martedì
20 Gennaio 2026
TRENI

Ferrovie, il punto sui lavori in Romagna: più sicurezza e velocità, ma non ovunque

Il Pnrr ha portato 1,5 miliardi di investimenti in regione, usati soprattutto per le linee già più efficienti. Rfi al lavoro per prevenire le frane sulla Faenza-Firenze appena riaperta, mentre la Ravenna-Rimini resta un tasto dolente.

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La linea ferroviaria Faenza-Firenze ha finalmente riaperto, ma sono ancora molti i lavori da ultimare per i servizi di collegamento su rotaia in tutta l’Emilia-Romagna. A partire dalla linea Ravenna-Rimini, considerata una delle peggiori d’Italia dal rapporto “Pendolaria” di Legambiente ma ancora priva di un progetto che possa migliorarla. Il Pnrr ha portato in regione una dote di 1,5 miliardi di euro sui quasi 25 destinati alle ferrovie italiane, ma questi sono stati impiegati in gran parte per i binari dell’alta velocità e l’asse emiliano della Bologna-Rimini, trascurando le aree più periferiche e meno efficienti. Sono comunque diversi i cantieri in programma nei prossimi mesi per implementare le infrastrutture e i convogli in Romagna.

Altri 140 milioni per migliorare la Faenza-Firenze

Dopo mesi di lavori e un investimento di 7,5 milioni di euro, la storica linea ferroviaria che collega la Romagna alla Toscana è tornata pienamente percorribile da ieri. L’infrastruttura era stata gravemente danneggiata dal maltempo a maggio 2023 e marzo 2024. Ma gli interventi non sono finiti qui: la linea è ora oggetto di ulteriori operazioni di potenziamento tecnologico, sempre a cura di Rete ferroviaria italiana (Rfi). In particolare i lavori riguardano l’attivazione dell’Ertms, definito da Rfi «il più evoluto sistema per la supervisione e per il controllo del distanziamento dei treni, in grado di aumentare l’affidabilità dell’infrastruttura e la flessibilità nella gestione del traffico con vantaggi in termini di velocità del servizio e migliore gestione dei passaggi a livello».

L’installazione di questo nuovo sistema, che prevede un investimento totale di 140 milioni, rientra nel Pnrr e riguarda tutto il bacino della linea Faentina. La conclusione dei lavori è prevista entro il 2029. Inoltre il presidente della Regione Emilia-Romagna Michele De Pascale ieri ha detto che «stiamo lavorando per attivare entro quest’anno il collegamento diretto con Ravenna», ma i dettagli del progetto non sono noti.

250 frane minacciano la linea ferroviaria

I binari della Faenza-Firenze si trovano in gran parte sull’Appennino, in un’area molto fragile a causa del dissesto idrogeologico. A questo proposito Rfi ha realizzato nel 2023 uno studio di mappatura e analisi degli smottamenti. «Sono state individuate oltre 250 frane, per la quasi totalità in aree non di pertinenza di Rfi», riferisce l’azienda. «A valle delle indagini e degli studi geologici dopo gli eventi meteo eccezionali, si è proceduto in più fasi all’affidamento della progettazione degli interventi di mitigazione del rischio idrogeologico. A oggi sono già stati realizzati diversi interventi di ricostituzione e opere di protezione a difesa della sede ferroviaria, altri sono in fase autorizzativa e altri ancora in progettazione».

Le operazioni sono state individuate attraverso una convenzione-quadro tra Rfi e il commissario per la ricostruzione post-alluvione dell’Emilia-Romagna, firmata a dicembre 2024, che prevede una serie di interventi per la messa in sicurezza degli impianti ferroviari sulla Faentina. Lo stanziamento previsto è di 31 milioni, di cui 19 di fondi Pnrr.

L’accordo di prevenzione sugli altri 300 km di binari

Il rischio idrogeologico non riguarda solo la Faenza-Firenze. La fragilità del territorio mette a rischio tutta la rete ferroviaria emiliano-romagnola, tanto che nei giorni scorsi la Regione ha siglato un accordo con Ferrovie Emilia-Romagna (Fer), che gestisce circa 300 chilometri di binari, 45 stazioni e oltre 65 fermate in regione. «L’obiettivo è quello di rafforzare la collaborazione e raggiungere la massima efficacia operativa in caso di criticità, emergenze e incidenti, ma anche nella previsione, prevenzione e gestione dei rischi, di qualunque tipo: tecnici, naturali o causati dall’attività umana», ha spiegato la sottosegretaria Manuela Rontini. L’intesa avrà durata triennale.

Cinque minuti in meno da Rimini a Bologna

Sono molti altri i lavori in corso lungo i binari delle province romagnole. Tra gli interventi di maggiore rilievo avviati grazie al Pnrr, figurano 62,4 milioni per il potenziamento dei collegamenti sulla Bologna-Rimini (via Castel Bolognese) e altri 16 milioni per l’implementazione tecnologica dell’infrastruttura sulla stessa linea. Rfi ha reso noto che questi interventi serviranno a raggiungere la velocità di 200 km/h (attualmente i treni regionali viaggiano a un massimo di 180 km/h) e perciò accorceranno di cinque minuti i tempi di percorrenza tra Rimini e Bologna. I fondi europei hanno sostenuto anche l’acquisto di 12 nuovi convogli ferroviari, costati 36 milioni e già entrati in servizio.

Resta un tasto dolente la linea Ravenna-Rimini, alla quale non sono stati destinati investimenti di rilievo nonostante l’abbondanza dei fondi Pnrr. Mentre la Bologna-Rimini è già a doppio binario e meglio servita, la Ravenna-Rimini è ancora a binario unico e con meno convogli. Perciò i treni possono incrociarsi solo quando sono fermi nelle stazioni ferroviarie e basta un piccolo guasto o inconveniente per scatenare disagi a catena sull’intera linea. Difatti, secondo il rapporto “Pendolaria” di Legambiente, un treno su cinque in questa linea arriva in ritardo e il 10% all’anno viene addirittura soppresso. Per questo l’associazione ambientalista inserisce ogni anno la Ravenna-Rimini nella classifica delle linee peggiori d’Italia.

Legambiente ha calcolato che la Regione investe solo lo 0,65% del proprio bilancio per finanziare il servizio ferroviario in Romagna. Eppure la Ravenna-Rimini interessa un bacino di 80mila persone, che aumentano esponenzialmente d’estate con i turisti. Da tempo si parla di questa linea come una potenziale “metropolitana di superficie” che potrebbe ridurre notevolmente l’utilizzo dell’auto, lo smog e il traffico, ma per farlo servono grandi investimenti che ancora non si vedono all’orizzonte.

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