lunedì
02 Febbraio 2026
AMBIENTE

Perché stiamo ripristinando le zone umide in Emilia-Romagna, dopo averle decimate

Prosciugati per avere più terreni da coltivare ed edificare, oggi questi habitat sono protetti e riducono il rischio di alluvioni

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Le zone umide occupano il 6% della superficie terrestre e assorbono il 30% di anidride carbonica. Le foreste coprono il 31% del pianeta e assorbono “solo” il 15% di CO2. Basta questo dato, tratto da una ricerca dello Iuav di Venezia, per capire l’importanza di questi ambienti nel ridurre l’inquinamento e migliorare la qualità dell’aria. Oggi è la Giornata mondiale delle zone umide e in Emilia-Romagna ce ne sono dieci da visitare, celebrare e tutelare: si trovano tutte tra le province di Ravenna e Ferrara e rendono questa regione la seconda in Italia per numero di aree umide, dietro solo alla Toscana che ne ha undici e davanti alla Sardegna con nove. L’Italia ne conta in tutto 63, per un totale di 81mila ettari, ed è il quarto paese europeo per siti di importanza internazionale, a pari merito con la Norvegia. Le zone umide sono protette grazie alla Convenzione di Ramsar siglata nel 1971, di cui quest’anno ricorre il cinquantesimo anniversario.

Cosa sono le zone umide e perché sono importanti

Le zone umide sono aree di transizione, dove i confini fra la terra e l’acqua si confondono. Paludi, stagni, lagune e torbiere rientrano in questo tipo di habitat tanto ricco di biodiversità, quanto fragile. Dal 1970 a oggi le aree umide sono diminuite del 48% in Europa a causa soprattutto delle bonifiche che hanno prosciugato questi ambienti per ottenere spazio da destinare all’agricoltura, alle infrastrutture e agli edifici. Il termine “bonifica” ha un’accezione positiva, in quanto questa pratica ha aumentato la quantità di terreni coltivabili e abitabili, ma ha anche avuto un impatto negativo – di cui c’è meno consapevolezza – poiché ha comportato una grave perdita in termini naturalistici e favorito l’eccessiva cementificazione.

Oltre ad assorbire carbonio e ospitare numerose specie animali e vegetali, le zone umide agiscono come una sorta di spugna che assorbe l’acqua in eccesso durante le piogge, per poi rilasciarla gradualmente. Inoltre, nelle aree situate sul mare, le piante riducono l’intensità delle onde e trattengono i sedimenti. Per questi motivi le zone umide mitigano il rischio di alluvioni nelle città e l’erosione costiera lungo i litorali. Tanto che, dopo tre secoli di prosciugamenti, negli ultimi anni si sono moltiplicati i progetti per ripristinare questi ambienti nei luoghi dove sono stati eliminati o ridotti, ma anche per crearli da zero come strategia di mitigazione e adattamento rispetto alla crisi climatica.

Il più importante è “WaterLands” che coinvolge 15 località in tutta Europa, tra cui la laguna di Venezia; ma studi sul ripristino delle aree umide sono in corso anche in Emilia-Romagna: se ne parlerà oggi a Comacchio nel corso di un convegno organizzato dal Parco del Delta del Po. L’idea non è ovviamente quella di ri-allagare i territori bonificati come il ravennate e il ferrarese, bensì di gestire delle “trasformazioni incrementali” per ripristinare un maggiore equilibrio fra terra e acqua, anche al fine di contrastare la subsidenza, l’ingressione del cuneo salino e la siccità che caratterizzano la nostra regione.

La mappa delle aree umide in Emilia-Romagna

In attesa che la scienza faccia il suo progresso, si possono visitare le dieci zone umide dell’Emilia-Romagna per poterne capire e apprezzare l’unicità ambientale. Nel comune di Ravenna ce ne sono tre: Punte Alberete, Ortazzo-Ortazzino, la Piallassa della Baiona e Risega. Sempre in provincia ci sono le Saline di Cervia; mentre le altre sei si trovano nel ferrarese: oltre alle famose Valli di Comacchio (riconosciute dall’Unesco come patrimonio dell’umanità) ci sono Valle Santa e Valle Campotto e Bassarone ad Argenta, la Sacca di Bellocchio e Valle Bertuzzi a Comacchio e la Valle di Gorino. Tutte queste aree fanno parte del Parco Delta del Po e visitarle – non solo oggi – significa apprezzare e conoscere un ambiente fondamentale anche per la nostra specie.

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