giovedì
22 Gennaio 2026

La clinica della finanza

La trappola delle previsioni e come evitarla

In Borsa chi si affida ai target ha già perso in partenza

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Gennaio è la stagione dei target: l’anno comincia e, puntuali, arrivano i numeri “ragionati” su dove sarà l’indice a fine anno, quanto farà il dollaro, quale settore “non si può non avere”.

Ogni inizio anno la finanza ripete lo stesso rito: outlook, target, numeri con due decimali.

Sembra analisi, più che altro è teatro: una narrazione ben confezionata per trasformare l’incertezza in una storia con un inizio, una causa e un finale.

Funziona perché il pubblico non compra solo un’idea di futuro: compra la sensazione che il futuro sia governabile.

In Giocati dal caso (lettura che consigliamo: le sue lezioni vanno ben oltre mercati e investimenti), Nassim Taleb (Autore del famoso Il Cigno Nero) ribalta la prospettiva: nei mercati non vince chi indovina più spesso in pubblico, ma chi costruisce decisioni che reggono quando il caso, quello vero, decide di smentire la sceneggiatura.

E tra “l’esperto” che azzecca un titolo e l’investitore che attraversa gli imprevisti c’è una differenza sostanziale: indovinare non è la stessa cosa che gestire il rischio.

E allora la domanda giusta non è “dove andrà la Borsa quest’anno?”, ma “quanto ci costa sbagliare?”.

Perché un investitore che si affida a quei target, di fatto, parte già in svantaggio: non sta comprando un’informazione, sta comprando una promessa implicita e finisce per comportarsi come se quella promessa avesse obbligo di realizzarsi.

Nei mercati, però, il punto non è indovinare spesso: è restare in partita quando l’errore pesa più della ragione e quando la realtà non collabora con le previsioni.

Il punto è che questi target non sono solo spesso sbagliati, sono fuorvianti nel modo in cui spingono a decidere. Un esempio recente è illuminante.

Un’analisi di Avantis ha raccolto 20 previsioni di fine anno per l’S&P 500 pubblicati a fine 2024 per l’anno 2025: la forchetta andava da 4.450 a 7.100 punti, cioè dallo scenario “crollo” allo scenario “rally”, come se si stesse parlando di due mercati diversi.

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Fin qui uno potrebbe dire: normale, opinioni diverse. Ma la parte che interessa un investitore è un’altra: in funzione di come il mercato si evolve nel corso dell’anno, le stesse case hanno rivisitato i target e anche più volte.

In particolare, almeno 15 su 20 li hanno tagliati ad aprile 2025, nel pieno dell’ansia da notizie sulla guerra commerciale.

Così sono capaci tutti a fare le previsioni ma più che altro non hanno alcun valore se non attirare l’attenzione.

Se un investitore avesse reagito “razionalmente” a quella ondata di revisioni disinvestendo dopo il calo dei primi mesi del 2025, avrebbe cristallizzato una perdita intorno al -5,1%; e se fosse rientrato solo quando il consenso è tornato più ottimista, avrebbe rischiato di perdersi i mesi migliori (circa +11,5% in maggio e giugno).

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Ecco perché diciamo che chi si affida ai target ha già perso in partenza: non perché “sbaglierà sempre il numero”, ma perché accetta una cornice mentale che lo porta a commettere due errori speculari ed entrambi costosi.

  1. Restare fermi: aspettare “il segnale”, rimandare l’ingresso, trattenere liquidità in attesa che lo scenario si confermi. Il costo non è solo psicologico: è il rischio concreto di non essere investiti proprio quando arrivano i rimbalzi che compensano i drawdown.
  2. Forzare il rischio: aumentare l’esposizione o concentrare il portafoglio per “monetizzare” la previsione. È il classico scambio: la previsione dà sicurezza, e la sicurezza viene pagata con fragilità (più leva, meno diversificazione, meno margine d’errore).
    Il problema non è che le previsioni sbagliano: è che quando le prendiamo sul serio ci spingono a sbagliare noi, con conseguenze reali su tempo, rischio e risultati.

Da qui il cambio di domanda. Non “dove sarà la Borsa a dicembre?” ma quali scenari sono plausibili, e come mi posiziono senza dipendere da un solo esito?

È anche il motivo per cui ha più senso ragionare con scenari multipli e sapere a priori come comportarsi al muoversi mercato e non viceversa.

Per questo serve una pianificazione ed una conoscenza dei propri investimenti, come funzionano e quali rischi si corrono.

Ricordiamoci sempre cosa possiamo controllare e su questo focalizziamoci:

  • COSTI
  • GRADO DI RISCHIO
  • ORIZZONTE TEMPORALE
  • COMPORTAMENTO EMOTIVO

Altra informazione FONDAMENTALE, PREZZI e VALORE vanno per strade diverse.

Quello che possiamo fare è analizzare i titoli e vedere (questo sì) se sono cari o meno.

Questo ci può dire se domani un titolo salirà o scenderà? Certo che no ma sicuramente possiamo investire in maniera ragionata e non perché abbiamo letto un articolo in un giornale o perché lo sentiamo al bar.

Nel 2026 il vantaggio non sarà seguire chi racconta meglio il futuro, ma chi costruisce un processo che funziona anche quando il futuro non collabora.

Foto scattata direttamente da noi qualche mese fa presso gli uffici di Universa Investments a Miami (uno dei migliori Hedge Fund del Mondo) che riprende la libreria dei volumi di Nassim Nicholas Taleb:

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