L’indagine sui medici ravennati sospettati di aver dichiarato il falso per evitare il trasferimento nei Centri per il rimpatrio di una trentina di immigrati irregolari costringe a mille riflessioni possibili, ma ci ricorda anche alcuni principi che in democrazia dovrebbero essere patrimonio di tutti.
Non a caso la notizia ha ricevuto l’attenzione di ministri, politici, cittadini e ovviamente sanitari. Nonostante il ministro Salvini abbia invocato carcere e radiazione nel caso gli indagati fossero trovati colpevoli, al momento non è chiaro il movente che avrebbe spinto dei professionisti dell’ospedale di Ravenna a dichiarare il falso in alcune certificazioni. Quello che sappiamo e che forse non si dice abbastanza a livello locale è che questa indagine arriva dopo mesi di pressioni sui medici, come scrive il Domani. A Rimini, per esempio, il 22 settembre il questore ha mandato una segnalazione all’Asl in cui si diceva che “Le motivazioni addotte ai giudizi di non idoneità rischiano di vanificare l’attuazione della vigente normativa”. Come se i medici avessero scopi diversi da quelli che impone loro la deontologia professionale e dovessero farsi carico di politiche securitarie.
A questo si aggiunga che i Cpr sono effettivamente luoghi privi di un’adeguata assistenza sanitaria. Non dovrebbe quindi sorprendere troppo se non tutti possono finirci dentro senza rischiare di far ammalare gli altri, o diventare violenti e pericolosi.
E su questo bisognerebbe che ci mettessimo tutti d’accordo: la salute di un migrante irregolare che valore ha? Che valore ha la salute degli altri “ospiti” di uno dei famigerati Cpr? La sensazione è che per tanti il diritto alla salute possa essere garantito in modo selettivo. E questo è un enorme problema che non riguarda solo gli immigrati irregolari, ma tutti noi. Quanti principi irrinunciabili siamo disposti a barattare in nome di una maggiore presunta sicurezza?
Nei giorni in cui sulle spiagge del sud stanno arrivando i cadaveri di un ennesimo naufragio, dobbiamo davvero sentirci dire di nuovo che siamo i “soliti buonisti” se non vorremmo vedere persone malate private delle cure, anche, addirittura, qualora fossero colpevoli di qualche reato? Sento già la replica di chi dirà che c’è il diritto di vivere tranquilli, di non essere aggrediti, di avere le pensiline degli autobus in ordine, come se io stessi dicendo il contrario. E poi ci sarà chi mi consiglierà di portare a casa mia chi non dovesse essere ritenuto idoneo per il Cpr, perché ormai questo è il dibattito e il livello dello scontro.
Eppure, non si può non ribadire che scaricare sui medici una responsabilità di sicurezza pubblica è in realtà una dichiarazione di incapacità di un sistema che non riesce a fare ciò che dovrebbe. Se un medico dichiara che una persona è malata, non lo sta assolvendo da alcun eventuale reato. Se una persona è colpevole, dovrà essere sanzionata e non certo lasciata libera, ma deve pure restare un essere umano con il diritto alla salute.
Come si dice, vedremo gli esiti dell’indagine, ma qualunque sarà la sentenza sul caso specifico, il grande tema sottostante rimane: devono ancora esistere almeno alcuni diritti basilari e universali per tutti gli esseri umani? Sullo spirito di fratellanza per il momento forse è meglio sorvolare…
La manifestazione in solidarietà ai medici indagati


