La musicista costretta a fare la rider: «Senza concerti non avevo più entrate»

Stefania Pedretti (OvO): «È un piccolo lavoro, ma mi aiuta molto. La speranza è che la pandemia faccia rinascere la cultura»

Susheria

Stefania Pedretti (a destra) con lo staff della Susheria

Stefania Pedretti è una musicista rock ravennate, nota nel settore in tutta Italia e anche oltre, in particolare con il progetto OvO, che condivide con Bruno Dorella.

Stefania, da artista come stai vivendo questa pandemia?
«La risposta sincera sarebbe “male”: queste restrizioni hanno bloccato il mio modo di esistere e stanno compromettendo tutta me stessa. Ma sto cercando di essere forte. Quando un anno fa è scoppiata la pandemia ero all’estero in tour con il mio gruppo OvO a presentare il nostro nuovo album (“Miasma”, per molte riviste del settore tra i migliori del 2020, ndr). È stata una situazione veramente difficile e molto stressante, dopo poche date abbiamo deciso di abbandonare il tour e ritornare a casa, appena in tempo dato che pochi giorni dopo hanno cominciato a chiudere i vari confini europei. Diciamo che il primo lockdown è stato duro, ma anche rigenerante, perché per la prima volta sono stata a casa a lungo e questo mi ha permesso di passare maggior tempo con la mia compagna Francesca (Morello, anche lei musicista, in arte R.Y.F., ndr) e ho potuto riscoprire Ravenna e i suoi dintorni».

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La seconda ondata è stata più pesante?
«Mi ha colto ulteriormente di sprovvista perché ero carica di nuove aspettative, con concerti programmati per l’autunno e l’inverno. Invece è stato nuovamente tutto cancellato e rispetto alla scorsa primavera non riesco ad avere prospettive per un imminente futuro, anche perchè nel giro musicale ormai si parla di organizzare concerti in autunno e tour nel 2022, quindi è dura immaginarsi un periodo così lungo di impossibilità a suonare, soprattutto per una come me abituata ad essere sempre in giro e che ha fatto dell’andare in tour il suo stile di vita, oltre che la professione. Trovo un po’ strana la scelta di queste ultime restrizioni per cui circoli, locali, teatri, cinema e quindi tutti i luoghi di cultura debbano restare assolutamente chiusi, mentre altre attività sono aperte anche se in modalità ridotta. Non ha molto senso. Oltre tutto stiamo arrivando a un anno esatto dalla chiusura di moltissimi spazi e quindi molti rischiano di non aprire più, già alcuni posti piccoli hanno dovuto chiudere perché non sono supportati economicamente».

E tu invece come hai fatto fronte alle mancate entrate?
«Solitamente non guardo ai soldi, ho uno stile di vita molto modesto e quindi riesco a sopravvivere con le mie poche entrate, ma senza concerti non ne avevo praticamente più nessuna. Inizialmente c’è stato un forte supporto dai fan che ci hanno sostenuti acquistando il nostro merchandise online. Ma non è durato molto, anche perchè credo che chi ci segue sia nella stessa condizione economica. Fortunatamente poco prima di Pasqua ho trovato un lavoro come rider. Parlando della mia situazione complessa, una delle due proprietarie del ristorante La Susheria di Ravenna, Talita Simone, mi ha spiegato che rispetto al solito avevano moltissimi ordini, soprattutto da fuori Ravenna, e che quindi avevano bisogno di personale per le consegne. Ho lavorato per loro per tutto il primo lockdown fino a inizio estate, quando si è ricominciato a suonare. Appena è iniziato questa sorta di secondo lockdown mi hanno chiesto se volevo tornare. È un piccolo lavoro solo nei weekend, ma mi aiuta moltissimo sia a livello economico che di salute mentale. Sono veramente grata per il supporto che mi hanno dato. Un altro piccolo aiuto, ma che ha fatto la differenza, è arrivato dal Comune di Ravenna che ha reso veramente accessibili i contributi per i buoni spesa e anche l’aiuto a pagare le bollette».

Come ti immagini il ritorno ai concerti? La pandemia cambierà anche il futuro della scena musicale?
«È veramente difficile risponderti, forse si ricomincerà come la scorsa estate con concerti all’aperto e con grosse limitazioni per quelli al chiuso, ma spero che finisca presto questa fase e si possa ritornare a viverseli liberamente. Ammetto che li immagino carichi di energia, con una forte partecipazione degli amanti del suono e forse un ritorno da parte di tutte le persone che in questi anni si erano disinteressate alla musica. Sento che c’è una gran voglia di ritornare a condividere e vivere, e i concerti ti donano proprio questo. Sicuramente ci saranno dei cambiamenti, io non amavo la strada che aveva intrapreso ultimamente la musica, dove anche nell’underground dominavano le leggi di mercato. Sono felice se si ritornerà a qualcosa di più genuino. Ma soprattutto spero che si ricrei una scena musicale, che si capisca quanto sia importante supportarci ed essere uniti. Questo è un po’ il mio augurio: che da questa pandemia ci sia una rinascita della musica e in generale della cultura».

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