domenica
11 Gennaio 2026
Rubrica L'opinione

Perché le dimissioni di Missiroli erano inevitabili

Condividi

La premessa necessaria è che, ovviamente, le dimissioni di Mattia Missiroli, sindaco di Cervia, per quanto attese, non erano dovute né scontate e la ragione è semplice: se bastasse un’accusa per costringere i rappresentanti eletti alle dimissioni, non saremmo in uno stato di diritto. Ogni accusato deve essere giudicato dopo un giusto processo in cui possa difendersi e può essere considerato colpevole solo una volta condannato.

Nonostante questo, le dimissioni di Missiroli erano politicamente inevitabili e per più di una ragione. Innanzitutto per la natura dell’accusa: violenza di genere. Un tema sempre più urgente, sempre più in cima all’agenda di tutte le forze politiche, con la cronaca (anche locale) che ci ricorda quasi quotidianamente come ancora tante, tantissime donne siano vittime della violenza maschile. È di poche settimane fa l’introduzione del reato di femminicidio, tanto per dare l’idea. Ad accusare Missiroli è la moglie da cui si sta separando, che aggiunge all’elemento della violenza di genere, quello della violenza esercitata in ambito domestico. Una vicenda che non può che suscitare innanzitutto dolore, qualsiasi sia la verità che sarà accertata, per un nucleo familiare che include peraltro anche due minori.

Ora, qual è uno dei capisaldi delle campagne contro la violenza di genere? L’invito ripetuto insistentemente tramite tutti i mezzi alle donne a denunciare, parlare, chiedere aiuto. Sottinteso: vi prenderemo sul serio, non come è successo tante volte in passato. In un quadro come questo, qualsiasi uomo si troverebbe ad affrontare un momento difficilissimo della propria vita, colpevole o innocente che sia. Un momento che non è compatibile con la guida di una comunità fatta di uomini e donne, ragazzi e ragazze. Immaginate le foto di rito per l’8 marzo? Un sindaco sempre più spesso si trova a parlare di violenza, a partecipare a manifestazioni, a incoraggiare la parità di genere nelle politiche, nei gesti concreti e in quelli simbolici.

Certo, se nessuno l’avesse saputo, si potrebbe obiettare, si sarebbe potuta aspettare la sentenza. Come a dire, se i due quotidiani locali non avessero fatto il proprio dovere. Ma anche questo non è vero, e non a caso fa parte della deontologia dei giornalisti la tempestività nella pubblicazione di una notizia: un sindaco per cui è stato chiesto addirittura un arresto è una notizia sempre e comunque e chi l’avesse tenuta nel cassetto lo avrebbe reso debole e ricattabile.

La gogna mediatica è stata quella che era prevedibile, tenuto conto del tipo di accusa e del ruolo di Missiroli. Se non fosse stato sindaco, forse sarebbe uscito un trafiletto come tanti, senza nomi. Ma quando si ricopre un incarico così rilevante, è il nome la notizia, nel bene e nel male. Per questo, la scelta di candidarsi va ponderata a fondo, una volta eletti, non si torna indietro. E per questo, ora Missiroli non poteva che fare un passo indietro, anche se si professa innocente. Ed è da questo momento che, magari, sarà più facile anche rispettare la privacy di tutte le persone coinvolte, nella speranza che arrivi in fretta una sentenza che metta fine a questa vicenda.

Condividi
CASA PREMIUM

Spazio agli architetti

Metafisica concreta

Sull’intitolazione dell’ex Piazzale Cilla a Piazza Giorgio de Chirico

Riviste Reclam

Vedi tutte le riviste ->

Chiudi