giovedì
05 Marzo 2026
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La Casa delle Donne sposta la bandiera della pace su richiesta del Comune: «Di cosa avete paura?»

Il vessillo arcobaleno passa dalla facciata su via Maggiore all'edificio adiacente su via Landoni: «Che senso ha la delega Pace in giunta?»

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A seguito di interrogazioni e question time presentati dall’opposizione in consiglio comunale a Ravenna, il Comune ha chiesto all’associazione che coordina la Casa delle Donne di rimuovere dal balcone che affaccia su via Maggiore la bandiera della pace e lo striscione a sostegno di Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati. «Chi ha paura della pace? – si chiede la Casa delle Donne in un comunicato inviato alla stampa –. Come dobbiamo interpretare la delega alla Pace recentemente istituita in giunta?». Quest’ultimo riferimento è al ruolo di Hiba Alif, assessora di Avs.

La Casa delle Donne ha accettato «con grande amarezza» la proposta del Comune di spostare i vessilli alle finestre dell’edificio adiacente, sede dei servizi sociali comunali, affacciate su via Landoni. «Non rinunciamo all’idea di voler vivere in un mondo di pace né rinunciamo all’idea che le istituzioni debbano essere tra i principali agenti di pace. Abbiamo impiegato 30 anni per ottenere la Casa delle donne e non abbiamo alcuna intenzione di ritirarci o di tacere».

La questione delle bandiere esposte era già stata affrontata nel settembre 2024: «Pensavamo di aver risolto. In seguito a un’interlocuzione con la prefettura e con il Comune, avevamo infatti concordato che gli striscioni potessero essere esposti, purché collocati a distanza dalle bandiere istituzionali della Repubblica Italiana e dell’Unione Europea e previa autorizzazione tramite nulla osta del gabinetto del sindaco. Autorizzazione che avevamo ottenuto, esponendo così la bandiera della pace e lo striscione con la scritta “Cessate il fuoco” alle finestre».

Oggi il Comune torna a chiedere di conformarsi al Dpr 121/2000: «Ci propone di spostare i vessilli alle finestre dell’edificio adiacente, sede dei servizi sociali comunali, affacciate su via Landoni. È quindi difficile comprendere le ragioni di questa nuova richiesta perché non sono stati approvati nuovi decreti sull’uso o sull’esposizione della bandiera della pace, né sono state emanate normative analoghe. Continuiamo a sostenere che la normativa richiamata riguarda il cerimoniale e l’uso delle bandiere della Repubblica Italiana e dell’Unione Europea, e non ha nulla a che vedere con l’esposizione di cartelli o striscioni. Il Dpr 121/2000 richiama semmai l’autonomia normativa e regolamentare degli enti locali proprio in materia di esposizione sulle facciate degli immobili comunali. Risulta quindi incomprensibile il coinvolgimento della prefettura in una questione che rientra pienamente nelle competenze del Comune».

Pur avendo spostato le bandiere e lo striscione, le associazioni femministe hanno domande per destra e sinistra: «Chiediamo all’opposizione perché tanta ossessione per ciò che esponiamo alle nostre finestre. Davvero in un mondo a ferro e fuoco non esistono temi più urgenti, importanti e concreti per la città? Chiediamo alla maggioranza perché non esercita l’autonomia normativa che le spetta».

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