domenica
15 Marzo 2026
LA CRISI DEL COMMERCIO

In Emilia-Romagna hanno chiuso oltre 4mila negozi in tredici anni

Le piccole attività di abbigliamento sono il comparto più in difficoltà. Crescono solo gli ipermercati.

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I negozi di vendita al dettaglio continuano a soffrire, tranne che nei centri commerciali. Dopo la pandemia del covid c’erano stati alcuni lievi segni di ripresa per il settore, ma nel 2025 è stata registrata la prima flessione dal 2020. Lo certifica l’ultima analisi congiunturale realizzata da Camere di commercio e Unioncamere Emilia-Romagna.

L’arretramento generale dello scorso anno è stato del -0,3%, ma andando a vedere l’indagine nel dettaglio, emergono differenze a seconda del comparto. Ipermercati, supermercati e grandi magazzini sono in crescita, con un aumento delle vendite del +3,4% rispetto al 2024; mentre il commercio al dettaglio specializzato ha segnato una flessione del -0,6%. Il calo è ancora più marcato nel comparto dell’abbigliamento e degli accessori, che fa registrare il -2,9%, più del doppio rispetto alla media nazionale. In diminuzione anche le vendite dei negozi specializzati in prodotti per la casa ed elettrodomestici (-1,8%), mentre soffrono meno i negozi di alimentari (-0,5%), grazie alla minore concorrenza dell’e-commerce.

La dinamica è negativa soprattutto per le imprese di piccole dimensioni. Le vendite sono calate del -1% per le attività con 1-5 addetti e del -0,7% per quelle con 6-19 dipendenti; mentre le imprese con oltre 20 impiegati hanno registrato un aumento delle vendite del +1,7%. Secondo l’analisi, il motivo è nella «ricerca della convenienza» che spinge i consumatori a preferire le grandi superfici; ma c’entra anche la comodità offerta dai centri commerciali, dove è più facile parcheggiare e fare un’unica spesa con tutto ciò che serve.

La crisi si riflette nell’elevato tasso di chiusura delle attività. Negli ultimi tredici anni in Emilia-Romagna sono scomparsi oltre 4mila negozi, secondo il report “Città e demografia d’impresa” di Confcommercio. In particolare, le imprese del commercio al dettaglio sono passate dalle 17.299 attive nel 2012 alle 13.292 esistenti nel 2025, con un calo del -23%. Solo nel 2025, segnala l’analisi di Camere di commercio e Unioncamere Emilia-Romagna, il saldo tra iscrizioni e cessazioni nel commercio al dettaglio è rimasto negativo per 547 unità.

Negli ultimi tredici anni analizzati da Confcommercio, l’emorragia di piccole attività in regione ha riguardato soprattutto le edicole (-57,4%), i negozi di abbigliamento e calzature (-39,3%), il commercio ambulante (-33,6%), le attività di mobili e le ferramenta (-32%), i negozi di libri e giocattoli (-25,8%). I valori sono in linea con la tendenza nazionale. Aumentano invece le farmacie (cresciute di 74 unità, il +18%) e gli alberghi, bar e ristoranti (+421 unità, il 10% in più). Da non sottovalutare è l’effetto dell’inflazione, che continua a pesare sulle tasche degli emiliano-romagnoli. Secondo i dati Istat, l’indice dei prezzi al consumo è aumentato dell’1,7% in Emilia-Romagna, energia esclusa.

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