Il Consiglio comunale di Faenza, nell’ultima seduta di martedì 24 febbraio, ha approvato il nuovo “Regolamento degli organismi consultivi di Quartiere”, con l‘obiettivo di rinnovare le forme di partecipazione dei cittadini alla vita amministrativa. La riforma punta a costruire dei veri e propri laboratori di cittadinanza attiva e di coesione sociale, rafforzando il legame tra l’amministrazione comunale e i diversi territori della città.
Tra le principali novità figura la nuova articolazione territoriale, che passa da cinque a nove ambiti, ridefinendo i confini in modo da valorizzare maggiormente le frazioni e le aree rurali, favorendo così una più equilibrata distribuzione delle istanze e un dialogo diretto tra cittadini e istituzioni. In particolare, il nuovo perimetro distingue l’area di Granarolo e Pieve Cesato, che comprende i centri abitati e le campagne a nord della città e della via Emilia, a ovest del fiume Lamone, e quella di Reda, con i centri abitati e le aree rurali a nord della città e della via Emilia e a est del fiume Lamone. L’ambito di Santa Lucia, Oriolo e Marzeno comprende invece i centri abitati e le aree rurali a sud della città lungo la valle del torrente Marzeno, mentre quello di Errano, Castel Raniero, Sarna e Borgo Tuliero interessa la valle del Lamone nella parte meridionale del territorio comunale. Infine, la zona di Celle, Tebano, Pieve Ponte e San Pier Laguna raccoglie i centri abitati e le aree rurali a ovest della città, afferenti alla vallata del fiume Senio.
Un’altra innovazione significativa riguarda la composizione dei Consigli di Quartiere. Viene infatti superato il meccanismo dell’elezione diretta per introdurre un sistema di autocandidatura, aperto sia ai cittadini residenti, o a chi opera stabilmente nel territorio, sia ai rappresentanti di realtà associative locali. Resta invariata la soglia di età minima per partecipare, fissata a 16 anni, a conferma della volontà di coinvolgere anche i più giovani nei processi decisionali che riguardano la comunità. I membri dei Consigli di Quartiere opereranno su base volontaria, senza indennità o gettoni di presenza, a garanzia della sostenibilità dell’iniziativa e del suo carattere civico e partecipativo. Il nuovo Regolamento disciplina, inoltre, strumenti di democrazia diretta, come petizioni, proposte e consultazioni pubbliche, e introduce modalità più trasparenti e digitali di accesso alle informazioni, anche in chiave di co-progettazione con il supporto tecnico degli uffici comunali.
Dopo l’approvazione in Consiglio comunale, si apre ora una fase di sperimentazione biennale. «Vogliamo – sottolineano i promotori – che il quartiere sia un soggetto propositivo, un elaboratore di progetti e non un semplice ufficio reclami». L’avviso pubblico per la raccolta delle candidature sarà predisposto nella seconda parte dell’anno, a seguito dell’attribuzione delle deleghe specifiche ai quartieri da parte della nuova amministrazione comunale, attesa dopo le elezioni.
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