Inoltre la famiglia fa sapere che i funerali si terranno sabato 28 febbraio dalle 10: si passerà dalla piazza di San Pietro in Vincoli per poi terminare al cimitero di San Zaccaria.
Alle 14.30 di domenica 1 marzo, allo stadio Bruno Bucci di Russi, arriverà l’ex Spal, ora denominata Ars et Labor Ferrara a seguito del fallimento societario avvenuto la scorsa estate. Dopo aver militato per anni nei piani alti del calcio italiano (l’ultima volta in serie A nella stagione 2019-2020), gli estensi sono ripartiti dal campionato regionale di Eccellenza, quinta categoria nazionale, in cui oltre al Russi militano in provincia anche Massa Lombarda, Faenza, Solarolo e Sampaimola. A discapito del blasone del nome, il valore dei giocatori (la grande maggioranza ha militato tra i professionisti) e dell’ambiziosa nuova proprietà italo-argentina (si parla di un milione e mezzo di euro di investimenti solo per la stagione corrente), il campo sta dando ragione ai bolognesi del Mezzolara, primi in classifica a +10 punti sull’Ars et Labor a nove giornate dal termine (sarà promossa direttamente in serie D solo la prima). Sta ben figurando invece il Russi, quarto in graduatoria a 39 punti, che vorrà giocarsi le proprie carte per blindare la zona playoff e regalarsi una giornata storica.
Sui gradoni scoperti del Bruno Bucci sono previsti almeno 300 supporter spallini e per questo il Comune ha emesso alcuni divieti al fine di garantire idonee condizioni di ordine e sicurezza pubblica. Viene istituito il divieto di transito e di sosta con rimozione (eccetto veicoli dei sostenitori della squadra di calcio Ars Et Labor Ferrara) in Largo dei Bersaglieri, dalle ore 12.30 alle ore 17.30. Inoltre, dalle ore 12.30 alle ore 17.30 di domenica, nell’area dello stadio “B. Bucci”, compresa tra via Vecchia Godo, via Molinaccio, via Ungaretti, via I. Alpi e via Calderana è vietato agli esercenti di attività commerciali di vendere per asporto bevande contenute in lattine o bottiglie di vetro, nonché di somministrare bevande con gradazione alcolica superiore a 5% volumi. Sarà vietato a chiunque di introdurre, detenere, portare o utilizzare negli spazi aperti al pubblico, ricompresi nell’area interessata dall’evento sportivo contenitori in vetro, lattine, nonché qualsiasi oggetto contundente o materiale atto ad offendere.
Il Mar – Museo d’Arte della città di Ravenna dal 1° marzo al 3 maggio (inaugurazione sabato 28 febbraio dalle 18) propone l’ultimo evento di un ampio progetto – curato da Claudio Spadoni – che mette in rete cinque importanti musei della Romagna e non solo (Bagnacavallo, Forlì, Santa Sofia e Bologna) nella celebrazione del lavoro di uno dei più importanti pittori italiani del ‘900, Mattia Moreni (1920-1999), artista pavese di nascita, torinese di formazione, ma che dopo lunghi soggiorni parigini ha legato il suo nome al territorio romagnolo, dove ha sempre vissuto dal 1970 in poi.
La mostra a Ravenna – intitolata “Dalla regressione della specie all’umanoide” e curata da Serena Simoni – raccoglie una trentina di grandi opere suddivise in due sezioni per illustrare la produzione dall’inizio degli anni Ottanta e il 1999, anno della scomparsa dell’artista. Segue una terza sezione che presenta un ricco apparato fotografico e documentario a mostrare l’interesse che numerosi critici italiani e internazionali hanno dedicato ai diversi periodi del suo lavoro.
Nella prima sezione – la Regressione della Specie (1983-1995) – sono esposte le opere in cui Moreni si fa testimone del declino umano: l’artista nota come fin dall’inizio del Novecento l’arte abbia spento la capacità creativa dandosi all’elaborazione di forme primitiviste. Lo stile delle opere, volutamente regressivo, è il rovescio della medaglia di un tempo alla deriva, anestetizzato dai mass-media e dal consumismo di massa.
A seguito di questa serie, Moreni inizia l’ultimo ciclo degli Umanoidi(1995-1999), conseguenza naturale della Regressione della Specie. Gli umanoidi della seconda sezione sono figure di uomini con arti atrofizzati e che contengono al loro interno parti computerizzate. Il ciclo ritrae infatti robot in attesa dell’intelligenza artificiale e umanoidi appunto che rimandano agli autoritratti a cui Moreni applica dispositivi, elettrodi e laser, fino all’ibridazione con il computer. La pittura si fa sempre più veloce ma con un controllo pittorico per corrispondere al “pulito, l’eleganza e il distacco dell’età elettronica“. Se si considerano gli sviluppi tecnologici che l’artista non aveva ancora visto – l’attuale invasività di internet e dei social, la mancanza di chiarezza informativa e l’uso delle intelligenze artificiali – non si può che confermare l’attualità di questa ultima serie di Moreni. «Il suo intento è mettere in allerta l’uomo – spiega la curatrice Serena Simoni durante la presentazione della mostra alla stampa – la tecnologia non è di per sé pericolosa ma lo diventa in base a chi la usa e a quale scopo».
«Moreni ha rappresentato l’Italia e l’Europa nel mondo fin quando non ha deciso di isolarsi in una casa a Brisighella, alle Calbane Vecchie – spiega Giuliano Ceccarelli, presidente dell’associazione Mattia -. Qui Mattia osserva la realtà da lontano e teorizza che l’uomo non è più al centro del mondo ma è sostituito da una macchina. La sua visione non è però drammatica, infatti le sue opere sono caratterizzate da un ampio uso del colore a simboleggiare speranza per l’uomo».
«Questo progetto è nato dalla passione e dall’entusiasmo, elementi che in un museo fanno la differenza – conclude Roberto Cantagalli, direttore del Mar -. Per rendere la mostra accessibile a tutti abbiamo ideato dei giochi e laboratori per avvicinare i bambini all’arte, un percorso per i sordomuti e uno per i non vedenti. Si aggiunge anche un metodo di audioguida per seguire il percorso non sempre agevole, vista l’intensità delle opere».
Ingresso 8 euro. Orari: martedì-sabato 9–18; domenica e festivi 10–19; chiuso il lunedì.
Il Consiglio comunale di Faenza, nell’ultima seduta di martedì 24 febbraio, ha approvato il nuovo “Regolamento degli organismi consultivi di Quartiere”, con l‘obiettivo di rinnovare le forme di partecipazione dei cittadini alla vita amministrativa. La riforma punta a costruire dei veri e propri laboratori di cittadinanza attiva e di coesione sociale, rafforzando il legame tra l’amministrazione comunale e i diversi territori della città.
Tra le principali novità figura la nuova articolazione territoriale, che passa da cinque a nove ambiti, ridefinendo i confini in modo da valorizzare maggiormente le frazioni e le aree rurali, favorendo così una più equilibrata distribuzione delle istanze e un dialogo diretto tra cittadini e istituzioni. In particolare, il nuovo perimetro distingue l’area di Granarolo e Pieve Cesato, che comprende i centri abitati e le campagne a nord della città e della via Emilia, a ovest del fiume Lamone, e quella di Reda, con i centri abitati e le aree rurali a nord della città e della via Emilia e a est del fiume Lamone. L’ambito di Santa Lucia, Oriolo e Marzeno comprende invece i centri abitati e le aree rurali a sud della città lungo la valle del torrente Marzeno, mentre quello di Errano, Castel Raniero, Sarna e Borgo Tuliero interessa la valle del Lamone nella parte meridionale del territorio comunale. Infine, la zona di Celle, Tebano, Pieve Ponte e San Pier Laguna raccoglie i centri abitati e le aree rurali a ovest della città, afferenti alla vallata del fiume Senio.
Un’altra innovazione significativa riguarda la composizione dei Consigli di Quartiere. Viene infatti superato il meccanismo dell’elezione diretta per introdurre un sistema di autocandidatura, aperto sia ai cittadini residenti, o a chi opera stabilmente nel territorio, sia ai rappresentanti di realtà associative locali. Resta invariata la soglia di età minima per partecipare, fissata a 16 anni, a conferma della volontà di coinvolgere anche i più giovani nei processi decisionali che riguardano la comunità. I membri dei Consigli di Quartiere opereranno su base volontaria, senza indennità o gettoni di presenza, a garanzia della sostenibilità dell’iniziativa e del suo carattere civico e partecipativo. Il nuovo Regolamento disciplina, inoltre, strumenti di democrazia diretta, come petizioni, proposte e consultazioni pubbliche, e introduce modalità più trasparenti e digitali di accesso alle informazioni, anche in chiave di co-progettazione con il supporto tecnico degli uffici comunali.
Dopo l’approvazione in Consiglio comunale, si apre ora una fase di sperimentazione biennale. «Vogliamo – sottolineano i promotori – che il quartiere sia un soggetto propositivo, un elaboratore di progetti e non un semplice ufficio reclami». L’avviso pubblico per la raccolta delle candidature sarà predisposto nella seconda parte dell’anno, a seguito dell’attribuzione delle deleghe specifiche ai quartieri da parte della nuova amministrazione comunale, attesa dopo le elezioni.
«Accogliamo con soddisfazione la notizia dei risultati dell’operazione coordinata dalla Polizia di Stato in zona stazione, che ha portato a diversi arresti e a un colpo importante a quella che, a tutti gli effetti, ha le caratteristiche di una piccola piazza di spaccio». Lo dice il sindaco di Ravenna, Alessandro Barattoni.
«Gli interventi che hanno condotto a questi arresti – continua il Primo cittadino – rimarcano i ruoli, chiari, del sistema della sicurezza, che vede lo Stato e le Forze di Polizia in prima linea su fenomeni come il traffico di stupefacenti. Ogni Forza dell’ordine, nei rispettivi ambiti, garantisce il proprio contributo all’ordine e alla sicurezza pubblica: essere intervenuti su quel traffico illecito faciliterà anche il lavoro della polizia locale nella quotidiana attività di valorizzazione di questo importante risultato, attraverso l’esercizio dei compiti di tutela della fruibilità dell’area della stazione. È importante, infatti, che oltre al lavoro delle unità di strada, garantito da professionisti sanitari e sociali – perché allo spaccio si associano direttamente problemi di consumo – e a un progetto di rigenerazione urbana del quartiere – ideato dall’amministrazione comunale attraverso una serie di azioni diverse che interessano gli spazi interni alla stazione, l’area verde del sottopasso, l’isola San Giovanni e via Carducci – si integrino azioni ed interventi volti a garantire il mantenimento dell’ordine pubblico e controlli rispetto ad attività illecite, in un contesto che deve assicurare benessere e piena vivibilità della zona».
In conclusione, «nell’esprimere al Questore e a tutte le Forze coinvolte il mio ringraziamento, confermo la massima collaborazione dell’amministrazione comunale, nel rispetto delle diverse competenze dentro agli organismi dedicati all’ordine e alla sicurezza pubblica, certo che i vari interventi sociali, urbanistici e di sicurezza permetteranno uno sviluppo della zona in favore della socialità e della legalità, dei residenti, degli studenti, dei pendolari e di chi ogni giorno vive o passa da quegli spazi».
World of Plenty è una mostra di Itamar Gilboa, curata da Alessandra Laitempergher e allestita nella Project Room del Mic Faenza dal 1 marzo al 26 aprile. L’installazione, che sarà inaugurata sabato 28 febbraio alle 17 con una performance dell’artista, affronta il paradosso tra abbondanza e scarsità di cibo nel mondo contemporaneo.
Utilizzando tecnologie neuroscientifiche all’avanguardia, Itamar Gilboa combina sculture in ceramica e video per indagare le dimensioni fisiche, neurologiche e sociali della fame. World of Plenty invita gli spettatori a confrontarsi con la devastante realtà della fame. Al centro dell’installazione ci sono 260 sculture in ceramica che rappresentano le cellule cerebrali, corrispondenti al numero di persone che muoiono di fame ogni 15 minuti.
«Ho avviato questo progetto nel 2020, quando la fame era già una delle sfide più urgenti a livello mondiale – afferma Itamar Gilboa – . Oggi la situazione è ancora più critica. In tutto il mondo, le comunità devono affrontare una catastrofica insicurezza alimentare, mentre l’obiettivo Zero Hunger delle Nazioni Unite di porre fine alla fame entro il 2030 si allontana sempre più. World of Plenty è un grido d’allarme, un rifiuto di accettare la fame come qualcosa di normale».
Da oltre 15 anni Itamar Gilboa è profondamente impegnato nelle questioni relative ai sistemi alimentari, alla responsabilità ambientale e alla disuguaglianza globale. La sua ricerca a lungo termine è iniziata con il Food Chain Project (FCP), un’indagine autobiografica sul consumo personale che si è evoluta in una riflessione critica sulla distribuzione alimentare globale, gli sprechi e la scarsità. Questo impegno costante nella ricerca sistemica lo ha portato a creare un’importante opera d’arte per la COP26, la Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici tenutasi a Glasgow, dove il suo lavoro ha contribuito al dibattito internazionale sul rapporto tra cambiamenti climatici e sprechi alimentari. Il progetto ha raggiunto milioni di persone in tutto il mondo e ha rafforzato il legame tra crisi ambientale e sistemi alimentari.
Il progetto è stato ideato e realizzato appositamente per il MIC Faenza. Le sculture in ceramica sono state create in collaborazione con Aida Bertozzi / Casa degli Artisti, garantendo il massimo livello di maestria artigianale. All’inaugurazione della mostra, Gilboa presenterà una performance dal vivo in dialogo con Part One, il primo capitolo del suo nuovo film, presentato in anteprima per l’occasione.
Orari di apertura: fino al 31 marzo da martedì a venerdì 10:00-14:00, sabato e domenica 10:00-18:00, dal 1 aprile al 31 ottobre dl martedì alla domenica 10:00-19:00 (chiuso il lunedì non festivo).
Un’indagine antidroga condotta dalla polizia a Ravenna ha portato all’arresto di 14 persone che abitualmente spacciavano in strada nelle zone tra stazione ferroviaria, giardini Speyer e vie limitrofe. I primi arresti sono stati eseguiti al mattino del 25 febbraio e gli ultimi nel pomeriggio di ieri, 26 febbraio, nel corso dell’operazione che ha schierato un massiccio dispiegamento di forze dell’ordine nel quartiere di viale Farini, con il supporto di un elicottero per cogliere l’eventuale allontanamento delle persone ricercate dalla zona.
Le persone arrestate hanno precedenti penali e di polizia (in particolare in materia di sostanze stupefacenti), sono 13 uomini e una donna, tutti di età inferiore ai 30 anni, tutti stranieri e quasi tutti (tranne un paio) in regola con le norme sull’immigrazione (nessuno di loro figura tra i migranti coinvolti nell’indagine sui medici per i cosiddetti certificati anti-rimpatrio). Ai 14 indagati sono contestate 73 cessioni di droga e 105 violazioni di carattere penale per l’inosservanza delle misure di allontanamento emesse dall’autorità di pubblica sicurezza. Nella mattinata odierna in tribunale a Ravenna le udienze di convalida: per nove persone verrà chiesta la custodia cautelare in carcere, gli altri restano a piede libero.
L’inchiesta è partita all’inizio di dicembre 2025. In tre mesi le videocamere di sorveglianza della rete pubblica (oltre ad alcune aggiuntive installate apposta) e gli appostamenti in borghese (fermandoi consumatori dopo l’acquisto) hanno consentito agli investigatori della squadra mobile di documentare i 73 episodi di spaccio, quasi sempre fumo (da cui il nome dell’operazione “Smoke Corner”).
In nessuno dei casi c’è stato l’arresto in flagranza. La particolarità dell’operazione, infatti, è stata la scelta investigativa (pm Lucrezia Ciriello) di ricorrere allo strumento del cosiddetto arresto differito (legge 146/2006) in modo da avere un quadro più ampio della condotta dei pusher e mostrare la non occasionalità dell’attività di spaccio così da andare oltre la soglia del fatto singolo di lieve entità.
L’attività della polizia non si è concentrata sulla ricostruzione della rete di spaccio o dei canali di approvvigionamento: «Non era quello il cuore dell’indagine – ha spiegato il capo della Mobile, Paolo Verdecchia, in un incontro con i giornalisti –. Lo scopo era individuare le persone ricorrenti che portavano avanti il microspaccio per strada come attività abituale».
Il questore Gianpaolo Patruno rivolge le sue scuse alla cittadinanza che ha dovuto subire i disagi della chiusura del quartiere stazione: «Ci dispiace aver interrotto la routine dei ravennati, ma era un’operazione necessaria per la conclusione di un’indagine che crediamo serva al contrasto del microspaccio. Non pensiamo di aver debellato il fenomeno, ma crediamo di aver dato una risposta in quella che è considerata la zona calda della città».
E proprio su quest’ultimo aspetto, il dirigente degli uffici di viale Berlinguer ha voluto parlare con chiarezza: «Se guardiamo alle statistiche della nostra attività non emerge un aumento della delittuosità in quel quartiere, ma se la cittadinanza ha la percezione di non sentirsi sicura in quella zona, credo che noi abbiamo il dovere di intervenire per fare il possibile. E mi auguro anche accanto alle nostre attività di prevenzione e repressione arrivi anche l’intervento di altri soggetti, come il Comune, per aumentare la qualità dell’ambiente nel quartiere. Lo sfalcio dei prati, la cura dei giardini, una migliore illuminazione: con il sindaco c’è un rapporto costante».
Durante i mesi dell’indagine, sono state emesse dal questore diverse misure di prevenzione nei confronti di persone che frequentano abitualmente l’area (anche non coinvolti in questa specifica indagine): in particolare dieci misure di divieto di accesso e stazionamento nella zona e negli esercizi pubblici del quartiere e sei divieti di ritorno nel comune di Ravenna.
Lorenzo Bilotti – nato a Faenza ma cresciuto e residente a Barbiano di Cotignola – azzurro della Nazionale di bob a 4 che ha chiuso al quinto posto ai Giochi Olimpici di Milano Cortina (dopo la 15esima posizione a Pechino 2022 e il 27esimo posto a Pyeongchang 2018) racconta il suo emozionante viaggio alle Olimpiadi invernali nella nuova puntata di Traguardi! – Sport e territorio in Emilia-Romagna disponibile sulla piattaforma on demand Lepida TV al LINK.
La monografia, realizzata da Vittorio Martone e Corrado Antar, segue l’atleta romagnolo dalla preparazione sulla pista di atletica a Lugo assieme al papà e ai tecnici, al 5° posto della sua squadra ai Giochi, fino al bilancio post gara.
I lavori di manutenzione straordinaria partiti a Cervia il 24 febbraio (e che si sarebbero dovuti concludere oggi, 27 febbraio) si protrarranno anche la prossima settimana. Pertanto anche la chiusura del ponte proseguirà fino alla metà della prossima settimana. Lo comunica il Comune di Cervia. La chiusura del ponte è relativa al transito dei veicoli, mentre viene garantito il transito a pedoni e bici tramite i marciapiedi laterali.
L’intervento consiste nella fornitura ed installazione di staffe inox e nuove tubazioni oleodinamiche all’interno del vano di attraversamento della carreggiata carrabile lato Milano Marittima. Si prevede inoltre la realizzazione di nuovi fissaggi dei coperchi sotto ai piloni del ponte con modifica per sollevamento con autogrù. Verrà inoltre eseguita una manutenzione ordinaria delle principali componenti elettriche, oleodinamiche e meccaniche del ponte mobile al fine di garantire con continuità il funzionamento dell’infrastruttura.
Attualmente vengono eseguite dal soggetto gestore quattro aperture giornaliere nel periodo giugno–settembre, oltre a ulteriori aperture straordinarie nei periodi di bassa stagione, per oltre 450 aperture/anno.
È stato emesso il bollettino regionale relativo alla qualità dell’aria, che rileva il perdurare degli sforamenti del livello ammesso delle polveri sottili nel territorio provinciale e più in generale in tutto il bacino padano. Pertanto, nelle giornate di sabato 28, domenica 1 marzo e lunedì 2 marzo resteranno in vigore le misure emergenziali antismog, in aggiunta alle misure ordinarie.
Prosegue quindi in tutta la provincia il divieto di spargimenti dei liquami zootecnici con tecniche non sostenibili. Per i Comuni più grandi di Ravenna, Faenza e Lugo permane inoltre il divieto di circolazione dalle 8.30 alle 18.30 anche ai veicoli diesel di categoria euro 5 compreso nell’area urbana individuata da appositi cartelli.
Tali disposizioni si aggiungono alle misure ordinarie vigenti dal primo ottobre al 31 marzo e che prevedono, per tutti i Comuni della provincia:
il divieto di qualunque combustione all’aperto a scopo di intrattenimento (falò, fuochi d’artificio) ad eccezione dei barbecue,
il divieto di combustione di residui vegetali,
la riduzione delle temperature degli ambienti interni riscaldati (19 gradi per case, uffici, attività ricreative e di culto, attività commerciali, attività sportive; 17 gradi per attività industriali e artigianali),
il divieto di utilizzo di generatori di calore a biomasse (camini, caminetti, stufe) con classe di prestazione energetica inferiore a 4 stelle (nel caso in cui sia presente un metodo di riscaldamento alternativo)
il divieto di circolazione, dalle 8.30 alle 18.30 nelle aree urbane individuate da appositi cartelli a tutti i veicoli diesel di categoria emissiva inferiore a Euro 4 compreso, ai veicoli a benzina, a doppia alimentazione, ciclomotori e motocicli di categoria inferiore a Euro 2 compreso.
Colpo, mercoledì, alla filiale della Cassa di Ravenna di via Dismano, a San Zaccaria. Almeno tre malviventi, con il volto coperto e accento probabilmente siciliano, sono entrati in banca armati, riuscendo a fuggire con un bottino di circa 30 mila euro.
I dettagli sono riportati sul Carlino in edicola oggi, 27 febbraio.
L’azione, durata una quindicina di minuti, è apparsa pianificata nei dettagli: i rapinatori hanno radunato clienti e dipendenti in una stanza, sequestrando i cellulari, e costretto un impiegato a digitare la combinazione per l’apertura del cassetto temporizzato. Durante il colpo avrebbero cercato di rassicurare i presenti affermando che si trattava di “soldi dello Stato”.
Dopo aver tentato senza successo di accedere anche al deposito bancomat, i banditi si sono dati alla fuga, inizialmente a piedi, probabilmente con un mezzo pronto poco distante. Sul posto sono intervenuti i carabinieri, che hanno avviato le indagini analizzando le immagini delle telecamere di videosorveglianza. Allertata anche un’ambulanza del 118 per assistere un dipendente sotto shock.
Prosegue il percorso per la costituzione dei cosiddetti hub urbani della Bassa Romagna nei quattro Comuni che si sono aggiudicati i fondi del bando regionale per realizzare gli studi di fattibilità.
Gli hub urbani sono sostenuti e riconosciuti dalla legge 12/2023 della Regione Emilia-Romagna. Si tratta di partenariati pubblico-privato per il rilancio commerciale dei centri storici. Il coinvolgimento di chi opera nelle aree individuate è fondamentale per condividere azioni di marketing e promozione, oltre che incentivi per l’innovazione e la qualificazione delle imprese. Tutti gli attori interessati (attività economiche ubicate nell’area del hub, associazioni di promozione turistica, animazione e proposte culturali o sportive) dovranno inviare la loro eventuale adesione entro venerdì 20 marzo 2026.
Le prime presentazioni pubbliche dei progetti si sono svolte nei mesi scorsi nei Comuni di Bagnacavallo, Cotignola, Fusignano e Lugo. In questi quattro comuni sono stati poi diffusi dei questionari, rivolti a cittadini e frequentatori abituali, per raccogliere le loro idee su come rendere più attrattivi i centri e sondare la loro disponibilità a partecipare a progetti condivisi sullo sviluppo economico dei territori.
Un passaggio ulteriore si è svolto nelle scorse settimane, con un secondo incontro che ha convocato gli esercenti e gli operatori interessati nei quattro comuni. Nel corso degli incontri, sono state presentate le strategie di sviluppo e le linee di intervento pensate per gli Hub urbani, e contestualmente è partita la raccolta delle manifestazioni di interesse per aderire al percorso.
Sui siti web dei Comuni di Bagnacavallo, Cotignola, Fusignano e Lugo, nella sezione «Novità – Avvisi», è possibile prendere visione delle cartografie relative agli Hub urbani nei quattro comuni, consultare un abstract dei programmi di sviluppo e scaricare il modulo di adesione, che va poi compilato, firmato, scansionato a ritrasmesso alla mail indicata per ogni Comune. Anche negli Urp dei quattro Comuni è possibile reperire i moduli, compilarli e consegnarli.