Il nuovo museo, senza un vero dibattito

E così in dicembre a Ravenna (nell’ex zuccherificio di Classe) apre un nuovo museo. Una bella notizia per la città, senza se e senza ma. Ed ebbene sì – come ha ripetuto sarcasticamente l’assessora in queste settimane – i musei costano un sacco di soldi e non fanno (quasi mai) utili. Ma hanno ricadute sul territorio, dal punto di vista sociale e anche da quello economico. Quindi speriamo davvero che una volta aperto, tutti i soggetti remino dalla stessa parte, cercando di fare in modo che il museo possa funzionare al meglio, valorizzando addirittura anche gli altri, come ci hanno detto essere uno degli obiettivi. Anche i giornali, ovviamente, saranno tenuti a informare adeguatamente sulla presenza di questa nuova attrazione cittadina e su queste colonne in particolare non ci faremo certo pregare, vista l’attenzione costante che dedichiamo da sempre agli eventi culturali di questa città (e un po’ di tutta la Romagna).

Detto tutto questo, gli stessi giornali, sono tenuti a fare il loro lavoro anche quando è il momento di informare i cittadini su un grosso investimento pubblico, cercando di mettere nero su bianco i numeri e anche le contestazioni. E così stonano un po’ alcune reazioni stizzite registrate in queste settimane, reazioni che sembrano un po’ nascondere anche la classica coda di paglia. Perché sarà anche vero che non saranno poi così tanti, oltre 22 milioni di euro, per un museo, ma si tratta comunque della più importante scelta strategica della storia recente di Ravenna in ambito culturale (e probabilmente non solo), per un progetto, va detto, in ritardo di quasi 20 anni, che difficilmente potrà nascere quindi così innovativo come lo sarebbe stato dieci anni fa. E comunque di un museo (senza volerne mettere in discussione il valore) che non avrà “pezzi” in grado da soli di attirare turisti, per esempio.
E così fanno un po’ sorridere i paragoni con cui i promotori sembra stiano cercando di rendere più digeribili agli scettici i milioni di euro spesi, paragoni con investimenti a Lisbona, Parigi, Torino, ma da contestualizzare appunto in realtà ben diverse da Ravenna che possono contare su investimenti analoghi anche per altri interventi.

A Ravenna è stata invece fatta una scelta ben precisa: quella di concentrare la parte più consistente di fondi pubblici e indirizzare quelli privati della fondazione bancaria in un solo progetto, sostenendo con fondi extra anche l’attività della fondazione creata appositamente per la sua realizzazione e mettendo la sua presidente a fare l’assessora alla Cultura. Una scelta legittima, ma piuttosto netta che credo sia giusto sottolineare.
E che qualcuno credo possa pure permettersi di contestare (e non sto parlando della solita opposizione cattiva, parlo dei tanti operatori culturali che lo dicono sotto voce quando ti incontrano per strada), pensando magari che sarebbe stato meglio investire quei milioni in un museo di arte contemporanea, in un contenitore culturale in Darsena, nella riqualificazione del Mar e via dicendo.
Chiacchiere da bar, penserà qualcuno. Sarebbe già un passo in avanti, almeno qualcuno ne discuterebbe. Anche se dubito che i ravennati ne parlino davvero, al bar.

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