giovedì
29 Gennaio 2026
giustizia

Referendum, l’avvocato per il No: «Non ha senso togliere le elezioni interne»

Valentinotti, ex segretario Pd, critica anche l’aumento dei costi con il doppio Csm

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Tra i sostenitori del No nella campagna elettorale del referendum sulla riforma della giustizia c’è l’avvocato Andrea Valentinotti di Lugo, in passato anche segretario del Pd locale. Sono diversi gli incontri pubblici già fissati in calendario dove il penalista sarà tra i relatori e cercherà di spiegare ai cittadini perché «questa riforma renderebbe la magistratura meno autonoma e indipendente». Eppure i sostenitori del Sì affermano che non viene toccato il punto specifico della Costituzione: «È vero che restano le parole nell’articolo della Carta – riconosce il legale –, ma potrebbe restare solo un principio astratto se la legge non dà attuazione concreta a quel precetto». Gli esempi non mancano: «La parità dei sessi è stabilita dalla Costituzione, ma vediamo che questo non basta a evitare le disparità di salario»

Valentinotti sintetizza la sua contrarietà alla riforma in pochi punti: «Due Consigli superiori della magistratura (Csm) sono più deboli di uno solo e più costosi. Non si può togliere del tutto il meccanismo delle elezioni per la composizione dei Csm solo per contrastare il fenomeno delle correnti. I membri laici dei Csm avranno una forte connotazione politica».

L’avvocato sottolinea che il Csm è uno dei cinque organi di rilievo costituzionale in Italia: «Trasformare la sua composizione in una estrazione di nomi è qualcosa di incomprensibile. Nemmeno l’amministratore di un condominio viete sorteggiato. Anche al circolo del golf si fanno elezioni per comporre il consiglio direttivo».
Due le questioni connesse al sorteggio: «Non è detto che un buon avvocato in aula di tribunale sia anche un buon rappresentante della categoria». Di contro l’estrazione dei membri laici avviene invece in un recinto più stretto: «Si pesca da un paniere di nomi scelti dal Parlamento. Questo cambia molto rispetto alla scelta dei togati tra novemila nomi in Italia. E poi non è ancora stato stabilito se si può rinunciare. Se rinunciano tutti?». Il meccanimo del sorteggio viene proposto dai sostenitori per scavalcare la questione delle correnti in magistratura che influenzano le scelte: «Vogliamo davvero arrivare a una legge che stabilisce che uno dei tre poteri dello Stato non è più idoneo a fare elezioni interne? Credo sia pericoloso da dire. Piuttosto capirei l’introduzione di meccanismi di maggiore trasparenza».

La riforma proposta interviene sulla separazione delle carriere. Ma c’è un dettaglio che lascia perplesso Valentinotti: «Sento fare discorsi sulla necessità di mischiare giudici e pm in modo che rispondano solo alle rispettive logiche. Però le questioni disciplinari verranno assegnate a una nuova Alta Corte dove pm e giudici sono insieme. E addirittura si toglie il ricorso alla Cassazione contro le sanzioni disciplinari per introdurre un secondo grado interno all’Alta Corte. In pratica in Italia tutti i cittadini potranno accedere alla Cassazione, tranne i magistrati sanzionati». Il rammarico dell’avvocato è per tutto quello che è rimasto fuori dalla riforma: «Non c’è nulla che affronti la questione della carenza di personale, della lunghezza dei processi, dei ritardi. Per non dimenticare che in alcune parti d’Italia la giustizia si esercita in palazzi fatiscenti con problemi di edilizia».

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