E così la città, senza aver forse capito bene per quale ragione, ha salutato (temporaneamente) il mosaico pavimentale di Nicola Montalbini, un’opera d’arte che ha saputo raccogliere un consenso trasversale e praticamente unanime. La sua opera temporanea realizzata per l’ultima biennale di mosaico ha ricevuto recensioni di critici, commenti di politici, raccolte firme di semplici cittadini come forse non si era mai visto. E già per questo non se ne può non riconoscere il valore: a unire tanta parte di città è il mosaico, ormai entrato, come si sul dire, nel Dna di Ravenna.
Un’opera di un artista locale che secondo tanti si armonizzava perfettamente con l’ubicazione, ossia Porta Adriana, un’installazione che molti speravano potesse diventare permanente. Così non è stato, la Soprintendenza ha detto no e a nulla sono valsi gli appelli e le petizioni e nemmeno l’intervento in parlamento della deputata Bakkali che aveva invitato il ministro stesso a visitare la città e l’opera nel tentativo di evitarne la rimozione. Il Comune ha scelto di evitare lo scontro e ha annunciato che sarà individuata un’altra zona del centro dove collocare l’opera.
Non è al momento dato sapere quale sia, ma pare certo che sarà un luogo all’aperto, fruibile gratuitamente e che verrà anzi così valorizzato dal mosaico. Vedremo quale sarà la collocazione che riceverà la benedizione della Soprintendenza, la quale almeno in questa occasione ha cercato di spiegare le ragioni della propria scelta alla cittadinanza, a differenza per esempio di quanto accadde in occasione dell’abbattimento di entrambe le torri Hamon nell’ex sito Sarom nel 2024.
Ora, naturalmente, c’è stato chi ha fatto parecchia ironia sui ravennati improvvisamente tutti esperti di beni culturali, ma ci piace pensare che invece l’attaccamento di tante persone diverse a un’opera d’arte ravennate e musiva sia un segnale di vitalità e di identità. E anche vedere le varie forze politiche, che in genere riescono a litigare praticamente su tutto, unite nel lodare l’opera è stato un momento per certi versi edificante.
Ora si tratterà, una volta che sarà collocata in modo definitivo, di dimostrare e trasmettere questo attaccamento affinché l’opera rimanga integra a ricordarci nei secoli di quella volta, quell’unica volta, che a Ravenna erano stati tutti d’accordo su qualcosa.


