giovedì
19 Marzo 2026

Torna la Marcia della pace a Ravenna: il programma del tragitto

Torna mercoledì 31 dicembre la “Marcia della pace” organizzata dalla Diocesi di Ravenna-Cervia, con la partecipazione di tante realtà civili e religiose del territorio. Il tema sarà «La pace sia con voi. Verso una pace disarmata e disarmante», richiamando il recente messaggio di papa Leone XIV.

La marcia partirà alle ore 15 da Porta Adriana. Il tragitto, lungo circa un chilometro, attraverserà via Cavour, piazza Andrea Costa, via 4 Novembre e piazza del Popolo, per poi proseguire verso piazza Garibaldi e concludersi in piazza San Francesco. In testa al corteo ci sarà un cartello con la scritta “Insieme per la pace” tradotta in più lingue. Il cammino sarà in silenzio e, lungo il percorso, verrà distribuito un biglietto con una frase sulla pace, pensata come invito alla riflessione personale.

In piazza del Popolo è previsto un saluto istituzionale da parte del sindaco di Ravenna Alessandro Barattoni e dell’assessora comunale alla pace Hiba Alif. In piazza San Francesco l’arcivescovo di Ravenna-Cervia Lorenzo Ghizzoni proporrà una sintesi del messaggio per la pace di papa Leone XIV e farà un saluto finale. I bambini del gruppo “Gen 3, generazione nuova” del Movimento dei focolari distribuiranno “Il dado della pace” con frasi che aiutano a costruire rapporti di pace, mentre gli studenti dell’Istituto tecnico-commerciale “Ginanni” presenteranno il loro progetto “Il sogno della pace”, portato avanti durante l’anno scolastico. Ad accompagnare l’arrivo dei partecipanti in piazza San Francesco ci sarà anche la musica di God Vibes, il coro dei giovani dell’Arcidiocesi di Ravenna-Cervia, che proporrà canti natalizie sulla pace anche dopo gli interventi.

Alla marcia parteciperanno anche le diverse confessioni religiose presenti in città, tra cui il mondo ortodosso e quello musulmano, rappresentati da Moustapha Soufi e Moustapha Toumi. Numerose le adesioni di associazioni e realtà ecclesiali e civili: Caritas, Comunità Papa Giovanni XXIII, Movimento dei focolari, Ac, Acli, Legambiente, Amare Ravenna, Capit, Opera di Santa Teresa, Il Terzo Mondo, la Comunità greco-cattolica ucraina, Linea Rosa, Villaggio globale e CittAttiva, la Consulta diocesana delle aggregazioni laicali, il Corpo italiano di soccorso dell’Ordine di Malta, gli Uffici pastorali dell’Arcidiocesi (sociale, famiglia, migranti e apostolato del mare, giovanile-vocazionale, ecumenismo e dialogo interreligioso) e il cappellano della casa circondariale di Ravenna, don Marcelo Lopresti. Ogni realtà coinvolta porterà la sua riflessione con una frase che verrà letta in piazza San Francesco e raccolta in un libretto che verrà distribuito ai presenti.

Conselice raffresca la scuola dell’infanzia e fa un nuovo parcheggio nel 2026

Raffrescamento scuola dell’infanzia di Lavezzola (35mila euro), potenziamento della videosorveglianza sul territorio comunale (40mila euro) e riqualificazione di via Galileo Galilei per abbattere le barriere architettoniche (200mila euro). Sono alcuni degli investimenti previsti per il 2026 dal Comune di Conselice, che lo scorso 23 dicembre ha approvato l’aggiornamento del Documento unico di programmazione e il bilancio di previsione 2026-2028. Mentre nel 2025 l’amministrazione ha investito 4,9 milioni di euro in progetti, per il prossimo anno gli interventi ammonteranno a circa 1,8 milioni di euro. A quelli già citati si aggiungono la riqualificazione del quartiere del campo sportivo di Lavezzola, con anche la realizzazione di un nuovo parcheggio pubblico in via dei Carracci (1 milione di euro) e la copertura degli accordi quadro per la manutenzione del territorio (200mila euro).

Il bilancio di previsione 2026 del Comune di Conselice ammonta a quasi 13 milioni di euro, di cui 8,4 milioni di spesa corrente. Sul fronte delle entrate non sono previste modifiche delle aliquote dell’addizionale Irpef né dell’Imu, con previsioni d’incasso in linea con gli scorsi anni. Per quanto riguarda l’indebitamento, l’andamento è decrescente e non è previsto alcun ricorso a nuovi debiti per il 2026-2028. Al contrario, il Comune prevede una forte diminuzione nel prossimo triennio in questione, pari a circa 1 milione di euro, passando da un debito medio per abitante di 354 euro a 264 euro.

In termini di spesa corrente, la voce più sostanziosa è quella dedicata allo sviluppo sostenibile e alla tutela di territorio e dell’ambiente, ambiti ai quali andranno quasi 2,7 milioni. Di particolare rilievo saranno anche i servizi per conto terzi (1 milione e 650mila euro), gli interventi sull’assetto del territorio e l’edilizia abitativa. Il complesso della spesa corrente dedicata al welfare prevede quasi 1,5 milioni destinati ai servizi sociali e alle politiche familiari e oltre 1,3 milioni per l’istruzione e il diritto allo studio. Per la parte specifica dedicata al sociale spiccano i 290mila euro dedicati all’inserimento in strutture residenziali per minori e disabili, finanziati in larga parte da Frna, e una cifra pressoché identica prevista per l’assistenza domiciliare, il trasporto sociale e il servizio pasti a domicilio a favore di anziani e disabili. Grazie a un incremento di 40mila euro rispetto all’anno scorso, arriveranno a 210mila euro i fondi 2026 per il servizio di assistenza scolastica per  42 bambini e ragazzi certificati nel comune di Conselice. Importanti anche i 99mila euro previsti per interventi di sostegno al reddito per famiglie in disagio economico, anche questo finanziato interamente dal Comune sulla base della stima dell’anno scorso su 160 utenti.

Sul fronte dei servizi educativi è prevista una spesa complessiva di circa 1,3 milioni di euro, di cui in particolare circa 700mila per la gestione degli asili nido che attualmente prevedono 75 posti. Infine, al trasporto scolastico andranno circa 100mila euro.

«Nel 2025 abbiamo già finanziato opere importanti come il ripristino del teatro comunale di Conselice, la manutenzione delle strade, il potenziamento della pubblica illuminazione, le vasche di laminazione e la manutenzione straordinaria dell’idrovora Frattina, tutto in fase di progettazione esecutiva», afferma il sindaco Andrea Sangiorgi. «Nel 2026 introduciamo quindi nuovi investimenti che riteniamo necessari per le nostre comunità, sottolineando che, come nel bilancio di previsione dello scorso anno (dove si è partiti con un piano di investimenti comunale di 1,6 milioni e arrivati a 4,9 milioni), è probabile un loro aumento anche nel 2026 rispetto alla previsione. Mi preme inoltre evidenziare che di fronte a imposte locali che non aumentano, riduzione di trasferimenti e aumento dei costi di esercizio, i servizi previsti ai cittadini non vengono ridimensionati, a partire dal welfare territoriale».

Sport per disabili, Csi Ravenna avvia raccolta fondi per “Giocando senza frontiere”

Il comitato territoriale Csi di Ravenna ha avviato una raccolta fondi per potenziare il suo progetto di sport inclusivo “Giocando senza frontiere”. La campagna di crowdfunding è aperta fino al 7 febbraio e ha l’obiettivo di raccogliere 10mila euro. L’obiettivo è duplice: da un lato l’allargamento del numero dei partecipanti all’evento inclusivo che il Csi Ravenna organizza con la cooperativa sociale La Pieve, coinvolgendo più associazioni; dall’altro il finanziamento delle altre attività per disabili rendendole aperte tutto l’anno.

Da sette anni “Giocando senza frontiere” riunisce ragazzi e adulti con diverse abilità, provenienti dai centri diurni e residenziali del territorio, che si ritrovano per un’esperienza di sport, gioco e conoscenza reciproca. I ragazzi si cimentano in prove come la gara di velocità, la marcia dei 400 metri, la corsa delle carrozzine, la staffetta e il lancio del vortex. L’iniziativa è il culmine di un percorso annuale di attività motorie e ricreative adattate, che migliorano benessere fisico e psicologico dei partecipanti.

Anche se l’evento è totalmente gratuito, con merenda e pranzo offerti a tutti, ci sono costi logistici e tecnici che l’organizzazione deve sostenere per garantire che tutto sia perfetto e in sicurezza. Per questo il Csi ha avviato la campagna di raccolta fondi sulla piattaforma Ginger.

Riapre l’ex Hotel Terminus di Milano Marittima, partita la ristrutturazione

Le impalcature erano spuntate prima di Natale e avevano destato molta curiosità. Ora il Comune di Cervia lo conferma: l’ex Hotel Terminus è stato acquistato da una nuova società e sarà ristrutturato e riaperto. Si tratta di uno storico albergo situato sul viale Cadorna, nel pieno centro di Milano Marittima. Costruito negli anni ’60, è in stato di abbandono da più di trent’anni e rappresentava una piaga per la località. La sua condizione di degrado era infatti poco in linea con gli altri hotel e i negozi del centro.

Il 23 dicembre erano state montate le impalcature, ma non si sapeva se si trattasse di operazioni di messa in sicurezza oppure di una vera e propria ristrutturazione. Le voci sulla vendita della struttura si rincorrevano da mesi senza conferma, e l’assessora all’urbanistica Michela Brunelli aveva dichiarato il 27 dicembre al Corriere di Romagna che il Comune di Cervia non era al corrente di nulla. Oggi invece una nota dell’amministrazione ha confermato di avere appreso dell’acquisizione delle quote della società attualmente proprietaria dell’ex Hotel Terminus. Si chiude così l’era di abbandono dello storico immobile, anche se ancora non si conosce la sua futura destinazione.

«Si è formalizzata in questi giorni un’importante operazione societaria che porterà a un progetto capace di valorizzare l’area e contribuire al miglioramento dell’intera zona», afferma la nota del Comune di Cervia. «A breve la società avvierà un confronto con il Comune per impostare un percorso fattibile e condiviso, con l’obiettivo di trasformare un’area che oggi appare ferma, segnata dal tempo e dal degrado, in un luogo vivo, curato e finalmente restituito alla comunità, nel cuore di Milano Marittima».

Secondo l’assessora Brunelli «questa operazione rappresenta un’opportunità straordinaria per il rilancio di un’area centrale e strategica nell’assetto urbanistico di Milano Marittima. L’ex Hotel Terminus, con la sua storia che affonda le radici nel 1928 con Villa Egle Balbo e successivamente con l’hotel stesso, è un elemento identitario della nostra città che merita di essere valorizzato. Ora si apre finalmente la possibilità di restituire a questo luogo non solo bellezza e decoro, ma anche nuova vitalità funzionale e sociale. Auspichiamo che la società presenti un progetto in grado di creare un intervento sostenibile, capace di armonizzarsi con il contesto urbano e di contribuire al miglioramento complessivo della zona».

Segrè: «Il riconoscimento Unesco sul cibo rafforza la centralità della Romagna»

Dopo il riconoscimento della cucina italiana come patrimonio Unesco dell’umanità, il 15 dicembre la Regione Emilia-Romagna ha siglato un protocollo d’intesa con la Fondazione Casa Artusi per promuovere e valorizzare il patrimonio agroalimentare del territorio. Ne abbiamo parlato con Andrea Segrè, presidente della Fondazione Artusi e docente di Economia circolare e politiche per lo sviluppo sostenibile all’Università di Bologna.

Cosa significa il riconoscimento Unesco per la cucina italiana e romagnola in particolare?

«Significa che la cucina italiana viene riconosciuta come pratica culturale viva, fatta di gesti quotidiani, relazioni, saperi trasmessi nel tempo. Non è un premio a una ricetta, ma al modo in cui cuciniamo e mangiamo insieme. Per la Romagna questo ha un valore speciale, perché qui la cucina è profondamente domestica e conviviale: è la cucina delle azdore, delle sfogline, delle tavole familiari e delle feste di paese. La cucina romagnola incarna perfettamente lo spirito della candidatura: semplicità, qualità degli ingredienti, legame col territorio e capacità di trasformare pochi elementi in identità condivisa. Il riconoscimento Unesco rafforza dunque la centralità della Romagna come uno dei cuori culturali della cucina italiana».

Anche nella cucina romagnola ci sono campanilismi tra città; pensiamo per esempio alle discussioni sul ripieno del cappelletto tra Ravenna e Rimini. Si può parlare davvero di differenze o si tratta di normali varianti di un’unica tradizione?

«Sono varianti legittime di un’unica tradizione. È proprio questa pluralità a rendere la cucina romagnola così ricca. Le discussioni sul ripieno del cappelletto non sono segno di divisione, ma di vitalità culturale. Ogni città, ogni valle, spesso ogni famiglia ha adattato la ricetta agli ingredienti disponibili, alle abitudini locali, alle memorie domestiche. Il riconoscimento Unesco valorizza proprio questo: non una versione “ufficiale”, bensì la diversità bioculturale che rende la tradizione viva. Il campanilismo, se resta giocoso e non ideologico, è parte integrante della nostra storia gastronomica».

L’industria alimentare oggi fornisce alimenti pronti e veloci da preparare, che rispondono ai ritmi di vita contemporanei, con poco tempo da dedicare alla cucina. Che differenza c’è fra un raviolo confezionato e uno fatto in casa, sul piano della salute ma anche della socialità?

«La differenza non è solo nel prodotto, ma nel processo. Un raviolo fatto in casa non è soltanto cibo: è tempo condiviso, trasmissione di saperi, relazione tra generazioni. È un gesto che crea comunità. Il raviolo confezionato risponde a esigenze reali della vita contemporanea, ma col venir meno del suo valore simbolico si indeboliscono la convivialità e il ruolo educativo della cucina. Non si tratta di demonizzare l’industria; al contrario dobbiamo promuovere la sua qualità. Ma non dobbiamo rinunciare del tutto alla pratica domestica, che è il vero pilastro della cucina italiana».

L’accesso al cibo sano non è per tutti. Gli alimenti processati costano meno, ma fanno anche male alla salute; mentre quelli biologici e naturali hanno un prezzo maggiore. Di conseguenza i più poveri mangiano peggio.

«È una delle grandi contraddizioni del nostro tempo ed è anche una questione di giustizia sociale. Oggi chi ha meno risorse economiche è spesso costretto a scegliere cibi meno sani, più economici ma più dannosi per la salute. Questo dimostra che il tema del cibo non è solo individuale, ma politico e culturale. Servono politiche pubbliche che rendano accessibile il cibo buono, ma anche per un’educazione alimentare diffusa, mense scolastiche di qualità, sostegno alle filiere locali. La cucina italiana patrimonio Unesco non può essere un privilegio per pochi: deve restare un bene comune, accessibile a tutti».

Il cibo è anche turismo; molte persone scelgono una meta per le vacanze anche per le sue tipicità gastronomiche. Questo vale anche a Ravenna, dove si possono mangiare i cappelletti dopo avere visitato i monumenti: oggi entrambi sono patrimonio Unesco. Nel nostro territorio il turismo gastronomico funziona o potrebbe essere promosso meglio?

«Funziona, ma può e deve essere promosso meglio. Ravenna è un esempio straordinario: qui convivono monumenti patrimonio Unesco e una cucina fortemente identitaria. Mangiare cappelletti dopo aver visitato i mosaici non è solo turismo, è esperienza culturale integrata. Il territorio ha tutte le carte in regola per rafforzare il turismo gastronomico: prodotti locali, tradizioni riconoscibili, ristorazione diffusa, cultura dell’accoglienza. Serve però una strategia più coordinata che metta insieme cultura, cibo e paesaggio, raccontando la Romagna non solo come destinazione balneare o artistica, ma come terra di cucina domestica e conviviale. Il riconoscimento Unesco può essere una leva straordinaria in questa direzione».

Alluvione, la piattaforma Sfinge apre ai rimborsi per i danni del 2024

Anche i cittadini che hanno subìto danni a causa dell’alluvione del 2024 potranno richiedere i rimborsi tramite la piattaforma Sfinge. Lo ha stabilito l’ordinanza 54 della struttura commissariale, adottata nei giorni scorsi. Mentre in precedenza il portale era attivo solo per le vittime dell’evento di maggio 2023, ora è disponibile anche per la successiva inondazione di settembre 2024.

La nuova ordinanza prevede inoltre un cambio nella modalità di prenotazione online per gli sportelli territoriali della piattaforma, ai quali cittadini e tecnici possono rivolgersi per consulenze e assistenza in caso di danni subiti a causa delle alluvioni del 2023 e del 2024. Gli sportelli di consulenza sono composti da personale della struttura commissariale e da tecnici di Invitalia e della Regione Emilia-Romagna.

Cambiano anche le modalità di prenotazione degli appuntamenti. Non sarà più necessario avere lo Spid e i cittadini e le imprese, accompagnati dai rispettivi tecnici abilitati alla redazione delle perizie asseverate, saranno ricevuti su appuntamento da prenotare online. Ulteriori informazioni si trovano sul sito della struttura commissariale.

Camera di commercio: «La cultura vale il 15% della ricchezza a Ravenna»

Creatività e cultura producono il 15% della ricchezza nelle province di Ravenna e Ferrara. Lo afferma l’ultimo rapporto “Io sono cultura” realizzato da Fondazione Symbola, Unioncamere, Centro studi delle Camere di commercio Guglielmo Tagliacarne e Deloitte. Secondo il report, il valore della cultura a Ferrara e Ravenna continua a crescere, ma la spinta propulsiva delle tecnologie digitali sta ridisegnando profondamente il tradizionale volto del nostro sistema produttivo culturale e creativo. A trainare la filiera è infatti già da qualche anno l’industria dei software.

«Eppure è proprio la trasformazione digitale, a partire dall’intelligenza artificiale, a introdurre potenziali elementi di fragilità per la crescita», afferma il rapporto. «L’innovazione procede a una velocità che le imprese faticano a colmare in termini di competenze. Servono profili sempre più capaci di integrare abilità diverse, dall’uso dell’IA alla data analysis, fino alla progettazione di contenuti e servizi digitali. Una ricerca che risulta già oggi complessa per circa la metà delle figure richieste».

Il sistema produttivo ferrarese e ravennate è composto nel complesso da oltre 18mila imprese e da numerose organizzazioni no-profit che si occupano di cultura e creatività, le quali impiegano, tra dipendenti, interinali ed esterni, più del 2% del totale delle risorse umane retribuite operanti nell’intero universo del no-profit. Nel 2024 la filiera locale della cultura è cresciuta sia dal punto di vista del valore aggiunto che da quello dell’occupazione. Dunque la cultura è un formidabile attivatore di economia per il territorio: per ogni euro di valore aggiunto prodotto dalle attività culturali e creative, afferma il rapporto, se ne attivano altri 1,8 in settori economici diversi.

«In un tempo di profonde trasformazioni, che ridisegnano modelli di produzione, relazione e conoscenza, la cultura emerge sempre più come un’infrastruttura essenziale per comprendere e immaginare il futuro», evidenzia Giorgio Guberti, presidente della Camera di commercio di Ferrara e Ravenna. «Cultura e creatività sono tratti identitari radicati nella società e nella nostra economia e, grazie alla loro loro forte relazione con la manifattura, sono tra i settori più strategici per facilitare la ripresa economica e sociale. Non solo perché i numeri dell’ultimo decennio dimostrano che parliamo di una fonte significativa di posti di lavoro e di ricchezza, ma anche perché sono un motore di innovazione per l’intera economia e agiscono come un attivatore della crescita di altri settori, dal turismo all’enogastronomia, passando dai servizi».

Inclusione lavorativa dei disabili, 1,2 milioni all’ufficio di collocamento di Ravenna

La Regione Emilia-Romagna ha stanziato 15 milioni di euro – di cui 1,2 destinati alla provincia di Ravenna – per favorire l’inclusione lavorativa delle persone con disabilità. Si tratta di un programma di formazione diretto ai nove uffici provinciali del collocamento mirato, che porterà avanti progetti per imparare a gestire le merci nel magazzino di un negozio, lavorare alla cassa di un supermercato, diventare esperti nel servizio di pulizia di spazi e ambienti, perfezionare le competenze nell’allestimento, preparare e distribuire pasti e bevande, e altro ancora. Lo scopo è sia favorire l’accesso al lavoro ai disabili in cerca di occupazione, sia offrire ulteriore qualificazione a chi sta già lavorando.

Le risorse disponibili sono state determinate per ciascun ambito territoriale tenendo conto sia della numerosità, sia delle caratteristiche della potenziale utenza. Nello specifico, sono stati destinati 960.795 euro al collocamento mirato di Piacenza, 1.670.355 a Parma, 1.666.091 a Reggio Emilia, 2.182.928 a Modena, 2.988.310 a Bologna, 1.292.197 a Ferrara, 1.206.437 a Ravenna, 1.472.259 a Forlì-Cesena e 1.560.628 a Rimini.

«Orientamento, formazione e lavoro sono strumenti potenti di inclusione sociale», sottolinea l’assessore regionale al lavoro Giovanni Paglia. «È con questa convinzione che la Regione programma un’offerta di interventi orientativi, formativi e per il lavoro rivolti alle persone con disabilità che vivono in Emilia-Romagna e siano in cerca di lavoro o già occupate. Mettiamo a disposizione interventi di sostegno per garantire loro la possibilità di partecipare con successo a qualunque offerta formativa approvata, finanziata e autorizzata dalla Regione. Anche così sosteniamo il pieno diritto al lavoro e alla buona occupazione di tutte e tutti, nessuno escluso».

Maggiori informazioni sul collocamento mirato sono disponibili sul sito dell’Agenzia regionale per il lavoro.

La torcia olimpica passa da Ravenna, Faenza e Cervia con alcune star dello sport

La fiamma olimpica attraverserà le città di Faenza, Cervia e Ravenna il prossimo 6 e 7 gennaio, in occasione del tragitto verso i giochi invernali di Milano-Cortina 2026, portata da alcune stelle internazionali dello sport. Stando alle informazioni riportate sul sito ufficiale dell’evento, la tappa che interesserà la città delle ceramiche sarà la trentesima: prenderà il via da Cesena e, passando per Forlì, Faenza e Imola, raggiungerà Bologna. Il giorno precedente, il 5 gennaio, la torcia olimpica passerà per Rimini e Riccione. A Ravenna e Cervia è invece prevista la trentunesima tappa il 7 gennaio, sempre come città di transito.

La torcia arriva a Faenza dalla via Emilia

Il passaggio da Faenza è previsto il 6 gennaio dalle 13.40 da Porta delle Chiavi. Da qui partirà una staffetta che vedrà protagonisti quindici tedofori, ognuno dei quali avrà il compito di trasportare il “sacro fuoco” per una frazione di 200 metri. Il percorso complessivo si snoderà per tre chilometri lungo la via Emilia interna, permettendo al pubblico di assistere lungo i margini della strada e di ammirare da vicino uno dei simboli più iconici dello sport. La staffetta proseguirà senza sosta, alternando i corridori fino a raggiungere il termine del tragitto urbano, situato in via Emilia Ponente all’altezza della rotatoria “Strada dei vini e dei sapori”. In questo punto, la fiamma si congederà da Faenza per proseguire il suo itinerario verso le sedi di gara.

Il sito delle Olimpiadi invernali 2026 riporta inoltre i nomi delle possibili star dello sport (soggetti a riconferma) che parteciperanno alla tappa del 6 gennaio: Marco Belinelli, unico italiano ad avere vinto un titolo Nba e storico capitano della Virtus Bologna; Sabina Valbusa, fondista vincitrice della medaglia di bronzo a Torino 2006 e reduce da cinque edizioni dei giochi olimpici; Luigi Samele, specialista della sciabola con quattro medaglie olimpiche in carriera; e Marco Di Vaio, ex attaccante e attuale direttore sportivo del Bologna.

«Accogliere la fiamma olimpica a Faenza è un onore che va oltre l’evento sportivo; è il riconoscimento della nostra profonda tradizione atletica e dei valori di resilienza che caratterizzano la Romagna», commenta l’assessora allo sport del Comune di Faenza Martina Laghi. «Invitiamo tutta la cittadinanza, e in particolare i giovani, a scendere in strada il 6 gennaio per essere parte di questo momento storico, che unirà idealmente la nostra via Emilia alle vette di Milano Cortina».

A Ravenna si parte da Versalis e si arriva in via Maggiore

Mercoledì 7 gennaio sarà invece Ravenna ad accogliere la fiamma olimpica in viaggio verso Milano-Cortina. Il percorso nel cuore del capoluogo sarà preceduto da un passaggio nell’area dello stabilimento Versalis di Eni, uno dei partner del viaggio, per poi arrivare in centro tra le 14.15 e le 15.45. Il passaggio in città partirà dalla testata della Darsena per concludersi in via Maggiore.

Le principali strade coinvolte saranno via Darsena, via Antico Squero, via Salona, via delle Industrie, circonvallazione alla Rotonda dei Goti, via di Roma, viale Farini, via Pallavicino, via Alberoni, via Mariani, piazza Garibaldi, piazza del Popolo, via IV Novembre, piazza Costa, via Cavour, via Argentario, via Galla Placidia, via Manfredo Fanti e via Maggiore. Le strade del percorso non saranno interessate da particolari modifiche alla viabilità, se non per il tempo strettamente limitato al passaggio del corteo, scortato dalla Polizia stradale e regolato con l’ausilio delle forze dell’ordine, della Polizia locale e di volontari. In piazza del Popolo ci sarà una breve sosta per l’accensione di un braciere collocato tra le due colonne della piazza, col saluto del sindaco Alessandro Barattoni.

Il passaggio da Cervia e Milano Marittima con i dj

Prima di arrivare a Ravenna, mercoledì 7 gennaio la staffetta con la torcia olimpica passerà da Cervia. Il gruppo di tedofori, che ogni duecento metri si alterneranno lungo l’itinerario, prenderà il via alle ore 11.10 in via Caduti per la Libertà davanti al Centro Sportivo Liberazione, per concludersi alle ore 12.25 davanti alla Scuola Primaria G. Mazzini in via Jelenia Gora a Milano Marittima. Il convoglio che accompagnerà i tedofori animerà il percorso con musica e intrattenimento dei dj che saranno a bordo degli sponsor dell’evento.

Questo il percorso completo: via Caduti per la Libertà davanti al Centro Sportivo Liberazione, viale Milazzo, Lungomare D’Annunzio, viale dei Mille, corso Mazzini, piazza Garibaldi, corso Mazzini, viale G. Di Vittorio, viale Milano, Rotonda Primo Maggio, viale Matteotti, via Jelenia Gora davanti alla Scuola Primaria G. Mazzini. Proveniente da Cesenatico, dopo Cervia la staffetta con la torcia olimpica si sposterà a Ravenna, per poi concludere l’itinerario della trentunesima tappa nella città di Ferrara.

Sequestrate 13 auto straniere di contrabbando al porto di Ravenna

La Guardia di finanza di Ravenna ha sequestrato al porto tredici autovetture che circolavano con targhe estere senza avere pagato i relativi diritti doganali, pari a circa 50mila euro. L’operazione è avvenuta nell’ambito delle attività di vigilanza e contrasto dei traffici illeciti nelle aree portuali, svolte dalle fiamme gialle del secondo nucleo operativo di Ravenna insieme ai funzionari dell’Agenzia delle dogane e monopoli.

Le tredici auto di contrabbando, di diversi marchi, pur essendo state immatricolate in paesi extra-Ue, venivano sistematicamente utilizzate sul territorio dell’Unione europea da proprietari residenti in Italia. In questo modo si eludeva non solo la normativa doganale, risparmiando sui costi di utilizzo del mezzo in Ue, ma si ottenevano ulteriori vantaggi connessi alla riduzione delle spese di gestione, come il bollo auto e l’assicurazione RCA. Inoltre l’assenza di una regolare procedura di importazione comportava difficoltà per il perfezionamento delle procedure volte all’irrogazione e al recupero delle sanzioni per violazioni al Codice della strada.

Gli accertamenti hanno consentito di ricostruire l’effettivo utilizzo dei veicoli all’interno del territorio unionale, determinandone il sequestro degli stessi. I proprietari ora dovranno decidere se riscattare i veicoli sequestrati, versando i relativi diritti doganali comprensivi di sanzioni, oppure lasciare che vengano confiscati dall’Agenzia delle dogane e successivamente venduti tramite asta pubblica con incasso delle somme ricavate all’erario.

Il Pala Costa trascina l’OraSì alla vittoria nel derby contro Imola

L’OraSì Ravenna chiude alla grande il suo 2025 travolgendo in casa l’Andrea Costa Imola in uno dei derby romagnoli del campionato nazionale di Serie B di basket. Addirittura 96-54 il finale per i giallorossi – trainati dal caldo pubblico del Pala Costa – che salgono così a 16 punti, chiudendo il girone di andata al decimo posto (in zona spareggi play-off) grazie alle ultime tre vittorie consecutive (sono 8 i successi in totale, a fronte di 10 sconfitte).

Andamento opposto invece per la Tema Sinergie Faenza, partita a razzo e poi stabilizzatasi attorno al sesto posto (20 punti al giro di boa, frutto di 10 vittorie e 8 sconfitte): al Pala Cattani la squadra manfreda si è dovuta arrendere, in questa ultima sfida del 2025, alla capolista Virtus Roma (72-74).

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Il campionato tornerà il 4 gennaio con l’OraSì ancora al Pala Costa contro il fanalino di coda Pesaro, mentre Faenza osserverà il turno di riposo per riprendere l’11 gennaio a San Severo.

 

Il presidente Confesercenti dei pubblici esercizi : «Milano Marittima era diventata una capitale del Natale, ora è tutto scomparso»

Per il secondo anno consecutivo, come noto, non c’è la pista del ghiaccio alla rotonda di Milano Marittima. Si chiamava “MiMa on Ice” ed era un progetto pensato per la prima volta nel 2014 da Alessandro Fanelli, titolare delle Officine del Sale e da qualche mese presidente (oltre che della sezione cervese) della Fiepet Confesercenti Ravenna-Cesena, la federazione di categoria che unisce oltre 600 pubblici esercizi.

Lo ricorda lo stesso Fanelli con un post sui social che fa discutere. «MiMa on Ice era un progetto condiviso, costruito insieme. Un gruppo di lavoro vero, forte e coeso. Professionisti del mondo degli eventi e del marketing chiamati a collaborare sotto un’unica visione: fare qualcosa di eccezionale per la città. Per tre anni Milano Marittima si è riempita. Cervia è cresciuta, si è qualificata, ha generato altri progetti. Non per caso, ma grazie a sacrificio, professionalità e relazioni di alto livello. In poco tempo siamo diventati una capitale del Natale d’inverno. Poi, altrettanto in fretta, tutto è scomparso. Mai visto tanto egoismo verso la propria città. Ambizioni personali che hanno superato il bene comune. E quando si perde la visione, si perde tutto. Milano Marittima non è un luogo qualunque. È un territorio delicato, con una pineta unica, che richiede cura continua, attenzione e rispetto. Molto più di altri luoghi. Non capirlo significa non capire il valore delle cose belle e importanti. Resta la speranza che un giorno questa località venga presa per mano e riportata a ciò che è sempre stata: non un turismo stagionale e distratto, ma una comunità viva, curata, orgogliosa».

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