«Sull’immigrazione noi opposti a Salvini. E ne avessimo di Minniti nel Pd…»

Il deputato Pagani sarà con il sindaco De Pascale all’incontro con l’ex ministro dell’interno che presenta il suo ultimo libro

Marco Minniti

Marco Minniti

Ex ministro dell’Interno del governo Gentiloni, fautore dei primi accordi con la Libia per i campi in cui trattenere i migranti, candidato renziano alle primarie (da cui si è in realtà rapidamente ritirato) Marco Minniti è una personalità di spicco della politica nazionale e sarà a Ravenna sabato 16 febbraio, alle 10.30, nella Sala Nullo Baldini in via Guaccimanni 10 per la presentazione del suo libro Sicurezza è Libertà. Terrorismo e immigrazione contro la fabbrica della paura. Oltre all’autore parteciperanno alla conversazione il sindaco di Ravenna Michele de Pascale e l’onorevole ravennate Alberto Pagani, a sua volta esperto di intelligence e sicurezza e in procinto di pubblicare un volume proprio sul funzionamento dei servizi segreti.

Alberto Pagani

Alberto Pagani

Onorevole, sicuri che sia una buona idea parlare di immigrazione, uno dei temi per cui il Pd è stato battuto alle scorse elezioni? Non rischiate di inseguire l’agenda altrui?
«Le migrazioni sono un problema del nostro tempo. L’Italia è una penisola mediterranea avanzata verso l’Africa, e ne è ovviamente coinvolta, ma si tratta di un problema globale di proporzioni ben più ampie. Una forza politica che aspira a governare non credo che possa scegliere di non occuparsene. Ma la nostra impostazione è molto diversa da quella di Salvini, per alcuni aspetti è persino opposta».
Tra le accuse mosse a Minniti però c’è proprio quella di aver aperto i famigerati campi in Libia, una linea molto criticata anche da dentro il partito e sicuramente da sinistra. Mentre dall’altra parte c’è una parte del Pd che rivendica il fatto che Salvini ha trovato tutto pronto per azzerare gli sbarchi.
«Chi meno conosce più critica, soprattutto per sentito dire, perché ha letto qualcosa su internet e non l’ha contestualizzato nella realtà concreta della Libia di oggi. Gli sbarchi sono calati solo grazie a una complessa e prudente politica di stabilizzazione della Libia e di accordo con il governo libico. Gli accordi si fanno con gli interlocutori che ci sono, e in Libia ce ne sono molti e in conflitto tra di loro. Minniti, che ne è stato il protagonista principale, la racconta nel libro e spiega perché la politica disumana di Salvini è solo propaganda sulla pelle dei disperati, che rischia di mandare tutto il lavoro fatto all’aria. Per noi legalità ed umanità non sono separabili, e servono entrambe, lui non conosce nessuna delle due».
È un messaggio che può davvero fare breccia? Salvini adesso ha il vento in poppa.
«Non lo so quanto sia compreso, la propaganda costruita su slogan e messe in scena teatrali come le sue, con tanto di travestimento da poliziotto, arriva prima delle argomentazioni, dei dati, delle statistiche. Spesso davanti a un problema complesso l’elettore preferisce la soluzione semplice, anche se è farlocca. Ma prima o poi qualcuno si rende conto di essere stato truffato. L’illusione finisce quando la realtà si manifesta per quel che è, per noi come crisi economica, disoccupazione, e chi ha creduto nel pifferaio magico si accorge che si è fatto portare nel dirupo».
Anche ammesso che sia così, non crede che sarebbe più saggio per il Pd farsi vedere con volti nuovi rispetto a un ex ministro in carica in occasione della più drammatica debacle elettorale del Pd?
«Ne avessimo come Minniti! Certo che bisogna cambiare anche i dirigenti, ma la “rottamazione” ho sempre pensato che fosse una fesseria. Bisogna usare le esperienze e le competenze maturate per far crescere una nuova classe dirigente, non sostiture chi conosce le cose con chi non sa nulla. Questo lo hanno fatto i Cinque Stelle, e il fallimento è già sotto gli occhi di tutti».
Minniti doveva essere il candidato renziano, prima di una sorprendente e repentina ritirata dalla corsa. Oggi è favore di Zingaretti. Lei lo avrebbe sostenuto? E soprattutto, la sensazione è che il clima nel partito resti molto teso, e che in generale queste primarie non stiamo scuotendo gli animi. Qual è la soglia di partecipazione sopra la quale secondo lei si potrà parlare di successo?
«A differenza di Minniti io non ho mai votato per Renzi alle primarie. Minniti l’avrei votato certamente, anche perché non sarebbe stato il candidato renziano. Renzi aveva dichiarato di sostenerlo, ma Minniti ha un pensiero autonomo, non ce lo vedo proprio a fare il burattino di Renzi. È una caricatura davvero poco credibile. Ora sostiene Zingaretti, come faccio anche io, ma non abbiamo bisogno di contrapposizioni divisive. Anzi, speriamo che questo congresso serva a ricostruire un Pd rinnovato, unito e credibile».

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