Stanno facendo discutere, in particolare nel Ravennate, le parole della premier Giorgia Meloni che nei giorni scorsi in Parlamento, parlando di rinnovabili, ha liquidato l’eolico offshore come una tecnologia «non matura» e «caratterizzata da costi elevatissimi», che «non si possono dal nostro punto di vista addebitare agli italiani» tramite incentivi governativi. Da queste parti la mente corre immediatamente al progetto Agnes, impianto galleggiante che prevede eolico offshore, fotovoltaico galleggiante e idrogeno verde.
L’amministratore delegato di Agnes, Alberto Bernabini, interpellato dal Corriere Romagna in edicola oggi (13 marzo) si dice comunque fiducioso che l’impianto verrà realizzato entro cinque o sei anni (nel 2024 ha ottenuto il Via, a cui però non sono seguite le aste da parte del Governo), anche se l’attuale esecutivo non sembra favorevole allo sviluppo dell’eolico offshore. Bernabini sottolinea come per l’Italia sia fondamentale diversificare le fonti energetiche, riducendo la dipendenza dal gas, e ricorda che altri Paesi europei, come la Francia, stanno investendo miliardi nelle rinnovabili. In Italia, invece, oltre alla mancanza delle aste, i costi di connessione alla rete – circa 500 milioni di euro nel caso di Agnes – restano a carico dei privati, mentre altrove sono sostenuti dallo Stato.
«Con un’unica dichiarazione – sono invece le parole del sindaco Alessandro Barattoni, in una nota inviata alla stampa – la Premier ha dimostrato allo stesso tempo due cose: di non conoscere il progetto Agnes e la mancanza di una strategia nazionale a cui pensa di rispondere con provvedimenti ad hoc che pesano sui conti pubblici, come nel caso dei dl bollette, senza risolvere nessuno dei problemi di lungo periodo del nostro Paese. Aspetto ancora più grave, è che questo avviene in un momento nel quale le tensioni geopolitiche e i numerosi conflitti non solo lasciano il segno – tragicamente – dal punto di vista umano, ma anche da quello degli approvvigionamenti energetici del nostro Paese. A mio avviso una strategia, per essere efficace, dovrebbe tenere conto della diversificazione fra le fonti di approvvigionamento e fra i Paesi di approvvigionamento, il che avrebbe l’obiettivo di aumentare l’autonomia energetica dell’Italia e anche di calmierare i possibili “shock” derivanti dalle cause più diverse e anche più lontane dal nostro Paese. Come si fa a pensare di riaccendere le centrali a carbone e non considerare, invece, progetti di cui si parla da tempo, come quello di eolico e fotovoltaico galleggiante a mare presentato da Agnes che ha già ricevuto sia la procedura di Via, sia il sostegno da parte delle istituzioni locali. Senza dimenticare che l’energia auto-prodotta dal vento in Adriatico contribuisce a diminuirne il prezzo e genera posti di lavoro e ricavi, con la conseguenza che una parte dei soldi investiti torna ogni anno allo Stato sotto forma di tasse. Le economie spese per acquistare gas dall’estero, invece, escono dall’Italia per sempre e ci rendono dipendenti dai Paesi produttori, anche dal punto di vista geopolitico. Quanto dichiarato dalla presidente del Consiglio contiene forti inesattezze sia sui prezzi, sia sulle modalità, dal momento che, come unico modo per incrementare le energie rinnovabili nel nostro Paese, si prospetta l’aumento di utilizzo di terreno agricolo per ospitare il fotovoltaico. Questa scelta è sbagliata sia rispetto alla strategia, sia per quanto riguarda il costo che gli italiani e le imprese si vedono e, a questo punto, si vedranno costrette a pagare non solo nei periodi di pace – che auspico arrivino il prima possibile – ma anche ogni volta che shock esogeni si presenteranno. Altri Paesi stanno investendo miliardi nelle strategie di aumento delle rinnovabili e di maggiore autonomia energetica, mentre il nostro non dimostra di volere né l’una, né l’altra. Ravenna ha già dato prova di poter essere a disposizione dell’Italia in diversi momenti difficili e, grazie anche al know how delle proprie imprese, crede di poter contribuire a molti progetti, alla decarbonizzazione e alla costruzione di una strategia nazionale di medio e lungo periodo».



