«Senza Progettone non ci sarebbero discariche abusive di fanghi al porto»

Il decano dell’opposizione Alvaro Ancisi (LpRa) all’attacco dopo gli avvisi di garanzia ai vertici di Sapir, Cmc e Autorità Portuale

Gli avvisi di garanzia ricevuti da 10 personalità ai vertici di Autorità portuale, Sapir e Cmc sono solo «la punta dell’iceberg verso cui è destinato a schiantarsi il porto di Ravenna». Lo dice Alvaro Ancisi, decano dell’opposizione e capogruppo di Lista per Ravenna in consiglio comunale.

Il caso è quello del giorno a Ravenna (vedi articoli tra i correlati), delle otto montagne di rifiuti – come Ancisi definisce le casse di colmata del porto – con 3,3 milioni di metri cubi di fanghi portuali di dragaggio, autorizzati a restare depositati per un massimo di tre anni in attesa di essere destinati ad eventuale recupero ma che in questo caso – come ricorda Ancisi – vi sono stati abbandonati da almeno due ad oltre dieci anni dopo la scadenza e le autorizzazioni.

Fanghi che – sottolinea il consigliere comunale – sono soprattutto utilizzabili, se correttamente, come materiale, avente un valore economico, per il riempimento di terreni a scopo edilizio. E con il Progettone del porto ora «si vorrebbe smaltire questi fanghi dove mai si dovrebbe», continua Ancisi che poi si avventura in un’analisi dettagliata sul futuro dello scalo ravennate, sconsigliando la realizzazione come previsto di un nuovo terminal container («assolutamente velleitario») e auspicando invece l’approfondimento del canale fino a un massimo solo di 12,5/13 metri.

«Questo obiettivo avrebbe potuto essere perseguito semplicemente dando corso al progetto “Opere connesse al Piano Regolatore Portuale 2007”, che, essendo definitivo ed avendo ottenuto dal ministro dell’Ambiente il decreto di compatibilità ambientale in data 20 gennaio 2012, sarebbe stato immediatamente attuabile».

Per la “Sistemazione definitiva a terra del materiale proveniente dalle attività di dragaggio”, superata la fase del deposito temporaneo massimo di tre anni nelle casse di colmata, i siti inattaccabili individuati (vedi foto 1, ndr) avrebbero potuto riceverne complessivamente 6,3 milioni di metri cubi, rivela Ancisi, «esattamente in questi siti: penisola Trattaroli 1,3; casse di colmata 7A e 7B (ora denominate Logistica 1 e Logistica 2) 2,7; vasca di decantazione area n. 6, 1,2; centro direzionale Classicana/Intercontainer 600 mila mc; Bassette Nord (unica area esterna al porto, di proprietà dell’Autorità portuale) 500 mila mc. Tutte col timbro preziosissimo dell’Ambiente».

Ma questo piano di smaltimento a terra dei fanghi che ricorda Ancisi «era già stato cestinato dall’Autorità Portuale almeno dal 18 dicembre 2011, per essere soppiantato da quello, radicalmente contrastante e altrimenti devastante, che ha preso il nome di Progettone, portato poi alla luce il 7 giugno 2012».

Progettone che, ricorda il consigliere, «punta a scavare il porto fino a 14,5/15,5 metri, dall’avamporto a Trattaroli, allo scopo di costruirvi il terminal container privato di Sapir, Cmc e Contship. Dopo vicende in serie di “errori” ed infingimenti di gravità inimmaginabile, ora il Progettone, arrivato alla fase che dovrebbe precedere l’approvazione del progetto definitivo da parte del Governo, si propone di portare i fanghi portuali, a cominciare dai 3,3 milioni di metri cubi dimenticati nelle 8 discariche abusive di cui sopra, non più soltanto in aree di cui al progetto Opere connesse al Piano Regolatore Portuale, legittimate dalla compatibilità ambientale; ma anche e soprattutto (vedi foto 2, ndr), per 2,345 milioni di metri cubi, sui terreni agricoli privati di Porto Fuori (Logistica 3 e Logistica 4) per 1,445 e in quelli denominati Bassette sud-sud ed S3, appena confinanti con la periferia nord di Ravenna, per 900 mila mc, tutti invece privi di accertamenti della compatibilità ambientale».

«La fattibilità del progetto – conclude Ancisi – si è allontanata di per se stesso di anni, ma soprattutto dovrà superare vagli di legalità non ulteriormente calpestabili in uno stato di diritto. Alla situazione drammatica delle discariche di fanghi giacenti in area portuale “all’insaputa” di lor signori, con la conseguente impossibilità di compiere le indispensabili opere di dragaggio per la manutenzione ordinaria del porto, si aggiunge, ora che la Procura le ha scoperchiate, due domande tragiche: dove li portano ora 3,3 milioni di metri cubi di rifiuti che non possono più stare in discarica abusiva? A spese di Pantalone?».

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