Qualche settimana prima del referendum avevamo intervistato Miro Fiammenghi, ex consigliere regionale Pd e come noto molto vicino a Pierluigi Bersani, per parlare della situazione complicata all’interno del partito, tra la minoranza e la maggioranza renziana. Allora ci aveva detto che, non rassicurato dalla promessa di riformulare la legge elettorale, avrebbe votato no ma che era lungi da lui qualsisasi tentazione di lasciare il Pd. Lo abbiamo risentito dopo il risultato, per certi versi clamoroso, delle urne.
Fiammenghi, soddisfatto dunque del voto?
«Avendo deciso di votare no perché non ero convinto che si dovesse modificare in questo modo la Costituzione con quella legge elettorale, credo sia accaduta la cosa migliore. E credo sia importante l’altissima partecipazione al voto che testimonia ancora una volta il senso civico degli italiani».
E adesso? Dentro al partito? Bisogna andare al congresso subito?
«Come ho detto prima del voto, che vincesse il sì o il no, sarebbe stato importante confrontarci. E adesso aggiungo che prima del congresso, prima di tutto, sarebbe importante riflettere a lungo sul significato di questo voto, un significato importante e profondo che va analizzato e discusso e su cui bisogna prendere decisioni importanti perché il voto esprime un malessere, un disagio sociale che riguarda una grande parte del Paese, a partire, come dice l’Istituto Cattaneo, da molti giovani, il sud, ma anche imprenditori, famiglie, lavoratori. Non potrebbe essere il momento di chiederci per esempio se misure come la diffusione dei voucher e il jobs act, o riforme come quelle della Buona scuola, non abbiano bisogno di correzioni».
Quindi anche le elezioni possono aspettare?
«La risposta è la stessa: cosa ci dice questo voto? Quali disagi esprime? Mi chiedo anche se il Paese abbia bisogno di votare adesso e non di affrontare una serie di problematiche a partire da quella della legge elettorale, su cui pende una sentenza della Corte Costituzionale che non sappiamo cosa dirà. Mi pare che sia tutto prematuro e che tutto richieda una riflessione, un confronto».
Non la convince la teoria secondo cui Renzi ha comunque incassato 13milioni di voti da cui ripartire, preferisce il governo tecnico?
«Se ne discuterà in direzione, personalmente penso che ci vorrà un governo che sia in grado di dare risposte».
Ma il Parlamento è sempre lo stesso eletto nel 2013, se non c’è riuscito a oggi, perché mai dovrebbe farcela adesso?
«Il Parlamento deve fare i conti con quello che gli elettori hanno detto e con ciò che dirà la Corte Costituzionale».
Un commento sul voto locale? Qui il sì ha comunque vinto.
«Qui c’è stata partecipazione altissima e mi pare una situazione di sostanziale equilibrio tra le due posizioni. Bisogna discutere, capire e ragionare su un disagio sociale molto profondo e diffuso. Credo se ne dovrebbe discutere in ogni circolo».
Pensa di avere qualche merito nel fatto che proprio Cervia, il suo comune, sia uno di quelli in cui ha vinto il no?
«Assolutamente no. In tutta la campagna elettorale ho solo rilasciato un’intervista a lei e fatto un’assemblea nel mio circolo…»
Lei continua a ripetere il “mantra” del discutere e chiede una riflessione su temi importanti, ma io continuo a chiederle: chi potrebbe portare avanti queste istanze in un prossimo congresso?
«Non è un “mantra”, è ciò che fa una comunità quando deve affrontare un problema. E come posso sapere se prima non si discute? Magari ci potremmo accorgere che siamo d’accordo sull’analisi del voto e sulle misure da prendere insieme e l’intero scenario potrebbe cambiare».
Chi potrebbe essere il vostro candidato?
«Non ho in mente nessun nome. Voglio ascoltare e solo quando avrò ascoltato valuterò chi sostenere».
Quanta sinistra c’era in questo no? Quanto Pd c’era?
«Del Pd non lo so, ma ritengo che il popolo della sinsitra sia ancora ampio e in questi anni abbia sofferto molto e credo che abbia avuto un peso importante in questo voto. Se si fa una bella e approfondita riflessione quel popolo della sinistra che in alcune occasioni ci ha abbandonato può tornare a votare Pd e incrementare molto quel 40 percento».



