giovedì
12 Febbraio 2026
RELIGIONE

Tanti musulmani, poche moschee: i problemi degli islamici che vivono in Romagna

Tra sale ufficiali e spazi informali, la preghiera è un diritto negato a molti cittadini non cattolici

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Il recente dibattito sul nuovo centro islamico di Lugo ha riacceso i riflettori sui luoghi di preghiera per i musulmani. In Emilia-Romagna ne esistono 176, di cui 17 in provincia di Ravenna, 11 in quella di Forlì-Cesena e 5 nel riminese. La nostra è la seconda regione, dopo la Lombardia, per numero sia di centri islamici sia di residenti di fede musulmana. Ma questi denunciano che gli spazi di preghiera sono troppo pochi, scontrandosi con gli ostacoli burocratici e la discriminazione di tanti cittadini.

La situazione normativa e la disparità di spazi

L’articolo 19 della Costituzione italiana garantisce la libertà di culto per ogni fede religiosa e, di conseguenza, il diritto a realizzare luoghi per professarla. Tuttavia manca una legge-quadro nazionale per normare questi aspetti. Perciò la costruzione di spazi di preghiera per i culti di minoranza è favorita od ostacolata dalle singole amministrazioni comunali, spesso a seconda del colore politico.

La questione non riguarda semplicemente l’edificazione o meno. I luoghi di culto sono considerati opere di “urbanizzazione secondaria”, alla pari di biblioteche, scuole e impianti sportivi. Compito dei Comuni sarebbe realizzare queste opere per rispondere ai bisogni della popolazione residente, indipendentemente dalla religione. Ed è qui che emerge la disparità. Secondo una ricerca del 2016 dell’Osservatorio sul pluralismo religioso, in Emilia-Romagna ci sono quasi 183mila persone di fede musulmana, che rappresenterebbero il 39% della popolazione straniera. Significa che ognuno dei 176 luoghi di culto islamico esistenti in regione deve in media rispondere alle esigenze di preghiera di mille persone.

Al contrario, le chiese cattoliche attive in Emilia-Romagna sono oltre 4mila. Non esiste un dato su quanti residenti in regione pratichino la fede cattolica, ma è possibile stimarle. Secondo l’ultimo rilevamento statistico di Ipsos, il 61% degli italiani si dichiara cattolico. Applicando la stessa percentuale alla popolazione residente in Emilia-Romagna (4,5 milioni di persone al 1° gennaio 2025), ci sarebbero circa 2,7 milioni di cattolici, per i quali esiste dunque una chiesa ogni 650 persone.

Moschea o centro islamico?

Che si tratti di cattolici o musulmani, il calcolo non tiene conto di chi professa concretamente la propria fede recandosi a messa. Probabilmente il dato sui praticanti ridurrebbe ulteriormente il rapporto tra chiese e cattolici, i quali disertano sempre di più le funzioni, al contrario degli islamici che mantengono ancora un forte legame con l’ora della preghiera collettiva. In ogni caso la differenza di numero è marcata e le associazioni dei musulmani sono attive nel cercare di sopperirvi, anche acquistando terreni e presentando progetti per costruire moschee, che tuttavia si scontrano con la mancanza di piani regolatori necessari per autorizzarle.

Le moschee vere e proprie sono solo 8 in tutta Italia: si tratta degli unici edifici costruiti appositamente a questo scopo. Due di questi sono in Romagna, a Ravenna nel quartiere Bassette (è la seconda più grande d’Italia, dopo la moschea di Roma) e a Forlì nella frazione di Villa Selva. Tutti gli altri luoghi di culto non sono gli edifici con mezzelune, cupole e minareti a cui tanti pensano, bensì delle semplici e anonime sale – più o meno grandi – adibite nelle sedi delle associazioni musulmane che acquistano o affittano edifici privati per soddisfare le esigenze di preghiera dei fedeli. La mappa qui di seguito, realizzata dall’Osservatorio sul pluralismo religioso, indica dove si trovano i 176 centri islamici in Emilia-Romagna.

Oltre a questi centri islamici ufficiali ci sono gli spazi temporanei, come per esempio a Cervia, dove il Comune mette a disposizione ogni venerdì alle 12 (il momento della preghiera collettiva per i musulmani) il salone del Centro sociale in via Caduti per la Libertà. Ancora più diffuse sono le sale informali: si tratta di semplici luoghi privati come garage, scantinati o abitazioni dove i musulmani si ritrovano per pregare insieme, di cui non esistono censimenti.

Ghebache: «Anche i musulmani votano»

Ammar Ghebache, presidente dell’Associazione cultura islamica di Ravenna, spiega le ragioni dell’esistenza di questi spazi informali: «I luoghi di preghiera ufficiali sono troppo pochi per poter accogliere tutti i musulmani, oppure sono difficili da raggiungere. Per esempio la moschea di Ravenna è molto lontana dalla città e non tutti i fedeli hanno un mezzo o il tempo per arrivarci». Nonostante ciò, afferma Ghebache, «ogni venerdì ci sono circa mille persone in preghiera», a cui si aggiungono le «circa 300 nella sala di via Trieste» gestita dalla sua associazione.

Secondo Ghebache, «la mancanza di luoghi di preghiera per i musulmani è frutto di una diffusa islamofobia alimentata dai mass media. Molti giornalisti e politici associano la nostra religione con il terrorismo e questo alimenta la diffidenza da parte dei cittadini. La situazione è peggiorata dopo lo scoppio del conflitto a Gaza». Il presidente dell’Associazione cultura islamica di Ravenna conclude con un appello: «La preghiera è un diritto costituzionale per ogni religione, ma i musulmani vengono trattati come cittadini di serie B. I politici di destra sono apertamente ostili nei nostri confronti, mentre a sinistra ci danno pacche sulle spalle ma non fanno abbastanza di concreto. Eppure migliaia di musulmani di seconda generazione, oppure che si trovano in Italia da più di dieci anni, hanno il diritto di voto proprio come i cattolici».

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