Foibe, Rifondazione Comunista contro il Giorno del Ricordo: «Revisionismo di Stato»

Rifondazione Comunista«Il Giorno del Ricordo è revisionismo di Stato». Lo scrive in una nota inviata alla stampa la federazione provinciale del partito della Rifondazione Comunista che contesta fermamente la giornata del 10 febbraio istituita in memoria delle vittime delle foibe.

«Una narrazione – si legge nella nota – che fa propria la versione del revisionismo storico neofascista e che decontestualizza tale vicenda,  occultando clamorosamente le vittime e le atrocità che subirono drammaticamente sia gli antifascisti che le popolazioni slave che vivevano in Venezia Giulia, Istria, Dalmazia e Carnaro. La vicenda delle foibe è, infatti, ben più complessa di quella che ci vorrebbero imporre tramite una legge ideologica che reinterpreta in chiave negazionista la Storia di quel drammatico periodo, ribaltando i ruoli tra vittime e carnefici e negando le violenze e gli eccidi compiuti dagli italiani e dai tedeschi   in quelle terre martoriate.  Le foibe, utilizzate anche dai fascisti e dai nazisti, furono la conseguenza del clima di odio e violenza prodotto prima dalla dittatura del ventennio fascista e poi dall’occupazione nazifascista. Clima che si concretizzò con una feroce repressione nei confronti della popolazione slava che aveva convissuto pacificamente con quella italiana fino a quel momento, con i massacri, le fucilazione, le impiccagioni, i villaggi bruciati e i campi di sterminio in cui perirono soprattutto civili. Una feroce repressione che provocò  la morte di circa 13 mila persone slave nei lager italiani, oltre a 2.500 persone durante azioni di combattimento e 1.500 civili uccisi in atti di rappresaglia dai nazifascisti».

«Perché occultare clamorosamente tutto ciò? Perché non riconoscere che tra gli infoibati non ci furono solo vittime innocenti, ma anche torturatori e assassini che si macchiarono di crimini inenarrabili nei confronti della popolazione civile colpevole solo di non essere di lingua italiana o di opporsi prima al regime fascista e poi all’occupazione nazifascista? Ovviamente nessuno nega che ci siano stati anche eccessi, vittime innocenti, vendette personali, come spesso accade in questi casi, ma tutto ciò non può ribaltare il significato della Storia di quel periodo. Tuttavia, non si può non notare con preoccupazione come gli eredi politici di quel regime, mossi da un sentimento di rivalsa, e una parte di sedicenti democratici di ispirazione liberale tentino di distorcere la storia , assolvendo di fatto i crimini del nazifascismo e infrangendo la lotta di Liberazione, trasformando impropriamente la vicenda delle foibe in una sorta di shoah italiana. Questa narrazione non solo rappresenta un clamoroso falso storico, ma è anche una chiara operazione politica intesa a sminuire il ruolo della Resistenza nel nostro Paese, con l’obiettivo di cancellare le radici popolari e antifasciste della nostra Repubblica.  Noi ci affidiamo a quegli storici che continuano a lavorare e documentare seriamente i fatti, senza farsi condizionare da letture ideologiche e dal negazionismo imposto da una legge di stato che reinterpreta tale vicenda per finalità che nulla hanno a che fare con la verità storica».

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