mercoledì
18 Marzo 2026
geopolitica

L’Europa fra Trump e la Cina, l’appello dell’ex ministro Bianchi: «La pace e l’unione vanno difese alzando la voce»

Alla Classense il professore ha presentato il suo ultimo libro: «Dobbiamo renderci più indipendenti possibile dagli autoritari che oggi guidano il mondo»

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«Pace, democrazia e unione vanno difese alzando la voce». Così ieri pomeriggio (17 marzo) alla biblitoeca Classense di Ravenna l’ex ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi ha concluso la presentazione del suo libro L’Europa fra Trump e la Cina (Il Mulino). In dialogo con lui, il sindaco Alessandro Barattoni: «La comunità europea è fondamentale, Ravenna vuole essere un esempio da seguire».

La giornalista Marcella Cocchi del Quotidiano Nazionale, chiamata a moderare, inizia chiedendo al professor Bianchi come leggere la recente frattura che sta vivendo l’Occidente, fra Trump e Europa e come il nostro continente possa affrancarsi dallo stato di dipendenza dai grandi attori globali su cui non ha controllo. L’ex ministro comincia parlando di economia, delle diverse tendenze di sviluppo tra Cina, Europa e Stati Uniti nel corso del ‘900 e del 21esimo secolo: «L’Europa ha avuto momenti di crescita sotto ogni aspetto durante i periodi di più forte unione tra gli stati, mentre gli Usa sono stati strettamente legati al boom post crollo Urss e ai tecnogiganti californiani dopo la rovina del 2008». Spiega come Trump sia uno speculatore, come rappresenti un malessere americano profondo, che non conosciamo in Europa. E conclude evidenziando le enormi disuguaglianze che attanagliano le società occidentali: «Gli Stati Uniti in primis, sono caduti in un postmodernismo quasi distopico nel corso degli ultimi 20 anni. Il riscaldamento globale e l’inverno demografico sono altre grandi spaccature tra Occidente e Occidente».

Cocchi si sposta poi da Barattoni, si parla di porto e commerci, il sindaco parte sottolineando l’importanza della comunità economica europea, del valore dell’unione tra stati per creare progresso. «Sul porto non ci sono state grandi ripercussioni fino ad ora in materia di traffico navale legate al conflitto in Iran e alla chiusura dello stretto di Hormuz, ma si preannuncia un orizzonte scuro, sia per il terminal merci sia per il nuovo terminal crociere in costruzione a Porto Corsini qualora le cose non dovessero cambiare», dice. Riprendendo la domanda iniziale sulla capacità di autonomia energetica europea e nazionale cita il rigassificatore, l’importante ruolo che Ravenna ha svolto per diversificare le fonti di approvvigionamento e i miglioramenti a livello nazionale che la nave rigassificatrice al largo di Punta Marina avrebbe portato.

Si torna da Bianchi, si apre il capitolo delocalizzazione: «Gli americani si sono sabotati spostando i loro immensi siti produttivi in Asia e in particolare in Cina?» chiede Cocchi. «Sostanzialmente sì» risponde il professore. «Hanno perso grandi distretti produttivi, navale, farmaceutico, e il know-how, i colossi informatici che sono stati costretti da Trump ad uscire dal mercato cinese si sono spostati in India, dove l’offerta di ingegneri è incalcolabilmente più alta rispetto agli Stati Uniti e i costi di produzione rimangono bassi». Spiega poi come la pianificazione e la lungimiranza della Cina – dieci giorni fa ha presentato il 15esimo piano quinquennale – porteranno Pechino al di sopra degli Usa in ogni statistica rilevante. In ultima analisi parla dell’Europa, loda le sue ormai poche eccellenze industriali: «Non esiste stato o benessere senza la produzione, possiamo fare grandi cose quando ci uniamo»; porta l’esempio dei computer quantistici (ovvero macchine di supercalcolo che ragionano in Qubit, invece che classici Bit, che incrementano enormemente le capacità rispetto ai normali computer), per Bologna guida il paese come centro di sviluppo: «Se tutti i supercomputer d’Europa si unissero come quelli americani pareggeremo la loro capacità di calcolo», dice.

L’incontro va verso il suo epilogo con due interventi finali da entrambi gli ospiti, su pace e autoritarismi: Barattoni parla delle tante manifestazioni a Ravenna: «Se si riuscisse a passare da manifestazioni di protesta a gruppi di proposta, di spinta positiva verso azioni europee e comunitarie sarebbe un grande passo». L’ex ministro conclude ripetendo che la pace e l’unione devono essere i fari e che saranno le uniche grandi caratteristiche che l’Europa sarà in grado di vantare sullo scacchiere globale. «Vanno difese alzando la voce e rendendosi più indipendenti possibile dagli attori autoritari che oggi guidano il mondo».

L’incontro è stato promosso dalla Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna: a introdurre la serata il vicepresidente Alberto Cassani.

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