Giro del mondo in bici: i due ravennati festeggiano i primi mille giorni sui pedali

Sono partiti verso est nel febbraio del 2013, ora sono in Giappone  

A Kyoto, in Giappone, festeggiano oggi, martedì 3 novembre, i loro primi mille giorni di viaggio.

Mille giorni da quel febbraio di due anni fa in cui sono partiti con le loro biciclette da Ravenna per intraprendere il giro del mondo sui pedali. Tempo stimato: cinque anni.

E dopo mille giorni di pedalate verso est sono arrivati in Giappone, Marco Meini e Giovanni Gondolini, i due giovani ravennati che hanno ribattezzato la loro avventura MaGio Bike Tour e che Ravenna&Dintorni sta seguendo ininterrottamente, pubblicando piccoli reportage di viaggio su questo sito (trovate i più recenti tra gli articoli correlati) e sul nostro settimanale cartaceo.

Il loro viaggio li ha visti uscire dall’Italia passando per Slovenia e  poi i Balcani in direzione Turchia (effettuando qui una parentesi in Georgia) per poi approdare in Asia percorrendo le strade di Iran, Turkmenistan e Uzbekistan, da dove sono volati in India (per visitare in bicicletta anche il Nepal) e da cui hanno preso un nuovo aereo per la Thailandia. Da qui hanno esplorato in bici anche Malesia e Indonesia, prendendo poi un nuovo aereo che li ha portati in Australia, dove sono rimasti quasi un anno facendo anche diversi lavoretti per mantenersi. Poi il ritorno in Thailandia per proseguire il proprio giro intorno al mondo in bicicletta passando per Cambogia, Laos, Vietnam, Cina, Mongolia, Siberia e infine, è cronaca recente, Corea del Sud e Giappone, dove si trovano attualmente. In dicembre cambieranno continente, volando a Vancouver, in Canada, dove resteranno qualche mese cercando anche di lavorare, prima di dedicarsi all’esplorazione verso sud del continente americano.

Ecco un breve racconto inviatoci per l’occasione dal Giappone da Giovanni Gondolini.

 

Più bambini che genitori popolano le strade dell’Asia orientale. Dall’Indonesia alla Mongolia giovani di tutte le età colorano ogni angolo delle città portando cambiamento, freschezza e forse modernità.
In Giappone questo sembra non essere vero e sono gli anziani ovunque a dominare le numerose isole. Sono belli i vecchi giapponesi e si fanno custodi della tradizione e del passato senza svenderlo irrazionalmente al domani. Li guardo con l’ammirazione di un nipote curioso verso il nonno saggio.
Camminano lenti ma con dignità nel loro fisico ancora asciutto. Al mattino li incontro nelle Onsen dove nudi si lavano con cura in acque termali, prestando una attenzione religiosa alla pulizia del corpo e una dolcezza infinita nel massaggiarsi la pelle vissuta ma ancora elastica.
All’ora di pranzo siamo con loro al parco e qui allenano la mente giocando a Shogiban, la versione giapponese e più difficile degli scacchi, ottima medicina per il cervello. Nel tardo pomeriggio sono con noi in riva al mare e dopo lunghe passeggiate, i più buttano la lenza in acqua e si pescano la cena. Il pesce quasi sempre viene mangiato crudo e dove noi vediamo un filetto al forno loro vedono Sashimi.
Tornando verso casa e spiandoli discretamente attraverso le sottili porte di legno e carta, li trovo inginocchiati dinanzi ad un altarino domestico e nel gesto di accendere l’incenso regalano qualche anno ancora alla loro anima.
E se bambino non potrò più essere, un giorno forse sarò nonno e imparando da loro, chissà potrei essere più bello anch’io.

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