banco, Erica Cortese interpreta la dama della Lady, Matteo Falcier e Francesco Pittari sono rispettivamente Macduff e Malcolm. Alin Anca si divide fra il medico, un domestico, il sicario e un araldo. Giuseppe Finzi dirige l’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini, mentre il Coro Lirico di Modena è preparato da Giovanni Farina. Le apparizioni sono Leonardo Cavezzali e Aldo Minguzzi, solisti del Coro di Voci bianche Ludus Vocalis e Scuola Novello preparati da Elisabetta Agostini, e in scena c’è anche la compagnia di danza Fattoria Vittadini. La regia di Fabio Ceresa può contare sulle scene di Tiziano Santi, i costumi di Giuseppe Palella e le coreografie di Mattia Agatiello. La coproduzione vede l’Alighieri accanto ai teatri di Pisa, Rimini, Genova, Modena, Livorno, Reggio Emilia e Ferrara.

Giovedì 29 gennaio, alle 18, il Salone Nobile di Palazzo Rasponi (Piazza Kennedy) accoglie il primo degli appuntamenti Prima dell’opera, il percorso di incontri a ingresso libero dedicati ai titoli in cartellone; in questo caso la riflessione è guidata da Carla Moreni, critico musicale del Sole24Ore e docente di Storia del teatro al Conservatorio di Milano.

«Verso di noi il proscenio, la realtà materiale dove si muovono personaggi. In fondo alla scena, la dimensione sottile dove esistono le cose che non sono ancora e quelle che non sono più – racconta Fabio Ceresa nelle note di regia – A collegare questi due piani, un percorso astratto composto da cornici concentriche: il varco tra i due universi che percorriamo alla nascita ed alla morte. Lungi dall’essere due mondi distinti, questi due spazi si compenetrano costantemente, perché quello che accade al di qua non è che un riflesso di ciò che si decide al di là. Non c’è morale, non c’è psicologia, ma solo una danza di forze che attraversano il buio e la luce. In contrasto con l’asciutta geometricità della scena, che è ridotta a pura struttura e linea, i costumi incarnano la dimensione sacra e vertiginosa del mito. Il mondo geometrico e rigoroso delle cornici quadrate trova così un controcanto di opulenza sacra, come se l’universo stesso, nel momento in cui si manifesta, non potesse che farlo con un’immagine di tragica bellezza».

La nuova Stagione ha offerto l’opportunità di rinnovare l’incontro fra spettacolo dal vivo e arti visive, nel segno della nuova generazione di artisti che si stanno formando nella nostra città. A caratterizzare i materiali promozionali sono l’Hermaphroditus (2011) del mosaicista Giuliano Babini e i ritratti fotografici di tre studentesse del Conservatorio G. Verdi – ovvero Clara Civenni, Alexsandra Pickard e Vera Della Scala – che hanno indossato i costumi realizzati da Alessandra Landini, Francesca Fantoni e Federica Sabbatani per il corso di Decorazione di Graziano Spinosi all’Accademia di Belle Arti, calandosi idealmente nei panni delle tre donne protagoniste dei titoli in cartellone: Lady Macbeth, Isabella e Carmen.

Il percorso Opera continuerà con i nuovi allestimenti de L’italiana in Algeri (13, 15 marzo) e di Carmen (24, 26 aprile). Mentre la regia di queste produzioni è firmata rispettivamente da Fabio Cherstich e Stefano Vizioli, in buca c’è sempre l’Orchestra dell’Emilia Romagna Arturo Toscanini, diretta da Alessandro Cadario in Rossini e Audrey Saint-Gil in Bizet.

Info e prevendite: Biglietteria Teatro Alighieri – tel. 0544 249244 – www.teatroalighieri.org 
Biglietti da 15 a 45 Euro Under 18: 5 Euro
Con l’app gratuita Lyri sottotitoli e trama del libretto sono disponibili in diretta su smartphone, in italiano e inglese

Ravenna vince un altro derby al Pala Costa. Torna alla vittoria anche Faenza

Nella 23ª giornata di Serie B Nazionale l’OraSì Ravenna conquista un’altra grande vittoria davanti al proprio pubblico superando la Virtus Imola con il punteggio di 88-69. Secondo derby consecutivo al PalaCosta e altra prova di forza per i giallorossi, che confermano l’ottimo momento di forma e conducono la partita per tutti i quaranta minuti.

Ravenna è ora nona in classifica nel girone B, in zona “play in”.

Tabellino
Primo quarto: 23-13; Secondo quarto: 25-16; Terzo quarto: 17-19; Quarto quarto: 23-21. FINALE: 88-69
OraSì Basket Ravenna
Naoni 16, Feliciangeli 7, Morena 4, Ghigo 8, Paolin 2, Jakstas 17, Paiano 2, Dron 13, Cena 19, Catenelli 0, Saviotti 0, Brigato (n.e).
Virtus Imola
Ricci 2, Stankevicius 16, Mazzoni 4, Errede 0, Tambwe 9, Melchiorri 13, Metsla 2, Giorgi 15, Sanviti 0, Pollini 8, Cosma (n.e), Santandrea (n.e).

TORNA ALLA VITTORIA ANCHE FAENZA

Finisce con la tripla di Santiangeli che infiamma il PalaCattani e regala alla Tema Sinergie la prima vittoria del 2026. Un successo fortemente voluto e arrivato con una prestazione del collettivo, come dimostrano i cinque uomini andati in doppia cifra. La gara dei Raggisolaris si può dividere in due parti: il primo quarto, dove una manovra troppo contratta porta a segnare soltanto 12 punti, e i restanti trenta minuti, dove i giocatori giocano in maniera più ‘spensierata’ la loro pallacanestro, costruendo ottime azioni e difendendo con aggressività.

Faenza ora è ottava in classifica nel girone B, in corsa per i playoff.

Tabellino
Tema Sinergie Faenza 82 Solbat Piombino 74 (12-21; 37-38; 65-54)
TEMA SINERGIE FAENZA: Camparevic ne, Bianchi ne, Rinaldin 9, Mbacke 3, Vettori 12, Van Ounsem 16, Romano 11, Longo, Fragonara 13, Aromando ne, Santiangeli 14, Fumagalli 4. All.: Pansa
SOLBAT PIOMBINO: Buffo ne, Forti 2, Carnevale 9, Menconi 2, Ammannato 9, Giunta 6, Pipitone ne, Fabiani 8, Raivio 17, Ferraresi 13, Campori 8. All.: Bianchi Arbitri: Mammola – De Rico – Colussi Note. Tiri da 2: Faenza: 13/35, Piombino: 22/42; Tiri da 3: Faenza: 10/26, Piombino: 7/22; Tiri liberi: Faenza: 26/29, Piombino: 9/11; Rimbalzi totali: Faenza: 37, Piombino: 36
Uscito per falli: Fabiani.

 

Il giudice: «La riforma Nordio indebolisce l’autonomia dei magistrati»

«In questa riforma della giustizia vedo il rischio di una maggiore ingerenza delle maggioranze di governo sulla magistratura. Il timore di sanzioni disciplinari potrebbe portare un magistrato a fare un passo indietro di fronte a un procedimento che investa interessi intoccabili, magari presidiati da forze politiche un po’ belligeranti». Sono le parole di Paolo Gilotta, giudice civile ordinario in tribunale a Ravenna, per spiegare la sua adesione al comitato per il No al prossimo referendum costituzionale.

Nato in Sicilia, dal 2018 Gilotta è al tribunale di Ravenna (di cui il padre Bruno è stato presidente dal 2008 al 2017) e da un anno componente della struttura regionale dell’Associazione nazionale magistrati (Anm).

«Non temo una svolta autoritaria immediata– ci tiene a precisare il giudice –, però credo che l’effetto complessivo sia un indebolimento dello strumento di tutela dell’indipendenza della magistratura. Al cittadino sembrerà che non cambi nulla perché avrà sempre di fronte un pm e un giudice, ma nelle vicende più delicate il denunciante o la parte potrebbe trovarsi un magistrato meno sicuro di portare avanti l’indagine o pronunciare una certa sentenza. Mi auguro non sia così per la fiducia che ho nei colleghi».

I timori di Gilotta sono legati alla composizione dei nuovi Csm previsti dalla riforma proposta dal ministro Carlo Nordio. In particolare, per la figura dei membri laici che saranno sorteggiati da un elenco di figure professionali competenti composto dal Parlamento: «Saranno un terzo del totale, ma rischiamo che si tratti di una componente minoritaria con la spilletta del partito sulla giacca, molto attrezzata, investita di mandati specifici e con un compito di indirizzo. La parte maggioritaria dei togati, invece, verrà sorteggiata dai novemila magistrati in servizio in Italia e, per quanto professionalmente capace, sarà senz’altro disunita e caotica».

Di fatto la categoria non avrà diritto di voto nella scelta dei membri del proprio organo di vertice: «Non accade per nessun altro ordine in Italia. Mi pare una soluzione eccessiva, talmente eccessiva da farmi sospettare che non sia stata pensata per eliminare le correnti dall’organo di governo autonomo ma, appunto, per indebolirlo».

La situazione attuale, che arriva dal criterio scelto dai padri costituenti, prevede la composizione per elezione, lo scenario post riforma sarebbe il sorteggio completo: «Forse c’era margine per una via di mezzo. Magari lasciare alla magistratura la possibilità di eleggere i componenti di un elenco più ristretto da cui poi estrarre i nomi effettivi. Credo sarebbe stato un punto di compromesso sicuramente più accettabile».

Però Gilotta non indossa i panni del difensore della categoria a tutti i costi: «Ho un orientamento molto critico nei confronti del modo in cui la magistratura ha governato se stessa nel recente passato. Con lo scandalo Palamara credo si sia toccato il punto più basso. Ma al tempo stesso considero un valore il pluralismo giudiziario espresso dai gruppi associativi e inquietanti alcuni tentativi di vera e propria intimidazione o ritorsione, taluni pervenuti dall’interno del Csm, contro singoli magistrati o interi tribunali all’indomani di decisioni sgradite. Penso alla conferma degli arresti domiciliari a Giovanni Toti da parte del tribunale del Riesame di Genova, quando si disse che i giudici avevano usato un linguaggio troppo duro; penso al caso Artem Uss; penso al recente caso Lo Voi. Persino nella vicenda della famiglia del bosco si è invocato del tutto impropriamente l’intervento disciplinare».

I sostenitori del Sì al referendum citano, tra i pregi della riforma, la divisione delle carriere tra giudici e pm. «Si dice che finora è stato come se l’arbitro e i giocatori di una squadra abbiano condiviso lo spogliatoio – riflette Gilotta –. Ma nessuno sottolinea che i giocatori dell’altra squadra, gli avvocati, hanno il privilegio di giocare la partita e poi andare a fare le regole del gioco in Parlamento; non solo: possono e potranno pure continuare a sedere tanto nello spogliatoio dei giudici, quanto in quello dei pm. Nulla contro gli avvocati, ne faccio una questione di coerenza logica e sistematica: perché il rischio di contaminazione dell’attività giudiziaria per ragioni di carriera deve riguardare solo il rapporto giudice-pm e non anche quello giudice-avvocato?».

Un’ulteriore considerazione sul tema della terzietà: «Se si trattasse davvero di un problema ordinamentale perché si dice che non può esservi terzietà finché il giudice appartiene alla stessa struttura professionale di una delle parti, dovremmo dichiarare l’incostituzionalità della giurisdizione onoraria e probabilmente pure di tutte le figure ausiliarie di giustizia incarnate da avvocati come il delegato alle vendite».

A chi teme eccessiva vicinanza tra magistrati inquirenti e magistrati giudicanti, Gilotta replica così: «La carriera di un magistrato non si decide tra colleghi dello stesso tribunale. I rapporti di vicinanza o amicali non dipendono, del resto, dalle carriere o dalle correnti, ma dal fatto che un pugno di professionisti condivide per 10 anni le stesse aule, mentre assiste all’avvicendarsi di centinaia di avvocati diversi. Con alcuni dei quali, peraltro, stringe i medesimi rapporti di vicinanza o amicizia. E in ogni caso la soluzione, se il problema esiste, non credo che debba rintracciarsi nell’abbassare il pm al livello dell’avvocato, quanto nell’elevare quest’ultimo verso la magistratura. Tutti a invocare l’Inghilterra quale modello ispiratore del giusto processo, ma nessuno che citi mai la figura del barrister». Il riferimento è all’avvocato specializzato nella rappresentanza legale in giudizio, specialmente nelle corti superiori, che lavora spesso in modo autonomo e fornisce consulenza legale specialistica, distinguendosi dal solicitor che ha un contatto diretto con il cliente e si occupa degli aspetti stragiudiziali.

Aveva bevuto alcolici, ma era consenziente: non fu violenza sessuale

Dopo aver bevuto molto in un locale con amici, una 18enne aveva avuto un rapporto sessuale con un ragazzo con cui aveva passato la serata mentre un amico del primo li filmava con il telefonino. La giustizia ha stabilito che non fu violenza sessuale di gruppo perché la giovane, anche se aveva bevuto, era consenziente. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell’accusa contro l’assoluzione e la sentenza sul caso avvenuto a Ravenna nel 2017 è diventata definitiva pochi giorni fa perché non costituisce reato, come riportato dal quotidiano Il Resto del Carlino.

L’assoluzione era arrivata già in primo grado e la corte d’appello di Bologna aveva confermato. A suo tempo sulla base dei video girati in quei momenti e dei ricordi della ragazza, due differenti giudici avevano deciso per la custodia cautelare in carcere dei sospettati, misure poi annullate dal tribunale della Libertà.

I due imputati, oggi di 36 e 35 anni, entrambi di origine straniera, un ex calciatore del Ravenna e un commerciante di auto usate, dovevano rispondere di violenza sessuale di gruppo e per induzione con abuso delle condizioni della ragazza, all’epoca 18enne, la quale aveva bevuto vino e superalcolici.

Secondo l’accusa, la ragazza era stata stuprata e filmata in un appartamento di Ravenna nel quale nell’ottobre 2017 era stata accompagnata a spalla dopo una serata in un locale durante la quale aveva bevuto molto.

Alla Classense una mostra dedicata a Wolfango, il pittore bolognese di Pinocchio

Nel bicentenario della nascita di Carlo Collodi, creatore di Pinocchio, la biblioteca Classense di Ravenna ospita una mostra dedicata al pittore Wolfango Peretti Poggi (1926–2017), per valorizzare il bolognese nel suo ruolo di illustratore del celebre burattino di legno, personaggio al quale Wolfango era appassionato dalla più tenera infanzia.

Venerdì 30 gennaio alle 17.30, alla Manica Lunga della Biblioteca Classense, inaugura “Il Pinocchio di Wolfango”, a cura di Sebastiana Nobili e Alighiera Peretti Poggi. L’esposizione è aperta fino al 4 aprile (da martedì a venerdì 15-18.30, sabato 10-13 e 15-18.30, ingresso libero) e si inserisce nella ricca rassegna di eventi intitolata “Wolfango 100-100 Wolfango”, che si sviluppa lungo l’intero arco del 2026, centenario della nascita del pittore, in varie città dell’Emilia-Romagna.

L’artista dà vita a un Pinocchio dalla presenza fisica intensa e irrequieta, costruito attraverso cromie accese, contrasti luminosi e deformazioni cariche di tensione, capaci di trasformare ogni immagine in una vera e propria scena di teatro interiore.

In mostra saranno presenti alcune tavole originali realizzate da Wolfango tra il 1961 e il 1980 e che confluirono in una prestigiosa edizione fuori commercio Le avventure di Pinocchio (Banca Popolare dell’Etruria, 1980). Per firmare le illustrazioni il Maestro scelse lo pseudonimo di Golpe; le opere esposte sono accompagnate da disegni preparatori e bozzetti che ne documentano il processo creativo.

Il percorso espositivo permette inoltre di scoprire un Pinocchio del tutto originale, definito dallo stesso Wolfango “il Pinocchio che la sa lunga” che si interfaccia con personaggi della letteratura, della mitologia e del fumetto. Queste creazioni, eseguite su carta da macellaio tra il 2014 e il 2016 sono siglate dall’autore “post ictum”, poiché realizzate dopo un ictus che colpì il Maestro, nel 2014, a 88 anni, senza intaccarne le facoltà intellettuali e artistiche. Si tratta di opere inedite, che costituiscono l’ultimo lavoro del pittore e che escono per la prima volta dalla casa-studio di Bologna, riconosciuta tra le Case e Studi delle Persone Illustri della Regione Emilia-Romagna.

La mostra beneficia del patrocinio della Regione e della Fondazione nazionale Carlo Collodi ed è realizzata in collaborazione con il dipartimento di Beni Culturali dell’Alma Mater Studiorum Università di Bologna e con la sponsorizzazione del Gruppo Coswell.

Gattile: 1.287 mici accolti nel 2025 e 422 adozioni. Enpa promuove la sterilizzazione

Nel 2025 l’infermeria felina di Bizzuno ha accolto 1.287 gatti: si registrano 141 gatti abbandonati in meno sul territorio e nelle colonie rispetto al 2024. È aumentato il numero degli interventi di sterilizzazione, che ha raggiunto quota 781. Sono i numeri del gattile gestite dall’Enpa.

I 1.287 gatti entrati hanno totalizzato 7.575 giorni di ricovero. Sono stati 28 i gatti accolti a seguito di incidenti stradali: nella quasi totalità dei casi si trattava di animali non sterilizzati e privi di proprietario. Enpa ricorda che i gatti non castrati sono più inclini a vagare e quindi maggiormente esposti al rischio di investimento.

Tra le uscite si segnalano 422 adozioni, un risultato significativo reso possibile in gran parte dal lavoro instancabile delle balie, che con enormi sacrifici si sostituiscono alle madri, allattando i piccoli ogni due o tre ore. L’obiettivo di Enpa è promuovere adozioni consapevoli, per prevenire abbandoni futuri spesso legati a aspettative errate o a una scarsa informazione iniziale: «Adottare un gatto – sottolinea una nota dell’associaizone animalista – significa assumersi una responsabilità a lungo termine: un gatto può vivere 15–20 anni e necessita di sterilizzazione, cure veterinarie e attenzioni costanti».

Sono stati infine 23 i gatti restituiti ai proprietari. «Rimane purtroppo ancora poco diffusa l’abitudine di applicare il microchip, strumento fondamentale che consentirebbe una rapida identificazione del proprietario e un più veloce ricongiungimento».

Marianna Gianstefani, presidente dell’Enpa di Lugo, commenta il bilancio dell’attività 2025: «Questi numeri possono rappresentare, dopo anni, un primo segnale di inversione di tendenza, frutto dell’importanza fondamentale della sterilizzazione. Meno nascite significano meno sofferenza e, soprattutto, meno abbandoni sul territorio. Risultati di questo tipo sono possibili solo grazie all’impegno quotidiano dei volontari, che catturano gatti randagi per sterilizzarli, prevenendo gravi problemi sociali legati al sovrannumero della popolazione felina. Tutto questo lavoro è possibile solo grazie ai volontari, persone che amano i gatti e che ogni giorno si dedicano a salvataggi, catture, cure, adozioni e a tutte le attività indispensabili per la tutela degli animali. È una vita fatta di sacrifici, ma ciò che restituisce a livello umano è semplicemente impagabile».

L’Enpa ribadisce con forza l’importanza della sterilizzazione non solo come strumento di controllo delle nascite, ma anche come fondamentale misura di prevenzione sanitaria: riduce nelle femmine il rischio di tumori mammari e previene la piometra, infezione uterina potenzialmente letale; nei maschi diminuisce l’incidenza di patologie legate a prostata e testicoli e riduce la diffusione di malattie trasmissibili come Fiv e Felv, spesso contratte durante lotte o accoppiamenti. Non meno rilevanti sono gli effetti comportamentali: meno fughe (e quindi meno incidenti stradali), minore aggressività e riduzione delle marcature urinarie.

Nel corso dell’ultimo non sono mancate scene inaccettabili: «Cuccioli abbandonati e lasciati agonizzare all’interno di scatoloni, gettati lungo le strade o nei cassonetti delle campagne di Massa Lombarda e Conselice. Episodi che testimoniano una grave mancanza di rispetto e di responsabilità, oltre a configurare reati puniti dalla legge».

Con l’entrata in vigore della legge 82/2025 lo scorso luglio, gli animali sono riconosciuti come esseri senzienti: «Un passaggio storico e fondamentale: pone le basi per un sistema di tutela più giusto, moderno e rispettoso della loro dignità e del loro diritto alla vita. Un cambiamento culturale e giuridico che tutti noi, cittadini e amanti degli animali, abbiamo il dovere di conoscere, sostenere e difendere con convinzione».

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