A cosa serve davvero il consiglio comunale? La domanda c’è da porsela in particolare, dopo le polemiche e i “teatrini” andati in scena a Ravenna nell’ultima settimana. E la verità è che, appunto, il consiglio comunale ha ormai il compito di essere un luogo di discussione e confronto dove però la capacità di incidere delle forze rappresentate è assai limitata. Le delibere vengono proposte dalla giunta e poi ratificate da un voto che si fonda, grazie al premio di maggioranza, su una presenza molto forte dei vincitori, in questo caso di Pd e alleati.
Ecco dunque che tra i compiti principali dei consiglieri c’è quello dell’approfondimento e del dibattito. Tra gli strumenti a disposizione ci sono soprattutto atti come interrogazioni, question time, proposte di emendamenti o ordini del giorno che molto spesso vengono o meno votati per ragioni che esulano dal merito. Tra le funzioni principali che affidano loro i cittadini c’è in effetti quella di “costringere” la maggioranza alla trasparenza.
Da giugno in consiglio comunale qualche novità si è vista: un’opposizione più unita del solito, nonostante i gruppi siano più che in passato e anche più diversi tra loro. Ma sono state già diverse le operazioni fatte dall’opposizione insieme, anche se con esiti appunto soprattutto conoscitivi. È questo il caso di Acer e Autorità portuale, due temi su cui sono stati chiesti e concessi consigli straordinari.
Tra le file dell’opposizione c’è Raffaella Sutter di Ravenna in Comune, vicepresidente eletta all’unanimità, ex dirigente e in un certo senso una novità a Ravenna, essendo appunto la sua un’opposizione da sinistra in grado peraltro di dialogare anche con realtà come la Lega o Forza Italia. «La possibilità di incidere realmente è già molto ridotta, per quanto prevede la legge, riuscire a lavorare insieme può essere importante per non disperdere le forze per questo credo che il coordinamento delle opposizioni sia importante» ci spiega. Non a caso la sua posizione sul “caso Ancisi” è stata molto chiara sulla sua pagina Facebook dove ha bollato l’uscita del decano come «offese inaccettabili per cui non è stata chiesta scusa, che tuttavia ritengo siano la punta dell’iceberg di una situazione conflittuale di cui non riesco a vedere soluzioni nè istituzionali nè interpersonali». E nel suo scritto non vi è alcun accenno a questioni di genere, scritto comparso sulla stessa pagina in cui la consigliera rende conto di tutte le posizioni espresse in consiglio.
Fin dalla campagna elettorale, Ravenna in Comune aveva avanzato proposte in tema di innovazione della partecipazione che a questo punto potrebbero diventare particolarmente urgenti. «Abbiamo proposto due modifiche al regolamento e per ora sembra che ci sia l’accordo. La prima riguarda il fatto che gli esperti nominati dai gruppi possano parlare in commissione anche in assenza del consigliere (ovviamente senza diritto di voto) per facilitare il lavoro altrimenti disumano dei gruppi composti da una sola persona (che in questo momento sono ben sette). La seconda è quella di semplificare la possibilità per i cittadini di parlare alle commissioni anche senza essere nominati consulenti seduta stante da consiglieri che magari nemmeno li conoscono». Sono questi alcuni dei risultati che Sutter conta di “incassare” prima delle annunciate dimissioni a giugno, in favore del primo dei non eletti nella sua lista Massimo Manzoli. «È giusto così, lasciare spazio ai giovani. Io così potrò tornare anche al mio lavoro che mi porta spesso all’estero. Ma non intendo abbandonare Ravenna in Comune, anzi. Svolgerò un ruolo diverso, di coordinamento e comunicazione, di cui credo ci sia bisogno».
Ravenna in Comune intanto si è trasformata in un’associazione e in questi giorni è stato nominato un primo consiglio direttivo composto da Luca Dubbini (presidente), la stessa Sutter (vicepresidente), Simonetta Scotti (segretaria), Gianfranco Santini (tesoriere) e dai consiglieri Dora Casalino, Massimo Manzoli e Raffaella Veridiani.



