«La Nazionale, un’emozione unica» Valdifiori racconta la prima in azzurro

Alla scoperta del 28enne partito da Russi e arrivato alla chiamata del ct Conte dopo le prime 26 partite in serie A con l’Empoli

Martedì 31 marzo 2015. Un calciatore di Russi corona il proprio sogno e debutta con la maglia azzurra della Nazionale di calcio in un’amichevole di lusso contro l’Inghilterra allo Juventus Stadium di Torino. A pochi mesi dal debutto assoluto in serie A, dopo una carriera che lo ha visto esordire nella vicina Cesena, crescere in serie C a Pavia e Legnano e poi prendere il volo all’Empoli, in Toscana, dove ha vissuto sei stagioni da protagonista in serie B, l’ultima delle quali culminata con la promozione nel paradiso del calcio italiano, neanche un anno fa. Ci abbiamo parlato al telefono per un’intervista tra il serio e il faceto a cui si è sottoposto con grande disponibilità.

Nome? «Mirko».
Cognome? «Valdifiori».
Soprannome? «Valdi».
Età? «28 anni».
Titolo di studio? «Tecnico dei servizi turistici».
Fidanzato con una velina? «No, con Elisa, che ho conosciuto alla festa del paese. Stiamo insieme dal 2005».
Figli? «Una, Aurora, 18 mesi. Quando avrà due anni porterà le fedi all’altare al nostro matrimonio».
Animali domestici? «No».
Piatto preferito? «Rigatoni alla sorrentina».
Automobile? «Audi Q7 (Suv dal prezzo base da listino di 58mila euro, ndr)». Orologio? «Un Rolex che mi ha regalato il mio procuratore».
Telefono? «Iphone 6».
Cuffie enormi per ascoltare musica prima della partita come va tanto di moda tra i calciatori di oggi? «Non ascolto musica prima delle gare».
Scaramanzie? «In generale mi danno noia le posate incrociate sulla tavola, ma per quanto riguarda il calcio, prima della partita do tre baci all’anello di fidanzamento e lo metto nella tasca della giacca».
Numero di maglia? «All’Empoli il 6, è un numero che mi lega alla mia fidanzata. In Nazionale ho scelto il 14 tra quelli che erano rimasti liberi».

Quale partita della Nazionale ricordi con più emozione da spettatore? ««La finale del 2006: il cucchiaio di Zidane, il colpo di testa di Materazzi, la testata dello stesso Zidane, la gioia dopo i rigori. La vidi a San Pancrazio e ricordo i festeggiamenti in giro per il paese con gli amici».
Perché sei finito in Nazionale? «Conte ha sempre detto che avrebbe guardato solo il campo e magari Valdifiori in campo ha fatto cose buone…».
Qualche rito di iniziazione nello spogliatoio? I senatori come Buffon se la tirano? «Nessun rito, mi hanno dato tutti il benvenuto, e basta. I senatori sono quelli che più ti fanno sentire a tuo agio».
Come descriveresti il debutto? «Un’emozione unica, una serata indimenticabile, ho provato una sensazione che a parole è difficile da spiegare e che porterò sempre dentro di me».
E la prestazione? Che voto ti daresti? «Faccio giudicare gli altri. Io ho dato il massimo e ho cercato di fare quello che mi aveva chiesto l’allenatore».

L’intervista completa sul nostro settimanale uscito il 2 aprile con un approfondimento dedicato ai ravennati arrivati al vertice del calcio nazionale.

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