Negli ultimi anni le gestioni separate sono tornate prepotentemente alla ribalta. Complice l’aumento dei tassi di interesse, molti risparmiatori le vedono come un rifugio “sicuro”, semplice da capire e rassicurante, soprattutto dopo anni di mercati turbolenti.
Ma cosa sono davvero le gestioni separate? E soprattutto: quanto rendono realmente, una volta tolti i costi?
Cosa sono le gestioni separate
Le gestioni separate sono fondi interni alle compagnie assicurative, utilizzati all’interno delle polizze vita di ramo I.
Il loro funzionamento è piuttosto semplice:
- il capitale viene investito prevalentemente in titoli obbligazionari
- il patrimonio è separato da quello della compagnia
- i rendimenti maturati vengono consolidati (non si perdono negli anni successivi)
- il valore non oscilla quotidianamente
È proprio questa apparente stabilità a renderle molto apprezzate da chi cerca protezione più che performance.
Perché hanno tanto appeal
Le gestioni separate piacciono perché offrono:
- assenza di volatilità visibile
- rendimento positivo “regolare”
- percezione di protezione del capitale
- semplicità comunicativa
In sintesi: poco stress e nessun grafico che scende.
Ma in finanza la tranquillità va sempre confrontata con l’efficienza.
Un esempio reale: cosa dicono i numeri
Prendiamo un prospetto informativo reale, come quello mostrato in figura.

I dati principali:
- Rendimento annuo lordo della gestione separata: 2,90%
- Tasso annuo attribuito al contratto: 1,30%
- Effetto complessivo dei costi sulla redditività: 2,368%
Questi numeri sono ufficiali, regolamentati e coerenti tra loro.
Il punto chiave: non è il rendimento, sono i costi
Il passaggio cruciale è proprio questo.
La gestione separata rende il 2,9% lordo, ma:
- una parte viene trattenuta direttamente dalla compagnia
- un’altra parte è assorbita da costi di struttura e di distribuzione
Il risultato finale per il risparmiatore è: 1,30% netto attribuito al contratto!
Il dato “effetto dei costi 2,368%” rappresenta l’impatto complessivo dei costi sulla redditività, includendo:
- costi una tantum
- costi correnti
- costi di distribuzione rapportati alla giacenza media del contratto.
In altre parole: non tutti i costi sono immediatamente visibili, ma tutti incidono sul rendimento finale.
Il grande equivoco delle gestioni separate
Molti risparmiatori ragionano così: “Rendo poco, ma almeno non rischio”.
In realtà il rischio non è la volatilità, ma la perdita di potere d’acquisto nel tempo. Con un’inflazione anche moderata, un rendimento netto intorno all’1% può significare:
- capitale nominalmente stabile
- valore reale in progressiva erosione
Un rischio silenzioso, ma molto concreto.
Esistono alternative più efficienti a parità di rischio?
La domanda, a questo punto, sorge spontanea: esistono soluzioni con un profilo di rischio simile, ma più efficienti rispetto alle gestioni separate?
La risposta è: sì, le alternative esistono grazie alla consulenza finanziaria indipendente.
Il tema spesso sottovalutato: i vincoli
Un aspetto poco discusso delle gestioni separate è la presenza di vincoli contrattuali:
- costi elevati in caso di uscita anticipata
- penali o meccanismi di recupero delle spese iniziali
- limitata flessibilità nelle modifiche della strategia
Questo significa che, pur in assenza di volatilità, il risparmiatore può trovarsi poco libero di cambiare strada se il contesto o le esigenze personali mutano.
L’approccio della consulenza indipendente
La consulenza finanziaria indipendente parte da un presupposto diverso:
- non vende prodotti
- non colloca polizze o strumenti preconfezionati
- non ha interesse a vincolare il cliente nel tempo
Questo consente di costruire soluzioni personalizzate:
- coerenti con il profilo di rischio
- efficienti in termini di costi
- senza vincoli temporali rigidi
- adattabili nel tempo, se cambiano le condizioni di mercato o gli obiettivi personali
In altre parole, l’attenzione si sposta dal “prodotto” al percorso.
Conclusione
Le gestioni separate possono offrire stabilità, ma non sono l’unica strada possibile per chi cerca protezione e controllo del rischio. In molti casi esistono alternative più efficienti, con un profilo di rischio comparabile, minori costi e soprattutto maggiore libertà decisionale.
Capire quali siano le più adatte non significa inseguire il rendimento, ma scegliere consapevolmente come e perché investire, senza vincoli inutili e con la possibilità di cambiare rotta quando serve.
Ed è proprio questa libertà spesso invisibile, ma fondamentale il vero valore aggiunto di un approccio indipendente.
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