martedì
17 Marzo 2026

Oltre 22mila visitatori per la mostra su Chagall al Mar, 5mila in più di Burri. L’assessore: «La Biennale cresce»

Sono oltre 22mila i visitatori registrati in tre mesi al Mar, il Museo d’arte della città di Ravenna, per la mostra “Chagall in mosaico. Dal progetto all’opera” (qui la recensione di Serena Simoni), che ha chiuso i battenti domenica, principale esposizione della nona Biennale di mosaico contemporaneo. Un ottimo risultato per il museo, soprattutto se paragonata alla mostra di Burri della precedente biennale, che registrò oltre 5mila visitatori in meno. Per trovare un risultato migliore bisogna tornare all’edizione 2019 pre pandemia, con la mostra di Chuck Close e Riccardo Zangelmi che chiuse con 26mila visitatori.

«Siamo molto felici – è il commento dell’assessore alla Cultura Fabio Sbaraglia – per il consolidamento e la crescita della Biennale, in termini di visitatori, ma anche in termini di quantità e qualità dei progetti proposti, con collaborazioni con artisti internazionali e la partecipazione di realtà anche fuori Ravenna. Siamo soddisfatti che anche la città risponda in maniera sempre più forte, così come le strutture ricettive (quest’anno tra le novità c’era proprio una mostra diffusa nelle hall…, ndr) che stanno cogliendo anche le ricadute turistiche dell’evento».

Da segnalare anche i quasi 8mila visitatori fatti registrare dalle mostre di Palazzo Rasponi (in questo caso a ingresso gratuito).

Il Mar ora resterà chiuso al pubblico fino al 30 gennaio per consentire le operazioni di disallestimento della mostra di Chagall. Intanto, la mostra Jonathan VanDyke. Nell’Eternità del provvisorio è stata prorogata fino all’8 febbraio. E dal 31 gennaio prenderà vita la quarta edizione de Il MAR dei piccoli, dedicata a bambini e famiglie.

Una mostra per ricordare la scrittrice per l’infanzia Olga Ginesi, uccisa durante le prime stragi di ebrei in Italia

Una mostra in biblioteca per ricordare la scrittrice per l’infanzia lughese uccisa dalle incursioni fasciste: inaugura mercoledì 21 gennaio (ore 15.30) la mostra «Olga Ginesi: Una voce dal silenzio. Tracce di una scrittrice ebrea lughese dalla letteratura per l’infanzia al fascismo».
L’esposizione, visitabile fino al 28 febbraio, si inserisce nel programma di iniziative per la giornata della memoria, indagando la vita e le opere di una donna di origine lughese appartenente alla comunità ebraica. Alla figura di Ginesi, ancora poco conosciuta fino a qualche anno fa, il comune di Baveno (provincia di Verbano-Cusio-Ossola) ha recentemente intitolato la propria biblioteca.
La scrittrice infatti, seppur nata a Lugo nel 1894, si è trasferita giovanissima insieme al resto della famiglia a Milano, dove diventa scrittrice per l’infanzia durante gli anni del regime fascista; fu uccisa dai nazisti nel corso della prima strage di ebrei in Italia, mentre si trovava proprio a Baveno, sul Lago Maggiore, tra il settembre e l’ottobre del 1943.
Il suo nome compare sulla targa che ricorda le famiglie ebraiche lughesi vittime della Shoah posta sulla Rocca di Lugo, ma la sua biografia e la sua produzione letteraria erano state dimenticate. La mostra sarà un’occasione per conoscere la sua figura, il lavoro di ricerca biografica e bibliografica condotto per ricostruire la storia degli anni lughesi di Olga e le sue opere.
La mostra, visitabile negli orari di apertura della biblioteca, è stata realizzata con la collaborazione della classe 3G della scuola secondaria di primo grado Francesco Baracca e delle docenti Elena Brunori e Carmela Moretti, che hanno curato le schede bibliografiche dei libri per l’infanzia esposti e che organizzeranno alcune visite guidatenei giorni di apertura.
«La biblioteca è un luogo vivo di studio e di ricerca – sottolinea l’assessore alla Cultura del Comune di Lugo Gianmarco Rossato -. La riscoperta della figura di Olga Ginesi, nonché la mostra che ne deriva, è un dono a tutta la città e un arricchimento culturale che ci permette di approfondire ulteriormente il passato della nostra comunità. Vorrei ringraziare tutto il personale della biblioteca coinvolto in questa preziosa ricerca, nonché la 3G della Baracca per il supporto dato».

Controlli straordinari nel fine settimana: arrestato un evaso e denunciato un minore con coltello a scatto

Un fine settimana di controlli straordinari per la polizia di stato di Faenza: la città ha preso parte alle azione di contrasto ai fenomeni di illegalità e violenza urbana messe in campo a livello provinciale dalla questura di Ravenna.

I controlli, svolti dalle unità territoriali in la collaborazione con il reparto prevenzione crimine regionale, hanno permesso di identificare e arrestare un 54enne italiano evaso dagli arresti domiciliari. L’uomo è stato prontamente rintracciato fuori dalla propria abitazione, ma i controlli hanno interessato anche e soprattutto aree verdi, stazioni, esercizi pubblici, e zone di ritrovo abituale di soggetti pregiudicati.

Le verifiche straordinarie hanno portato all’identificazione di circa sessanta persone e al controllo di oltre 30 veicoli. Sono inoltre stati denunciati tre minorenni trovati in possesso di oggetti atti a offendere: uno di loro, fermato nei pressi della stazione ferroviaria nascondeva un coltello a scatto.

Arrestato dopo 13 anni per un furto in una gioielleria di Lugo

Condannato per una rapina ai danni di una gioielleria di Lugo, un 42enne è stato arrestato dai carabinieri della stazione cittadina e sconterà i prossimi 5 anni in carcere. Il furto risale al 2013, ma l’esecuzione dell’ordine di carcerazione emesso dalla procura è arrivata nel weekend appena trascorso (tra il 17 e il 18 gennaio).

Le articolate indagini del nucleo operativo di Lugo hanno permesso di individuare nel 42enne lo stesso uomo che tredici anni fa entrò armato in un noto negozio di preziosi del centro cittadino. Accompagnato da complici, legò i polsi del negoziante e sotto la minaccia di una pistola riuscì a trafugare gioielli e pietre per un valore di circa 40 mila euro.

Al termine delle formalità di rito l’uomo è stato accompagnato presso la casa circondariale di Ravenna, dove sconterà la sua pena.

Un intervento da 760mila euro per ricostruire il centro dopo la tromba d’aria

Pavimentazione rinnovata e nuove alberature stradali nel centro di Milano Marittima: partono da oggi (lunedì 19 gennaio) i lavori di ripristino dei viali dopo la tromba d’aria dello scorso 24 agosto.
Conclusa la prima fase di messa in sicurezza (partita nelle settimane immediatamente successive al nubifragio) gli interventi di riqualifica partiranno da viale Matteotti, per proseguire poi su viale II giugno: l’intero progetto è stato finanziato a fine anno, con risorse comunali e finanziamenti regionali, per un importo complessivo di 760 mila euro, comprensivo di interventi su verde pubblico, marciapiedi, strade e pubblica illuminazione.

Oltre alla ricostruzione dei marciapiedi compromessi dalla caduta dei pini, saranno ripiantati nuovi alberi a compensazione di quelli persi, e verranno ricostruite le aiuole di abbellimento. Si prevede una piantumazione totale di 80 esemplari, tra pini domestici e altre specie autoctone come leccio, frassino e farnia. Una scelta orientata ad aumentare la biodiversità dei principali viali e a garantire una maggiore stabilità del patrimonio verde, anche in relazione a possibili attacchi parassitari ed eventi meteorologici intensi.

«Partono finalmente i lavori di ripristino dei viali di Milano Marittima a seguito della tromba d’aria: interventi importanti, che abbiamo voluto avviare per tempo, così da preparare la località alla stagione turistica 2026 – hanno dichiarato l’assessore ai Lavori Pubblici Mirko Boschetti e l’assessora al Verde Michela Brunelli –. La tromba d’aria è stato un fenomeno straordinario, direttamente collegato al cambiamento climatico, che ha mostrato ancora una volta i suoi effetti negativi sul territorio. In questo contesto è sempre più fondamentale coniugare vivibilità e sicurezza con un verde rinnovato, che negli anni ha contribuito a rendere Milano Marittima una località particolarmente attrattiva. Questo aspetto incide anche sulla programmazione dei lavori pubblici, che devono essere costanti e continuativi. Per questo, oltre agli interventi legati alla tromba d’aria, il Comune intende operare con ulteriori appalti anche in altre zone frequentate e progressivamente deteriorate».

Paura in stazione: ubriaco, sbarra la strada a un bus e aggredisce un ragazzo disabile

Momenti di paura nel pomeriggio di ieri (domenica 18 gennaio) nella zona della stazione ferroviaria di Ravenna, dove un uomo in evidente stato di ebbrezza ha aggredito un ragazzo di 16 anni con disabilità. L’episodio è avvenuto intorno alle 17 a bordo di un autobus della linea 1, fermato all’altezza di piazza Farini dopo che l’uomo, già noto per comportamenti molesti, ha sbarrato la strada brandendo un bastone e urlando frasi sconnesse.

A riportarlo, con ulteriori dettagli, è il giornalista Lorenzo Priviato in un articolo del Carlino Ravenna in edicola oggi.

Quando la madre del giovane è scesa dal mezzo per chiedere all’uomo di spostarsi, quest’ultimo avrebbe reagito colpendo il ragazzo al ginocchio. Il minorenne ha riportato solo una lieve abrasione, ma grande è stato lo spavento tra i passeggeri. L’aggressore avrebbe colpito anche l’autobus prima dell’intervento dei carabinieri, allertati dall’autista.

Identificato sul posto, l’uomo è stato rilasciato in assenza di querela, poiché le lesioni sono state giudicate lievi.

La Consar travolta da Macerata (0-3) davanti ai 1.500 del Pala De André

Squadre marchigiane indigeste per la Consar. Dopo Fano nell’ultima partita del 2025, anche Macerata, nella prima casalinga di Ravenna del 2026, si prende il Pala De Andrè che fa registrare il record stagionale di presenze con quasi 1.500 spettatori, e interrompe una serie di sei sconfitte di fila in trasferta. Lo 0-3 finale testimonia la gara di grande spessore sfoggiata dai ragazzi di Giannini e punisce una discontinua e non troppo tonica Consar. Il 37% complessivo dell’attacco è il dato che meglio racconta le difficoltà incontrate da Goi e compagni contro la Banca Macerata Fisiomed che, oltre ai due nazionali bulgari e al solido centrale Fall, ha trovato tanti punti in Novello, 16 con 5 ace e un muro, legittimo Mvp.

Per Ravenna, giunta alla quinta sconfitta (in classifica è al terzo posto, staccata di quattro lunghezze dalla capolista Prata), c’è subito l’occasione del riscatto: mercoledì 21, alle 20.30, si scende di nuovo in campo per i quarti di finale di Coppa Italia in gara secca con la Rinascita Lagonegro in visita al De Andrè.

«Mi dispiace moltissimo – è il commento di coach Valentini – per l’esito di questa partita e soprattutto per l’andamento del terzo set, sicuramente negativo. Nei primi due set, invece, bisogna riconoscere i meriti all’avversario che ha giocato bene e ha fatto una buonissima partita. Nel finale del secondo set, dove avevamo iniziato a esprimere un gioco più incisivo e performante, non siamo riusciti a venire fuori da una rotazione, ci siamo fatti recuperare fino a perdere. In generale, non siamo riusciti ad esprimere una buona fase di contrattacco. Pensiamo alla prossima partita e però dobbiamo cominciare ad accettare che il livello delle altre va in crescendo e ad adattarci a un girone di ritorno che sarà molto diverso da quello d’andata».

Il tabellino
Ravenna-Macerata 0-3 (20-25, 26-28, 17-25)
CONSAR RAVENNA: Russo 4, Dimitrov 13, Bartolucci 6, Canella 2, Zlatanov 12, Valchinov 6, Goi (lib.), Gottardo 1, Ciccolella, Bertoncello 1, Asoli (lib.). Ne: Iurlaro, Giacomini. All.: Valentini.
BANCA MACERATA FISIOMED: Pedron, Novello 16, Diaferia 2, Fall 12, Karyagin 11, Zhelev 11, Gabbanelli (lib.), Garello, Dolcini (lib.), Becchio, Maccarone. Ne: Pesciaioli, Talevi. All.: Giannini.
ARBITRI: Chiriatti di Lecce e Marigliano di Torino.
NOTE: Durata set: 26’, 39’, 24’, tot. 89’. Ravenna (4 bv, 11 bs, 5 muri, 15 errori, 37% attacco, 41% ricezione), Macerata (7 bv, 11 bs, 9 muri, 7 errori, 40% attacco, 45% ricezione). Spettatori: 1.456.
Mvp: Novello.

Basket, Ravenna si prende il derby nel finale: Faenza battuta 70-65

OraSì Ravenna 70 – Tema Sinergie Faenza 65 (17-11; 37-36; 57-55)

ORASI’ RAVENNA: Naoni 9, Feliciangeli 13, Brigato, Morena 7, Ghigo 2, Paolin 13, Jakstas 14, Paiano, Dron 6, Cena 6, Venturini ne, Catenelli ne. All.: Auletta

TEMA SINERGIE FAENZA: Tartaglia ne, Rinaldin 6, Mbacke 14, Vettori 12, Van Ounsem 2, Romano 8, Longo 2, Fragonara 11, Santiangeli 8, Fumagalli 2. All.: Pansa

Arbitri: Rodia – Manco – Del Gaudio

Note: Tiri da 2: Ravenna: 17/35, Faenza: 17/34; Tiri da 3: Ravenna: 7/24, Faenza: 4/19; Tiri liberi: Ravenna: 15/23, Faenza: 19/31; Rimbalzi totali: Ravenna: 39, Faenza: 36

La cronaca

Il derby è giallorosso. Lo vince Ravenna nel rush finale, al termine di una partita sporca e fisica, ma estremamente avvincente. In un Pala Costa vicino al tutto esaurito, ad iniziare meglio è la squadra di coach Auletta, che va avanti 8-0 grazie alle triple di Dron e Jakstas condite da una difesa accorta. Il Faenza reagisce con l’atletismo di Mbacke, che tra rimbalzi e schiacciate domina il pitturato. Dopo il 17-11 del primo periodo, Feliciangeli sale in cattedra con 7 punti in pochi minuti, seguito da un preciso Paolin. Nel secondo quarto Faenza cresce anche grazie alle iniziative del giovane Rinaldin, riuscendo a ricucire l’emorragia inziale. Dal metà del secondo quarto in poi la partita avrà continui cambi di padrone. Alla sirena dell’intervallo lungo un fallo non fischiato a Fragonara fa infuriare coach Pansa, il quale viene sanzionato con un fallo tecnico. Ravenna è sopra di una lunghezza (37-36). Durante il terzo quarto si alza ulteriormente l’intensità: Romano e Cena inaugurano il parziale con canestri difficili e Faenza mette più volte la testa avanti, sfruttando la situazione falli dei “big” giallorossi. Auletta è costretto a ricorrere alla panchina e ad un quintetto giovanissimo che non tradisce. La gara resta così in perfetto equilibrio grazie al talento di Feliciangeli: prima segna con il fallo, poi manda in visibilio il Pala Costa con la tripla sulla sirena che chiude il terzo quarto 57-55. L’ultimo periodo segue lo stesso emozionante copione: pochi canestri, agonismo elevato e tanto equilibrio. Faenza resta agganciata sfruttando – non sempre pienamente – i viaggi in lunetta di Fragonara, mentre Ravenna trova punti d’energia con Naoni e Paolin. Ravenna perde nel finale Brigato e Feliciangeli per infortunio, ma trova un grande Naoni:  il numero 1 segna nel finale il +5, ma dall’altra metà campo Romano risponde con un prezioso gioco da 3 punti. A 19 secondi dalla fine è Jasktas a catturare e trasformare il decisivo rimbalzo del +4. A Fragonara non riesce il tiro dall’arco e Ravenna vince il derby 70-65. Il Pala Costa è festante, i 100 faentini meno e “beccano” il proprio allenatore Pansa, alla quarta sconfitta consecutiva. Faenza ora è ottava a 20 punti, seguita a ruota da Ravenna a quota 18.

Le parole dei due allenatori

«Credo che oggi sia stata la fotocopia di settimana scorsa – dichiara nel post partita il coach manfredo Pansa –. Partita non bella ma ruvida, giocata in modo serio e duro. Gli episodi hanno premiato Ravenna a cui vanno i complimenti. La percentuale ai tiri liberi e da tre punti di oggi non sono sufficienti per vincere le partite. Si tratta del momento più difficile per noi da inizio della stagione, veniamo da 4 sconfitte consecutive, ma questa squadra ha gli attributi ed è molto in crescita, soprattutto in difesa. Come uscire da questo periodo negativo? Vincendo una partita».

«Partita che ci aspettavamo tutti – dice l’allenatore giallorosso Auletta –. Oggi contava essere efficaci e lo siamo stati. Siamo stati un po’ frettolosi in certi frangenti, ma bravi a rimbalzo, giocando di squadra. Sono orgoglioso della mia squadra: siamo partiti con la bava alla bocca e in questa categoria è spesso ciò che ti fa vincere le partite. Ciò che ci aveva chiesto il club era di rendere le persone orgogliose di noi. Il pubblico oggi è stato importantissimo: amo creare connessione tra loro e la squadra, perchè questi ragazzi ne hanno bisogno».

Le pagelle del Ravenna che ha perso contro il Bra: Viola e Spini devono dare di più

Le pagelle del Ravenna che ha perso 2-1 contro il Bra (qui cronaca e tabellino).

ANACOURA 6: forse il primo gol è un po’ troppo centrale, ma non ci sentiamo di dargli colpe (tiro sotto la traversa da distanza piuttosto ravvicinata), si fa trovare pronto in uscita e quando chiamato in causa.

BIANCONI 6: normale amministrazione, in un primo tempo gestito senza patemi dal Ravenna. Esce all’intervallo per questioni tattiche (1′ st DA POZZO 5: troppi errori, non riesce a incidere, si fa scappare alle spalle l’uomo sul 2-0).

ESPOSITO 6: tra gli ultimi a mollare, sempre propositivo e intraprendente, non impeccabile però su entrambi i gol, in quanto “responsabile” di reparto.

SOLINI 6: la rete che riapre la partita. Ma è fuori posizione sul primo gol subìto e scala in ritardo sul secondo.

CORSINELLI 6: tra i più pericolosi nel primo tempo, nella ripresa si perde un po’ in un insolito ruolo di mezzala, o qualcosa del genere (24′ st FISCHNALLER sv).

LONARDI 5: la sua espulsione è l’episodio chiave della partita, ma non ci sentiamo di colpevolizzarlo troppo per un calcione assestato in maniera del tutto involontaria, guardando solo il pallone. Bastava un giallo.

ROSSETTI 5,5: meno preciso del solito, davanti alla difesa non riesce a innalzare la consueta diga.

RRAPAJ 5,5: davanti si fa notare per la traversa pizzicata con un tiro da fuori, si fa saltare troppo facilmente nel gol dell’iniziale vantaggio del Bra (11′ st FALBO 6: entra nel momento peggiore della partita, ha il merito di calciare bene una punizione al novantesimo, mettendo a referto l’unico tiro in porta della ripresa, e di servire sul conseguente corner l’assist per Solini).

VIOLA 5,5: dal suo sinistro nascono potenziali occasioni (soprattutto su corner), ci aspettavamo di più quando è riuscito a liberarsi per il tiro a giro e sulla punizione dal limite (11′ st DI MARCO 5,5: grande volontà, risultati poco concreti, non riesce a fare meglio di Viola).

SPINI 5: inconsistente, occorre ritrovare la leggerezza con cui giocava fino a poche settimane fa (11′ st LUCIANI 5,5: poco servito, ma perlomeno sembra provarci).

ITALENG 5,5: nei primi venti minuti la prova è incoraggiante, ma quando ci si aspetta da un momento all’altro la zampata vincente, la sua presenza si fa pian piano sempre meno concreta.

Ravenna in crisi: prima domina, poi prende gol, resta in dieci e non reagisce

BRA-RAVENNA 2-1
BRA (3-5-2): Renzetti; Rottensteiner (18′ st Armstrong), Sganzerla, Sinani (43′ st Akammadu), Lionetti, Fiordaliso, Campedelli (43′ st Leoncini), Maressa, De Santis, Brambilla (50′ st Lia), Baldini. All.: Nisticò.
RAVENNA (3-4-2-1): Anacoura; Bianconi (1′ st Da Pozzo), Esposito, Solini; Corsinelli (24′ st Fischnaller), Lonardi, Rossetti, Rrapaj (11′ st Falbo), Viola (11′ st Di Marco), Spini (11′ st Luciani); Italeng. All.: Marchionni
Reti: 31′ pt Baldini, 6′ st Sganzerla, 46′ st Solini.
Espulso: 45′ pt Lonardi.
Ammoniti: Baldini, Sganzerla.
Tiri (in porta): 5 (3) – 8 (5)
Angoli: 0-6

Ravenna sempre più in crisi. A Sestri Levante, contro il Bra, arriva la terza sconfitta nelle ultime quattro partite di campionato (chiuse con un solo punto, grazie al pareggio casalingo contro il Forlì).

Nonostante un primo tempo per lunghi tratti dominato (in particolare i primi 20 minuti, approcciati sicuramente nel migliore dei modi, con Viola e Spini schierati insieme dietro al nuovo acquisto Italeng), gli uomini di Marchionni hanno subìto, anche emotivamente, il primo gol di Baldini, arrivato sul primo tiro del Bra in direzione della porta difesa da Anacoura. L’espulsione di Lonardi (sul finir del primo tempo dopo revisione al monitor, ma obiettivamente molto severa) ha poi complicato ulteriormente le cose.

Nella ripresa i giallorossi sono entrati in campo ancora tramortiti e il Bra ne ha approfittato, rendendosi subito pericoloso e poi andando a segno al termine di un’azione corale con i giocatori del Ravenna quasi spettatori.

Praticamente nulla la reazione giallorossa, nonostante i cambi molto offensivi di Marchionni, con l’inferiorità numerica che non può essere una valida giustificazione. Fino al novantesimo, quando Solini trova il gol su calcio d’angolo e i giallorossi che ci possono provare nel recupero, senza fortuna.

L’Arezzo vola così a +7 in classifica, in fuga verso la Serie B. Ora l’obiettivo del Ravenna non può che essere innanzitutto quello di difendere il secondo posto in classifica dall’Ascoli, distante 5 lunghezze.

Evaso dai domiciliari, viene rintracciato e arrestato a Ravenna

Condannato agli arresti domiciliari dal Gip di Taranto perché trovato in possesso di un’arma con matricola abrasa, evade e viene rintracciato e arrestato dalla polizia di stato di Ravenna.

La segnalazione della possibile presenza in città dell’uomo è arrivata dalla squadra mobile di Taranto nella tarda serata di sabato 17 gennaio. Gli agenti della squadra ravennate hanno quindi attivato un immediato servizio di ricerca finalizzato alla cattura.

Gli elementi raccolti nel corso delle investigazioni hanno consentito di rintracciare il ricercato, un quarantenne italiano con numerosi precedenti per reati contro il patrimonio, nella stessa notte tra sabato e domenica 18 gennaio.

Raggiunto nel forese, l’uomo sarebbe stato trovato sprovvisto di documenti e, al momento dell’identificazione, avrebbe fornito generalità appartenenti a un’altra persona. Gli accertamenti fotografici e dattiloscopici a cui è stato sottoposto avrebbero però permesso di risalire alle sue esatte generalità.

Gli agenti hanno quindi proceduto all’arresto dell’uomo, colto in flagranza di reato per aver fornito false attestazioni sulla identità personale.

Un secolo di moda raccontato da 400mila pezzi: gli Archivi Mazzini ispirano le grandi griffe

A Massa Lombarda c’è una fonte di ispirazione per molte collezioni del mondo della moda. In un capannone di circa seimila metri quadrati, in un paese di undicimila abitanti nella Bassa Romagna, vanno in missione i team creativi delle maison. In via Castelletto ci sono gli Archivi Mazzini: una raccolta di più di 400mila pezzi, tra capi di abbigliamento e accessori, che coprono gli ultimi cento anni della moda. Da fuori è un capannone come tanti, senza insegne. Dentro è un Santo Graal bramato da chi deve creare cosa indosseremo.

Il fondatore Attilio Mazzini, 78 anni, a metà dicembre ci ha accompagnato attraverso i piani della struttura in acciaio dentro al capannone, dove i capi di moda si mescolano alle opere d’arte della sua collezione personale. «Tutto è cominciato da zero negli anni Ottanta. Ora ogni settimana abbiamo appuntamenti con designer e stilisti. La moda è ciclica e qui cercano suggestioni per rendere contemporaneo il passato». Ma non necessariamente solo dal fashion più glamour: ci sono sì pezzi unici visti solo in passerella – come uno indossato da Beyoncé – e mai arrivati alla vendita al dettaglio, ma anche tutt’altro. Per esempio, un vasto settore dedicato agli abiti da lavoro o alle uniformi militari. E non necessariamente solo ciò che è in perfetto stato. Mazzini afferra una gruccia che regge un giubbotto con evidenti chiazze di pelle consumata: «Il deterioramento di alcuni capi può essere uno spunto più illuminante di una cosa impeccabile. Quello che è un effetto del tempo, diventa un’estetica da replicare nel nuovo».

Le griffe che visitano Mazzini non possono essere rese note per accordi di riservatezza tra le parti, ma i custodi dell’archivio lasciano intendere che si tratta del top del settore. «E dobbiamo organizzare l’agenda con attenzione perché va evitato che si incontrino aziende concorrenti». La prassi è ormai consolidata. Gli emissari delle case di moda si muovono in libertà tra il materiale esposto e selezionano un numero di capi da noleggiare in base alle loro necessità. A volte anche centinaia di pezzi. «Ogni tanto mi diverto a scegliere qualche pezzo e lo sistemo tra quelli selezionati senza dire niente – racconta Mazzini – e poi se ne accorgono che era adatto con le loro richieste».

La selezione viene spedita agli uffici stile per averla a portata di mano nelle fasi di creazione vera e propria. «Alcuni abiti sono talmente importanti che viaggiano in taxi, andata e ritorno in giornata, sorvegliati e scortati da chi è venuto agli Archivi, con assicurazioni e accortezze simili a quelle per le opere d’arte». Altri abiti invece da Massa Lombarda proprio non si muovono: si possono vedere sul posto, ma per il loro valore – e per la volontà di tramandarli ai posteri – fanno parte di una sezione considerata quasi museale. «Nel tempo siamo diventati anche luogo di frequentazione per scuole, università e accademie ed è proprio a loro che con piacere ci rivolgiamo, a titolo completamente gratuito, per trasmettere l’importanza della ricerca come punto di partenza ispirazionale oltre che di patrimonio della memoria. Il dialogo con studenti e le nuove generazioni di creativi è fondamentale per approdare a nuove espressioni e intuizioni. Una sorta di libreria della moda fruibile a studenti, designer, costumisti e a tutti coloro che fanno parte del sistema fashion».

Gli Archivi Mazzini non nascono da un vero e proprio progetto di archiviazione, piuttosto da un’intuizione. Una quarantina di anni fa Attilio prese le redini dei due rinomati negozi di famiglia che vendevano abbigliamento da uomo e da donna a Lugo e a Massa (ora rimane solo quello da donna a Lugo). Il massiccio bancone in ferro battuto di uno dei due negozi è oggi negli Archivi. Per aggiungere un tocco di stile, come le appenderie create da travi in legno recuperate da un antico mulino. Al fianco di Attilio c’erano Carla Marangoni e la moglie Dolores Bacchi. Il primo boom di successo fu con la vendita del denim. Poi Mazzini decise di stravolgere gli schemi, con una mossa ardita per quei tempi a queste latitudini: «Ho inserito nella boutique marchi all’avanguardia ancora sconosciuti nel panorama di provincia come Jean Paul Gaultier, le primissime collezioni di Dolce & Gabbana, Prada, Romeo Gigli, Helmut Lang». Oppure realizzazioni di stilisti all’epoca ignoti – scelti dall’intuizione di Carla e Dolores – e poi divenuti di fama negli anni a seguire: «In questo modo ci sono pezzi unici che oggi hanno un valore incredibile».

Nelle vesti di buyer, il trio partecipava anche agli eventi di moda. «A Parigi ho conosciuto Paul Smith. Mi chiese dov’era il nostro negozio e dovetti prendergli la penna dall’orecchio per disegnare un puntino sulla cartina. Si fece una risata e così nacque un rapporto diretto che è andato avanti fino al 2017». E oggi l’archivio ha una scaffalatura singola dedicata all’ottantenne stilista britannico. A poca distanza dall’angolo Paul Smith, c’è un pezzo d’arte unico: il tavolo da lavoro dell’artista Nicola Samorì che veniva utilizzato dal pittore di Bagnacavallo per accatastare gli scarti della sua attività. All’interno degli Archivi è diventato un’opera d’arte irripetibile. Avere un’attività commerciale è stato anche un aiuto per evitare di inserire in archivio pezzi “taroccati”: «Acquistavamo direttamente dalle case di produzione, filo diretto con il negozio. E va anche detto che la maggior parte delle acquisizioni risale a tempi in cui le contraffazioni non erano così diffuse e così ben fatte. Però a volte può essere difficile riconoscere un falso».

Il benessere economico degli Ottanta e la voglia di presentarsi in pubblico sempre con nuove collezioni imposero un diktat: per chi voleva essere alla moda – in uencer ante litteram – era tassativamente vietato indossare pezzi già sfoggiati la stagione precedente. E qui arrivò l’altro guizzo di Mazzini, rivelatosi poi fondamentale per i futuri Archivi: il ritiro del guardaroba usato in cambio di una tessera sconto sulle nuove proposte. «I clienti aderirono con entusiasmo. Davo a loro dei sacchi e mi portavano in negozio articoli acquistati gli anni precedenti nella mia boutique o anche in altri negozi di spicco». Da lì è stato un crescendo. Con i blitz nei mercatini londinesi e parigini. E poi gli accordi con i cosiddetti “trova roba”. In particolare uno di Napoli con cui il rapporto rimane tutt’ora: «L’unico che capì subito il nostro approccio diverso: non compravamo per rivendere, ma per archiviare».

Gli archivi continuano ad aggiungere nuovi elementi. «Ma dobbiamo essere molto selettivi, anche per ragioni di spazio. I principali criteri di selezioni sono dati dal contenuto stilistico ed emotivo che trasmette un oggetto senza necessariamente basarsi sulla griffe». Tutto è disposto secondo le scelte di chi ha fondato quel tempio: un’ala per l’uomo e una per la donna, poi la macrodivisione per tipo di indumento, poi per colori. «Ogni capo dialoga con quello adiacente, c’è un qualche elemento che li accomuna. Un ricamo, un colore o un elemento stilistico. Insomma, ognuno dei 400mila pezzi ha una sua posizione in queste relle che può variare al massimo di qualche decina di centimetri». Fino a quando non ci sarà un cartellino a dare l’informazione, la posizione precisa è un sapere prezioso che si trasmette oralmente. E ha anche un suono ben preciso che fa quasi da tappeto musicale alla chiacchierata: è quello dei collaboratori che sistemano i capi rientrati dai prestiti e spostano le grucce appese facendole stridere leggermente sulla barra orizzontale.

Attilio stringe nel pugno un lembo di stoffa del primo abito che ha a tiro: «In questo gesto c’è tutto il valore del nostro archivio e non vorrei mai che venisse sostituito dalla lettura di una scheda tecnica online, magari compilata da un’intelligenza artificiale. Il tatto, la vista, il rapporto con i capi devono continuare. È una forma di artigianalità».

Sono gesti che aiutano anche la conservazione dell’archivio, dove tutti i capi sono esposti senza custodie o sacchi di plastica. «Sarebbero orribili. Quasi ogni giorno c’è qualcuno che passa in questi corridoi e smuove gli abiti, li arieggia. Può sembrare strano, ma questo evita che si depositi la polvere». Ovviamente in alcuni casi, soprattutto quando entrano nuovi materiali, c’è un’operazione più consistente fatta con il compressore ad aria, magari anche nei periodi in cui la stagionalità del settore moda è più ferma e abbiamo meno visite».

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