Ancarani (FI): «Borgonzoni è la candidata giusta. E il ricambio è sempre salutare»

Parla il volto storico di Forza Italia a Ravenna, candidato alle Regionali di gennaio: «L’Emilia-Romagna cresce? Non grazie al Pd, ma nonostante…»

Alberto Ancarani Silvio Berlusconi

Alberto Ancarani con Silvio Berlusconi

Alberto Ancarani, avvocato, classe 1982, è ormai il volto storico di Forza Italia a Ravenna, un volto che sarà messo a disposizione del partito anche nella tornata del 26 gennaio con la sua candidatura a capolista per la provincia di Ravenna.

Il tutto in un frangente a dir poco difficile del partito, alleato a due forze in grande esplosione come la Lega e Fratelli d’Italia.

Ancarani, è andato a sentire Salvini a Ravenna?
«Io non faccio parte della Lega, vado a eventi di quel partito solo quando c’è la mia candidata alla presidenza, Lucia Borgonzoni. In quel caso c’era solo Salvini».

Ma le piace lo stile di Salvini che sta appunto personalizzando molto la campagna elettorale su di sé, anche nella comunicazione?
«Ogni metodo che porti a battere la sinistra, se è utile, a me piace».

Ma in fondo, perché i cittadini dell’Emilia-Romagna dovrebbero aver voglia di cambiare una Regione che è nelle prime posizioni di tutti gli indicatori economici e relativi alla qualità dei servizi erogati?
«Il punto è che queste classifiche sono ottime nonostante il Pd, non grazie a chi governa la regione. Abbiamo bisogno di avere più libertà, di liberarci dal Pd e dai suoi modi di governare, dai dirigenti della sanità al controllo che hanno sulle associazioni di categoria. Gli indici non sono necessariamente un vanto di chi governa, ci si può chiedere invece perché non siano più alti, se non ci sia invece qualcuno che frena la crescita. La prospettiva va ribaltata».

Ma quindi di chi è il merito? Dobbiamo pensare che gli emiliano-romagnoli in quanto tali siano migliori di altri?
«Noi abbiamo una serie di requisiti di partenza che con un’ulteriore immissione di energia ci potrebbero far mettere la freccia di sorpasso in maniera ancora più intensa. In generale, il ricambio nella classe dirigente, il fatto di togliere certezze a chi è abituato ad avere il potere è un’operazione salutare sempre».

Tra le critiche che vi vengono fatte c’è però proprio quella della Borgonzoni, considerata candidata debole, senza esperienza. Lei come la pensa?
«Non solo la ritengo la candidata giusta, ma mi chiedo anche: quali esperienze aveva Bonaccini cinque anni fa quando fu eletto? Aveva fatto l’assessore comunale e il consigliere regionale. Borgonzoni è senatrice ed è stata anche sottosegretario di Stato. In cosa questa esperienza può valere meno di quella di Bonaccini di cinque anni fa?».

Dicono che non conosca la regione…
«La Borgonzoni non avendo fatto la presidente della Regione negli ultimi 5 anni e non essendo consigliera uscente probabilmente conosce meno dettagli di qualcuno che negli ultimi dieci anni se n’è occupato. Del resto, aveva altri incarichi. Tutto qui».

Il momento è difficile per Forza Italia. Le fanno paura le liste civiche e in particolare le nuove forze che andranno nella Lista Bonaccini?
«Non mi preoccupano Italia Viva, Italia in Comune o quelle realtà lì. Noi siamo una forza di centrodestra liberale non sovranista e ci candidiamo a governare con i sovranisti. Mi pare un punto di equilibrio che funziona, come dimostrano le alleanze sui territori. Puntiamo a un elettorato più attento, che non si accontenta di annunci e programmi del “tutto e subito” che tagliano un po’ con l’accetta i problemi. Il nostro è un approccio più riflessivo, che non vuole risposte semplici a problemi complessi. Oggi abbiamo alcune difficoltà, dovute a uno “sbiadimento” del marchio e la mia scelta di metterci la faccia è un messaggio per dire che vogliamo ridare tono a quei colori, ci stiamo lavorando».

Sembra di capire che quindi temete soprattutto gli alleati nelle urne…
«Io cerco voti nel non voto, chi ha lasciato Forza Italia per la Lega o Fratelli d’Italia è evidente che si pone in una prospettiva con connotati meno liberali e più sovranisti».

Dato il meccanismo elettorale, per lei l’elezione sarà difficile. E le preferenze, si sa, sono legate indissolubilmente al successo innanzitutto della lista. Cosa la spinge dunque in questa avventura?
«Innanzitutto voglio dare il mio contributo alla vittoria del centrodestra e anche al mio partito. Il fatto che i dirigenti storici ci mettano la faccia proprio in questo momento mi sembra un segnale importante, stiamo lavorando per ridare lustro al marchio…».

Crede davvero nella vittoria?
«Ci sono motivi per essere molto ottimisti».

Cosa ne pensa delle Sardine?
«Non credo alla sponteità dei capi delle Sardine, ma a quella della povera gente che è andata in piazza. Va però anche detto che in piazza c’è andata gente che comunque sarebbe andata a votare per Bonaccini o per una lista in appoggio o comunque a sinistra».

Però alla compagna di Berlusconi, Francesca Pascale, piacciono…
«La compagna di Berlusconi non è una dirigente di Forza Italia. Personalmente non sono d’accordo con lei, del resto non sono nemmeno sovranista, ma ritengo ugualmente ci siano le condizioni per allearsi».

E la Nutella? La mangia nonostante le nocciole turche? Sembra ormai questo un tema scottante…
«A me piace moltissimo spalmata sulla piadina romagnola. Al di là della provocazione, riconosco che la campagna elettorale è molto spostata su temi nazionali e dovrebbe invece essere anche su temi del quotidiano amministrativo. Cosa ne pensiamo dell’Ausl della Romagna? Del sistema della raccolta dei rifiuti? Se ne sta parlando poco e in parte me ne dispiaccio. Ma è anche vero che questi sono temi forse per addetti ai lavori».

Quanto può favorirvi il fatto di aver incentrato parte della campagna su temi nazionali e in particolare sul futuro del governo nazionale?
«Personalmente sarei felicissimo di vincere in Emilia-Romagna e contemporaneamente mandare a casa il governo giallorosso. A patto naturalmente che poi non ne torni uno gialloverde…».

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