sabato
14 Marzo 2026
la lettera

Gli ambientalisti al sindaco: «Inizi con i mezzi elettrici e le fonti rinnovabili in tutti gli edifici pubblici»

Il coordinamento ravennate "Fuori dal fossile" invita il Primo cittadino a dare l'esempio, senza aspettare il Governo...

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Il coordinamento ravennate “Per il clima – Fuori dal fossile” entra nel dibattito sulle fonti di energia rinnovabili scaturito dalle parole della premier sull’eolico offshore, per lanciare un appello al sindaco di Ravenna, che nella sua risposta a Meloni aveva auspicato «una diversificazione fra le fonti di approvvigionamento».

«Noi – si legge nella lettera aperta firmata dagli ambientalisti -, in buona compagnia con gli studiosi più competenti, siamo sempre più convinti che la parola diversificazione non debba essere una specie di mantra utilizzato per stare con i piedi in troppe scarpe, bensì possa voler dire una cosa sola: iniziare a produrre con decisione energia da rinnovabili, e contemporaneamente iniziare a ridurre con decisione il ricorso alle fonti fossili. La politica governativa, a partire dalla legge sulle comunità energetiche e quella sulle “aree idonee”, per non parlare dei colossali sussidi tutt’ora erogati ai colossi del fossile, è tutta un “bastone fra le ruote” alle possibilità di sviluppo di un modello alternativo, basato sulla produzione e il consumo decentrati e governati dal basso, in grado già oggi – solo che lo si voglia – non soltanto di supplire ai mancati approvvigionamenti dovuti alla crisi ormai permanente, ma anche di iniziare a sostituire stabilmente il fossile con l’energia rinnovabile. Sosteniamo che ad ogni Kilowatt in più prodotto da rinnovabili debba corrispondere un Kilowatt in meno di derivazione fossile. Invece, purtroppo, si continua ad affidare ad un mercato “libero” (cioè eminentemente speculativo) la gestione dell’intero settore».

Ma secondo gli ambientalisti «anche i poteri locali, fino ad ora, non hanno brillato per impegno nella transizione. Ognuno dovrebbe fare la sua parte, gentile Sindaco, non si può in eterno attendere che le scelte della “grande politica” forniscano le soluzioni. Perché è ormai chiaro che delegare alla Presidente Meloni, o alle scelte dell’Europa, o peggio ancora a un impossibile ravvedimento degli imperialismi, avrà come risultato, semplicemente e letteralmente, la distruzione del genere umano».

Da qui, il coordinamento ravennate “Per il clima – Fuori dal fossile” fa un elenco di richieste concrete al sindaco di Ravenna (che riportiamo di seguito testualmente):

– Che tutti gli edifici pubblici di Ravenna raggiungano rapidamente la completa autosufficienza energetica tramite fonti rinnovabili;
– Che i trasporti pubblici e i mezzi di mobilità di proprietà del Comune siano definitivamente e completamente elettrificati
– Che si studi in tempi brevi un complessivo intervento di riconversione sostenibile del porto di Ravenna
– Che si tracci un percorso chiaro e temporalmente definito di abbandono dell’uso del fossile a Ravenna e della sua sostituzione con la produzione energetica da rinnovabili, precipuamente quella prodotta dal basso, puntando sulla progressiva autosufficienza energetica di quartieri e frazioni, favorendo lo sviluppo delle comunità energetiche nelle loro varie espressioni
– Che il Comune di Ravenna faccia pressione sulla Regione affinché in tempi rapidi vengano discusse e approvate le proposte di legge d’iniziativa popolare che gran parte del movimento ambientalista regionale ha presentato già da tre anni e che giacciono tutt’ora nei cassetti dell’Istituzione regionale
– Che assieme al mondo associativo e alla società civile si formulino le proposte più adeguate per le aree idonee ad ospitare gli impianti rinnovabili
– Che Eni e Snam cessino di essere interlocutori largamente privilegiati dell’Istituzione comunale e divengano componenti della realtà sociale al pari di tutte le altre aziende e realtà imprenditoriali, limitando la loro pervasività di intervento nelle istituzioni culturali ed educative
– Che si dichiari la necessità che il settore dell’energia debba essere trasferito dall’ambito del profitto a quello dei beni comuni.

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