La maestra che non dà compiti a casa: «Le vacanze servono per oziare e rigenerarsi»

Un’insegnante delle elementari da cinque anni ha cambiato metodi per i suoi alunni: «Ci sono anche genitori semianalfabeti, in classe si impara e nel tempo libero ognuno fa quello che vuole. So che i bambini usano i videogiochi ma in famiglia io non ci sono»

Pexels Photo 1322611Da cinque anni ai suoi alunni non dà compiti a casa. Simona, che preferisce non esporsi e chiede di utilizzare un nome di fantasia, fa l’insegnante in una scuola primaria di Ravenna e non ha dubbi: «Se si lavora in classe non c’è bisogno di stare sui libri anche dopo». La maestra fa parte dell’associazione Movimento cooperazione educativa (Mce), nata nel 1951, che a Ravenna conta una decina di docenti: «Non siamo una setta, ci ispiriamo solo a pratiche di pedagogia che si diffondono»

Simona, da quanto insegna e quando ha deciso di dire basta ai compiti?
«Insegno dal 2001, quando avevo 24 anni. Anche se inesperta già pensavo che le famiglie non potessero farmi da complemento. Però devi fare i conti con il contesto, io avevo le mie titubanze e attorno le colleghe più anziane mi consigliavano di fare come si è sempre fatto perché è più facile».

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Ma ha deciso di non seguire la strada più facile…
«Sono arrivata alla posizione attuale perché mi sono documentata. Il primo spunto è arrivato dalla lettura del libro “La pedagogia della lumaca” di Gianfranco Zavalloni. Da lì ho continuato a informarmi, anche sulle situazioni all’estero: in Francia i compiti sono vietati, ad esempio».

Nature People Girl Forest 12165Per non dare compiti a casa bisogna modificare i metodi in aula?
«In questi anni ho cambiato il modo di lavorare, ho cambiato il setting e lo spazio dove possono e devono lavorare i bambini. La lezione frontale con la maestra in cattedra rivolta ai banchi è molto medioevale. I bambini hanno bisogno di essere ascoltati, di parlare e imparare fra loro».

Nemmeno un minuto di lezione frontale?
«Un quarto d’ora in cui do indicazioni. Poi li faccio lavorare e io li accompagno. Adotto il metodo di lavoro di gruppo o cooperative learning. Ho modificato lo spazio in aula: ci sono le isole di banchi con 4-5 bambini e la cattedra di tutti per appoggiare le cose. Ho costruito delle piccole cassettine in legno per ogni isola di banchi dove teniamo matite, colori, forbici: tutto materiale comune perché tutti vorrebbero la proprietà ma se devi costruire una comunità allora deve essere chiaro che tutto appartiene a tutti».

Scuola Elementare Bambini GenericaE con gli astucci firmati come la mettiamo?
«Non ci sono astucci di Barbie per le bambine o Spiderman per i bambini, nel nostro piccolo combattiamo un po’ anche gli stereotipi di genere. I quaderni sono monocolore e il bambino li sceglie in base al gusto del colore».

Con i colleghi o con i dirigenti c’è il confronto su queste scelte?
«Il mio è un percorso educativo che ho lanciato dopo essermi documentata. Ho lavorato con colleghe meravigliose che mi hanno apprezzato ma so anche che altri non approvano. Io non faccio campagne di convincimento, non è il mio ruolo».

Si chiede se saranno pronti per affrontare la scuola media senza l’abitudine dei compiti a casa?
«È una critica che sento spesso. Io credo che i bambini abbiano una grande agilità mentale e quando incontreranno la novità sapranno come destreggiarsi, sanno adattare le capacità intellettuali».

L’altra critica di solito riguarda la mancanza di autonomia…
«L’autonomia non si crea con i compiti, anzi si creano dei mostri. C’è un rinvio all’ineguaglianza sociale perché gli ambienti familiari non sono tutti uguali: ci sono genitori con formazioni diverse, genitori semianalfabeti. Facciamo tutto a scuola con collaborazione e condivisione, impariamo tutti e a casa facciamo quello che vogliamo. Io consiglio sempre la biblioteca».

Pexels Photo 1629300I genitori come prendono questa linea?
«Sono stata anche contestata ma non ho avuto paura. Ho spiegato le ragioni della scelta».

Se eliminiamo i compiti non è che poi il tempo che si libera finisce ai videogiochi?
«Lo so che i bambini usano i videogiochi ma a casa io non ci sono. Ma anche se dessi i compiti c’è sempre quello più bravo che li fa in dieci minuti e poi va sui videogiochi, oppure quello che non li fa affatto».

Nessun ripensamento nemmeno per l’estate?
«No, mai compiti. Se si chiamano vacanze, il loro senso è vacare, oziare, rigenerarsi, ritemprarsi, avere tempo libero. Poi ognuno è libero di fare i suoi compiti. Non assegnargli non corrisponde a vietarli».

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