mercoledì
18 Marzo 2026

Prima sconfitta stagionale per l’Olimpia Teodora

Prima sconfitta stagionale dell’Olimpia Teodora che, dopo 11 vittorie consecutive, perdono 3-2 al tie-break (25-17, 25-23, 19-25, 22-25, 15-9) a Ostiano, in provincia di Cremona, contro la sesta in classifica.

Il punto comunque conquistato permette alle ravennati di consolidare il primato nel girone B del campionato nazionale di B1, a una giornata dal termine del girone d’andata, che si chiuderà sabato prossimo, 17 gennaio, al Pala Costa, con il derby contro l’Angelini Cesena, penultima.

Chiude il Fenicottero Rosa Gourmet, ristorante che inseguiva la Stella Michelin

Chiude il Fenicottero Rosa Gourmet, ristorante faentino che inseguiva la Stella Michelin, tra i più premiati dalla critica in provincia negli ultimi anni. Il locale (da 20 coperti) si trovava nel resort Villa Abbondanzi di proprietà della famiglia Bucci, dove resterà operativo l’altro ristorante, il Cinque Cucchiai.

«Gli anni passati insieme a voi sono stati un viaggio straordinario – si legge in una mail inviata dal ristorante agli iscritti alla newsletter -. Ogni vostro sorriso, ogni recensione entusiasta e ogni vostro ritorno è stato il motore della nostra passione e il più bel riconoscimento che potessimo desiderare. Grazie di cuore per aver creduto in noi».

In questi giorni sui social è arrivato anche il saluto dello chef, il talentuoso 37enne Alessandro Giraldi (qui la nostra intervista di tre anni fa): «Non tutte le storie possono avere un lieto fine, questa purtroppo è una di quelle. È stato un progetto in cui ho profuso ogni parte di me senza riserve. Una crescita che porterò sempre con me. Un grazie non basta ma per il momento è ciò che emotivamente mi resta. Grazie alla famiglia Bucci che ha creduto per anni in quest’idea. Grazie a chi è stato al mio fianco ogni giorno nel voler caratterizzare Villa Abbondanzi di un tratto distintivo che ci ha portato a bellissimi riconoscimenti. Grazie a mia moglie e ai miei due splendidi bimbi per non avermi mai fatto pesare l’assenza che un progetto ambizioso richiede. Grazie a tutti i giornalisti».

In questi cinque anni di apertura, il Fenicottero Rosa era entrato con segnalazioni e articoli nella guida Michelin, su Identità Golose, Report Gourmet e nella guida dell’Espresso, che ha assegnato al locale anche il prestigioso riconoscimento del Cappello. La chiusura è un segnale delle difficoltà che sta attraversando anche il cosiddetto modello del “fine dining”.

Le pagelle del Ravenna che ha pareggiato con il Forlì: (quasi) tutti si limitano al compitino…

Le pagelle del Ravenna che ha pareggiato 0-0 contro il Forlì (qui cronaca e tabellino).

ANACOURA 6: un solo tiro nello specchio, su punizione, controllato a terra senza patemi. Per il resto giornata tranquilla. Rischia grosso con i piedi in un’occasione che poteva costare cara.

DONATI 6: da braccetto controlla piuttosto agevolmente Coveri nel primo tempo, meno propositivo del solito, qualche imprecisione nei passaggi (20′ st SCARINGI 6).

ESPOSITO 6,5: esagera in un paio di occasioni, rischiando molto, ma è da premiare perché resta uno dei pochi a provare la giocata, a cercare di andare oltre il compitino.

SOLINI 6: poco impegnato, dovrebbe cercare di spingere un po’ di più in avanti, invece si limita a gestire la normale amministrazione.

CORSINELLI 6: nel primo tempo è tra i più intraprendenti, arriva un paio di volte al cross e prova anche un tiro al volo che termina a lato. In calo nella ripresa (20′ st DA POZZO 6: non riesce a dare qualcosa in più con il suo ingresso, come capitato invece in altre occasioni).

TENKORANG 5: continuano le difficoltà della mezzala che con i suoi inserimenti aveva fatto la fortuna del Ravenna a inizio campionato. Ci prova poco dopo il fischio d’inizio, poi pian piano si perde e con la palla nei piedi sembra fin quasi spaventato (35′ st Spini sv).

ROSSETTI 6: fa il suo soprattutto in interdizione, gioca come sempre con intelligenza, senza riuscire però a cambiare ritmo alla manovra.

DI MARCO 6: suo l’unico tiro nello specchio di tutta la gara dopo un bel movimento in area, entra nelle iniziative più pericolose della squadra, non riesce però a dare continuità alle giocate (35′ st Falbo sv)

RRAPAJ 6: contributo prezioso in ogni zona del campo, manca un po’ di qualità nella metà campo avversaria.

VIOLA 6: giocare seconda punta non lo aiuta, spesso riceve palla girato di schiena e non riesce a entrare quasi mai nel vivo del gioco. Le occasioni più importanti del Ravenna nascono però dai suoi piedi: dalla palla allargata per Di Marco dopo pochi minuti al bel tiro finito fuori di poco nella ripresa, passando per l’imbucata per Tenkorang nel primo tempo e alcune punizioni velenose. Ci si aspetta molto di più, certo, ma ha dimostrato che si può contare su di lui. Magari in una posizione di campo più consona, arretrata di una decina di metri…

LUCIANI 5: altra gara di sofferenza, senza mai riuscire a essere neanche lontanamente pericoloso, nonostante qualche cross in mezzo interessante oggi arrivi. Paga probabilmente anche colpe non sue, ma è la dura vita del centravanti (28′ st Italeng sv).

Un Ravenna senza idee (e poco coraggio) bloccato in casa dal Forlì

RAVENNA-FORLÌ 0-0
RAVENNA (3-5-1-1): Anacoura; Donati (20′ st Scaringi), Esposito, Solini; Corsinelli (20′ st Da Pozzo), Tenkorang (35′ st Spini), Rossetti, Di Marco (35′ st Falbo), Rrapaj; Viola; Luciani (28′ st Italeng). A disp.: Stagni, Borra, Mandorlini, Lonardi, Calandrini, Bianconi, Castellacci, Sermenghi, Karim. All.: Marchionni.
FORLÌ (4-3-3): Veliaj; Manetti (20′ st Mandrelli), Elia, Saporetti, Cavallini (47′ st Palomba); Franzolini (42′ st Giovannini), Menarini, De Risio; Macrì, Petrelli, Coveri (1′ st Farinelli). A disp.: Calvani, Martelli, Ripani, Selvini, Greco, Spinelli, Berti, Scorza, Graziani. All.:Miramari.
ARBITRO: Sacchi da Macerata.
AMMONITI: Saporetti, Esposito, Falbo, Mandrelli.
TIRI (in porta): 9 (3) – 6 (1)

Non fossero bastate le due sconfitte consecutive tra 2025 e 2026, dal derby casalingo contro il Forlì arriva la conferma: il Ravenna è in crisi. E non solo di risultati. Sembra piuttosto non avere un preciso piano per attaccare squadre avversarie che difendono con ordine. Il 3-5-2 riproposto a oltranza da Marchionni è diventato troppo prevedibile, se interpretato in maniera così statica, con un giro palla estenuante e pochissimi guizzi, se non quando Esposito rischia la giocata, Viola (schierato attaccante) riesce a ricevere non girato di schiena o in alternativa si chiude un uno-due sulla fascia.

Lascia perplessi vedere Spini (l’uomo fin qui più performante della squadra) restare in panchina fino al 35′ del secondo tempo, con un Ravenna praticamente obbligato a vincere che gioca per 80 minuti con una sola punta di ruolo (pur tenuto conto dell’emergenza…).

Per quanto riguarda la cronaca, l’unico vero tiro nello specchio della porta è di Di Marco a inizio secondo tempo, respinto da Veliaj, con Viola che invece è pericolosissimo poco dopo, ma il suo sinistro esce di poco. Nel finale di testa ha la palla buona lo stesso Spini, ma sempre Veliaj è attento a respingere. Il Forlì gioca di rimessa, ma nella ripresa può rammaricarsi anche per alcune occasioni potenziali sprecate.

Uno 0-0 sostanzialmente giusto. Domani l’Arezzo (in casa contro il Pontedera) può andare in fuga a +4. E intanto l’Ascoli insegue, a -5 dai giallorossi.

Dopo l’alluvione del 2023, Sant’Agata sul Santerno ora ha di nuovo un palazzetto dello sport

Nel primo pomeriggio di oggi (sabato 10 gennaio) è stato inaugurato il palazzetto dello sport “Giorgio Gadoni” a Sant’Agata sul Santerno, in via Enrico Berlinguer 4. La riapertura della struttura è stata possibile grazie a un importante intervento di ristrutturazione resosi necessario all’indomani dei danni subiti dal Palazzetto a causa dell’alluvione del maggio 2023, che come noto a Sant’Agata sul Santerno ha colpito il 100% degli edifici pubblici, comportando il trasferimento temporaneo di molti servizi.

«Ora che il palazzetto dello sport è tornato nelle nostre disponibilità, i bambini e ragazzi di Sant’Agata sono tornati a fare attività motoria nel nostro paese – dichiara il sindaco Riccardo Sabadini -. Si tratta di un altro tassello fondamentale per il pieno ritorno alla normalità di una comunità che in questi anni si è dimostrata tenace e perseverante. Grazie al contributo della Struttura commissariale e al lavoro di Sogesid oggi abbiamo di nuovo un palazzetto dello sport pienamente funzionale e migliorato rispetto al passato. In questi anni, per venire incontro alla famiglie e alla scuola, abbiamo dovuto organizzare dei trasporti a spese del Comune per permettere ai ragazzi di fare attività motoria nelle strutture di Massa Lombarda. Questo capitolo adesso è chiuso e gli alunni e le alunne delle nostre scuola utilizzano la struttura finalmente riaperta nelle ore mattutine. Nei prossimi mesi apriremo un bando per la gestione del palazzetto, al quale diverse società sportive si sono dette interessate».

Le attività di ricostruzione del palazzetto sono state affidate da Sogesid, la società di ingegneria ambientale dello Stato, per un importo complessivo dei lavori di circa 425mila euro, finanziati nell’ambito dell’ordinanza 24 emanata ad aprile 2024 dalla struttura Commissariale.

Nel dettaglio, gli interventi hanno interessato tutte le parti dell’edificio danneggiate dall’alluvione, consentendo il pieno recupero funzionale dell’impianto sportivo. Le opere principali hanno riguardato il campo da gioco omologato Coni, con la sostituzione integrale della pavimentazione in parquet, e la riqualificazione dell’area spogliatoi. Sono stati inoltre eseguiti il ripristino dell’impianto elettrico e della centrale termica, la sostituzione degli infissi interni, la riparazione e sostituzione dei lucernari esistenti e gli interventi sulla copertura. I lavori si sono conclusi con il ripristino degli intonaci ammalorati, le tinteggiature e le sistemazioni esterne.

A conclusione degli interventi, nel mese di ottobre Sogesid ha proceduto alla riconsegna dell’immobile, consentendo la riapertura della struttura e la ripresa delle attività sportive e aggregative a beneficio della comunità.

Al taglio del nastro, insieme al sindaco Riccardo Sabadini, sono intervenute l’assessora regionale allo Sport e Turismo Roberta Frisoni e la consigliera Eleonora Proni in rappresentanza della Regione Emilia-Romagna, il subcommissario Gianluca Loffredo della Struttura Commissariale e il presidente di Sogesid Roberto Mantovanelli.

«È una gioia vedere questa in una palestra recuperata grazie all’intervento post alluvione oggi piena di bambini – ha dichiarato Gianluca Loffredo, subcommissario della della Struttura Commissariale -. Mi preme fare due riflessioni, a partire dal valore fondamentale dello sport, sancito nella nostra Carta costituzionale di recente, nel 2023, che ci ricorda quanto siano fondamentali gli effetti dello sport in termini educativi e sociali, ma aggiungo soprattutto istruttivi per tutti noi. Penso infatti che lo sforzo degli atleti, giovani e meno giovani, nella pratica delle discipline sportive consenta di raggiungere mete sfidanti, come quelle che tutti gli attori istituzionali e non hanno dovuto affrontare per arrivare al risultato che oggi è sotto i nostri occhi. Ringrazio l’amministrazione comunale, Sogesid, il Governo e certamente la Regione, che svolge un ruolo di snodo alla luce della legge speciale che governa i processi di ricostruzione. I bambini che si divertono e giocano sono il segno più bello di una comunità che riparte, in una vera giornata di festa».

Dopo la cerimonia inaugurale, al palazzetto si è giocato torneo quadrangolare di minibasket (annata 2018), che ha coinvolto il Lusa Basket Massa, i Lugo Aviators, il Junior Basket Ravenna e il Basket Russi. Al termine del torneo c’è stato un momento conviviale organizzato dal Lusa Basket Massa.

Il sindaco e il porto, dal secondo bypass sul Candiano alle preoccupazioni per la riforma del Governo

A pochi giorni dalla pubblicazione dei dati 2025 dell’Autorità portuale, che hanno visto per la prima volta il porto di Ravenna superare la soglia di 28 milioni di tonnellate movimentate, il sindaco Alessandro Barattoni analizza sfide, criticità e opportunità del 2026.

«Siamo stabilmente nei primi cinque porti italiani non solo per il totale delle merci transitate, ma anche per le singole voci relative ai materiali – commenta Barattoni – una diversità che ci ha consentito di affrontare e superare momentanee difficoltà di alcuni settori merceologici dovute a specifiche dinamiche di mercato. Gli importanti investimenti infrastrutturali eseguiti negli ultimi anni, in particolare su dragaggi e banchine, potranno essere ancora più valorizzati con l’implementazione di nuove aree di logistica, fondamentali per un rafforzamento dell’intermodalità nave-gomma-treno. Un aspetto, quello degli spazi retroportuali, che rappresenta un elemento di competitività importante, soprattutto se confrontato con altri scali che per ragioni fisiche hanno pressoché esaurito la loro disponibilità di nuove aree per attirare investimenti e lavoro di qualità. A questi nuovi spazi, però, servono infrastrutture stradali e ferroviarie importanti, che consentano alle merci non solo un veloce trasbordo dalla nave ai magazzini, ma anche un migliore collegamento con tutto il nord est produttivo». Per questo, Barattoni rivela che «come amministrazione comunale, stiamo approfondendo con l’Autorità di Sistema Portuale il dossier “secondo bypass sul Candiano” e stiamo ragionando su una manutenzione straordinaria di alcune strade portuali particolarmente ammalorate; insieme alla Regione sollecitiamo Anas a velocizzare gli interventi concordati sulla variante di Voltana e di Mezzano, per migliorare il collegamento verso Ferrara, così come per le varianti alla Ravegnana, utili per meglio potersi connettere a Forlì. Naturalmente, per un porto che ambisce a muovere merci funzionali a tutto il nord est, non è importante solo quello che accade qui, ma influiscono anche interventi quali il quadruplicamento della tratta ferroviaria Bologna-Castel Bolognese, così come il passante di Bologna e l’ampliamento della A14 tra Bologna e la diramazione per Ravenna».

Barattoni esprime poi preoccupazione «per la forte instabilità geopolitica che ha contaminato tutto il 2025 e che, con l’entrata in vigore dei dazi nell’anno nuovo, potrebbe compromettere alcuni risultati e trasferimenti di merci. Le guerre, i conflitti, le bande armate nei mari e le barriere al libero scambio hanno infatti storicamente prodotto tragedie umanitarie e riduzioni degli scambi commerciali. Purtroppo, per molte delle cose elencate sopra, non si vedono soggetti internazionali che investano in maniera decisa su una soluzione politica e diplomatica credibile. Agli elementi di instabilità internazionale, nel nostro caso dobbiamo aggiungere due fattori nazionali che rischiano di essere determinanti per il nostro porto. Un porto che è ormai leader riconosciuto nel settore delle merci rinfuse, che ha nell’import e nello sbarco di queste merci uno dei suoi punti di forza, che vede i piazzali dei terminal come l’ingresso per arrivare all’industria della pianura padana che poi trasformerà queste materie in prodotti finiti o semilavorati. Siamo quindi un porto sul quale pesano, e molto, i 31 mesi consecutivi di calo della produzione industriale nel nostro paese. Trend che purtroppo non sembra destinato ad invertirsi, vista l’assenza di politiche industriali e di filiera nelle strategie di sviluppo degli ultimi tre anni».

Ma c’è un altro aspetto legato alle scelte del governo che «preoccupa notevolmente» Barattoni, quello della riforma della cosiddetta legge sui porti, che tramite decreto intende mettere mano alle L. 84/94 centralizzando molte delle funzioni delle Autorità Portuali, svuotandole di competenze tecniche ed economiche, in vista di una creazione di una Porti d’Italia SpA che dovrebbe definire le strategie di queste infrastrutture nazionali. «Non posso negare – commenta il sindaco – che la riforma di una legge che ormai ha superato i trent’anni – e di un sistema che sempre più tende a far confrontare nei porti in maniera squilibrata grandi potenze oligopolistiche mondiali con strutture locali – necessiti di un aggiornamento anche di pensiero e visione. Sono altresì d’accordo che chi ha una responsabilità di governo a livello nazionale possa auspicare e lavori per un migliore coordinamento delle Autorità, maggiore capacità di indirizzo e strategia a livello nazionale e migliore integrazione della logistica intermodale, ma il rischio che tutto quello che invece abbiamo detto porti a irrigidimenti, rallentamenti e a un blocco degli investimenti nei porti – che negli ultimi anni sono stati capaci di crescere a dispetto delle condizioni internazionali e nazionali – è concreto, se si pensa solo alla struttura e non a meccanismi di funzionamento chiari e leggibili rispetto ai porti. E questo è vero soprattutto per quegli scali, come il nostro, nei quali ci sono alcune caratteristiche specifiche e uniche, come la presenza di terminal privati a ridosso delle concessioni pubbliche, in un meccanismo di valorizzazione reciproca degli investimenti. A questo aggiungiamo anche le forti preoccupazioni di un anello fondamentale della catena della logistica qual è quello degli autotrasportatori, vessati da aumenti del costo del gasolio e dei pedaggi autostradali».

«Per questo – conclude Barattoni -, auspico che ci possa essere una sospensione del provvedimento di riforma volto a garantire un confronto con gli enti locali che finora non c’è mai stato. Per quanto detto, prima di concludere, ci tengo a sottolineare quanto la possibilità di continuare a raggiungere risultati positivi dipenderà anche dalla nostra capacità di continuare a lavorare insieme a tutto il cluster marittimo e agli enti che si occupano quotidianamente di porto. Perché il 2025 è stato l’anno di insediamento non solo della nuova amministrazione comunale, ma anche del  presidente AdSP Benevolo e del comandante della Capitaneria di Porto Tattoli. Professionisti che si sono calati con grande competenza nei  loro ruoli e nella nostra città, che hanno permesso fin da subito a tutto il cluster di proseguire in un lavoro costruttivo su tanti ambiti e anche di dare segnali importanti e concreti, come la sottoscrizione del protocollo sulla sicurezza del lavoro in Porto e l’emanazione dell’ordinanza sui fondali».

La nuova scuola di Lugo «a energia quasi zero» con vetrate ad altezza di bambino

È stata inaugurata nella mattinata di sabato 10 gennaio, a Lugo, la nuova scuola dell’infanzia “La Filastrocca”, in via Cardinal Francesco Bertazzoli 70/a. Dopo il taglio del nastro, i presenti sono stati accolti nella scuola dalla sindaca Elena Zannoni: «Abbiamo voluto che le bambine e i bambini fossero i primi a entrare e scoprire questa nuova scuola poiché appartiene a loro, e così è stato con la ripresa delle attività il 7 gennaio – ha sottolineato la prima cittadina -. Quella di oggi è invece una giornata di festa pensata per consentire a tutta la città di conoscere la Filastrocca. Una nuova scuola è sempre un passo avanti per la città e poterla inaugurare è probabilmente la cosa più bella che possa capitare per un amministratore. Vorrei condividere questo grande onore e soddisfazione con il precedente sindaco e la precedente giunta, che hanno fortemente voluto questo progetto, oggi diventato realtà. Voglio ringraziare di cuore anche il personale della scuola, i nostri servizi educativi e tecnici, l’istituto comprensivo e tutti coloro che hanno collaborato all’apertura della materna e alla realizzazione di questa giornata».

Le peculiarità dell’edificio sono state illustrate ai presenti dall’architetto Alessandro Bucci, che ha redatto il progetto.

Le conclusioni della cerimonia sono state affidate al presidente della Regione Emilia-Romagna Michele de Pascale: «L’inaugurazione di questa nuova scuola è un passo importante per la città di Lugo, che vede così concretizzarsi il suo primo polo dell’infanzia 0-6, per un’idea di educazione che mette al centro il benessere delle bambine e dei bambini. La bellezza di questi spazi ha valore sia nella forma, sia nel contenuto: in un edificio luminoso, realizzato in ogni dettaglio con cura e nel rispetto della sostenibilità ambientale, i più piccoli possono crescere ogni giorno, stimolando le loro curiosità e acquisendo nuove autonomie, accompagnati al meglio dal personale scolastico. Particolarmente significativo è l’abbattimento delle barriere architettoniche, fisiche e simboliche. L’accessibilità degli spazi racconta di una comunità che riconosce e accoglie le diversità, offrendo a tutte e tutti le stesse opportunità di scoperta e partecipazione. Un percorso che ci vede impegnati nella costruzione di una scuola sempre più accogliente, moderna e inclusiva dove imparare e diventare grandi».

Dopo gli interventi delle autorità, la scuola ha aperto le sue porte alla cittadinanza per una serie di attività che hanno consentito a famiglie e visitatori di conoscere da vicino la nuova struttura e la sua offerta formativa, tra laboratori musicali, workshop artistico-espressivi, letture animate e altre attività didattiche.

La Filastrocca può ospitare fino a cinque sezioni che possono accogliere fino a 135 bambini, garantendo ulteriori 60 posti rispetto al vecchio edificio di viale degli Orsini. Le sezioni sono dislocate in tre dei quattro blocchi che caratterizzano l’edificio, costruiti attorno a un nucleo centrale, che è invece un ampio spazio gioco comune. Le sezioni sono dotate di ampie vetrate ad altezza di bambino per agevolare lo sguardo sul paesaggio. Il quarto blocco ospita i servizi: la mensa, la sala insegnanti, la lavanderia, la dispensa. Ogni sezione è dotata di uno spazio per l’accoglienza, un ripostiglio e servizi igienici. La scuola è inoltre dotata di due dormitori. Tutti gli ambienti hanno ampie aperture che consentono di usufruire degli spazi esterni e sono privi di barriere architettoniche.

La copertura è stata realizzata «a onda di legno», elemento architettonico di rilievo che ospita l’impianto fotovoltaico.

I lavori sono stati eseguiti da Medea Costruzioni Generali Srl di Reggio Emilia. Gli arredi, non ancora ultimati, sono forniti dal Sogno del Bambino di Lugo, concessionario di zona dell’azienda Gioca Reggio, mentre targhe e insegne sono di Quadra Comunica di Russi.

La realizzazione della scuola, avviata nel 2023, è stata possibile grazie al contributo di 3 milioni di euro del Piano nazionale di ripresa e resilienza, finanziato dall’Unione europea attraverso il programma Next generation Eu. È stata costruita in un’area adiacente al nido d’infanzia “Arcangelo Corelli”, con il quale va a costituire il primo polo dell’infanzia 0-6 della città di Lugo.

La classificazione energetica è identificabile nella classe A4, la più performante normativamente prevista: il nuovo fabbricato si configura infatti come edificio «a energia quasi zero», il cui fabbisogno energetico è molto basso o quasi nullo ed è coperto in misura significativa da fonti rinnovabili prodotte sul posto.

Minaccia la compagna con un coltellino: arrestato un 30enne a Madonna dell’Albero

Un grave episodio di violenza domestica si è verificato nella serata di ieri (9 gennaio) a Madonna dell’Albero, dove la polizia di Stato è intervenuta dopo una segnalazione giunta alla sala operativa della questura.

Gli agenti dell’Ufficio Prevenzione Generale e Soccorso Pubblico, arrivati rapidamente sul posto, hanno trovato un uomo di 30 anni, cittadino bulgaro, che stava minacciando la compagna con un coltellino nei pressi dell’abitazione della donna. La situazione, ritenuta di immediato pericolo, è stata neutralizzata grazie al tempestivo intervento della pattuglia, che ha messo in sicurezza la vittima ed evitato conseguenze più gravi.

Al termine degli accertamenti, l’uomo è stato arrestato con l’accusa di maltrattamenti in famiglia.

Colpo in attacco del Ravenna: è ufficiale Italeng, già convocato per il derby contro il Forlì

È diventato ufficiale attorno alle 13 di oggi (10 gennaio) il trasferimento di Jonathan Italeng al Ravenna. Classe 2001, Italeng è un attaccante reduce da una sfortunata esperienza in Serie B, nel Sudtirol, dove ha collezionato sette presenze (e un assist).

Di proprietà dell’Atalanta (che ha risolto anticipatamente il prestito con il club altoatesino, girando il giocatore al Ravenna con obbligo di riscatto in caso di promozione), Italeng si era fatto notare nella scorsa stagione grazie ai 12 gol e ai 4 assist in 31 presenze con il Pontedera nel girone B del campionato di serie C (lo stesso in cui ora sarà impegnato in giallorosso).

Nato a Yaoundé (Camerun) il 18 gennaio 2001, Italeng è cresciuto nei settori giovanili di Chievo Verona e Atalanta. Il suo percorso tra i professionisti lo ha visto protagonista in Serie C anche con Taranto, Lecco, Aquila Montevarchi, Atalanta U23 e Trento.

Italeng (che indosserà la maglia numero 79) è stato già convocato per il derby di oggi pomeriggio contro il Forlì e va così a rinforzare un reparto, quello avanzato, al momento in sofferenza tra i giallorossi, con Okaka, Motti e Zagre (in procinto di lasciare comunque Ravenna) indisponibili.

Nonostante il Daspo urbano, è stato sorpreso ai giardini Speyer. Con 43 grammi di hashish

È stato trovato con 43 grammi di hashish ai giardini Speyer, nonostante il “Daspo urbano” gli vietasse di frequentare la zona della stazione di Ravenna. Si tratta di un 22enne marocchino, con regolare permesso di soggiorno.

Il ragazzo è stato fermato e poi arrestato per “detenzione illecita di sostanza stupefacente” dalla polizia durante un controllo svolto venerdì pomeriggio nella zona. È stato anche denunciato per la violazione della misura del Daspo.

Il 22enne è finito agli arresti domiciliari in attesa di comparire in tribunale.

La lettera di una studentessa contro la settimana corta: «Saranno più i problemi per noi»

Abbiamo ricevuto la lettera di una studentessa del liceo scientifico Oriani che dice di scrivere «in rappresentanza di quasi la totalità di una delle classi che si sono dichiarate sfavorevoli alla recente riforma della settimana corta». Una decisione che sta facendo discutere, in città, presa legittimamente dal consiglio d’istituto, ma dopo un referendum on line aperto alle famiglie che aveva visto la maggioranza (circa il 60 percento) contraria alla novità. Gli studenti, invece, si sono praticamente spaccati a metà.

Abbiamo deciso di pubblicarla, per far capire quali siano le perplessità dei ragazzi contrari a una scuola spalmata su cinque giorni.

«C’è stato detto che è stata proposta per il “benessere degli studenti” – scrive la ragazza, che lasciamo anonima in quanto minorenne e troppo coinvolta nei fatti – ma non riusciamo a capire dove dovrebbe esserci benessere in una settimana scolastica composta da 5 giorni in cui uno studente dovrebbe rimanere in classe fino alle 14. Ci sono diverse problematiche, forse ignorate da chi ha proposto, che hanno portato molti studenti a votare contro a questa riforma. Per prima cosa uscendo alle quattordici ci ritroveremmo a tornare a casa e pranzare tardi riducendo il tempo dedicato allo studio, ma anche ad altre attività come sport, musica, corsi scolastici che si svolgerebbero nel pomeriggio, ma anche a ripetizioni per studenti che si trovano in difficoltà in alcune materie. Senza contare che già molti passano i loro pomeriggi sui libri preparando un massimo di cinque materie, in questo modo le materie diventerebbero sei. La concentrazione in classe potrebbe diminuire, provocando un possibile peggioramento nel nostro rendimento e un aumento di stress per gli studenti, perché siamo persone come tutti e non macchine, per cui abbiamo un limite anche allo studio».

«Inoltre – continua la lettera – non è stato tenuto conto di chi viene dal forese che spesso si trova a dover prendere l’autobus per andare e tornare da scuola. Questi ragazzi già ora si trovano costretti a tornare a casa alle quattordici o addirittura alle quindici e pranzare a quell’ ora per poi mettersi a studiare e portare a termine tutti gli impegni del pomeriggio. Con la settimana corta questi studenti rientrerebbero a casa a orari folli, pranzerebbero a orari indecenti e starebbero fino a sera a studiare per il giorno dopo. Il nostro Paese non può pensare di proporre una soluzione simile non essendo attrezzato adeguatamente come altri stati, come gli Stati Uniti per esempio, che sono forniti di mense scolastiche e lo sport è gestito all’ interno della scuola per agevolare l’organizzazione dei pomeriggi per le famiglie. Come appena detto con questa proposta finiremo per pranzare a orari indecenti e probabilmente da soli. Molti magari già mangiano a casa senza nessuno a far loro compagnia, ma per alcuni il pranzo è un momento per stare in famiglia. Sicuramente molti studenti tornano a casa, si siedono a tavola e raccontano la loro giornata e ascoltano quella dei loro parenti (genitori, nonni, zii, …). Uscendo da scuola alle quattordici questa cosa verrebbe a mancare poiché non è detto che tutti possano organizzarsi con il lavoro e mangiare con figli o nipoti a quell’ora».

«La settimana corta è stata proposta per dare a tutti un giorno in più nel weekend e dare un momento in più a tutti di stacco dalla frenesia scolastica. Il problema è che il sabato sarebbe come inesistente poiché lo passeremo a studiare e recuperare le materie che non siamo riusciti a fare durante la settimana o, come più probabile, a dormire per compensare la stanchezza fisica e mentale accumulata durante la settimana, così facendo è come se non esistesse questo giorno in più nel weekend».

«Un’ altra problematica – termina la lettera – riguarda il cambiare a percorso iniziato. Tutti gli studenti che sono stati chiamati a votare per questa riforma si erano iscritti al nostro liceo con una determinata organizzazione dell’orario scolastico, quello basato su sei giorni, e si erano organizzati di conseguenza. Cambiandolo a questo punto per tutti gli anni dalla prima alla quinta, tutti si trovano costretti a stravolgere la loro organizzazione pomeridiana creando difficoltà a tutti, studenti e famiglie. Tra l’altro molti si erano iscritti a questo liceo proprio perché aveva un orario composto da 6 giorni da 5 ore. Così alcuni purtroppo stanno rimettendo in discussione l’idea di finire il loro percorso scolastico in questo liceo trovandosi in difficoltà col nuovo cambiamento. Se proprio si ritiene necessario introdurre questo cambiamento sull’orario, come minimo, sarebbe corretto applicarlo solamente dalle nuove classi prime. In conclusione la settimana corta non pare essere stata pensata per il benessere degli studenti ma per il benessere e l’interesse di chi l’ha proposta».

Moda: imprese in calo, sono mille. Soprattutto piccole in conto terzi per i brand

Il mondo della moda in provincia di Ravenna conta circa un migliaio di imprese (su 36mila totali registrate), il 7 percento del settore in Emilia-Romagna. Il dato aggiornato a gennaio 2025, fornito dalla Regione, tiene conto di manifattura (323 imprese), commercio (550) e design (154).

Tra dicembre 2023 e gennaio 2025, a fronte di un numero di imprese sostanzialmente invariato a livello regionale, la provincia di Ravenna ha fatto registrare un calo del 2 percento. Anche se si considera la sola manifattura, Ravenna con un -5 percento evidenzia una situazione peggiorativa rispetto alla media regionale (-1). Il segmento dove invece il Ravennate ha numeri positivi e migliori della regione è il design con un aumento del 15 percento, quasi il doppio dell’8 dell’Emilia-Romagna. La Cna di Ravenna ha da tempo costituito Federmoda, l’unione dei mestieri del settore che comprendono tessile e abbigliamento, calzature, pelletterie, pellicceria e moda su misura. Il focus sulle associate Cna dice che le imprese attive in provincia a fine 2024 erano il 6 percento in meno rispetto a un anno prima.

«Il ruolo di Federmoda è cambiato molto negli ultimi vent’anni – dice Serena Cavalcoli, referente dell’associazione di categoria insieme a Monia Morandi –. E il cambiamento spiega anche come è cambiato il settore. Una volta per l’80 percento ci occupavamo di rappresentanza delle attività nei rapporti con le istituzioni per ottenere condizioni contrattuali migliori o riconoscimenti alle aziende. Oggi invece si tratta per lo più di creare opportunità di business, organizzare iniziative strategiche». Un esempio è il dialogo aperto dall’anno scorso con il Giappone: «Anche grazie al ruolo di apripista della Regione, abbiamo avviato relazioni con la Camera di commercio di Tokyo e abbiamo creato un canale più diretto per le imprese della moda che vogliono entrare sul mercato giapponese».

Il settore in Italia è in contrazione per vari fattori: «La ridotta domanda interna, la concorrenza internazionale spesso sleale con le produzioni del cosiddetto “fast fashion” in paesi del sud-est asiatico con costi del lavoro molto più bassi e scarsi controlli su materiali e processi produttivi, la frammentazione e la dimensione ridotta delle aziende che limita l’accesso alle economie di scala necessarie per competere sui mercati globali e ostacola l’accesso al credito, agli incentivi e all’assunzione di manodopera qualificata». Il panorama ravennate è contraddistinto da una prevalenza di B2B, acronimo che sta per business-to-business, in italiano commercio interaziendale. «Le nostre imprese sul territorio sono per lo più conto terzisti. Micro e piccole imprese di eccellenza, a volte anche individuali, che lavorano per le grandi case dell’alta moda facendo solo un passaggio del processo produttivo totale. Per molto tempo questo è andato bene e ha fruttato, ma ora che i grandi gruppi sono in crisi ci sono tutte le conseguenze: margini bassi, variabilità degli ordini, tempi di esecuzione sempre più ridotti e le stagionalità delle produzioni fanno sì che diventi difficile gestire il processo produttivo, la gestione finanziaria e quella del personale addetto».

Alle aziende di conto terzi si uniscono piccole aziende o laboratori con un conto proprio, che propongono collezioni distintive e di qualità, destinate principalmente al mercato italiano ma anche estero: «Nonostante le sollecitazioni delle politiche a cogliere le sfide dell’internazionalizzazione e della transizione digitale quali fattori abilitanti per la competitività del made in Italy, i bandi elaborati dai decisori pubblici e dedicati alle imprese per favorire l’export o gli investimenti non sempre sono tarati per le esigenze dei piccoli produttori». Senza trascurare che quando si tratta di artigiani che affondano le loro abilità in un mestiere che svolgono da anni, è spesso difficile avere anche la competenza per cogliere le opportunità di finanziamenti: «Il linguaggio dei bandi e della burocrazia non è quello che maneggia chi fa questo lavoro. Non parliamo di aziende con un export manager. Come Cna cerchiamo di facilitare questo passaggio di informazioni».

La soluzione più efficace, sul lungo periodo, sarebbe fare squadra, costruire reti, collaborazioni. In poche parole economia di scala: «Difficile riuscirci perché parliamo di un mondo che per definizione è competitivo, c’è segretezza attorno alle lavorazioni». C’è poi un altro tema delicato per il futuro del settore. La trasmissione delle competenze: «Mancano nuove leve che entrano per dare prospettiva. Le scuole di formazione sono poche, non si va in bottega a imparare il mestiere».

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