venerdì
13 Marzo 2026
L'intervista

«Nel mondo sono in corso 54 conflitti. Ma si parla solo di quelli che coinvolgono l’Italia»

Il giornalista Alessandro De Pascale a Ravenna per affrontare la questione Sudan, «una delle più grandi crisi umanitarie dimenticate dai media»

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Alessandro De Pascale è redattore dell’Atlante delle guerre e dei conflitti del mondo, sito web e pubblicazione cartacea stampata ogni anno dal 2012 per informare sulle situazioni belliche di tutto il pianeta. Il giornalista interverrà alla rassegna “Facciamo chiarezza”, organizzata da Arci Ravenna e dal gruppo Saletta di via Romea, per parlare di Cosa accade in Sudan? Una delle più grandi crisi umanitarie dimenticate dai media occidentali”. Appuntamento sabato 14 marzo alle 16.30 a Ponte Nuovo, in via Romea sud 95.

Quanti conflitti sono in corso nel pianeta?
«Il nostro atlante ne ha mappati 54, di cui 31 guerre e 23 situazioni di crisi secondo i parametri internazionali. La maggior parte è in corso da quando abbiamo iniziato questo lavoro, quindici anni fa, e non ne abbiamo ancora visto terminato nessuno. In media una guerra dura 25 anni; significa che intere generazioni in molti paesi non hanno vissuto nient’altro che la guerra e non hanno mai visto la pace. Penso all’Afghanistan e ad Haiti, ma anche al Kosovo e a Cipro».

A Ravenna si parlerà della guerra in Sudan.
«È una situazione di crisi umanitaria particolarmente devastante e complessa tra cause politiche, economiche ed etniche. Solo negli ultimi tre anni ha provocato oltre 200mila vittime, 13 milioni di sfollati interni e 4 milioni di profughi in fuga verso i paesi vicini. Ma per scelta politica nell’Atlante dedichiamo lo stesso numero di pagine a ogni conflitto. Non esistono guerre di serie A e di serie B».

A livello mediatico, invece, alcune guerre ricevono più attenzione di altre. Perché?
«In Italia le pagine degli esteri sono sempre più scarne e si tende a parlare solo delle guerre che vedono il nostro Paese in qualche modo coinvolto. Per esempio si è parlato per anni dell’Afghanistan, finché l’Italia ha partecipato all’occupazione del Paese, ma dopo l’accordo di pace coi talebani il tema è sparito dalle cronache nonostante il conflitto sia ancora in corso. Ci sono poi guerre dimenticate perché non riguardano gli interessi economici occidentali in modo diretto. Da ultimo, i conflitti in Africa riguardano soprattutto lo sfruttamento delle risorse naturali e delle terre rare da parte di alcune multinazionali straniere, che finanziano le bande armate locali, e perciò non vengono raccontate damolte testate i cui editori hanno interessi economici legati a queste aziende».

Come sono cambiate le guerre nell’ultimo secolo?
«Fino alla Prima guerra mondiale il 90 percento delle vittime era rappresentato dai soldati. Dalla Seconda guerra mondiale in poi, con lo sviluppo dell’aviazione e dei bombardamenti, la violenza è arrivata nelle città e la percentuale si è invertita: oggi nove morti su dieci sono civili. Paradossalmente in un paese in guerra conviene appartenere alle forze armate anziché essere un comune cittadino. Le guerre provocano anche malnutrizioni acute tra i bambini, problemi idrici e crisi energetiche per le popolazioni coinvolte. È proprio questo il tipo di racconto che cerchiamo di fare con l’Atlante: illustrare le guerre dal punto di vista delle popolazioni che le subiscono, concentrandoci sulla geografia dei diritti più che sulla geopolitica».

Cosa può fare il giornalismo per spiegare meglio le guerre?
«Tenere conto della prospettiva post-colonialista che ancora impregna molti conflitti e abbandonare alcune etichette errate ma molto diffuse. Per esempio si parla spesso di “guerre di religione”, ma in realtà non si combatte quasi mai per la religione. Le motivazioni che portano allo scoppio di un conflitto sono sempre economiche o politiche. Infine bisogna ricordarsi di parlare anche di pace, che è molto più difficile. Quando una guerra termina occorre tenere alta l’attenzione sulla costruzione e sul mantenimento della pace, che sono le fasi più complesse ma ignorate dai media».

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