domenica
25 Gennaio 2026
Rubrica L'opinione

Cantiere in ritardo e investimenti senza stime: le crociere a Ravenna non deludono

A maggio il primo attracco del 2026, ma il nuovo terminal non sarà pronto. Investimento da 35 milioni di euro senza uno studio specifico sulle ricadute per il territorio

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Possiamo allungare la lista dei cantieri pubblici di Ravenna in ritardo. Adesso ne fa parte anche il nuovo terminal crociere di Porto Corsini.

In costruzione dal 24 ottobre 2024, la stazione marittima sembrava destinata a non fare parte del vasto repertorio di infrastrutture locali in ritardo. E invece non sfugge nessuno al trend ravennate. Lasciatecelo dire con una punta di orgoglio campanilistico, ormai è quasi una caratteristica del luogo come la piadina e i cappelletti: si sa quando si comincia un cantiere, non si sa quando si finisce e le varie previsioni intermedie vengono puntualmente ritardate. A titolo meramente esemplificativo citiamo solo il caso magnifico di questo vanto bizantino: il secondo palazzetto dello sport, iniziato nel 2019 per finire nel 2021 ma ancora in corso.

Lo scorso novembre abbiamo temuto che la stazione marittima facesse eccezione. E sarebbe stata una macchia. Nella sede di Autorità portuale, in una conferenza stampa per presentare il bilancio 2025 e la previsione 2026 del settore crocieristico, era stato esplicitato che tutto era in linea per poter inaugurare entro aprile in modo da accogliere il primo attracco 2026 previsto per il 3 maggio.

Ci spaventammo perché pensammo che fare una previsione a sei mesi di distanza dovesse per forza essere una previsione circostanziata. Ecco, pensammo, questi vengono a rovinare la striscia ininterrotta di opere oltre i termini. E invece chissà cosa è successo tra novembre e gennaio, ma il record è salvo: nei giorni scorsi, in occasione della presentazione dell’opera in mosaico che dovrà abbellire la hall del terminal, il quotidiano Il Resto del Carlino ha riportato la notizia del ritardo.

A rifletterci meglio, non avremmo dovuto dubitare. Perché non è la prima volta che le azioni di chi governa l’affare delle crociere a Ravenna sanno stupire chi ingenuamente ancora applica la logica.

Accadde sempre in quella già citata conferenza. Si stavano magnificando, senza dare cifre, le presunte ricche ricadute per il territorio dai 390mila passeggeri attesi in 111 scali per il 2026. Chiedemmo quali erano le stime e ci risposero che presto sarebbe stato commissionato uno studio specifico per lo scalo ravennate per avere quella cifra. Quindi si è fatto un investimento di 35 milioni di euro, in parte anche pubblici, per costruire un enorme terminal senza avere una misura di quali e quanti eventuali benefici sarebbero arrivati al territorio. È evidente che i benefici per il concessionario del terminal non vengono dal panino o dal caffè comprato dal crocierista al bar del paese. Ma il Comune? È sicuro che da questo giochino gli arrivino vantaggi? E quanto li ha misurati? Nessuno del Comune ha voluto vedere dei numeri nero su bianco di previsioni di ritorni prima di dire ok, tirate su quel palazzo sul mare?

Per capire quello che ci sfugge, ci sarebbe una soluzione facile: rivolgere qualche domanda alla direttrice della società concessionaria del terminal. Una che, per sua stessa ammissione, conosce il settore perché ci lavora da più di vent’anni. L’esperienza non le manca e saprebbe spiegarci i punti che ci sembrano incerti. Sarebbe interessante raccogliere le sue parole, ma per sua scelta non rilascia interviste…

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