L’Accademia verso la statizzazione tra questioni di sede, organico e personalità

Gli impegni dell’assessore comunale Bakkali per l’istituto di alta formazione che rappresenta un’eccellenza per la città di Ravenna con 130 iscritti: «Faremo tutto ciò che è necessario, il Comune pronto a investire se servirà all’obiettivo, come ha fatto il Verdi». In tutto 27 docenti: 7 incardinati e pagati da Bologna, 20 sono alle dipendenze di Palazzo Merlato (tre incardinati e 17 a contratto) che costano 280mila euro all’anno e dovrebbero passare allo Stato

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Un’immagine di un laboratorio dell’Accademia di Belle Arti a Ravenna. L’istituto di alta formazione ha sede in via delle Industrie

Si tratta di un passaggio cruciale che durerà alcuni anni quello che affronta l’Accademia di Belle Arti di Ravenna. Da un lato infatti con il 2018 scade la convenzione con l’Accademia statale di Bologna, dall’altro inizia il percorso che dovrebbe portare entro il 2021 la tanto agognata statizzazione. E le due cose, ci spiega Ouidad Bakkali, dovranno in qualche modo intrecciarsi. Ma la premessa politica, prima dei non semplici tecnicismi dei passaggi, è d’obbligo «La volontà dell’Amministrazione – ci dice Bakkali – è quella di arrivare alla statizzazione per mettere a disposizione le risorse che ne deriverebbero per ampliare le sedi, pensando anche al centro. E se per arrivare a questo obiettivo sarà necessario un impegno economico da parte del Comune, come è successo con L’Istituto Musicale Verdi, il Comune è pronto a investire». Dopo la premessa, il percorso, con tanto di antefatto.

Un’accademia comunale senza personalità giuridica
Quella di Ravenna è una delle due accademie rimaste in Italia completamente “comunali”. Un’anomalia nel sistema che fa sì, per esempio, che i docenti risultino di fatto dipendenti di Palazzo Merlato al pari dei vigili urbani, dei messi o delle maestre d’asilo e che quindi siano accomunati sotto la stessa voce di spesa e che vengano peraltro scelti da una commissione comunale. L’Accademia infatti non ha una dirigenza propria e non ha, in buona sostanza, quella che si chiama la “personalità giuridica”. Proprio per questo, insieme a quella di Bergamo, è rimasta esclusa dal decreto legge che invece lo scorso anno ha convenzionato con il Miur altre tre storiche accademie civiche che però nel frattempo si erano dotate di una struttura più autonoma. Questo naturalmente per Ravenna ha significato perdere importanti risorse economiche che sono invece andate altrove. «Innanzittutto – ci spiega Bakkali – quella non fu una statizzazione, ma una convenzione triennale in vista della statizzazione del 2021 in cui rientrerà anche Ravenna. La questione della personalità giuridica non era in nessun requisito ed è stata utilizzata come criterio nella selezione solo in un secondo momento». Ma perché intanto, comunque, l’Accademia non aveva fatto questo passo che si è poi rivelato fondamentale per le altre? Tra le ragioni c’è un’eredità storica, naturalmente, e il fatto che costituire una personalità giuridica implica una notevole spesa aggiuntiva, come dimostra il caso dell’Istituto Verdi i cui costi si sono alzati di 300mila euro l’anno. Ma adesso?

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Un laboratorio dell’Accademia di Belle Arti di Ravenna.

Il percorso verso la statizzazione attraverso l’Anci
A fare da interlocutore con il Miur è l’Anci con cui il Comune sta collaborando. È stata approvata una legge e ora ci sono i fondi. A mancare sono i decreti attuativi con i criteri. L’Anci ha chiesto di poter partecipare ai tavoli. Servirà la personalità giuridica? Non sarebbe comunque bene dotarsene come autotutela visto peraltro l’incertezza politica di questo momento? «A fine 2017 – risponde Bakkali – abbiamo redatto uno statuto proprio per essere pronti a costituirla in tempi brevi in caso di necessità dopo il decreto, ma al momento stiamo lavorando d’accordo con l’Anci per definire nei prossimi mesi i criteri per la vera e propria statizzazione e ci è stato consigliato di attendere, perché la questione della personalità giuridica potrebbe non essere affatto vincolante, anche in ragione del fatto che appunto due su cinque delle storiche accademie civiche non ce l’hanno. In ogni caso, ribadisco, siamo pronti a fare ciò di cui c’è bisogno. Sull’incertezza politica, che dire? Ora c’è una legge e ci sono i finanziamenti…».

Cosa significa statizzazione in termini economici?
La statizzazione trasformerebbe l’accademia in un soggetto di alta formazione statale in cui il funzionamento e le docenze sarebbero pagate (e quindi selezionate) dallo Stato. Questo significherebbe attualmente un risparmio di 280mila euro all’anno per il Comune sui gli oltre 600mila che spende per l’Accademia, risorse che l’assessora Bakkali e il sindaco in più di un incontro hanno assicurati sarebbero usate per le sedi. Perché un po’ come con le scuole superiori gli edifici, le utenze e la manutenzione rimarrebbero invece in capo a Palazzo Merlato. Cuore della questione è quella dunque del corpo docenti, e qui entra in ballo la questione della convenzione con Bologna.

Il corpo docenti oggi e la pianta organica
Alle dipendenze del Comune ci sono oggi appena 3 docenti con contratto a tempo indeterminato (che hanno un costo di circa 48mila euro l’uno) e 17 docenti cosiddetti a “contratto”, rinnovati triennalmente. Ma all’Accademia insegnano anche altri 7 docenti (che coprono 5 cattedre) incardinati ma distaccati (e pagati) da Bologna. Cosa succederà dopo? «La legge fotograferà la pianta organica del giugno 2017 – ci spiega ancora Bakkali – e dunque lo Stato è pronto a farsi carico di quei costi. Quella di Ravenna include otto cattedre, di cui al momento cinque sono coperte da Bologna, cioè in definitiva dallo Stato. Noi chiederemo che quello sia il punto di partenza». Ravenna avrebbe allora otto cattedre di ruolo, ma resterebbero comunque tutti i docenti a contratto, quanto mai precari. Uno dei mali che, politicamente, il partito di maggioranza della giunta in teoria dovrebbe voler combattere.

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Ouidad Bakkali, assessora all’Istruzione del Comune di Ravenna

Tanti precari a fare docenza e pochi incardinati
La domanda dunque è: perché non ne sono stati assunti di più nel corso del tempo? «Questo è un tema politico fondamentale, di cui ci si dovrà occupare appena concluso l’iter di statizzazione e che riguarda tutte le accademie, non solo quelle civiche, perché non ci sono concorsi da tempo immemore. È qualcosa a cui dovrà mettere mano l’Afam (il sistema delle istituziondi Alta Formazione Artistica Musicale riconosciuto dal Ministero, ndr) dalle cui graduatorie noi stessi abbiamo sempre attinto». Va aggiunto poi, che naturalmente per le casse del Comune questo avrebbe implicato costi importanti. Non solo, essendo comunale, i dipendenti assunti per l’Accademia rientrano come si diceva nella pianta organica dell’intera Amministrazione che ha dovuto negli anni rispettare vincoli in termini di assunzioni e di spesa.

La questione delle sedi, tra centro e Darsena
Al momento l’Accademia conta 130 iscritti e ha raggiunto sostanzialmente il suo massimo potenziale. I corsi di mosaico attirano studenti un po’ da tutto il mondo, ma non c’è spazio per crescere. «Siamo consapevoli di questo e già quest’anno – ci spiega l’assessora che da sei anni si occupa di Accademia – abbiamo sdoppiato i corsi perché ci sia un rapporto docenti-studenti adeguato. Nel nostro disegno l’idea è quella di mantenere i laboratori dove sono ora, in via delle Industrie, e nel breve termine, allestire uno spazio espositivo nel palazzetto dell’ex anagrafe. In un secondo momento, si potrà pensare a una nuova sede in centro, dove ci piacerebbe portare tutta l’alta formazione: Università, Accademia e Verdi. Questa è la visione, naturalmente bisognerà fare i conti con le risorse, ma la statizzazione è il primo passo importante. Abbiamo ereditato una situazione complessa e stiamo cercando di arrivare a una soluzione definitiva».

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Un’immagine promozionale realizzata dall’Accademia di Belle Arti di Ravena per promuovere un open day

La collaborazione con Bologna
Sicuramente la collaborazione con Bologna (iniziata nel 2008 non senza polemiche, allora, quando sindaco era Fabrizio Matteucci e assessora competente Elettra Stamboulis) ha portato benefici, non solo economici, a Ravenna, questa l’opinione di Bakkali. Ecco perché anche in caso di statizzazione un legame va mantenuto. «A quel punto – ci dice – saremo le due accademie della Regione». Sull’immediato la situazione è però tutta ancora da definire. L’intenzione è comunque quella di stringere non più una convenzione decennale, ma triennale, proprio per accompagnare il processo di statizzazione. Tutto da capire cosa conterrà questa convenzione, soprattutto e proprio in termini di costi per le cattedre.

Quanto costa l’Accademia in tutto al Comune?
Nel bilancio comunale l’Accademia compare come costo intorno ai 600mila euro all’anno, di cui 280mila servono a coprire i tre insegnanti dipendenti del Comune di Ravenna e quelli a contratto (altri vengono pagati dall’Accademi statale di Bologna). Tuttavia se queste sono le voci in uscita, ce ne sono due anche in entrata: per il 2017 un Decreto ministeriale ha stanziato 251mila euro (pari al 12,98 percento del fondo, il grosso infatti se lo sono spartito le altre tre accademie storiche già convenzionate) a cui si aggiungono i 70mila euro di rette. In questo modo l’effettiva spesa per le casse comunali risulta di fatto dimezzata.

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