venerdì
13 Marzo 2026

Esplosione in una palazzina a Faenza: gravi danni all’edificio ma nessun ferito

Momenti di paura nella mattinata di oggi (7 marzo) a Faenza, dove, in via Mura Torelli, si è registrata un’esplosione all’interno di una palazzina composta da tre appartamenti. Sul posto sono intervenuti tempestivamente i vigili del fuoco del distaccamento cittadino per mettere in sicurezza l’area e verificare la stabilità dell’edificio.

L’esplosione ha provocato danni significativi fino al secondo piano dell’immobile. Non si registra però nessun ferito. Sul luogo dell’intervento sono giunti anche gli agenti della polizia locale di Faenza, il personale sanitario del 118 e i tecnici di Italgas, impegnati nelle verifiche tecniche necessarie per accertare eventuali anomalie agli impianti e garantire la sicurezza della zona.

Le cause dell’esplosione restano al momento in fase di accertamento.

Disuguaglianze sul lavoro e disparità salariali: Cgil scende in piazza con un flash mob

La Filcams Cgil scende in piazza lunedì 9 marzo, insieme alle lavoratrici e ai lavoratori dei settori del Terziario, Turismo e Servizi per scioperare contro le disuguaglianze di genere e le condizioni di precarietà che colpiscono in modo particolare le donne.

Dalle 11 alle 12.30 in piazza XX settembre è previsto un flash mob, con un momento pubblico di mobilitazione e sensibilizzazione sul tema dei diritti e dell’autodeterminazione nel lavoro e nella società delle donne.
L’iniziativa si inserisce nel percorso di mobilitazione legato alla Giornata Internazionale della Donna e punta a richiamare l’attenzione sulle disuguaglianze che persistono nel mondo del lavoro.

In Italia, infatti, le donne continuano a percepire salari significativamente più bassi rispetto agli uomini e sono maggiormente esposte a forme di lavoro precario. Secondo i dati disponibili, rappresentano il 71,3% dei lavoratori dipendenti a bassa retribuzione e l’81,3% dei contratti part-time nella maggioranza assoluta dei casi non per scelta.

«Con lo sciopero del 9 marzo, lavoratrici e lavoratori chiedono pari opportunità reali, politiche efficaci contro le discriminazioni di genere e il riconoscimento dei nuovi diritti – spiegano dal sindacato -. La mobilitazione rivendica inoltre un lavoro di qualità, stabile e dignitoso per tutte e tutti, libero da sfruttamento e precarietà. Lo sciopero vuole anche essere un segnale contro ogni forma di violenza – economica, di genere, sessuale, verbale o fisica – e un gesto di solidarietà con le mobilitazioni delle donne a livello globale».

Trovato morto in mansarda dalla madre: cordoglio per un ventenne lughese

È stato ritrovato senza vita dalla madre, nella mansarda della sua abitazione a Santa Maria in Fabriago, nel Lughese. Alessio Bassi, appena ventenne, sarebbe morto improvvisamente, senza segni evidenti sul corpo e senza nessuna apparente spiegazione.

La vicenda è riportata con maggiori dettagli sulle pagine del Corriere di Romagna in edicola oggi, 7 marzo.

La Procura ha aperto un fascicolo e disposto l’autopsia sul corpo del ragazzo, che lavorava come operaio per una ditta di Conselice. Il ritrovamento è avvenuto giovedì mattina, proprio in prossimità dell’orario di lavoro: la madre, non vedendo il figlio scendere ha iniziato a preoccuparsi. Dopo aver chiamato il marito per capire se fosse già uscito con lui, è salita al piano superiore dove è avvenuta la tragica scoperta.
Sul posto sono intervenuti gli operatori del 118 e i carabinieri. Il padre, colpito da un malore per lo choc, è stato soccorso e trasportato d’urgenza in ambulanza all’ospedale di Ravenna.

Secondo le prime ricostruzioni, il giovane sarebbe salito in mansarda dopocena, dove sarebbe morto durante la notte. Al momento, però , non emergono elementi certi che possano chiarire cosa sia accaduto.

«I poliziotti arrestano chi deve essere arrestato, anche se un giudice poi lo rimetterà in libertà»

«I poliziotti sono professionisti della sicurezza che applicano regole per far rispettare regole: continueremo ad arrestare chi va arrestato, anche se il giorno dopo un giudice decide che deve tornare in libertà». Le parole sono di Valter Rivola, in polizia da trent’anni, dal 2002 alla squadra mobile della questura di Ravenna e da un anno e mezzo segretario provinciale del Sindacato autonomo di polizia (Sap).

Rivola riconosce che chi indossa la divisa in strada a volte vorrebbe vedere un esito giudiziario diverso per gli interventi fatti nel turno di pattuglia: «Però non viene mai meno la motivazione per tornare in servizio e fare il proprio dovere. E questo avviene anche grazie ai buoni rapporti professionali e umani tra forze dell’ordine e magistrati della procura. C’è rispetto reciproco».

L’esempio è dato dagli episodi in cui la normativa concede all’operatore di sicurezza la facoltà di arresto in flagranza: «In maniera trasparente c’è un dialogo con il pubblico ministero di turno per metterlo al corrente del quadro completo, sempre nel rispetto dei ruoli, e difficilmente si va a eseguire un arresto se si riscontra la possibilità che non regga al vaglio di un giudice».

Un rapporto diretto fra procura e poliziotti che nasce anche dalla dimensione contenuta della città e quindi delle sue istituzioni: «Gli addetti ai lavori di questo settore non sono tantissimi e per chi lo fa da molto tempo è comune vedere sempre gli stessi volti. La conoscenza diretta facilita la valutazione della persona con cui hai a che fare. È chiaro che in una grande città non può accadere».

Uno dei provvedimenti che più di altri sembra mostrare scarsa efficacia agli occhi dell’opinione pubblica è il cosiddetto Daspo urbano. L’espressione gergale, mutuata dalla terminologia dell’ordine pubblico negli stadi (Daspo è acronimo di divieto di accedere alle manifestazioni sportive), indica in realtà un divieto di accesso alle aree urbane (Dacur): una misura amministrativa introdotta nel 2017 per tutelare decoro e sicurezza in specifiche aree cittadine (stazioni, parchi, scuole). Comporta un ordine di allontanamento fino a due anni. La violazione dell’ordine del questore è un reato punito con l’arresto da 6 mesi a un anno.

Non ci sono dati empirici, ma l’esperienza diretta delle forze dell’ordine mostra uno scarso rispetto del provvedimento da parte dei destinatari: «Parliamo di un provvedimento che interagisce anche con la mentalità del destinatario cui è richiesta la volontà di attenersi a una misura lieve. È un cartellino giallo». Continuare ad applicarla ha una funzione proiettata nel futuro: «Le ripetute violazioni diventano un dettaglio nella valutazione della pericolosità del soggetto per l’eventuale richiesta e applicazione di provvedimenti più severi».

Tra le maglie delle norme c’è poi il margine di manovra di chi difende un arrestato: «Fa parte delle regole del gioco. È chiaro che un avvocato cerca anche di usare a suo favore un eventuale imprecisione nell’operato della polizia. Anche per questo c’è il massimo sforzo nell’applicare le regole, per “scaricare il fucile” della controparte».

Fare il poliziotto in una città di provincia fa sì anche che capiti di incontrare nella quotidianità extra lavoro le stesse persone che puoi avere indagato o arrestato. E capitano anche situazioni inattese: «Un poliziotto in servizio contesta un fatto, non la persona che lo compie – afferma Rivola –. Ricordo una volta in cui ero in compagnia di mia moglie e incontrai un ragazzo che avevo denunciato. Si fermò a salutarci e ci presentò la sua fidanzata». Così come capita che in occasione di manifestazioni di protesta in strada ci siano sempre gli stessi volti dal lato degli antagonisti e dal lato dell’ordine pubblico: «Credo che questo faciliti il dialogo, anche prima degli eventi, se ognuno rispetta il ruolo dell’altro».

A proposito di manifestazioni, Rivola riflette sul dibattito attorno all’ultimo pacchetto sicurezza in cui si è parlato del cosiddetto scudo penale per gli agenti in servizio: «Come Sap da anni affermiamo che vada punito chi sbaglia con dolo nell’esercizio del proprio compito, ma al tempo stesso trovarsi indagati per vicende che riguardano il proprio lavoro è un inutile accanimento. Creare un canale parallelo per la valutazione dell’operato serve a ridurre i tempi e restituire più serenità a chi a volte è costretto a prendere decisioni difficili. Penso al carabiniere di Verucchio che la notte di Capodanno del 2025 uccise un 23enne che aveva ferito quattro persone in strada con un coltello. Ci è voluto un anno per arrivare all’archiviazione del caso riconoscendo la legittimità dell’intervento. Un anno sotto indagine che non facilita la serenità dell’indagato».

Imprenditoria femminile a Ravenna: 7599 attività in provincia, oltre il 21% del totale

In occasione della Giornata internazionale della donna dell’8 marzo, la Camera di Commercio di Ferrara e Ravenna ha condiviso i dati dell’imprenditoria femminile sul territorio provinciale.

In provincia di Ravenna, le imprese guidate da donne danno lavoro al 15,9% di tutti gli addetti del settore privato, generando un valore aggiunto di oltre 2,8 miliardi di euro. Sono in totale 7.599 e rappresentano il 21,2% del totale con una quota più elevata della media regionale (21,1%) e di poco inferiore a quella nazionale (22,3%).
I comuni con il più alto tasso di imprese femminili sono Cervia (23,2%) , Ravenna (22,8%) e Fusignano (22,7%) mentre l’indice più basso si registra a Bagnara di Romagna (15,1%).

imprese femminili
Imprese registrate totali e femminili, tasso di femminilizzazione, saldo e variazione % imprese femminili per territori

 

Le imprese femminili giovanili e straniere
A fine 2025, le imprese condotte da donne under 35 erano 630, pari all’8,3% delle imprese in rosa ravennati: sono concentrate per lo più nel commercio, nei servizi alle persone e nel turismo.
Alla stessa data, le imprese femminili straniere sono risultate 1.088, pari al 14,3% del totale delle imprese ravennati: sono diffuse nel commercio, alloggio-ristorazione e servizi alle persone (parrucchiere, centri estetici, ecc…).

I settori
Crescono le imprese femminili nel turismo, nei servizi alle imprese e nelle attività immobiliari. Così come registrano andamenti positivi i settori dei servizi alle persone tra cui sanità e istruzione. In contro tendenza i settori più tradizionali: tra cui agricoltura, costruzioni, commercio, logistica, ICT, attività professionali, scientifiche e tecniche, attività artistiche e di intrattenimento

Imprese registrate totali e femminili, tasso di femminilizzazione, saldo, variazione % imprese femminili per settore e composizione % settoriale Provincia di Ravenna

 

«Quella espressa dalle donne è una imprenditoria matura, istruita, motivata, con una leadership consapevole – ha sottolineato il presidente della Camera di commercio di Ferrara Ravenna, Giorgio Guberti -. Una impresa diffusa, che alimenta anche le economie dei territori più fragili e soggetti a spopolamento, e una risorsa preziosa che va accompagnata e seguita perché continui a rafforzarsi. Se alla politica spetta il compito di abbattere gli ostacoli per una completa realizzazione dei loro progetti di vita, alle donne, soprattutto giovani, chiediamo di superare scoraggiamenti e di intraprendere, con determinazione, la via dello studio, delle università, della specializzazione, della formazione professionale e dell’impresa».

«Oggi assistiamo al dilagare di forme di violenza consentite dalla dimensione digitale, amplificate dalle dinamiche dei social network, con effetti tutt’altro che virtuali: umiliazioni, ricatti, coercizioni che portano, nei casi più gravi, ad aggressioni fisiche e femminicidi. Ciascuno di noi ha il dovere di individuare e rimuovere impedimenti, ostacoli e pregiudizi che, ancora oggi, frenano la parità di genere e, dunque, la crescita dal punto di vista economico, culturale, sociale – conclude Antonella Bandoli, presidente del Comitato imprenditoria femminile della Camera di commercio di Ferrara Ravenna -. Entro quest’anno almeno mille imprese italiane, grazie all’apporto della rete dei Comitati per l’imprenditoria femminile, dovranno aver superato i test che certificano l’abbattimento di ogni forma di gender gap sui luoghi di lavoro».

Iscrizioni alle superiori: sei studenti su dieci in provincia scelgono gli istituti tecnici o professionali

Sono 3.154 le domande di iscrizione alle scuole superiori in provincia per l’anno scolastico 2026/2027, 103 in meno rispetto all’anno scorso, quando già erano in calo di quasi 130 unità.

Nel dettaglio, 1.271 studenti hanno scelto il liceo, con un calo di 101 iscrizioni rispetto all’anno scorso. In proporzione crescono gli istituti tecnici, scelti da 1.240 studenti, 37 in meno rispetto al 2025. Sostanzialmente stabili gli istituti professionali con 556 iscrizioni contro le 562 dell’anno precedente. A crescere sono invece i percorsi Iefp (istruzione e formazione professionale), scelti da 87 studenti, 41 in più rispetto alle 46 iscrizioni dello scorso anno.

Complessivamente in provincia di Ravenna sono state 8.605 le domande di iscrizioni alle classi prime (considerando anche elementari e medie, oltre alle superiori). Nel giro di tre anni sono oltre 700 in meno (nel 2023 le domande totali erano 9.347).

Tornando alle superiori, secondo i dati aggiornati al 2 marzo 2026 e resi disponibili dall’ufficio scolastico dell’Emilia-Romagna, in Emilia-Romagnma il 46,7% degli studenti ha scelto un liceo, il 35,5% un istituto tecnico e il 17,8% un istituto professionale. Sommando le iscrizioni agli istituti tecnici e professionali, si arriva al 53,3%, una percentuale superiore a quella dei licei (in provincia di Ravenna sale quasi al 60 percento).  Rispetto allo scorso anno si registra un aumento delle iscrizioni al liceo (+4,9%), mentre risultano in calo gli istituti tecnici (-3,8%) e professionali (-1,1%).

A confermarlo è Bruno di Palma, Direttore Generale dell’Ufficio Scolastico Regionale per l’Emilia-Romagna che in una nota scrive: «Le domande di iscrizione alle scuole del 2° ciclo in Emilia-Romagna dimostrano una preferenza per gli istituti tecnici e professionali. L’Emilia-Romagna si conferma la regione con la più alta percentuale di iscrizioni ai percorsi di istruzione professionale e la quarta per quanto riguarda le iscrizioni ai percorsi di istruzione tecnica. È molto incoraggiante il dato delle iscrizioni per la filiera tecnologico-professionale, in concomitanza con la definitiva messa a regime di tale offerta formativa nel quadro del secondo ciclo di istruzione».

Smog, ancora emergenza anche in tutta la provincia di Ravenna

Prosegue l’emergenza smog in Emilia-Romagna – compresa tutta la provincia di Ravenna – con il bollettino dell’Arpae che conferma il bollino rosso anche per il weekend e fino a lunedì compreso, quando sarà fatta una nuova rilevazione, in tutte le province della regione.

Restano dunque in vigore le misure emergenziali per la qualità dell’aria: tra i divieti aggiuntivi ci sono lo stop alla circolazione dei veicoli diesel Euro 5 e lo stop allo spandimento di liquami zootecnici senza tecniche ecosostenibili.

Qui le info utili: https://www.arpae.it/it/temi-ambientali/aria/liberiamo-laria/bollettino-misure-emergenziali

Terme di Riolo, il 2025 si è chiuso con una crescita a doppia cifra. «Continueremo a investire»

Le Terme di Riolo hanno chiuso il 2025 con risultati sempre più incoraggianti e guardano con fiducia all’avvio (il 7 aprile) della nuova stagione termale 2026. Intanto il comparto benessere ha già fatto registrare segnali molto positivi: le presenze turistiche a gennaio hanno segnato un incremento del 20% rispetto allo scorso anno, mentre i primi quattro weekend di apertura della piscina, nel mese di febbraio, hanno fatto registrare il tutto esaurito.

Il bilancio del 2025 evidenzia un andamento positivo sotto diversi aspetti: il fatturato registra un incremento del 10% rispetto al 2024, con una crescita che supera il 20% considerando il biennio. Parallelamente si registra anche una significativa riduzione dei costi pari al 10%, ottenuta non attraverso tagli alle risorse ma grazie a un lavoro di ottimizzazione della gestione e dei processi aziendali. Un risultato virtuoso che ha permesso allo stabilimento di chiudere un bilancio finalmente in positivo, traguardo perseguito con determinazione negli ultimi anni e che consente oggi di guardare al futuro con serenità.
Anche sotto il profilo occupazionale si conferma la forte ricaduta locale dell’attività dello stabilimento: oltre 50 persone lavorano alle Terme durante la stagione, tutte provenienti dal territorio.

Emanuele Salvatori Direttore Commerciale Terme Riolo
Emanuele Salvatori

«Le Terme di Riolo – sottolinea il direttore commerciale Emanuele Salvatori – confermano inoltre il proprio ruolo centrale nel sistema termale regionale: il nostro stabilimento rientra tra i primi cinque in Emilia-Romagna per cure erogate in convenzione con il Servizio Sanitario Nazionale, a testimonianza della fiducia accordata dai cittadini e della qualità dei servizi offerti. Un posizionamento che rafforza il percorso di sviluppo delle Terme come hub della salute e del benessere integrato, sempre più radicato nel territorio».

«Nemmeno il tempo di festeggiare gli ottimi risultati della stagione 2025, che ha rappresentato la vera svolta dopo gli anni difficili segnati dalla pandemia e dalle alluvioni, e già raccogliamo i primi incoraggianti segnali del 2026», commenta Andrea Spalla, amministratore delegato delle Terme di Riolo. «Ci sono stagioni in cui è necessario lavorare con determinazione e visione, mantenendo alta la qualità dei servizi, valorizzando le persone e continuando a investire anche quando la scelta più semplice sembrerebbe quella di ridurre i costi. Il 2025 ha iniziato a restituire i frutti di questo lavoro e tutto lascia presagire che i risultati possano crescere ulteriormente nel corso dell’anno appena iniziato».

Andrea Spalla A Terme Riolo
Andrea Spalla

Lo stabilimento continua inoltre a rafforzare la propria rete di collaborazioni con il territorio, sviluppando sinergie con realtà sportive, economiche e associative. Tra queste figurano la partnership con il Ravenna FC, la collaborazione con la Banca di Credito Cooperativo della Romagna Occidentale, il rapporto con diverse associazioni locali che svolgono le proprie attività all’interno delle strutture termali e il lavoro con la Zappi Cycling Academy, realtà impegnata nella formazione di professionisti del ciclismo a livello internazionale. A queste si aggiungono i progetti in corso con il gruppo alberghiero Devira Hotels, finalizzati allo sviluppo di nuove sinergie nel settore dell’accoglienza e dell’offerta turistica. Nel corso del 2026 queste collaborazioni saranno ulteriormente sviluppate con l’obiettivo di definire protocolli medico-sportivi innovativi, ampliando il raggio d’azione delle Terme e consolidandone il ruolo anche nell’ambito della medicina dello sport, mentre proseguirà l’impegno nel settore sanitario con la partecipazione a congressi scientifici e l’organizzazione di iniziative dedicate alle nuove tecnologie applicate alla cura delle patologie vascolari. Le Terme di Riolo continuano inoltre a essere un punto di riferimento nazionale per i trattamenti dedicati ai pazienti affetti da fibromialgia, in collaborazione con Associazione Malati Reumatici Emilia-Romagna.

«Guardiamo al 2026 con fiducia e determinazione», conclude Spalla. «Il nostro obiettivo è non solo confermare ma superare i risultati dello scorso anno, continuando a investire in innovazione, qualità e relazioni. Il traguardo resta sempre lo stesso: promuovere benessere e salute mettendo al centro i nostri ospiti e il territorio che ci sostiene».

Inaugura “Donne nell’arte”: immagini di donne che hanno contribuito alla storia della città

Ravenna celebra il talento e la creatività femminile con la quarta edizione della rassegna espositiva all’aperto Donne nell’Arte, attraverso l’Open – Air Gallery di via Zirardini, fino alla fine di marzo. Si tratta di un percorso per immagini dedicato alle donne nate o vissute in città che hanno lasciato un segno significativo nella vita culturale ravennate.

L’edizione 2026 è interamente dedicata alle protagoniste dell’arte: cantanti, pittrici, mosaiciste, studiose e divulgatrici che, attraverso il loro lavoro, hanno contribuito a raccontare l’arte e a garantirne conoscenza, trasmissione e continuità nel tempo. Un omaggio che intreccia memoria, identità e valorizzazione del patrimonio culturale locale.

La rassegna propone un itinerario visivo capace di restituire al pubblico storie di talento, passione e impegno, offrendo uno sguardo rinnovato sul ruolo delle donne nella costruzione dell’identità culturale della città. Non solo nuove figure: il tema di quest’anno ha infatti suggerito di includere anche alcune protagoniste delle passate edizioni. La loro presenza non rappresenta una riproposizione, ma una rilettura coerente con il focus attuale, rafforzandone la memoria e sottolineandone l’attualità.

Il progetto è curato da Ravenna Tourism, con la collaborazione di Rosetta Berardi e Serena Simoni, e si inserisce nel più ampio impegno della città per la valorizzazione del patrimonio storico-artistico e delle personalità che ne hanno segnato la storia.

Al posto della storica merceria “Alla Beneficenza” aprirà un nuovo negozio di abbigliamento

Niente pub, ristorazione o attività alimentari: al posto della storica merceria “Alla Beneficenza” sorgerà un nuovo negozio di abbigliamento. Sono infatti in corso i lavori di ristrutturazione del piccolo palazzo situato in pieno centro storico a Ravenna, all’angolo tra via Cairoli e via Gordini, che dovrebbero concludersi tra circa tre mesi. Il locale commerciale verrà ceduto in affitto soltanto una volta terminati i lavori di ristrutturazione dell’immobile.

Il centralissimo edificio è composto dal piano terra, dove si trova il locale commerciale, e da due piani superiori: un primo piano e un piano mansardato. Lo spazio destinato al negozio misura circa 70 metri quadrati, mentre i due livelli superiori – di circa trenta metri quadrati ciascuno – saranno trasformati in un’unica unità abitativa.

Dopo la chiusura, l’immobile è stato fino a due anni fa di proprietà dell’Opera Santa Teresa per poi essere venduto a un privato. Originariamente fu il suo fondatore, don Angelo Lolli, a deciderne l’acquisto per ospitare l’attività che per quasi un secolo è stata conosciuta dai ravennati come “Alla Beneficenza”. La merceria è stata infatti uno dei negozi più longevi della città, rimasto in attività per quasi cento anni, dal 1928 al 2022.

Il Moro di Venezia in Darsena sarà rimesso a nuovo. Dall’Autorità Portuale fino a 40mila euro per la manutenzione

Tornerà al suo colore originario lo scafo del Moro di Venezia III, esposto nella testata della Darsena di Ravenna. Il Moro sarà rimesso a nuovo grazie allo sforzo congiunto di pubblico e privato. È stato infatti sottoscritto nei giorni scorsi un protocollo d’intesa – tra Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico centro-settentrionale, Comune di Ravenna, Camera di Commercio di Ferrara Ravenna, Fondazione Raul Gardini, Circolo Velico Ravennate e Compagnia Portuale – finalizzato alla realizzazione di una iniziativa di pubblico interesse per la promozione e la valorizzazione della tradizione velica ravennate e del turismo nautico.

Rientrano in tale ambito anche le operazioni di manutenzione da effettuare sul Moro, imbarcazione che nel tempo continua a rappresentare una delle principali testimonianze del legame esistente tra la città di Ravenna, il mondo della vela e le iniziative di carattere sociale volte alla diffusione dello sport velico.

Il protocollo, che ha validità di 4 anni (dal 2026 al 2029), prevede che l’Autorità di Sistema Portuale destini l’importo massimo di 30.000 euro per le attività di manutenzione straordinaria del Moro, da eseguirsi nei prossimi mesi, oltre a un budget di 2.500 euro all’anno per la manutenzione ordinaria. Tali attività sono affidate al Cvr, che gestirà anche il nuovo pontile presente in darsena di città (realizzato dall’Autorità con i Fondi del Bando Periferie veicolati dal Comune) al fine di promuovere l’organizzazione di iniziative pubbliche legate al mondo della vela. Altri impegni economici sono quelli assunti dalla Camera di Commercio Ferrara e Ravenna, a sostegno di attività promozionali di sviluppo del turismo nautico e della tradizione velica ravennate, con un contributo una tantum di 5.000 euro, e dalla Fondazione Raul Gardini nella misura di 2.500 euro all’anno. Il Comune, concessionario delle aree, faciliterà tutte le attività e sosterrà la promozione delle iniziative pubbliche che saranno organizzate.

Di carattere tecnico invece il supporto della Compagnia Portuale che mette a disposizione la propria professionalità e i propri mezzi per fornire un aiuto pratico e logistico nello svolgimento delle attività di manutenzione del Moro.

L’esordio di Lisa Bentini è un’opera dagli equilibri eterei

Le Cose che nessuno vede di Lisa Bentini sono intrecci, rimandi, collegamenti, costellazioni nello spazio liminare tra la vita e la morte, la memoria famigliare fatta di piccoli episodi e grandi lutti che restano e si tramandano e influenzano la vita di chi è rimasto. Ma il limine è anche quello tra umano e animale, inizio e fine, razionale e sentimentale, fisico e spirituale. Con questo esordio in libreria, Lisa Bentini – ravennate, docente di Lettere che siamo abituati a leggere sulle pagine culturali del Manifesto e su riviste online dove scrive di letteratura – parte dalla sovrapposizione di due lutti, quello recente per l’amato cane Beverly e quello per la Bambina, la zia morta a nove anni, nove anni prima della nascita dell’autrice, di cui Lisa porta il nome.

5580025032La sua è una scrittura attenta, calibrata nel parlarci di presenze immateriali ma che riesce a farsi concreta, quasi tangibile. È un libro fatto di equilibri dove la letteratura e le immagini si alternano alla vita vissuta senza pedanteria e senza forzature, in un amalgama in cui i ricordi personali si intrecciano ai libri letti, alle fotografie attentamente studiate e descritte. Dentro ci sono i dilemmi e le paure di una bambina che cresce in una famiglia amorevole e unita ma su cui aleggia la perdita della Bambina. C’è il senso di colpa di chi è sopravvissuto, il desiderio di trovare un senso a una morte insopportabile, ma c’è anche, forte, il venire al mondo, la maternità come esperienza totalizzante. Anche su questo, Bentini riesce a passare dalla propria esperienza personale alla memoria famigliare, fino a farci letteralmente vedere, pur senza usare immagini, le foto di Eve Arnold e Lisetta Carmi.

E poi c’è il rapporto, si potrebbe dire viscerale, tra uomo e animale, anch’esso raccontato, visto, vissuto da dentro e fuori. Non a caso nel libro, insieme ai nonni, i genitori, Beverly, il compagno Albert e i figli, ci sono Giacometti e Landolfi, Ernaux e Houellebecq, solo per citare alcuni nomi. Infine, c’è un continuo spostamento temporale tra l’oggi e gli anni Sessanta in cui la Bambina è vissuta fino a quel 1969, l’anno dell’allunaggio, l’anno a cui siamo abituati a pensare in chiave mondiale e che qui diventa quello di un dramma familiare.

E se per molte pagine la sensazione è quella di seguire una sorta di libera associazione di idee dell’autrice, in realtà ci accorgiamo che stiamo seguendo un filo preciso che ci porterà a mettere insieme elementi che si rivelano lungo il corso della lettura – fino a che non ci troveremo a parlare con la Bambina, quando l’autrice passa dall’io al tu – e che porterà il libro a una chiusura particolarmente riuscita e non banale.

Il romanzo, edito dall’editore palermitano Kalos, è in libreria dal 27 febbraio e l’autrice lo presenta al Mar di Ravenna sabato 7 marzo alle 16 in dialogo con la drammaturga e attrice di Fanny & Alexander Chiara Lagani.

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