Ci sono alcune questioni di cui, da cittadino cervese, sarebbe interessante sentire parlare dai candidati a sindaco che si propongono per le elezioni del 24 e 25 maggio.
Di solito le campagne per le amministrative si concentrano sui temi più locali e immediati per il consenso (la sicurezza, il rilancio di Milano Marittima, l’ospedale, le opere pubbliche, gli eventi…). Ma in una città che ha fondato la sua economia soprattutto sul turismo e sugli oneri di urbanizzazione, alimentando ricchezza ma anche disparità sociali e problemi ambientali, ci sono alcuni temi dirimenti su cui non si può più far finta di nulla.
Consumo di suolo. Cervia è stata trasformata dalle grandi lottizzazioni, portate avanti da pochi investitori immobiliari col favore delle ultime giunte. L’attuale 15% di suolo cementificato (il secondo valore più alto in provincia) è un problema perché impermeabilizza il terreno e aumenta l’effetto del calore, peggiorando le conseguenze degli eventi meteo estremi come i downburst e le trombe d’aria che hanno colpito Milano Marittima tre volte in sei anni.
Emergenza abitativa. A Cervia è sempre stato impossibile trovare casa a costi abbordabili: i prezzi di vendita sono drogati dalla domanda turistica e gli affitti annuali non esistono, perché i proprietari guadagnano di più e rischiano meno con le locazioni estive – anche da prima che nascesse Airbnb. Per un giovane che vuole uscire dalla casa dei genitori ma rimanere in città, se non ha il privilegio di un’abitazione di proprietà, l’unica soluzione è andare nell’entroterra tra Montaletto, Villa Inferno e Castiglione. Nella totale assenza di politiche di edilizia sociale e di un’adeguata rete di trasporto pubblico.
Turismo. È un’economia precaria, in quanto dipende da una domanda esterna che può scomparire da un giorno all’altro per motivi incontrollabili (guerre, pandemie, alluvioni, mucillagini). E che si fonda sullo sfruttamento di lavoratori precari e sottopagati, unica possibilità di impiego estivo per tanti residenti. Cambiare modello è possibile, senza affossare l’economia locale bensì migliorandone la qualità e la distribuzione dei profitti.
Spiagge. Sono un bene pubblico e collettivo; perciò il cambiamento epocale imposto dalla direttiva Bolkestein dovrebbe portare i sindaci a convocare assemblee partecipative in cui ascoltare il parere di tutti i cittadini sul futuro del litorale. Invece si discute del rinnovo delle concessioni solo con gli operatori balneari e le loro associazioni, come se fosse un affare di loro esclusiva.
Innalzamento del mare. È il tema più impopolare ma anche più importante: bisogna iniziare subito a pensare come affrontare lo scenario dipinto all’unanimità dalla scienza, che in assenza di interventi radicali, prevede l’intero territorio sommerso entro 80 anni.
Sono questioni che vanno oltre l’orizzonte amministrativo dei 5-10 anni con cui di solito ragionano i politici. Ma per chi si candida alla guida di una città come Cervia, non si può pensare al futuro senza tenere conto di tutto ciò.


