Allerte meteo a raffica. E così l’effetto preventivo sfuma

Alessandro MontanariIl 20 marzo nelle redazioni locali è arrivata l’allerta meteo numero 50 del 2018. Il che significa che su 79 giorni dell’anno, il 63,3 percento è stato vissuto in uno stato di allerta che va dal “giallo”, il più lieve per il quale scatta l’obbligo di comunicazione, al “rosso”.
Senza timore di smentita, possiamo dire che delle 50 allerte meteo arrivate quest’anno, le uniche che all’uomo della strada sono sembrate davvero giustificate – vale a dire che hanno causato danni e per le quali era meglio restare a casa – sono stati i famigerati giorni del Burian, a inizio marzo. Quelle sei o sette “allerta” erano in effetti necessarie e infatti il livello di attenzione era arancione. Le altre quaranta, per stare stretti, forse non richiedevano molto di più di un ombrello o un cappotto per uscire.

Semplicismo? Può darsi. Eppure anche durante la campagna elettorale Sauro Turroni, che era candidato al Senato con la lista Insieme nel collegio romagnolo ma anche uno che ha collaborato con la protezione civile nazionale, ha sostenuto che questo sistema porti alla “sindrome del pastorello e il lupo”. A furia di allerta che non hanno seguito, la gente smette di crederci. Basterebbe guardare i commenti dei lettori quando i siti di informazione riportano i bollettini trasmessi dal Comune: si va dallo sfottò al “che notiziona”, il che dà la misura di quanto il sistema sia preso sul serio e in effetti ormai l’impressione è che ad ogni avvisaglia di temporale scatti il protocollo.
Il sistema, che funziona così a livello nazionale, è stato studiato in questo modo anche perché in passato alcune perturbazioni annunciate erano state sottovalutate e hanno causato disastri. In questo modo le amministrazioni sono tutelate: in caso di danni, l’allerta era stata data. Alla fine si pensa che sia meglio dire una volta in più “state attenti” piuttosto che rischiare che qualcuno si faccia male. Anche se, pian piano, la funzione stessa dello strumento viene meno.

Intanto però albergatori e sindaco di Cervia parlano di “meteo-terrorismo” riguardo alle previsioni climatiche poco affidabili da parte dei siti web. Il tema è lo stesso ma il campo è diverso perché chi vive di turismo viene danneggiato dai siti che fanno previsioni a 15 giorni di distanza, andando ad influenzare le prenotazioni. Tuttavia in passato anche il sistema delle allerte non è stato esente da critiche, soprattutto da parte degli stabilimenti balneari che vedevano un temporale estivo trasformarsi in uno stato di allerta “gialla”. Insomma, almeno sul clima tocca rimpiangere l’era dei colonnelli, quelli che dopo i cinque minuti delle previsioni, permettevano allo spettatore di spegnere la tv e non pensarci più, tanto “non ci prendono mai”.

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